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Il documento è stato inviato a Roma dove il giorno 19.3.1972 si sarebbe tenuto un incontro promosso dal Comitato di collegamento fra comunità e gruppi cristiani romani. L’incontro prendeva motivo dalle minacce verso l’abate Franzoni e la comunità cattolica di S. Paolo, minacce al momento rientrate, e dal tentativo di colpire 13 preti romani per un loro documento sui baraccati di Roma.Uno di questi preti, Rolando Palazzeschi, gesuita, era già stato allontanato da Roma. Alla comunità era giunto in data 14 marzo l’invito a partecipare all’incontro, firmato “p. IL COMITATO di Collegamento fra Comunità e gruppi ecclesiale romani” da Marcello Vigli di Roma.

   
   

 

Firenze, 18 marzo 1972


  Trovandoci nell'impossibilità di partecipare con una nostra delegazione a codesto incontro, sentiamo di dover esprimere la nostra piena adesione.
  Domenica scorsa nella piazza del Quartiere, durante la Messa, abbiamo riflettuto sulla vicenda del1a Comunità di S. Paolo e sulla lettera che 13 preti hanno indirizzato a1 cristiani di Roma. Ora abbiamo saputo che anche verso questi preti si sta scatenando la stessa repressione che ha tentato di colpire l'Abate Franzoni e la sua comunità.
  Perché si reprimono queste persone e non si toccano, anzi si coprono i gruppi ci1stiani, i preti e vescovi che giocano in borsa, che gestiscono le azioni nel1e fabbriche, che speculano sulle aree fabbricabili, sull'infanzia abbandonata, che proteggono le torturatrici di bambini come il vescovo di Frascati verso la Pag1iuca o i1 vescovo di Prato verso i Celestini?
  La nostra esperienza ci obbliga a riconoscere ne1la 1inea repressiva dell'istituzione ecclesiastica nient'altro Che un aspetto dl un disegno repressivo a carattere internazionale che in Spagna, in Grecia, 1n Brasile... usa le torture, ne1 Vietnam i B52, in Ita1ia le stragi di Stato e a1tre simili avventure che proprio in questi giorni stanno creando un clima di apprensione, di paura.
  Dunque 1'istituzione ecclesiastica si rivela sempre più chiaramente, anzi sempre più sfrontatamente, come un pilastro di questa repressione internazionale che tende a colpire ogni voce profetica e ogni lotta contro l'ingiustizia per la costruzione di una società veramente nuova.
  Per esperienza diretta abbiamo imparato l'enorme peso soffocante de1la istituzione ecc1esiastica tutta dedita alla ricerca della propria conservazione, de11a propria efficacia, del proprio prestigio e per nulla orientata a volersi riconoscere neg1i u1timi e negli oppressi, negli emarginati, nei poveri. Anzi, qualsiasi voce che all'interno di essa si 1evi o per denunciare una tale situazione o per schierarsi dal1a parte dei poveri viene inesorabilmente soffocata e repressa. È i1 caso vostro e di ormai innumerevoli comunità cristiane.
  L'istituzione eoolesiasi1ca che ha monopolizzato la parola di Dio è di fatto nell'impossibilità di farsi portatrice e testimone del messaggio evangelico e impedisce che qua1unque a1tro lo faccia in sua vece. Per questo noi, comunità cristiane, rivendichiamo i1 diritto di annunziare e testimoniare il Vangelo, voglia o no la gerarch1a ecclesiastica.
  Per questo Vi esortiamo a non tacere, ma a "gridare sui tetti" l'annunzio liberatore de11a paro1a di Dio.
  Ci auguriamo che questa Vostra esperienza serva per a11argare quel movimento di liberazione ormai presente in tutto i1 mondo e ad inserirci più profondamente nella lotta per una società diversa nella quale anche l'ultimo degli uomini valga più del denaro, del prestigio, del potere e di qualsiasi istituzione


LA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO


  Come iniziativa concreta proponiamo che venga redatto un documento che, riprendendo i temi della lettera dei 13 preti di Roma, approfondisca ancora meglio l'appartenenza della istituzione ecclesiastica alla linea repressiva internazionale. Chiediamo che tale documento venga proposto alle comunità cristiane e ai gruppi di base per la loro adesione.