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UN'ALTRA INCRIMINAZIONE ALL'ISOLOTTO


DOCUMENTO APPROVATO ALL'UNANIMITÀ DALLA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO
NELLA ASSEMBLEA DEL 17 MAGGIO 1972 A PROPOSITO DELLA INCRIMINAZIONE DELL'AVVOCATO FRANCESCO MORI GIÀ IMPUTATO INSIEME AD ALTRI 500
MEMBRI DELLA COMUNITÀ (POI AMNISTIATI) E DIFENSORE AL PROCESSO DEI NOVE RINVIATI A GIUDIZIO (POI ASSOLTI NEL LUGLIO 1971).
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(L'avviso di procedimento è firmato personalmente dal Procuratore generale Mario CalaMari con le imputazioni di violenza a pubblico Ufficiale, oltraggio e favoreggiamento personale per aver impedito la identificazione di persone indiziate di reati. Le pesanti accuse si riferiscono ad un episodio accaduto in occasione di un processo penale contro due studenti, svoltosi a Pistoia il 10.5.1972. L'avv. Mori, già noto come patrocinatore di operai, sindacalisti, studenti, si oppose ad una schedatura che un maresciallo dei carabinieri andava effettuando fra il pubblico presente in aula.)
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La spirale repressiva nel nostro paese, iniziata circa tre anni fa, non si è affatto conclusa: al contrario ha riacquistato vigore ampiezza di articolazione. Mentre sino ad ora tendeva a colpire sopratutto coloro che - studenti, operai, contadini - si ribellavano all'ordine politico ed economico, oggi vittime della repressione diventano tutti quelli che, in qualsiasi modo, esprimono idee o atteggiamenti diversi e contrari a quelli del padronato o più genericamente dell' "ordine costituito".

È anche il caso dell' avv. Francesco Mori, incriminato per essersi opposto alla consueta (ma non per questo meno antidemocratica) opera di schedatura che avviene nelle aule dei tribunali da parte di "solerti" funzionari di polizia in occasione di processi a sfondo politico; schedatura che viola il principio costituzionale della pubblicità del dibattito processuale poiché tende di fatto ad intimidire il pubblico.

Veniamo così a sapere che può costituire motivo di incriminazione anche il compiere i propri doveri di avvocato difensore e l'appellarsi al Tribunale per chiedere che venga impedita una ingiustizia, quando questo turba i disegni di chi rappresenta l'ordine costituito (un ordine, è bene ripeterlo, che non ricorda neppure da lontano quello espresso nella Costituzione).

La solidarietà della Comunità dell'Isolotto con Francesco Mori non è tanto un doveroso atto nei confronti di uno dei suoi componenti, ma è insieme energica protesta e profonda consapevolezza.

La protesta della Comunità è contro tutti gli abusi di potere, contro ogni interpretazione restrittiva e repressiva delle funzioni di amministratore della giustizia. Quindi è anche e soprattutto protesta verso il Procuratore Calamari, che da troppo tempo ormai in Toscana si è scagliato con insistente zelo repressore contro studenti, operai e lavoratori democratici, impersonando una straordinaria figura di crociato, paladino della Religione Ufficiale (vedi,appunto, il nostro processo e il caso Gregorelli), del Codice Rocco (in tutte le sue più reazionarie espressioni), dei Sacri Princìpi del Capitale e della Reazione. Il Procuratore Calamari non si deve certo risentire di questa nostra opinione (del resto assai diffusa); semmai deve solo risentirla, dato che già un'altra volta la Comunità ebbe modo di esprimerla, in occasione della prolusione all'anno giudiziario 1970, quando Calamari espresse il suo personale verdetto di colpevolezza circa quella che poi il Tribunale sancì come nostra piena innocenza. Allora Calamari prevaricò apertamente l'indipendenza dei giudici ed il principio costituzionale che nessun imputato può venir considerato colpevole prima della sentenza. Oggi lo stesso Calamari ci dà una ennesima prova di quale sia la sua interpretazione giuridica e politica delle funzioni di un magistrato. Fortunatamente esistono settori sempre più ampi della stessa magistratura che rifiutano di essere identificati con Calamari.

Abbiamo espresso più volte la nostra sfiducia in questa giustizia. Abbiamo definito "giustizia di classe" una giustizia che ha assolto o condannato a pene lievissime individui come Petrucci, la Pagliuca, Felice Riva e i responsabili della strage del Vajont, mentre ha punito pesantemente alcuni giovani antifascisti a Prato o tiene in prigione da quasi tre anni alcune persone, imputate della strage di Milano, sulla base di semplici indizi sempre più vacillanti anzi ormai dichiarati inesistenti, oppure ancora incrimina migliaia di lavoratori, rei di scioperare e di lottare nelle fabbriche per i propri diritti.

È questa consapevolezza - come dicevamo all'inizio - che ora viene rafforzata dall'episodio della denunzia di Francesco. Questa stessa consapevolezza, unita alla nostra profonda fede nel Vangelo, ci rende coscienti che il cammino per la liberazione anche da queste forme di oppressione è lungo e duro, e che necessita di momenti di sacrificio anche personale.
Siamo convinti che la strada della liberazione passa comunque attraverso un grande movimento di massa contro le ingiustizie e lo sfruttamento.

In questo senso la nostra solidarietà con Francesco deve venire intesa come la riaffermazione del nostro impegno di lotta per una società nuova, nella quale.no esistano più classi che esercitino un potere antipopolare e quindi non esista più alcun Calamari che si renda difensore delle loro leggi oppressive. .


LA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO



Cicl. in proprio
Firenze via aceri 1
20 maggio 1972
Resp. Donatello Gerbi