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maggio, 73

Ci ha scrtto Enzo Mazzi

Cari ragazzi,
anche questa volta ho letto il vostro giornale tutto d'un fiato. Non vi scrivo però per dirvi semplicemente che siete bravi ma per ringraziarvi. Voi mi avete aiutato a capire meglio la mia vita e quella di tanti uomini.


Le parole che leggo nei libri non di rado mi fanno il pizzicorino.
Si sente che sono parole e basta. Non toccano 1a mia vita.
Forse, qualche volta, avete provato anche voi la stessa cosa leggendo alcune pagine dei libri di testo.


I1 vostro giornalino invece mi ha fatto l'effetto di una bella notizia.
E soprattutto il racconto di Gesù. Mentre lo leggevo sentivo che quei personaggi e quei fatti mi riguardavano direttamente.
Tale sensazione mi è rimasta così impressa che un giorno mi è accaduta una cosa interessante. Ve la voglio raccontare.


Voi sapete che faccio parte della Comunità dell'Isolotto.
Spesso capita che noi andiamo a trovare e a parlare con Comunità e gruppi di altre città o paesi, oppure sono loro che vengono, a trovarci. Tempo fa. sono venuti i giovani di una scuola media superiore di Milano. Ci siamo trovati alle baracche ed essi volevano sapere come era nata e come viveva la Comunità.
Allora mi è venuta subito a mente la storia di Gugù. Ho pensato di raccontarla perché mi sembrava che non ci fosse un modo migliore di presentare la nostra storia. Naturalmente non tutti i particolari tornano. Ma la sostanza del racconto calza proprio bene.


Dunque ho raccontato la storia di Gesù e poi ho spiegato che egli rappresenta la maggior parte degli uomini. Il tiro al piccione è la società. I cacciatori sono i potenti, i ricchi, i padroni. Le gabbie e le cartucce sono principalmente la Scuola e la Chiesa, ma ve ne sono altre. Salvatore rappresenta in particolare i maestri e i preti.


Anch'io, come prete, avevo il compito di tenere in gabbia la gente e di caricare le cartucce. Mi pagavano proprio per questo. E come facevo? E' semplice.
Prendevo, per esempio un bambino, lo accarezzavo, gli facevo dei bei sorrisi, gli davo delle caramelle, lo facevo divertire....e poi gli dicevo: "stai attento lassù c'è una persona grande e potente; si chiama Dio; egli ti vede sempre anche quando sei solo; se stai buono ti premia con il paradiso; ma se sei cattivo ti punisce con l'inferno, dove si soffre e non  si esce mai più".
Queste cose le ripetevo nella chiesa, per 1a strada, in casa e nella scuola
dove andavo ogni settimana. Dai, dai i bambini ci credevano e così si trovavano in gabbia,magari per tutta la vita.


Poi c'erano i pallini delle cartucce: il diavolo, l'angelo custode, il peccato, le compagnie cattive, le preghiere obbligatorie, l'ubbidienza cieca ai superiori, gli atti e i pensieri impuri, e cosi di seguito.
Via,via che un bambino diventava grande e, per esempio, entrava in fabbrica,i padroni gli sparavano, cioè lo facevano lavorare sodo, sodo, lo pagavano poco e così arricchivano e ingrassavano sempre più alle sue spalle

Intanto anche io, come Salvatore, stavo bene e male coi "piccioni" cioè coi
ragazzi e la gente. E via via che imparavo il loro linguaggio non riuscivo a fare quel lavoro.
Fu così che, parlando coi piccioni, decidemmo tutti insieme di incominciare a caricare a salve le cartucce.


Il lavoro durò degli anni. Preparammo molte cartucce caricate a salve. Con
quale entusiasmo si lavorava! Si voleva che quelle cartucce servissero a liberare quanti più "piccioni"possibile e non soltanto noi dell'Isolotto. Quando i cacciatori cominciarono a sparare con le cartucce a salve fu veramente una grande coriandolata! I coriandoli si sparsero in tutto
il mondo e si mescolarono con quelli di altri "tiri al piccione". Perché anche molto lontano da qui e non solo nella Chiesa ma anche nella Scuola, ai "piccioni" era venuta in mente la stessa cosa.
Dio, Gesù, la Madonna, la fede non impaurivano più, non ferivano, non ammazzavano, non servivano più ai padroni per arricchire e ingrassare: si erano trasformati in strumenti di liberazione. E i "piccioni" poterono volare liberi, portando anche me insieme a loro.
Altrimenti mi sarebbe andata molto male perché il padrone del tiro e i cacciatori erano proprio arrabbiati.
Il racconto piacque tanto a quei giovani e fece capire loro la storia dell'Isolotto meglio di tanti altri discorsi.
Da allora uso sempre, ogni volta che delle persone mi chiedono come è nata e  come vive la nostra Comunità. E continuerò a raccontarlo finché non ne inventerete uno ancora più bello.
Enzo Mazzi
 



DOPO AVER LETTO QUESTA LETTERA È NATA IN CLASSE UNA DISCUSSIONE....
... UNA PARTE CI È SERVITA PER SCRIVERE UNA LETTERA DI RISPOSTA A
ENZO MAZZI.
 



Caro Enzo,
la storia di Gesù è servita per farci incontrare.
Qualcuno di noi ti conosce di persona, altri ti hanno visto in fotografia e tutti abbiamo sentito parlare di te. Per capire bene la tua lettera abbiamo aperto una  discussione-
Ci siamo resi conto che in Chiesa il prete parla sempre lui e ripete sempre
le stesse cose. Si andrebbe molto più volentieri alla Messa se tutti potessero parlare e raccontare i propri problemi. I preti imparerebbero a conoscere meglio come vive la gente e le persone smetterebbero di sbadigliare durante la Messa. Noi sappiamo  che le Messe dei primi cristiani erano delle assemblee.


Ad un bambino di classe nostra, a dottrina, gli hanno fatto imparare 14
preghiere a memoria. Lo interrogavano e gli davano il voto. Insomma gli sparavano  come a Gesù. Hai proprio ragione! Due bambini nuovi ci hanno parlato dei voti che servivano solo a dividerli.
Quando siamo andati a visitare una fabbrica occupata ci siamo resi conto
che anche la Società può trasformarsi in una gabbia. Bisognerebbe imparare a volare tutti insieme come avete fatto voi della Comunità. Volare uniti e liberi come fanno gli  operai nelle loro lotte e come hanno fatto i Vietnamiti.
Siccome molti di noi non sanno la tua storia, vogliamo che tu venga a
raccontarcela a scuola. Ti aspettiamo, troverai anche un'altra bella storia.... Ciao!

TUTTI


6-) L'OCCUPAZIONE DEL CAMPO SPORTIVO

I lavori in via del Sansovino sono stati interrotti dalla popolazione perché l'asfalto  dovrebbe tagliare in due l'unico campo sportivo delle Torri, distruggendo anche quel  poco di .verde dove i ragazzi vanno a giocare.
Insieme alla classe del maestro Sbordoni siamo andati a vedere come stavano le cose.

La camminata è stata molto 1unga perché dovunque c'erano 1avori in corso
e ci perdevamo spesso. Per fortuna Marco Morini ci ha guidati per la strada giusta.
Abbiamo trovato qua e là dei campi. Sembrava di essere in aperta campagna,  però se si alzavano gli occhi si vedevano i casamenti in costruzione.
Faceva molto caldo e tutti avevamo sete. Siamo passa ti davanti al negozio di un ortolano e la Giada ha fregato una ciliegia. Vicino c'era un bar. I maestri ci hanno  sconsigliato di fermarci per non creare troppa confusione. Eravamo circa 50 bambini.
Ma i proprietari del bar sono stati molto gentili e hanno detto che avrebbero dato da bere  a tutti. Abbiamo formato una lunga fila ma c'era chi andava e veniva per bere due volte.
Quando siamo arrivati sul luogo dell'occupazione abbiamo subito notato molti cartelli appesi alla rete del campo sportivo. Abbiamo letto attentamente tutte le scritte:
PIÙ VERDE E MENO CEMENTO - LE RUSPE NON PASSERANNO - MANDIAMO
LE RUSPE IN COMUNE ....
Su alcuni pali erano stati fissati anche dei divieti di sosta...I lavori sono stati bloccati proprio
davanti alla rete del campo sportivo. Le ruspe erano immobili e silenziose, ma sembravano draghi affamati pronti ad inghiottire l'intero campo.
Si vedeva bene che solo la resistenza degli occupanti riusciva a trattenerle. In terra, ormai  abbattuti, c'erano già quattro alberi.
Una ragazza del Comitato di Quartiere ci ha fatto entrare nel campo sportivo (ci  siamo seduti sull'erba in cerchio) e ci ha mostrato la carta della zona...
.......
Prima di venir via abbiamo notato una tenda. Ci hanno detto che ci dormivano gli occupanti perché avevano paura che le ruspe si mettessero in moto di notte. I maestri hanno firmato un foglio di protesta...
........