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21.1.1976 (per il giornale di quartiere)

 


In un momento di grave crisi come questo, si capisce ancor meglio quanto sia importante l'unità del popolo: un unità non imposta dall'alto, ma costruita a partire dai problemi reali e specialmente dalle esigenze delle classi più svantaggiate.

Le classi dominanti non vogliono questa unità e la ostacolano
usando tutti i mezzi: dal mito del consumismo, al controllo delle fonti di informazione, al foraggiamento delle forze antipopolari (da parte per esempio dei petrolieri e della CIA), alle trame nere.

Anche il Vangelo, la tradizione cristiana, la religione vengono usate a tale scopo.
Basta solo leggere le ultime dichiarazioni dei vescovi italiani: in nome di principi assoluti, secondo loro tratti dal vangelo, come l'incompatibilità fra cristianesimo e marxismo, essi proibiscono ai cattolici qualsiasi collaborazione o sostegno a quei movimenti che, sia pure in forme diverse, si fondano sul marxismo.
Lo stesso vale per l'aborto che, sempre secondo i vescovi, non dovrebbe essere in nessun modo regolata ma solo condannato dalle leggi dello Stato, di modo che, mentre le gestanti ricche possono andarsene tranquillamente all'estero in cliniche di lusso, quelle del popolo non abbiano altra prospettiva che le mammane e la galera.

È una storia molto vecchia! Quante volte la religione è stata messa in mezzo per porre un popolo contro l'altro o una parte di  un popolo contro un'altra! E cosi, con tutte queste divisioni i  potenti hanno potuto mantenere meglio e aumentare il loro potere,i loro privilegi, le loro ricchezze.

In ogni epoca, però, c'è sempre stato qualche movimento legato strettamente al più vasto movimento popolare, che ha cercato a suo modo di ostacolare questa strumentalizzazione della religione e del vangelo1. Si trattava di gente che viveva la religione e il vangelo non per elevare steccati, ma per essere meglio uniti, non per rassegnarsi all'oppressione, ma per per combatterla con più forza, non per piegare il capo di fronte all'ingiustizia, ma per cercare, insieme a tutti, i mezzi più idonei a costruire una società diversa.

Anche oggi, nel popolo cristiano sta nascendo un movimento che si pone su questa strada.
Si tratta di gruppi o comunità cristiane, a volte inseriti anche  in parrocchie o assoo1azioni, che non solo rifiutano l'obbligo o  l' invito a votare o non votare per un partito in nome della religione, ma sopratutto vogliono che il popolo, la gente umile, i lavoratori siano i veri protagonisti nella chiesa, così come nel resto della società. Perché un domani potrà anche essere riconosciuta ufficialmente la libertà di coscienza nel voto o in altre scelte politiche, ma se la oh1esa resterà in mano ai sapienti, ai ricchi e ai potenti (cioè alla borghesia), questi troveranno altri modi per usare il loro potere in senso antipopolare.

Ma cosa vuol dire, per 11 movimento di cui si è parlato, che la base popolare deve essere protagonista nella chiesa?

In primo luogo vuol dire che il Vangelo e la tradizione cristiana possono e devono essere compresi, interpretati e resi attuali da persone o comunità che vivono davvero la condizione e la lotta degli sfruttati, degli oppressi e degli emarg1nati di oggi.
A questo scopo, anche nella nostra comunità c'è un gruppo che da tre anni ha iniziato una lettura sistematica della Bibbia. Si riunisce alle baracche verdi ogni giovedì sera. È composto da persone di varia preparazione culturale, dall'analfabeta al professore... La lettura è fatta però a partire dalle esperienze concrete della gente più umile, cioè dalla loro collocazione popolare e dalla loro coscienza di classe. C'è una differenza enorme, c'è come un capovolg1mento tra il significato che ha la Bibbia per i sapienti e i potenti e il significato che assume per la gente del popolo che si libera dai condizionamenti della cultura borghese vivendo e lottando, insieme a tutti, negli organismi soc1ali e politici propri, per una società diversa.
La Bibbia ci appare, allora, come frutto di una prassi,di una tradizione, di una cultura di un popolo che lottava per la propria liberazione e per quella degli altri popoli.

Tentiamo, così, di recuperare la storicità della Parola di Dio, dimenticata dalla teologia ufficiale, la quale ha privilegiato invece le "verità assolute", i dogmi, la ideologia cristiana. Inoltre, questa lettura non è fatta per soddisfare prima di tutto delle esigenze individuali, -ma come contributo alla presa di coscienza e alla liberazione de11e masse popolari. Per questo i resoconti delle nostre discussioni, i risultati del nostro studio, vengono pubblicati e messi a disposizione delle altre comunità o di chiunque si trovi in ricerca.

C'è, inoltre, il problema della Messa, dei sacramenti (battesimo, prima comunione, ecc.) e di altre espressioni 11turgiche.
Noi crediamo che anche queste cose debbano ritornare in mano al popolo ed essere sempre più legate alla sua vita, alla sua coltura e alle sue esigenze. Per questo ogni domenica, alle 11, facciamo la Messa in piazza dell'Isolotto, cioè in un luogo aperto a tutti. Ma quello che è più importante è i1 modo di prepararla e di gestirla. La comunità si è suddivisa in vari gruppi di lavoro, ciascuno dei quali segue per qualche mese un determinato argomento sociale o ecclesiale. Ciò serve ad una continua maturazione collettiva ed anche a mettere insieme il nater1ale per presentare a tutta la Comunità un Vangelo legato strettamente ai fatti attuali.
In questo modo la messa è gestita veramente da tutti. In seguito, questo intenso lavoro culturale potrà legarsi ancor meglio alla vita del quartiere in rapporto al programma di gestione democratica della Biblioteca comunale.

È importante anche il problema della formazione rel1giosa dei ragazzi.
Noi siamo contrari, qualsiasi indottrinamento e a qualsiasi imposizione ideologica.
I genitori che sono entrati nella scuola sanno quanto è importante e urgente un serio rinnovamento nella formazione umana dei bambini. Questo è ancora più vero quando si tratta della formazione re1igiosa. Non è raro il caso di ragazzi che restano scossi e disturbati per tutta la vita da determinati concetti quali, per esempio, il controllo di Dio su tutte le azioni umane anche le più nascoste, il peccato, specialmente  quello detto "impuro", il castigo e il premio, l'inferno, ecc. Ad una certa età, poi, il giovane reagisce; ma il p1ù delle volte rimuove semplicemente il problema che gli è sorto senza risolverlo, per ritrovarselo poi, magari in età matura, sotto altre forme.

Noi crediamo che una comunità cristiana, e ancor più la scuola pubblica, debba evitare di imporre l'insegnamento della religione. Per parte nostra, un gruppo di persone adulte si impegna per assicurare a1 ragazzi uno spazio di libera espressione (animazione teatrale, inchieste, attività espressive, vita all'aria aperta, ecc.) nel quale si affrontano vari problemi ed anche il problema religioso. Solo in tal modo anche questo può essere trattato seriamente e in modo positivo partendo dagli interessi dei ragazzi, evitando che qualsiasi adulto si atteggi a maestro di verità religiose, usando i metodi della ricerca, dell'inchiesta..., nei qua1i gli adulti si mettano a cercare insieme ai ragazzi, utilizzando il lavoro dei ragazzi per la crescita d1 tutta la comunità.
Questo è quanto ceroh1amo di fare alle baracche con le attività che vengono svolte tre giorni alla settimana, martedì, giovedì e sabato, dalle 17,30 alle 19.

Una comunità cristiana così concepita non è ormai più un fatto eccezionale.
In Italia ce ne sono alcune centinaia. Molte di esse sono legate  fra loro e hanno dato vita al "Movimento delle comunità cristiane di base" che, nell'aprile scorso, ha svolto, proprio a Firenze, il suo terzo Convegno nazionale, con più di duemila partecipanti venuti da tutte le regioni anche le più lontane .


Ma fuori d'Italia comunità come la nostra sono spesso il nuovo volto d1 una chiesa davvero "diversa".
Con molte di esse siamo in contatto. In Vietnam partecipano in pieno alla ricostruzione del Paese, alla rea1izzasione di una nuova società socialista, alla unificaz1one tra Nord e Sud, smentendo in pieno le colpevoli falsità di coloro che asseriscono che nel Vietnam attualmente non sarebbe assicurata la libertà relig1osa. Membri di tali comunità, dopo aver pagato pesantemente la repress1one di Thieu, svolgono ora servizi di importanza nazionale. Per esempio, padre Phan, il prete venuto all'Isolotto nel 1972, dopo essere stato condannato sotto il passato regime e dopo aver fatto per alcuni anni il netturbino, ora è il Vice-segretario nazionale del Sindacato dei lavoratori.

In Africa e in America latina ci sono addirittura interi gruppi  di vescovi che, sotto la spinta della base, si staccano dalla con-cezione della chiesa come struttura di potere. Essi favoriscono il nascere di comunità di base, autonome, libere, coneapevo11, come ha detto Mons. Jan Zoa, tra i primi eletti nel Consiglio permanente della Chiesa africana, in una intervista a una rivista cattolica durante l'ultimo Sinodo romano: "fra gli strumenti di una rivoluzione, di una conversione vera della Chiesa, io credo molto al nascere di tali comunità.

Lì c'è qualcosa che ci fa scendere dal piedistallo...".