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Firenze, 6 febbraio 1972

AL NUNZIO APOSTOLICO IN BRASILE
AL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE BRASILIANA
ALLA SEGRETERIA DI STATO
AL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
e p. c.
ALL' AMBASCIATORE BRASILIANO IN ITALIA




Da molto tempo abbiamo preso coscienza che la fede cristiana e la testimonianza evangelica si legano direttamente alle realtà storiche attuali e alla sorte degli uomini di qualsiasi popolo, colore, razza. Anche ciò che accade in Brasile ci riguarda direttamente tanto che ci sentiamo profondamente coinvolti nella sorte di codesto popolo oppresso da una dittatura militare che ha istituzionalizzato la tortura e l'assassinio dei rivoluzionari, la repressione nelle scuole, nei sindacati, nelle associazioni, ecc.
In particolare ci sconvolge il culmine di oppressione raggiunto dalla dittatura brasiliana con l'instaurazione della pena di morte e con la sua minacciata applicazione nei confronti di tre giovani che hanno il torto di avere impegnato la loro vita per la ricerca della giustizia: ARISTON DE OLIVEIRA LUCENA, DIOGENES SOBROSA DE SOUSA, GILBERTO FARIA LIMA.

Come cittadini noi lottiamo insieme a tutte le forze democratiche perché sparisca dalla faccia della terra ogni sistema oppressivo. Come comunità cristiana sentiamo il dovere di impegnarci perché la Chiesa cessi di costituire in se stessa un potere politico-economico e abbandoni ogni collusione palese o nascosta con i poteri di qualsiasi tipo, riacquistando la propria forza profetica.

Il 23 ottobre 1971, durante il Sinodo, il Vescovo di Atakpamè nel Togo ha detto ai Padri:
"Dobbiamo essere pronti a pronunziare il "non licet" fino a pagare con la vita, sull'esempio di Cristo e del Battista. Una bocca di apostolo che sa denunziare le ingiustizie e respingere i compromessi, questo gli uomini attendono da noi".

E il Vescovo di Huè, nel Vietnam:
"... Noi vescovi siamo pronti a preferire la giustizia e l'appoggio agli oppressi, rischiando i nostri beni, i beni della Chiesa, piuttosto che il nostro privilegio e l'appoggio delle potenze profane? Vi sono vescovi incarcerati per la difesa dei diritti della Chiesa. Ci saranno vescovi incarcerati per la difesa dei diritti umani?".

Non vi scriviamo come scriveremmo a un diplomatico o ad un governante. Ci rivolgiamo a voi in nome del Vangelo perché facciate sentire pubblicamente e chiaramente la vostra voce di condanna contro i crimini del governo Brasiliano, evitando fra l'altro di lasciare isolate quelle voci profetiche di laici e sacerdoti che facilmente il Governo riesce a far tacere con la prigione, la tortura e l'assassinio.

Voi avete una pesante responsabilità. A causa del vostro silenzio o delle vostre parole diplomatiche, dalle quali i governanti possono facilmente difendersi, siete di fatto e venite considerati dal Popolo cristiano e quindi da Cristo stesso, direttamente corresponsabili dei crimini che si riallacciano a quello compiuto dai Sommi Sacerdoti contro Gesù. Tanto più che la stessa pena di morte ha ottenuto l'appoggio di una parte della Gerarchia Cattolica Brasiliana.

LA COMUNITA' DELL' ISOLOTTO