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Si tratta del dibattimento nelle udienze del 28 giugno, 30 giugno e 1 luglio 1971. Sono riportati gli interventi dei testimoni dell'accusa e della difesa. Il presidente del Tribunale è il dott. Accinni; il Pubblico Ministero dott. P.Luigi Vigna; avvocati Mori Francesco, Filastò Pasquale, Filastò Nino, Mantovani, Pacchi del foro di Firenze. Fanno parte del collegio di Difesa anche altri avvocati tra i quali l'avv. On. Lelio Basso di Roma di cui trascriveremo a suo tempo l'arringa (cfr. EmA036). I testimoni dell'accusa sono, oltre ai questurini, agli appartenenti alla Curia e ai coniugi Conti-Adami Lami, questi ultimi noti per la loro acredine nei confronti di don Milani, pensionati dell'esercito, dell'aviazione, dell'arma dei carabinieri.

   
   

 

 

-1-  UDIENZE

-2- DISCUSSIONE AVV. MARCELLO GENTILI

-3- DISCUSSIONE AVV. ON. LELIO BASSO

 

-1- Udienza del 28 - 6 - 1971

 

Fanno parte del collegio di difesa gli avvocati:
prof. Paolo Barile, costituzionalista
on. avv. Lelio Basso del Foro di Roma
avv. Nino Filastò del Foro di Firenze
avv. Pasquale Filastò del Foro di Firenze
avv. Marcello Gentili del Foro di Milano
avv. Ferrando Mantovani del Foro di Modena
avv. Franco Pacchi del Foro di Firenze
avv. AlessandroTraversi del Foro di Firenze
 


-Presidente:
Consigli fa presente che, non tutti gli interventi che nella trascrizione appaiono riferiti alla prima voce: sono da attribuirsi a lui, ma soltanto gli interventi
a pag. 1 della trascrizione prima traccia;
no a pag. 4 in fondo dove dice 18^ voce sempre della prima traccia;
no a pag. 6 dove è scritto "prima voce di inizio"; sì a pag. 7 dove dice "prima voce di inizio del dibattito".
Nella seconda traccia:
sì a pag. 9 i primi tre righi; dopo la scritta fra parentesi "confusione brusio" non è del Consigli.
No, pag. 11 dove è scritto "prima voce d'inizio";
sì, pag. 16;
sì, pag. 17 dove o è scritto "11° intervento maschile";
sì anche dove è scritto, sempre a pag. 17 "prima voce";
a pag. 7 della "trascrizione nastro magnetico 1^traccia", a metà è un intervento del Consigli (il discorso inizia con "una voce maschile".
In fondo a pag. 7 non è del Consigli. Sì all'inizio di pag.9; sì al termine di pag. 10.

-Gentili: nell'ipotesi che il Tribunale o il P.M. abbiano anche un solo dubbio sulla esattezza della precisazione ora fornita dall'imputato, venga ascoltata la registrazione per darvi piena conferma: ricordando che alcuni dei discorsi inesattamente attribuiti al Consigli hanno diretta attinenza ai fatti contestati.

-Mori: insisto che venga ascoltato l'intervento di Merinas.

-Presidente:
In base alla audizione della registrazione, il testo dell'intervento di don Merinas va rettificato nel senso che, in luogo della frase "esprimerei la mia ammirazione per la proposta che avete fatto" la frase effettivamente pronunciata è stata la seguente "esprimerei la mia ammirazione per il sacerdote che ha parlato prima". Su domanda del P.M. l'imputato Consigli precisa che dopo il 10° intervento maschile trascritto a pag. 17 manca l'intervento di don Tozzi che non fu registrato, poiché era lui che provvedeva all'uso del ~ registratore.

-Filastò Pasquale:
sia messo a verbale che il testo della registrazione dell'intervento di don Barbieri a pag. 2 della prima traccia sia corretto nel senso indicato da don Barbieri nella sua precisazione in dibattimento, cioè al posto della parola "ricatto" si legga "unità" e al posto della parola "chiedo molto" si legga "giro o viaggio molto".

-Presidente: a questo punto poiché non si avvisa. la necessità di procedere oltre all'audizione si ascoltino i testimoni.

MONSIGNOR ALBA (testimone d'accusa)

Lettura verbale istruttoria.

Alba - Confermo in particolare, essendo la pura verità che avevo avuto l'incarico di celebrare la messa all'Isolotto da parte del cardinale e del Vescovo ausiliare. Il 28 mattina S.E. mi ha chiamato e mi chiese se andavo, per suo incarico, a celebrare le sante messe nella chiesa dell'Isolotto. Mi disse di andare da Mons. Panerai ad avvertirlo. Io accettai per profonda convinzione della bontà della causa.ed anche per obbedienza, pensando che una persona che si rispetti deve sempre credere alla parola data. La parola data fu, come per tutti i sacerdoti, dopo la consacrazione sacerdotale, quando mi si chiese se promettevo rispetto e obbedienza al mio Vescovo. Ci tengo ad affermare che tale promessa si fa sempre dopo e non prima della consacrazione sacerdotale.

Presidente - Sapeva che il Vicario urbano nominato in sostituzione di Don Mazzi era stato nominato Mons. Panerai?

Alba - Sì lo sapevo benissimo, Panerai era giuridicamente il parroco dell'Isolotto, nominato direttamente. Non poteva sorprendermi, perché il Cardinale mio superiore mi mandava all'Isolotto per compiere un servizio religioso.

Presidente - Risultava a lei che mons. Panerai aveva assunto un atteggiamento conciliativo nei confronti .della comunità?

Alba - Io conoscevo perfettamente ogni cosa. Io in quel tempo sapevo cosa fosse intercorso tra mons. Panerai e la cosiddetta comunità dell'Isolotto. E sapevo per il mio ufficio di sacerdote,fui parroco per parecchi anni, che mons. Panerai non poteva prendere quelle decisioni senza aver chiesto all'autorità competente. La decisione, cioè, di non dire quelle messe delle ore 12 e alle 18 della sera. .~

Filastò P. - Come mai lei stesso ha celebrato le messe alla cappella delle Cascine?

Alba - Non ho mai celebrato le messe alle Cascine.

Presidente - Come mai Panerai non disse quelle messe?

Alba - Deve rispondere Panerai.(1o so che mi fu dato questo ordine, mons. Panerai lo avvertii la sera del 28 e gli chiesi il suo cappellano Don Perolli; egli me lo concesse).
Io mi recai per incarico del Cardinale da Mons. Panerai nel pomeriggio del giorno 28 Dicembre, lo avvertii della decisione dell'Arcivescovo alla quale egli aderì. Gli chiesi l'aiuto del suo cappellano Don Perolli, perché da solo non potevo assolvere al compito affidatomi e mons. Panerai me lo concesse. Mons. Panerai si limitò ad accettare e tutto si concluse così. S.E. non mi ha incaricato di sostituire mons. Panerai nel suo Ufficio di.delegato ad omnia per quella parrocchia, ma mi mandò a compiere un servizio religioso com'è nella prassi quando avviene che un sacerdote non possa per qualsiasi motivo espletare da solo tutte le funzioni inerenti al suo dovere.

Filastò P. - Nelle prassi qual'era l'impedimento?

Alba - Panerai non poteva neppure lui dire cinque messe, ma fece sostituire se stesso dal suo cappellano. La cappella cosiddetta del Re alle Cascine è situata in territorio che non appartiene alla parrocchia dell'Isolotto.
Sì, sapevo che erano state dette queste messe alla cappella delle Cascine, ma tengo a precisare che mons. Panerai è pure parroco di una grossa parrocchia cittadina per cui non è nella possibilità materiale di provvedere da solo all'espletamento di tutti i suoi doveri che gli venivano dalla sua carica. Don Caciolli non era più cappellano dell'Isolotto perché già destituito dal decreto dall'Arcivescovo. Don Caciolli aveva preso la parola quella sera ad una riunione tenuta nella chiesa alle 6 del pomeriggio, e quando io gli feci osservare (era la sera dell'ultimo giorno dello anno) che egli non era più il vicario cooperatore dell'Isolotto, perché già era stato fatto il decreto di rimozione, egli rispose che non l'aveva ancora ricevuto, però tengo ad affermare che Don Caciolli già da tempo era stato, dall'Arcivescovo, sospeso dall'autorizzazione di poter ascoltare le confessioni e di predicare.

Gentili - È vero o non è vero che alle ore 11 del giorno 5 Gennaio 69 il testimone disse all'assemblea la seguente frase: "se non volete la messa nessuno ve la impone"?

Alba - Fu quando arrivai al microfono dopo che confermai la dichiarazione letta da Don Perolli; ci fu un. po' di confusione e quindi si presentò una persona che prese il microfono e fece quella domanda: "Chi vuole la messa di Alba e chi vuole la messa di Don Mazzi". Le risposte sono conosciute. Allora guardai l'orologio: erano quasi le 12, mancavano forse 10 minuti; la messa delle 11 non poteva più essere detta, quindi dissi: "Se la messa non la volete non ve la dico, d'altra parte il tempo è passato" e affermai che sarei tornato per la messa delle 12 come poi feci. Dissi la frase dopo l'interrogazione o la votazione fatta al pubblico. Che posso anche aver completato la frase dicendo "nessuno ve la impone" non lo escludo.

Gentili -Chiede se il teste disse la frase "Chi non vuole la messa è solo questo gruppo qui davanti".

Alba - Non ricordo parole precise. La frase l'ho realmente detta; che l'abbia detta prima o dopo adesso non ricordo. E la giustifico perché quando chiesi se volevano la messa o no chi alzò la mano o non la alzò alle due interrogazioni fu solo la parte dei presenti che circondava l'altare, e una parte delle persone che occupavano i primi metri della chiesa. Una gran parte di quella gente che affollava quella mattina la chiesa non diede alcun segno di assenso né di dissenso.

Gentili - Il difensore di Carlo Consigli e Mira Furlani rileva:
1) risulta in modo certo al difensore che la votazione di non gradimento della messa fu generale e non soltanto di un primo gruppo di persone.
2).risulta pure al difensore che la frase "chi non la vuole è solo questo gruppo qui davanti" fu detta prima della votazione e provocò la votazione stessa, Se pure questa non fu indetta da mons. Alba.
3) poiché si tratta di circostanze obiettive estremamente gravi dal punto di vista di un giudizio anche morale su quanto è accaduto, e non sembra materialmente possibile, che, per il tempo trascorso, il testimone equivochi su tali fatti, tanto più che, data la loro eccezionale importanza, aveva il dovere giuridico e morale di dirle nella sua deposizione davanti al giudice in istruttoria
Ciò premesso indica tali fatti al Tribunale e al P.M per ogni conseguenza di legge.

Gentili - Se, rispondendo nei termini che ha usato il testimone, si sia attenuto a quel principio di obbedienza che ha prima indicato, oppure esclusivamente a quanto ricorda.

Vigna - Il P.M. giudica ininfluente tale domanda e non la accoglie.

Filastò Nino - Corregga la risposta della votazione di controprova..

Alba - L'impressione mia è stata questa: che i microfoni funzionassero solo in una parte della chiesa e non in tutta; solo nella parte circostante l'altare

Mantovani - Perché fu il teste stesso a suonare le campane e non Don Perolli.

Alba - Don Perolli o avevo incaricato di preparare l'altare ed io suonai la campana.

Presidente - Lei si era fatto male alla mano; è vero che è stato curato amorevolmente da un membro della comunità?

Alba - Suonando la campana mi si strappò un pezzo di carne da un dito e non riuscivo a c suonarla. Poiché si avvicinava l'ora della messa e certo non era bello
servirla con un dito che perdeva sangue abbondantemente mi si avvicinò un giovanotto che timidamente mi chiese se accettavo che egli mi offrisse del cotone e dell'alcool per fasciare e medicare la ferita Accettai ben volentieri e lo ringraziai. Ma nonostante l'alcool e il cotone il sangue non cessava di uscire e quindi era anche visibile attraverso il cotone. Quel giovane un po' confuso non sapeva come fare e mi disse che lui aveva anche del cerotto e che poteva con questo chiudere la ferita. Accettai; egli lo estrasse dalla tasca, mi tamponò la ferita e io gliene fui grato.

Presidente - Si dà atto che il teste rispondendo alla domanda relativa al soccorso ricevuto, da parte di uno dei componenti della comunità aveva detto: "Sì, da questo mi risultò che l'organizzazione era perfetta".

Mantovani - Risulta dai coniugi Conti che il cerotto fu dato dal dottor Conti.

Presidente - Sentiremo i coniugi Conti.

Mantovani - Non ritenne sproporzionato Alba chiamare i pompieri per attaccare il laccio della Campana?

Presidente - Domanda non accettata.

Mantovani - Il teste ha detto in apertura che "bisogna tener fede alla parola data". non era conciliabile l'udienza con l'intervento di Panerai.

Presidente - Domanda non accolta.

Mori - Don Tozzi giustificò la sua presenza, a quale titolo era presente quella mattina?

Alba - Don Tozzi mi aiutò ad indossare i paramenti

Mori - Il teste ha. detto che l'ordine di dire le messe gli venne dato dal Cardinale ne1 pomeriggio del 28. Sappiamo che questa notizia ora a conoscenza di Don Alba, Don Panerai. Vorrei sapere a quali altre persone don Alba l'abbia comunicato.

Alba - Preciso che il Cardinale mi chiese di andare all'Isolotto non nel pomeriggio del 28 dicembre, ma alla mattina. Nel pomeriggio avvertii Mons. Panerai e gli chiesi il suo cappellano. Tranne questi due non avvertii nessun altro. La questione della presenza in chiesa di persone di un dato colore politico lo seppi solo nel pomeriggio del 29 quando ricevetti una telefonata del dott. Ughi che non conoscevo e che l' ho visto due volte soltanto in vita mia in questi giorni nella saletta dei testimoni. A quella telefonata, con la quale mi chiedeva un colloquio. risposi che assolutamente no, perché non volevo che politica si frammischiasse in una contenzione di ordine ecc1esiastico. Ughi si presentò dicendo: "Dott. Ughi sagretario politico del M.S.I. di Firenze

Mori - Non comunicò la notizia delle messe a don Luigi Stefani?

Alba - Stefani non lo vidi né il 28 né il giorno seguente.

Mori - Conosceva Cellai e Pasquino Conti?

Alba - Questi nomi non mi sono nuovi, ma dovrei vedere le persone che hanno tali nomi

Filastò P. - leggere la verbalizzazione prima delle domande di Gentili.
A proposito della destituzione di Don Caciolli, come faceva a saperlo Don Alba quando non lo sapeva Don Caciolli?

Alba - Della destituzione di Don Caciolli,io sapevo, perché prima di recarmi all'Isolotto mi misi al corrente della situazione, chiedendo ai miei superiori, dal Cardinale, da Sua Eccellenza, da tutti coloro che comandano, dall'autorità ecclesiastica.

Filastò P. -Se e quando ebbe notizia del volantino del gruppo di S. Giovanni da Capestrano.

Alba - Mi diedero un volantino quella mattina del 5 dicendomi: "È anche lei della società di S.Giovanni da Capestrano"? Che esistesse questa società lo seppi in quella occasione. Il volantino mi fu dato da un componente della comunità dello IsolottO.

Gentili - Il teste, il Gordigiani, afferma che Don. Alba si sarebbe presentato alle 11 con la pisside.

Alba - Non so capire questa domanda. Con la pisside in mano nessun sacerdote si presenta all'altare. La pisside non è il vaso sacro che il sacerdote porta all'altare per la celebrazione della santa messa. Il vaso sacro si chiama calice. Io avevo tutto quello che era necessario per la santa Messa perché c'era il cappellano a disporre ogni cosa all'altare.

Gentili - Durante il secondo episodio delle 12 non sapeva Alba che una delegazione era andata dal Cardinale?

Alba - Non lo sapevo, lo seppi solo quando stavo per spogliami dei paramenti sacri come ho già deposto.



DON PEROLLI


Pacchi - Quando la delegazione andò dal Vescovo e Don Perolli lo seppe, era presente anche Alba?

Perolli - Lo venni a sapere nell'intervallo tra una Messa e l'altra.

Filastò N. -Quando Don Alba decise di tornare in sacrestia che ore erano?

Perolli - Circa le 11,10 11,15.

Vigna - Chi le dette la disposizione di andare con Alba in sacrestia?.

Perolli - Questa disposizione di poter dire la Messa liberamente senza nessuna opposizione esterna e morale non fu una decisione personale ma dell'autorità. Mons. Panerai era informato che quella mattina sarei andato a dire le messe. La frase riferita non à quella testuale ma ho riferito solo il concetto.

MONS. PANERAI.(testimone per l'accusa)



- Panerai: Io non fui presente alla decisione di Alba. Ma Alba il 28/12, la sera, venne da e mi disse che aveva avuto l'ordine di celebrare lui le tre messe all'Isolotto, la mattina del 29. Io non feci discussione perché accettai una decisione superiore e dissi anche che non sarei andato all'Isolotto quella mattina. Però ripensandoci durante la notte ed essendo anche Vicario Urbano, decisi di voler essere presente, appena avrei potuto, agli uffici parrocchiali. Tanto è vero che mi portai all'Isolotto alle 11 e fui presente alla messa celebrata delle ore 11. Dopo aver celebrato la messa delle ore 9 il 22/12 resi dichiarazione all'ANSA in questo senso: Visto che non era possibile, in un clima di tranquillità, celebrare le altre messe, con dispiacere per quelle famiglie che con insistenza mi avevano chiesto la messa festiva nella loro chiesa parrocchiale, dato che non mi si dava garanzie di poter celebrare indisturbato il sacrificio della messa, dissi pubblicamente di sospendere la celebrazione delle altre messe.
Io non ho espresso nessun giudizio sulla decisione dei superiori. Non potevo impedire al mio superiore di vedere le cose in modo diverso da come le vedevo io.

- Gentili: Parla di superiore, lo identifichi.

- Panerai: In verità non chiesi a don Alba neppure da chi l'avesse ricevuto l'ordine.

- Gentili: In un colloquio tra Consigli, don Mazzi e lei ebbe a dire, nella seconda metà del dicembre '68, di stare attenti, perché il cardinale era deciso ad andare fino in fondo.

- Panerai: Non credo, di averlo detto.

(Segue a.questo punto il confronto fra Consigli e Panerai)

- Consigli: Il 7 o l'8 dicembre sera, dopo la dichiarazione fatta - all'Ansa da Mons. Panerai, avemmo un colloqui nel corso del quale esprimemmo il nostro disaccordo con quanto egli stesso aveva dichiarato ed egli ci disse che le cose, se ci dimostravamo più concilianti, si sarebbero appianate. In effetti mons. Panerai ci consigliava a stare più tranquilli, e dal discorso generale, che durò molto tempo, venne fuori che mons. Panerai ci disse, tra l'altro, che il cardinale era veramente contrariato di come si svolgevano le cose e che non si fosse stati più tranquilli ed attenti il cardinale aveva intenzione di andare fino in fondo.


- Panerai: Non ho nella mete di aver fatto un discorso del genere, perché in quel momento le sorti dell'Isolotto erano nelle mie mani e mi ero adoperato con tutte le mie forze per realizzare una conciliazione che ritenevo fondatamente fosse anche negli auspici del cardinale.

-Gentili: Al momento della riconsegna delle chiavi, è vero che disse una frase diretta ad una conciliazione con la comunità, soggiungendo che anche le cose del processo penale si sarebbero aggiustate?

- Panerai: Se il caso Isolotto fosse stato possibile esaminarlo ancora da tutti i lati sarei stato ben lieto di chiedere a chi di ragione che la cosa si dovesse interpretare come un movimento giovanile di entusiasmo ed euforico, a condizione che la consegna delle chiavi fosse veramente la fine di una situazione incresciosa che si andava man mano creando; e mi interesserò nei limiti del possibile perché si giunga ad una composizione. Non parlai di processo ma solo della controversia.

GORDIGIANI PIETRO (testimone per l'accusa)
Confermo la mia deposizione resa in istruttoria.


MARIANI RAFFAELLO (testimone per l'accusa)
Non mi ricordo come si sono svolti i fatti. Mi rifaccio quindi alla mia deposizione in istruttoria.


ALLODOLI GUIDO (testimone per l'accusa)
Confermo la deposizione in istruttoria. Preciso che ho assistito a tre messe il 5 gennaio 1969; non so se altri abbiano fatto come me. Non feci la comunione.



ROMOLINI (testimone per l'accusa)
Confermo il verbale istruttorio; preciso che sono stato presente a quattro messe il 5 mattina e feci una comunione.




Udienza del 30. 6. 1971.



Dott. CARLO CONTI.(testimone per l'accusa)
Confermo il verbale istruttorio.

- Avv .Gentili: Si tentò di dissuadere Alba dal dire la messa delle 12 il 5 mattina, attendendo il ritorno delle delegazione che era andata dal vescovo?

- Conti: il tentativo di persuasione nei confronti di mons. Alba fu esclusivamente verbale e in termini non violenti. Preciso ulteriormente che si era sul piano della discussione e non della violenza fisica, tuttavia dal contesto della discuss1one ven1va fuori un clima psicologico di intimidazione.

- Gentili: faccio rilevare come può essere attestato dal.nastro dell'udienza, di aver chiesto con chiarezza al testimone una precisazione sulla circostanza cioè che si sarebbe cercato di dissuadere mons. Alba a dir la messa anche perché era necessario attendere il ritorno della delegazione. Faccio presente altresì che parlando di tentativo di convincimento in una atmosfera intimidatoria il teste non poteva che riferirsi alla domanda che ho fatto.

- Conti: In mia presenza non ricordo che si sia cercato di dissuadere mons. Alba dal celebrare la Messa con l'argomentazione che una delegazione era stata inviata in arcivescovado e quindi bisognava aspettare che detta. delegazione tornasse. Sentii parlare dell'invio di una delegazione in Arcivescovado, penso, prima di andare in sagrestia.In tal senso, rettifico la deposizione in istruttoria.



MONS. BIANCHI GIOVANNI (Vescovo ausiliare - testimone per l'accusa)


- Avv. Mori: Ci furono mediazioni fra Florit e l'Isolotto?

- Bianchi: Mons.Panerai, delegatus ad omnia, ricevette il compito dal vescovo per la validità degli atti giuridici nella parrocchia e questo ufficio dipende dal vescovo il quale può incaricare altri sacerdoti non per atti giuridici, ma per servizio rendendone consapevole il vicarius ad omnia come fu fatto. Non ci fu nessuna mediazione.

- Mori: L'incarico a don Alba fu dato dal teste o dal cardinale in persona?

- Bianchi: dal cardinale in persona.

- Mori: l'incarico a don Tozzi di partecipare alle assemblee in chiesa e in parrocchia fu dato dal teste o dal cardinale?

(domanda non accolta perché irrilevante)

-Mori: vi furono incaricati dalla curia anche nell'ottobre '68 col compito di informare la curia stessa?

(domanda non accolta perché irrilevante)

-Presidente Accinni: il teste è in grado di riferire quali sono stati i rapporti tra la curia e la comunità dell'Isolotto?

- Bianchi: il cardinale ha inviato all'Isolotto mons. Paneari per la validità degli atti giuridici e altri sacerdoti esclusivamente per servizio liturgico, mons. Alba, don Perolli e nessun altro.

-Mori: corsero a quell'epoca dei rapporti tra la curia e la sezione D.C. dell'Isolotto a proposito del comportamento di don Mazzi?

(domanda non accolta perché irrilevante)

- Mori: Ho qui una lettera che smentisce il teste. La lettera è datata 14/10/'68 ed è diretta al segretario della D.C. di Firenze su carta intestata della D.C. sezione Isolotto. (l'avv. Mori dà lettura della lettera):


DEMOCRAZIA CRISIANA
Sezione Isolotto
Via Torcicoda 167r
50142 Firenze Firenze 14.10.1968


AL SEGRETARIO PROV DELLA D.C.
FIRENZE


OGGETTO: Dialogo Sacerdoti e popolazione Isolotto

Indetta dai sacerdoti dell'Isolotto il giorno 9 ott. ebbe luogo presso l'Asilo della Parrocchia la riunione del popolo per ascoltare la lettura di una lettera del Cardinale E.Florit, inerente al loro comportamento sia al livello cattolico religioso e politico.
Presenti circa 200 persone di ambo i sessi e di et6à 15=60 anni circa.
Presenti diversi amici iscritti alla D.C. Isolotto e Monticelli.
Udita la relazione di don Mazzi leggendo le varie lettere che il card. Florit gli aveva inviato in tre anni. Il Contenuto di dette lettere era il richiamo dei sacerdoti dopo svariate lettere di reclamo da parte della popolazione a proposito del loro comportamento in chiesa e fuori sia cattolico e religioso sospendendogli qualsiasi attività politica verso i partiti di sinistra.
L'ultima lettera di Florit dice a don Mazzi che se non ritratta la sua posizione politica cattolica e religiosa noi confronti della popolazione dovrà presto lasciare la parrocchia.
Incurante di queste parole assume un atteggiamento indifferente e lascia il giudizio alla popolazione locale che risponde con fischi e urli minacciando il Cardinale se si azzardasse a muovere la posizione di Don Mazzi e di Don Paolo.
Il primo a prendere la parola è il ns/ socio Signor Caioli Alessandro componente del Consiglio Direttivo, dichiara di essere stato un sincero amico di Don Mazzi ma a questo punto consiglia i sacerdoti della parrocchia a seguire la strada del missionario lasciando definitivamente l'Isolotto. Altri parlano a pro e contro anche Mastriforti dichiara che l'Isolotto è diviso e non esiste una linea buona pacifica questo perché voi sacerdoti avete fatto tanto perché il popolo critiche anche voi stessi del modo di agire in chiesa e fuori. Donne e uomini hanno parlato fino alle 2,30 di notte concludendo dopo essere rimasti circa 80 persone della corrente dei sacerdoti che essi debbono rimanere al loro posto lotteranno con tutti i sacrifici pur di vedere Don Mazzi all'Isolotto.
Domenica a tutte le S.Messe hanno parlato come sempre a carico della gerarchia ecclesiastica Papi e Cardinali e Signori borghesia governanti. loro sono solo con Dio e dio era povero amava i poveri gli oppressi i malati i deboli perciò ci giudicheranno protestanti anarchici come gli sembra più giusto ma per loro questa è la strada migliore perché hanno una fede cattolica e religiosa. Durante la riunione del 9 ottobre siamo stati telefonicamente a contatto con Mons. Bianchi informandolo di tutto, siamo venuti a sapere che la Curia aveva inviato sul posto un informatore che ha registrato tutta la riunione. Ieri domenica la S.Messa delle ore 11 è stata celebrata da un negro sacerdote ha parlato molto a lungo della esigenza dei negri nella vita americana della miseria della loro schiavitù e delle ricchezze americane e che noi italiani siamo schiavi dell'America mentre i popoli guidati dai Russi sono più liberi di noi perché se esiste una dittatura ma c'è più benessere di uguaglianza. Sabato prossimo avrà luogo un'altra riunione come da unito manifestino non so che accadrà perché il popolo è stufo se non si rimedia quanto prima a questa campagna contro tutti fregandosi della gerarchia. Don Mazzi dice che deve essere il popolo a mandarmi via dall'Isolotto né il Cardinale Florit, lui conta quanto noi. Le riunioni continuano alle baracche anche sabato c'è stato una riunione in luoghi concessi in affitto dal Comune.
Tante persone dicono di occupare la Chiesa di rispondere ai vangeli di loro e tanti dicono di mandare via Don Mazzi dalle baracche prefabbricate dove ci ha trasformato un locale adibito a tipografia stampando ciclostilando volantini e offendendo tutti.
La prego di agire nel migliore dei odi e nell'interesse del popolo tutto perché anche i comunisti e pissiuppini giudicano Don Mazzi deleterio poco serio per le vesti che indossa non solo questo ma lo strumentalizzano come vogliono e per fini politici.
Cerchi di mettersi a contatto con Mons. Bianchi e vedere se per il momento si profila il trasferimento in altra chiesa di Don Mazzi e Paolo.

Distinti saluti.
IL SEGRETARIO
D. Bellini



Data lettura della lettera l'avv. Mori prosegue

- Mori: l'avvocato Mori dalla lettura della lettera del 14/10/'68 rilevato come il tenore della stessa sia in netto, deciso contrasto con la deposizione resa dal teste mons. Bianchi; rilevato ancora come i fatti qui esposti siano strettamente pertinenti al giudizio in corso in quanto tendenti ad accertare quali forze interne o esterne alla curia abbiano voluto il processo contro quasi 500 membri della comunità dell'Isolotto chiede, anche al fine di accertare la buona fede del teste egli eventuali reati in cui lo stesso possa essere incorso nella deposizione, che vengano sentiti, sui fatti emersi dalla lettura del documento, per la cui acquisizione agli atti si insiste, il segretario della D.C. sezione Isolotto sig. Danilo Bellini e il segretario provinciale della D.C. di Firenze, all'epoca della lettera, sig. Butini.

- P.M. dott. Vigna: Il P.M. protesta che sulla base di un documento non ancora riconosciuto come autentico, né confermato si è permesso di ipotizzare la sussistenza di eventuali reati nei confronti del testimone. Fa presente che la stessa motivazione dell'istanza con la quale si chiede l'ammissione a teste dei sigg. Bellini e Butini denuncia la irrilevanza dell'istanza medesima, formando oggetto del giudizio i fatti che si verificarono la sera del 4 e il mattino del 5 gennaio, ed essendo documentato processualmente da quali atti trasse origine il procedimento. Si oppone pertanto all'ammissione a teste di Bellini e Butini.

- Avv. Gentili: l'avv. Gentili insiste per l'ammissione del documento almeno per questi due elementi:
1°) presenza di intermediari tra gli imputati e chi ha dato l'incarico a mons. Alba: elemento questo già ritenuto rilevante dal Tribunale con l'ammissione e l'attribuzione spontanea di domande sia a mons. Panerai sia a mons. Bianchi;
2°) presenza di informatori anche al fine di riportare un ulteriore elemento alla prova dei fatti di causa, alla loro registrazione e alla loro deformata trascrizione.

- Presidente: il Tribunale, pur contendendo l'acquisizione agli atti del documento prodotto, ritiene estraneo al tema della deposizione qualsiasi accertamento sul contenuto del documento stesso e pertanto respinge l'istanza in tal senso proposta dai difensori. Considerato che il teste mons. Bianchi ha già deposto in relazione al capitolo 5 ritiene non più necessario che il teste sia trattenuto e ordina di procedere oltre.




DOTT. ALFONSO UGHI (testimone per l'accusa)

- Ughi: confermo la mia denuncia. Il sig. Pasquino Conti che abita nel quartiere Isolotto era presente alla S.Messa del giorno 29!12! 168 alle ore 11 e alle ore 12. iL sig. Marco Cellai era presente e ha fatto la S. Comunione assieme ad altri fedeli, il quale tuttavia non abita nel quartiere Isolotto, come altri (eravamo un gruppo ristretto dei nostri, intendo parlare di cattolici praticanti).


- Avv. Filastò Pasquale: conferma che il pomeriggio del 29 dicembre telefonò a mons. Alba?

- Ughi: in data che non ricordo, cioè se fosse il giorno 29/12 o il giorno 5/1 telefonai a mons. Alba avendo avuto notizia del turbamento avuto in chiesa, per avere notizia sullo svolgimento dei fatti. E tale telefonata feci in qualità di corrispondente del giornale "Il Secolo D'Italia". Mons. Alba.mi rispose che trattandosi di questioni interne alla chiesa fiorentina non intendeva darci alcuna udienza. Insisto nel dire che,non ricordo la data esatta della telefonata. Non escludo di aver detto,nel presentarmi a mons. Alba, la mia qualifica di segretario provinciale del M.S. Mi recai per la prima volta nella chiesa. dell'Isolotto il 19/10/'68, in occasione della conferenza di un prete protestante cecoslovacco. Mi interessava ascoltare la conferenza ed ebbi anche occasione di parlare al dibattito, e il mio intervento era squisitamente politico. Uscendo la sera dalla chiesa dell'Isolotto, dopo la manifestazione a cui ho fatto cenno dianzi, mi fu consegnato un ciclostilato e in questo ciclostilato, tra l'altro, veniva riportata integralmente la lettera personale del card. Florit all'allora parroco don Mazzi. La lettera conteneva un limite di data, esattamente il 31 ottobre, data entro cui il parroco doveva scegliere o fare atto di obbedienza alla legittima autorità costituita della Chiesa, oppure,seguendo la sua logica, dare le dimissioni. Feci pubblicare il ciclostilato sul mio giornale col mio adeguato commento secondo la mia visione politica. Successivamente seguii, per un duplice ordine di motivi il caso Isolotto, che era diventato tale in seguito alla pubblicazione del mio articolo; motivi di carattere religioso e politico.
Gli altri non erano affatto né sollecitati né comandati da me a seguire il caso, ma venivano spontaneamente, perché da cattolici erano stati fortemente turbati dal caso di ribellione di un sacerdote contro il proprio Vescovo e contro il sommo pontefice. Dalla pubblicazione di quel ciclostilato sul mio giornale e dal mio articolo di commento nacque il caso Isolotto.
Io consegnai all'ANSA il testo del ciclostilato pubblico, che tutti .potevano prendere, senza alcun commento. Nel 1970, ,durante la campagna elettorale regionale, in occasione di un comizio in piazza dell'Isolotto, esordii pronunciando una frase manzoniana. E' vero che successivamente pronunciai la frase relativa alla cacciata di falsi cristiani dal "Soviet" dell'Isolotto. La frase pronunciata era detta non in senso fisico, ma dell'azione giornalistica tesa ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, su quella che, a mio avviso, era una orchestrata commedia, la commedia cioè di un gruppo che si ribella al Papa e al vescovo e che adotta tesi ed espressioni e teorie politiche proprie e caratteristiche dell'ideologia marxista. Mi rendevo.conto che il problema non era di mia competenza, però intendevo illuminare l'opinione pubblica come giornalista. Preciso che nel concetto che ho inteso esprimere durante il comizio era inclusa l'idea di fare intervenire anche la curia. Conoscevo l'esistenza del gruppo "S.Giovanni da Capistrano" ma non ne facevo parte.

(A questo punto viene interrogato l'imputato Protti per chiedere schiarimenti sull'identificazione della persona alla quale risaliva la paternità del gruppo S.Giovanni da Capistrano. L'imputato disse che, durante una telefonata, don Stefani gli rispose che doveva rivolgersi al conte Neri Capponi. Al momento in cui l'imputato faceva la telefonata era presente anche don Mazzi).

Ughi: preciso di conoscere sia don Stefani sia il conte Capponi come avvocato della Sacra Rota. Non sapevo che il 29/12 le messe sarebbero state celebrate da mons. Alba ma sapevo che sarebbero celebrate delle messe. Non ricordo come venni a sapere che si sarebbero celebrate le messe ma dato l'interesse particolarmente acuto con cui l'opinione pubblica seguiva gli eventi dell'Isolotto, la notizia si sparse. Ho conosciuto mons. Alba soltanto 5 giorni fa nella saletta dei testimoni. Confermo che la mattina del 29/12/'68 erano presenti nella chiesa il vice-questore di Firenze dott. De Francisci e il maresciallo dei carabinieri della stazione di Legnaia.
Escludo che qualcuno sia stato percosso. Affermo che né io, né altre persone eravamo in possesso di catene o altri oggetti contundenti.

- Avv. Mantovani: rilevo la discordanza tra registrazione e trascrizione delle dichiarazioni di don Fanfani e don Ricciarelli. Per quanto riguarda il primo la frase "di essere qui o di fare tafferuglio per le vie" anziché "di stare in piedi o di star seduti" pronunciate effettivamente dall'imputato. Per quanto attiene a Ricciarelli la frase "non vi invito a nulla perché veramente da voi si farà tutto" anziché quella effettivamente pronunciata "non vi invito a nulla perché veramente da voi ho imparato tutto e sto imparando".



- LUCARINI PAOLA (testimone della difesa)
Le persone che si trovavano vicine al celebrante mons. Alba e che seguivano la messa erano alcune decine. Le altre persone che seguivano l'assemblea di preghiera erano circa 1.500 e occupavano l'intera parte della navata. Quella mattina del 29 l'assemblea di preghiera non è stata contestualmente alla messa delle 11, ma le persone che partecipavano all'assemblea sono uscite per aspettare che la messa fosse terminata. Terminata la messa, noi che partecipavamo all'assemblea di preghiera rientrammo per poter pregare in chiesa, anche perché fuori faceva molto freddo e c'erano bambini e persone anziane. Però le persone che avevano ascoltato la messa delle 11 non si allontanarono, ma restarono intorno all'altare e il celebrante si preparò di nuovo per una seconda messa. Mi pare che non rientrò neppure in sagrestia. Il comportamenTO delle persone rimaste intorno all'altare provocò un mormorio di protesta da parte delle persone che rientravano in chiesa, e fu risposto da parte di alcuni dei partecipanti alla messa con grida, con gesti scorretti e gesti sconci(che la teste riproduce ad esemplificazione della corte). Per la previsione di eventuali provocazioni, per evitare anche reazioni inadeguate da parte di qualcuno di noi che potesse perdere la calma, avevamo pensato di disporre un servizio d'ordine. La mattina del 29, quando rientrammo in chiesa, e dopo che si verificarono i fatti di cui ho parlato prima, entrò in funzione il servizio d'ordine nel senso che le persone che erano vicine all'altare si presero per mano e formarono una specie di cordone. Al termine della messa delle 12 si verificarono altri fatti che mi appresto a precisare. Uscita la decina di persone dell'Isolotto, rimasero in chiesa un gruppo di persone che non erano del quartiere, fra le quali riconobbi il sig. Ughi e Marco Cellai, che io non conoscevo e che mi fu indicato, ed altri giovani che non so chi fossero. Questo gruppo di persone cercò di interrompere l' assemblea di preghiera, interrompendo a voce alta, facendo gesti volgari; poi a questo punto quello che leggeva in quel momento disse a tutti: "Facciamo due minuti di silenzio, stiamo seduti con le mani in tasca e non accogliamo le provocazioni". Allora ci mettemmo tutti seduti e ci fu un silenzio assoluto, queste persone forse rimasero disorientate e, rimaste così interdette per qualche minuto, poi cominciarono ad uscire lateralmente.
A questo punto notai un giovane che aveva avvolta: "la mano destra con una catena e uscì anche lui pronunciando parole poco benevole contro di noi.
Ho saputo dopo che Cipriani era stato percosso.
Ebbi la netta sensazione che quel gruppetto che stava intorno all'altare prolungasse volutamente le messe. Noi della Comunità non sapevamo che sarebbero state dette le messe delle 11 e delle 12 quando avevamo motivo di ritenere che quelle messe sarebbero state celebrate alla cappellina della Cascine. Una specie di intesa era intervenuta tra noi e Panerai. Avevamo visto altre volte in precedenza, sia in chiesa che in canonica, il dott. Ughi, non alle assemblee di preghiera. Non avevamo visto altri. Al momento della votazione mi trovavo dietro al microfono, in posizione rialzata rispetto alla navata e vedevo molto bene fina in fondo. Vidi una selva di mani alzate, fino in fondo; non notai fasce vuote.



CIPRIANI URBANO (testimone della difesa)
Confermo che dopo la messa delle 12 del 29/12 mi trovavo davanti al microfono ed ho ricevuto un urto al fianco destro. Non ho reagito neppure verbalmente né spostandomi dal microfono; anzi ho avuto l'occasione di acquistare tutta la lucidità e la freddezza per invitare il popolo a tenere in basso le mani, a mettere in azione unicamente le macchine fotografiche e a fare silenzio assoluto per due minuti, allo scopo di dar tempo al gruppo di 13-15 persone di scendere dal presbiterio e avviarsi all'uscita dalla parte laterale della chiesa che stava alla destra dell'altare. Il silenzio assoluto non si sarebbe certamente potuto ottenere se non ci fosse stata una preparazione non solo psicologica, ma organizzata al metodo non violento per ottenere l'affermazione che il popolo considerava e considera diritti non vendibili né ad autorità civile né tanto meno ad autorità religiosa. Posso testimoniare che già nel corso di una: assemblea tenuta il 24/10/'68 tutti espressero l'esigenza di "respingere eventuali provocazioni". Questo era un motivo ribadito continuamente in tutte le assemblee.

- Gentili: chiedo un confronto fra i testi Urbano Cipriani, Paola Lucarini e Alfonso Ughi per il chiarimento in contraddittorio dei fatti e in particolare della provocazione che ha formato oggetto degli interventi contestati agli imputati.

- Presidente: respingo l'istanza perché il confronto richiesto appare non necessario.

PAGNI CINO (testimone della difesa)
La frase pronunciata. da mons. Alba "se non volete la messa nessuno ve la impone" fu pronunciata prima della votazione. Prima del vota mons. Alba pronunciò anche l'altra frase "solo questo gruppo intornoall'altare non vuole la messa". Mi trovavo alla sinistra dell'altare, avevo un campo d'osservazione molto vasto perché ero a sedere dalla parte sinistra della navata; fin quasi al centro della chiesa vidi mani alzate.

RECCHIA MARIELLA (testimone della difesa)
Mons. Alba pronunciò la frase "se la messa non la volete non ve la impongo" prima della votazione.Sempre prima della votazione Mons. Alba pronunciò anche l'altra frase "è solo questo gruppo qui davanti che non la vuole". Ero dietro l'altare e la mia visuale si spingeva fino in fondo alla chiesa. Tutta l'assemblea rispose alzando la mano alla prima votazione. Tutte le persone presenti in chiesa potevano sentire, c'era un altoparlante anche a metà chiesa. Prima di PRonunciare la frase su riferita, mons. Alba dové prendere atto della realtà di una assemblea di preghiera in corso.

- Gentili: chiedo un confronto fra la teste Mariella Recchia e il teste mons. Ernesto Alba sulle frasi da quest'ultimo pronunciate,sui tempi in cui vennero pronunciate e sulla parte di popolo che votò.

- Presidente: il tribunale respinge l'istanza perché non la ritiene necessaria.






Udienza del 1.7.1971



DOTT. CELLA della Questura(testimone dell'accusa)

Ho ritenuto di interpretare così la lettera letta dal Quercioli al microfono, cioè che si dicesse che la messa era stata turbata e che si andava incontro a conseguenze. Non ho avuto occasione personalmente di prendere visione di alcuna comunicazione proveniente dalla curia, mi sono recato all'Isolotto come funzionario di polizia giudiziaria e per servizio di ordine pubblico. Quella mattina in particolare fui mandato sul posto per gli accertamenti relativi al taglio della corda della campana.


- Mori: ricorda quando nel luglio del '69 a parlare con Mangano? Possibile che non vi siate resi conto del contenuto, delle comunicazioni passate dalla curia in questura?


- Cella: ho saputo che c'era una comunicazione, non so se verbale o scritta da parte della curia, ma io non l'ho vista.


- Mori: chiedo che venga acquisito agli atti tutto il carteggio intercorso a proposito del caso Isolotto tra la curia e la questura nel periodo dall'ottobre '68 a tutto il '69. Faccio particolare riferimento, poiché ne conosco il testo, alla lettera indirizzata dalla curia alla questura portante la data 25 luglio '69. Poiché tale lettera ha inizio con "a seguito delle mie precedenti" è chiaramente dimostrato come, dall'ottobre '68 al luglio '69 almeno, intercorresse tra curia e questura intercorresse una fitta corrispondenza. Tali lettere risultano sicuramente agli atti della queetura e portano numero di archivio e protocollo.


- Vigna: mi oppongo.

- Gentili: quali erano le sue mansioni in piazza?

-Cella: di intendere al servizio di ordine pubblico.

- Gentili: stranezza enorme: si manda un commissario della politica, quando vicino all'Isolotto c'è un ramo della questura non politico da cui dipende l'Isolotto.

- Cella: gli addetti all'ufficio politico vengono adibiti a tutti gli uffici di ordine pubblico.

- Gentili: dove sono finite le fotografie scattate ai membri dell' Isolotto?

- Cella: Penso che siano nei nostri uffici se ci sono ancora.

- Presidente: sull'istanza il Tribunale si riserva di decidere al termine dell'istruttoria dibattimentale.




DOTTOR PANARELLO dell'ufficio politico (testimone dell'accusa)

- Filastò P.: La testimonianza da lei data in istruttoria non corrisponde alla registrazione in nostro possesso.

- Panarello: Non avevo intenzione di riferire testualmente le frasi pronunciate dai vari autori. Avevo riferito quello che secondo la mia interpretazione era il significato globale dei discorsi.

- Filastò P.: Ma ha detto cose non corrispondenti al vero!

- Presidente: Ha sentito che si facesse segno alla violenza o no?

- Panarello: La conclusione che io trassi da tutti i discorsi era che si dovesse escludere in ogni modo di ricorrere alla violenza.

- Presidente: Si dà atto, come risulta dalla registrazione ora ascoltata, che il teste ha detto che in seguito all'intervento di un prete che sostenne le ragioni della curia, si determinò nell'assemblea una concorde opposizione.

- Gentili: Particolare curioso, il giovane coi baffi che al foglio 6 il dott. Panarello indica come Protti e che dice abbia parlato per ultimo, in realtà non ha parlato per ultimo.

- Panarello: Intendevo dire che il Protti parlò dopo alcuni sacerdoti.

- Gentili: Conferma che alla fine dell'assemblea ci fu una votazione e che fu per alzata di mano?

- Panarello: quando viene fatto un rapporto su relazioni di funzionari viene sempre specificato; se ho parlato in prima persona, vuol dire che ero presente, anche se ora non ricordo i particolari.

- Gentili: Ha parlato di impedimento della messa delle ore 18. Cosa intendeva dire?

- Panarello: La Messa non è stata fatta.

- Gentili: Lei ha partecipato alla trascrizione della registrazione?

- Vigna:Mi oppongo

- Gentili:Come mai il rapporto è firmato da Panarello e non dal Vicequestore che pure aveva assistito ai fatti?

- Panarello: Mi sembra che il rapporto deve essere sottoscritto da un ufficiale di polizia giudiziaria.


DON MAZZI (testimone della difesa)


PRESIDENTE: Se è vero che Benvenuti aveva in comodato da lei una stanza della canonica.

MAZZI: E' vero che il Benvenuti ebbe in comodato una stanza della canonica attigua alla Chiesa. È vero che non soltanto lui, ma tutti noi che abitavamo nella canonica usavamo la chiesa come passaggio per recarsi nella Piazza dell'Isolotto, dove c'erano i servizi più importanti del quartiere. Non posso dir nulla, era però normale che Lino cercasse di Sergio, data la familiarità che esisteva tra noi.

AVV. GENTILI: Se è vero che il Benvenuti può definirsi grossolanamente non credente, e come tale il fatto delle messe non lo interessava affatto.

MAZZI: All'Isolotto una distinzione fra credenti e non credenti non è mai stata una.distinzione netta. Lino Benvenuti si è presentato come un non credente e non interessato ai problet1i di vita ecclesiale. Noi abbiamo rispettato questo suo atteggiamento, non solo, ma abbiamo avvertito la sua presenza come valore indispensabile per un'autentica ricerca di fede.

Mons. Panerai. è stato ancor prima dell'esplosione del caso Isolotto frequentemente a contatto con noi, perché era Vicario Urbano delle zone d'Oltrarno. Egli ha sempre tentato di capire la nostra linea pastorale e la nostra esperienza evangelica e cercava di presentare al Cardinale gli aspetti positivi di tale esperienza e la sua sostanziale fedeltà al Vangelo. Non capiva però, a mio avviso, il significato storico del contrasto che si andava ogni giorno aggravando tra il popolo dell'Isolotto e la istituzione ecclesiastica ufficiale, rappresentata a Firenze dal Cardinale Florit. Mons. Panerai interpretava tale contrasto in chiave psicologica, come contrasto di caratteri o come normale contrasto tra differenti generazioni. Credo che Mons. Panerai non si sia mai reso conto che si trattava in realtà di un contrasto storico tra una concezione dell'uomo, della società, della chiesa che dopo un arco di secoli aveva compiuto il suo compito, si andava avviando verso la sua fine. Non si rendeva conto che al posto di questa concezione della realtà stava emergendo in ogni parte del mondo un nuovo modo di vedere e volere la società e la chiesa, un modo portato avanti da una presa di coscienza delle masse popolari e del loro impegno di liberazione. Mons. Panerai si presentò all'Isolotto a don Sergio ed a me per consegnarmi il decreto di rimozione, decreto che lo costituiva ufficialmente delegatus ad omnia per la parrocchia dell'Isolotto. Panerai assicurò che sarebbe andato incontro alle giuste esigenze della popolazione. La ricerca di una linea di mediazione che sanasse i contrasti. Tornò all'Isolotto alle ore 18 del 6 dicembre per celebrare le messe. La popolazione chiese un colloquio. Giunsi a metà di tale colloquio e sentii che la gente, anche la più umile, si esprimeva in termini altamente umani ed evangelici per far capire a Panerai che la celebrazione dalle Messe in quel momento costituiva un tradimento per la ricerca della comunione oggettiva. Il colloquio durò fino alle ore 21, mi parve che Panerai avesse capito le giuste esigenze.della popolazione dell'Isolotto, e dichiarò comunque che era disposto ad accoglierle.
Andò via infatti, dopo questo sereno colloquio, affermando che non avrebbe celebrato le messe all'Isolotto, finche non si fosse fatto qualche passo avanti nel superamento dei contrasti.
L'8 non ci furono messe all'Isolotto secondo gli accordi presi. Alla sera però dello stesso giorno - 8/12/68 - venimmo a sapere che Panerai aveva dato all'Ansa un comunicato stampa che tradiva i termini e il significato del colloquio con la popolazione e Panerai stesso del 6/12/68. Turbato ed amareggiato per questo voltafaccia, tre di noi, Carlo Consigli, Giovanni Cipani ed io ci precipitammo da Panerai per capire che cosa era successo e per chiedere che modificasse il comunicato. Panerai riconobbe che il comunicato non corrispondeva ai termini del colloquio del 6, ci fece capire però che lui non ci poteva fare nulla, perché il comunicato gli era stato suggerito. Dopo una discussione accettò di fare una telefonata misteriosa per modificare alcune frasi.
Sono in grado di produrre i due differenti testi del comunicato, quello non corretto pubblicato dal "Lavoro" che non fece in tempo a ricevere la correzione, e quello della "Nazione"che lo corresse.

PRESIDENTE: Viene autorizzata l'acquisizione agli atti dei ritagli di giornali.

MAZZI: Il discorso delle estreme conseguenze a cui la gerarchia ecclesiastica era pronta a giungere, mi fu ripetuto da Mons. Benelli in Vaticano, nel colloquio che ebbi con lui il 21.12, a seguito della lettera che aveva inviato il Papa e che invitava alla riconciliazione senza spiegarne i termini concreti. Facevo parte di una delegazione dell'Isolotto che si era recata in Vaticano per richiedere di parlare con il Papa. Fui introdotto, senza il resto dei componenti della delegazione, a colloquio con Mons. Benelli della segreteria di Stato, il quale anziché rispondere alle richieste di colloquio col Papa, mi disse che era molto preoccupato perché noi facevamo soffrire il corpo mistico e che da tutte le parti arrivavano lettere su questo fatto che accadeva cosi vicino a1 Vaticano.
Io risposi che il Corpo Mistico soffriva molto di più a causa delle grandi ricchezze della Chiesa che in quel momento io vedevo e di quelle che non si possono vedere. Mons. Benelli trasse allora un taccuino chiedendomi che cosa io volevo. Risposi che ero molto turbato da questa richiesta commerciale, poiché non era questo il modo per risolvere i problemi all'interno della Chiesa. Allora Mons. Benelli mi pose davanti a una lunga lista di eretici facendomi rilevare la loro triste fine. Mi disse che la Chiesa avrebbe schiacciato anche noi ripetendomi le stesse Minacce che avevo udito dalla bocca di Panerai. La mattina seguente mi recai dal Card. Florit per tentare quella riconciliazione auspicata dal Papa, senza che ci fossero stati chiariti i termini della stessa. Chiesi al Card. che la riconciliazione avrebbe avuto un senso vero solo se accompagnata da gesti autentici di riconciliazione. Chiesi quindi che venisse ritirato il decreto di rimozione e che si iniziasse un colloquio aperto e sincero in luogo del processo segreto che mi era stato fatto e che in tale dialogo con la popolazione prendesse le sue decisioni.
Il Cardinale mi rispose che non poteva fare questo perché doveva difendere la dottrina e la disciplina "altrimenti - mi disse - si sfascia tutto. Spero che quel gruppo di persone che ha chiuso la Chiesa, impedito la celebrazione delle messe, promosse le manifestazioni, si sottometta, altrimenti ti garantisco che andrà a finire loro male". Il senso di queste frasi ci fu chiaro solo parzialmente: pensavamo infatti che Panerai, Benelli, Florit pensassero prima di tutto ad usare tutti i mezzi repressivi che offre loro la legge canonica. Fu per questo che dopo il colloquio con il Cardinale decisi insieme alla gente, di lasciare l'Isolotto per non offrire quel bersaglio formale per un'azione repressiva che sarebbe ricaduta sulla popolazione. Il senso delle frasi e delle minacce annunziate da Panerai, presentate da Benelli e da Florit lo abbiamo capito quando Mons. Alba, a nostra insaputa, ha sostituito Panerai, quando insieme a lui si sono presentati in chiesa a proteggere la sua messa, gruppi organizzati di fascisti, quando la polizia ha letteralmente invaso il quartiere dell'Isolotto per molti giorni, quando il Prof. Calamari espresse i giudizi che espresse nei discorsi inaugurali dell'anno giudiziario 1969/70, quando Panerai alla consegna delle chiavi il 23.1.69 disse, a proposito dei vs. incriminati "debbo dirvi che se si concluderà bene la riunione di questa sera, io farò il possibile perché si torni indietro da una strada che potrebbe essere stata intrapresa".
L'oggetto della domanda si riferisce al colloquio che ebbi col Card. Florit il 2.12.68. Il Cardinale cercava di convincermi a dare le dimissioni da Parroco. Io cercai di fargli capire che le sue decisioni scaturivano da una profonda mancanza di conoscenza della ns. vita e delle nostre esperienze. Mi fu concesso di portargli una prova, pochi giorni avanti egli aveva firmato una condanna contro la nostra esperienza catechistica presentata in un libro incontro a Gesù. La domanda si basava principalmente sul fatto che il nostro catechismo non conteneva valori essenziali della resurrezione di Cristo e perciò era soltanto un libro di sociologia. Gli misi davanti le pagine nelle quali la resurrezione di Cristo è presentata come parte centrale del nostro catechismo, ed egli con estremo imbarazzo, mi prese di mano il libro, ne controllò la copertina, lo girò fra le nani varie volte e rispose semplicemente che chi aveva condannato il libro aveva la sua piena fiducia.
Dopo le feste, arrivò a Don Caciolli una lettera con la quale veniva spostato dalla Parrocchia dell'Isolotto a quella di San Felice in Piazza, questo il 7 Gennaio 1969.



PARRINI (testimone della difesa)
Faccio parte di una comunità diversa da quella dell'Isolotto ma che persegue finalità di ricerca affini. Fui presente la sera del 4 all'assemblea ed ho presente che il clima che la caratterizzò fu quello solito. Gli interventi furono fatti in un quadro di coralità e furono svolti su due motivi fondamentali, ripresi da tutti gli oratori, di non cedere alla violenza e la necessità di mantenere uno spazio che permettesse alla comunità di poter esprimersi. Non sono in grado di riassumere la parole dette dal Protti, però posso dire che non notai nel suo intervento una differenza sostanziale né di tono né di contenuti rispetto agli interventi degli altri, sui due motivi che ho accennato sopra. .Il 4 non vi fu votazione, ma la decisione di essere presenti in chiesa il giorno dopo, fu ratificata alla fine dell'assemblea con un applauso. Al momento della votazione del giorno 5 mi trovavo all'altezza della porta laterale destra guardando l'altare. Mi voltai e vidi che tutti i presenti avevano alzato la mano. Non ricordo esattamente se i microfoni funzionavano all'atto della votazione.


TONI SANSONE (testimone della difesa)
Il tema della serata era, come ormai abituale nelle assemblee dell'Isolotto, quello di prendere una decisione comune, anzi comunitaria, come da anni sono state le decisioni della comunità dell'Isolotto, sulla provocazione recentissima che dichiarava che la mattina successiva, domenica 5.1, ad ogni costo, avrebbe dovuto avvenire la celebrazione di una Messa estranea alla vita della comunità stessa. Naturalmente come sempre in queste assemblee di comunità, l'atmosfera non solo era pacifica calma, ma a mio giudizio di prete e di credente che ha sempre preso viva parte alla vicenda della comunità, era un'atmosfera religiosa, vale a dire tenuta da gente che aveva fede e quindi perfettamente cosciente che le decisioni di questa stessa fede erano radicate. Quindi lo svolgimento dell'assemblea era evidentemente indirizzato al fine di far emergere la volontà comunitaria e solo commitaria. Tutti coloro che


parlavano, compreso Carlo Consigli, che era il moderatore, erano espressamente al servizio della comunità. L'ambiente, a mio giudizio, era quasi eccessivamente calmo, sapendo i precedenti. Parlai anch'io evidenziando quello che sapevo già della Comunità. Dissi chiaramente che: 1°- chi aveva diritto a celebrare le Messe il giorno seguente era la comunità dell' Isolotto e non altri estranei, 2°- invitare alla refrattarietà alle provocazioni.

MORI
Differenza fra l'assemblea del 4 e quella dl 5

TONI SANSONE
Nell'assemblea del 4 era maggiormente evidenziato l'aspetto decisionale, nell'assemblea del 5, tutta l'attenzione della comunità era concentrata sulla meditazione comunitaria di passi biblici.
Il 4 non c'è stata una votazione, c'è stata una conferma da parte dell'assemblea con un applauso.
La mattina del 5 fu chiesta una verifica davanti a Mons. Alba: "alzi la mano chi non vuole la Messa" io mi trovavo in mezzo alla gente, a metà della navata, si alzarono tutte le nani. Fu chiesta poi la controprova su chi voleva la Messa ed io non vidi nessuna mano.
Si sentiva perfettamente, senza possibilità di dubbi.


DON FABIO MASI (testimone della difesa)
In Qualità di parroco del Vingone ho avuto occasione di sostituire qualche volta Don Mazzi nella celebrazione festiva delle Messe, e ho avuto occasione di constatare personalmente che questo era il modo abituale con cui la gente partecipava alla Messa, cioè di essere tutti stretti in cerchio intorno all'altare.

PRESIDENTE
L'avvocato Mori chiede sia domandato al teste il tenore del colloquio avuto con Cardinale sui fatti del processo con particolare riferimento a quanto il cardinale stesso avrebbe a lui riferito in merito al comunicato della Curia in data 6.1.1969

P.M. Si oppone

PRESIDENTE
Il Tribunale, ritenuta la domanda estranea a1 capitolo e irrilevante la rifiuta.

GENTILI
Se il teste sa per circostanze precise che si chieda al teste stesso di indicare che il Cardinale Ermenegildo Florit era estraneo ai fatti di cui si discute, per essere stato posto di fronte a un fatto compiuto.

P.M. - mi oppongo.

PRESIDENTE - respingo la domanda perché non influente.

GIORGIA SCARSELLI (testimone della difesa)
Faceva parte del rito liturgico seguito dalla comunità stringersi intorno all'altare durante la messa. La disposizione delle panche dipendeva dalla maggiore o minore quantità di persone che partecipavano alla Messa, e quando questo afflusso era maggiore venivano disposte a semicerchio. Data tale disposizione delle seggiole, anche Don Mazzi ed altri sacerdoti erano costretti a cercarsi la strada fra le sedie per raggiungere l'altare.



DE FRANCISCI della Questura (testimone dell'accusa)
Confermo il verbale di istruttoria



PRESIDENTE
Il Tribunale, a scioglimento di tutte le riserve, ritenuto che il processo è sufficientemente istruito e non appare necessario acquisire ulteriori elementi, respinge le istanze delle parti relative alle riserve stesse e rinvia a domani pomeriggio alle ore 17 per la requisitoria del P.M.
 

   
     

-2-

 

DISCUSSIONE DELL'AVV. GENTILI MARCELLO



In primo luogo, un atto di modestia. Avevo fatta mia la proposta, nata da qualcuno della comunità, di rinunziare decisamente ad ogni difensore e di rimettersi ad una difesa di ufficio. Questo perché avvertivamo la sproporzione tra la gravità dei fatti di cui si parla e il discorso che può essere nostro. Devo fare un'altra osservazione preliminare, poiché parlo non solo ai giudici ma al popolo, per un principio essenziale del processo, la sua pubblicità: chiedo anticipatamente scusa al popolo, se qualche espressione risulterà poco chiara. Cercherò di fare un discorso nel modo più limpido possibile.


È naturale che si parta dai fatti contestati per un discorso più ampio: non perché questo processo spinga e costringa ad un discorso più ampio, non perché lo si sia fatto qui in dibattimento, ma perché è la stessa natura dei fatti contingenti a spingere in questo senso.


Il reato di istigazione a delinquere non può essere compreso nei suoi presupposti e nella sua dinamica senza porlo in rapporto con la maturità della gente dell'Isolotto e il reato di impedimento e turbativa di funzione religiosa impone il problema di quale fosse la funzione religiosa che sarebbe stata impedita.
Qualè il discorso più ampio? lo faccio una ipotesi .generale di quello che è accaduto: ipotesi che poi tenterò di svolgere, ma che per ora è bene annunciare nella sua drammatica crudezza.


Chi ha voluto tutto questo? Ebbene, l'iniziativa è partita dalla curia, sia detto con serenità. Intendendo con curia - attenzione perché è facile sbagliare - non il vescovo Ermenegildo Florit, ma quel complesso di interessi politici, religiosi, sociali di inerzia, che trova nella curia e negli ambienti curiali una naturale espressione o almeno un naturale interlocutore: interessi talmente intrecciati che la voce di uno diventa facilmente la voce di molti.


Come è iniziata questa azione della curia? Servendosi della provocazione del teppismo fascista, e questo è il seguito della mia ipotesi. Il teppismo fascista non è stato il creatore del caso dell'Isolotto, ma è stata la provocazione che obiettivamente ha servito: non perché fosse tale l'intenzione (un andare avanti dei fascisti, poi la polizia e poi il magistrato), ma perché obiettivamente è entrata in quella logica.
Come si è sviluppata questa iniziativa della curia? Attraverso atti arbitrari della polizia e attraverso comportamenti di alcuni magistrati che hanno commesso, probabilmente in buona fede, degli atti che non hanno rispondenza nel fatto e nel diritto. Vediamo in particolare quest'ultimo punto, e poi svilupperemo gli altri.

È vero, devo rendervi una pubblica confessione, io, e non solo io, siamo traumatizzati da alcuni avvenimenti.
Per esempio, l'incriminazione per falso di quella analfabeta a cui la società civile non ha dato quello che era suo dovere di dare, di saper leggere e scrivere: l'incriminazione di lei e della figlia che ha posto la firma al posto della mamma. Questo è un fatto traumatizzante, e spero che la serenità del discorso che ne viene dopo non sia influenzata dallo stato di turbamento in cui mi trovo per fatti come questi.
Che tutto il processo porti l'etichetta "scemi ed altri" - sia dovuta ad un cancelliere o chissà a chi - è un altro fatto traumatizzante, perché almeno la dignità doveva essere rispettata.


Pensiamo ai fatti più specifici e meno emotivamente sconvolgenti:
la trascrizione dei discorsi tenuti all'assemblea. La trascrizione ha tali e tante deformazioni da far pensare ad un comportamento doloso. Di chi? Non lo so. Lo chiarirà il P.M., se procederà con lo stesso rigore con cui ha proceduto contro di noi. Quali sono le deformazioni? Quella del discorso di Mira Furlani, a cui si fa dire che si vuole andare contro la legge: leggete la richiesta di rinvio a giudizio al P.M. e troverete quella frase come prova a carico della imputata che difendo. Il travolgimento del discorso di Merinas, a cui si fa dire che ammira la proposta di Protti: leggete la requisitoria del P.M. in istruttoria e lo troverete come elemento di prova a carico di Merinas.
Il travolgimento degli interventi di Consigli: bastava sentire il timbro di voce per capire abbastanza chiaramente quali interventi erano suoi e quali non erano suoi. Il travolgimento del discorso di Fanfani, a cui si fa parlare di "tafferuglio" invece che di star seduti e quello del discorso di Ricciarelli, a cui si fa dire quello che ha illustrato altro difensore e che è inutile che io ripeta: anche se per questi ultimi può trattarsi di un errore banale.


La denunzia di Ughi. Perché si trova nel fascicolo? Probabilmente per sviare l'opinione pubblica - è un'ipotesi temeraria e la lascio come ipotesi - perché i giornali, che abbiamo letto, parlassero di processo nato da un fascista, da un privato, scaricando completamente la curia da qualsiasi responsabilità politica, ma soprattutto morale e religiosa. Perché si trova quell'atto nel fascicolo se alla denunzia non si è dato alcun seguito? Perché si è sentito il bisogno di far precedere - notate: precedere, almeno nelle mie copie è così - le tre paginette del rapporto del commissario Panarello, l'unico rapporto sui fatti del processo, con le più pagine della denuncia di Ughi?
L'istruzione del processo. Dopo aver sentito quattrocento persone, che dicevano una cosa diversa da quella di mons. Alba, non si è sentito il dovere morale e giuridico di contestare ad Alba quello che questa gente ostinatamente diceva. C'è voluto il dibattimento, con la pressione energicamente fatta dai difensori - e non dal Tribunale - perché finalmente mons. Alba arrivasse a quelle frasi che sciolgono definitivamente il nodo del processo.


Deposizioni e rapporti. Le falsità del commissario Panarello potevano, anzi dovevano essere rilevate in istruttoria, perché bastava raffrontare perfino la trascrizione deformata degli interventi con la deposizione di Panarello, per accusare quest'ultimo di falsa testimonianza. Invece non è avvenuto allora e non è avvenuto nemmeno ora. E sapete cosa è successo poi?
Almeno un fatto estraneo al processo bisogna riferirlo: il commissario Panarello è andato nella redazione di "Testimonianze" uno o due giorni dopo la sua deposizione qui, ha preteso i nomi a tutti i redattori, e a un redattore capo, Giampaolo Taurini, che gli chiedeva con quale ordine lui procedeva, ha risposto minacciandolo di arresto. Ecco come si comporta un teste che voi trattate con quella indulgenza.
Poi le false deposizioni continuano: Romolini e Mariani. Bastava un'analisi degli elementi in atti per accorgersi che non dicevano la verità. Quelli sono veramente persone per cui sento solidarietà. Perché? Perché hanno paura della giustizia e del potere, ma è proprio lì che il magistrato li doveva aiutare a non aver paura, ad andare fino in fondo, a dire la verità.


Le conclusioni. Le conclusioni sono due: la prolusione all'anno giudiziario del Procuratore Generale, in cui si dice che l'Isolotto ha ripetutamente violato la legge, e la richiesta di rinvio a giudizio del P.M.
E allora si pone un problema, che accenno con estremo rispetto per le persone di cui parlo: il problema della solitudine di alcuni magistrati e della solitudine di un vescovo. Purtroppo le situazioni sono estremamente vicine. Alcuni magistrati e un vescovo incapaci di giudicare.
Incapaci nel senso di impossibilità, non che non avessero i talenti per farlo. Per i magistrati sarebbe bastato che si rispettasse il codice e si ammettessero i difensori a controllare quella trascrizione, e non si sarebbero più trovati in quella solitudine, circondati da funzionari di polizia che li allontanavano dalla realtà. Chi è solo sbaglia necessariamente. Non è possibile giudicare gli altri stando soli.


Il vescovo è un'altra persona sola, al quale nessuno ha recato un aiuto in questo processo, nessuno ha detto una parola amica. Abbiamo sentito decine di persone, nemmeno una ha detto una parola di solidarietà al vescovo di Firenze. Il solo atteggiamento amico l'abbiamo avuto noi, chiedendo che venisse qui, per dire come erano andati i fatti, per aiutarvi a ricostruirli e implicitamente per ridimensionare questa accusa mostruosa, che i fatti portano contro di lui. L'unica voce amica è stata fatta tacere: era quella di Fabio Masi, l'unico amico del vescovo, l'unico che abbia cercato di parlare in suo favore, l'unico che abbia tentato di dire che il vescovo era isolato, che probabilmente era stato messo di fronte al fatto compiuto.
E sul fatto che il vescovo fosse isolato, fosse messo di fronte al fatto compiuto ci son due sintomi, due spie che gettano una luce sinistra in questo angolo oscuro del processo. Primo: il suo giudizio sul catechismo dell'Isolotto, dato senza leggere il libro, ma fidandosi di altri. Noi abbiamo portato davanti questo episodio, non per parlare del catechismo dell'Isolotto, ma per parlare del vescovo. Perché non vogliamo un processo al vescovo. Questo non è mai stato né mai sarà una vicenda personale di don Mazzi contro Ermenegildo Florit, ma la vicenda di una comunità di base, di un popolo frenato nella sua liberazione da una struttura oppressiva.
Secondo: le parole di Mira Furlani, a cui spero crederete. È andata fra una e l'altra messa, fra le 11 e le 12 del 5 gennaio 1969, a parlare con il vescovo. E cosa ne ha sentito? Ha sentito che Ermenegildo Florit non conosceva quello che stava accadendo all'Isolotto. Ecco il fatto compiuto.


E poi? e poi il giorno dopo - 6 gennaio 1969 - viene quel comunicato della curia che tutti conoscono, perché è stato pubblicato dappertutto, e che descrive i fatti successi come fatti di reato. Ebbene, certamente Fabio Masi, che non avete lasciato parlare, vi avrebbe detto che il vescovo più volte gli aveva ripetuto di non conoscere quel comunicato, di non averlo scritto lui. Soltanto dopo le insistenze di alcuni monsignori, il vescovo ha ammesso che conosceva il comunicato con il quale si accusava il popolo dell'Isolotto.
Ecco la verità del processo dell'Isolotto. Chi c'è contro l'Isolotto? C'è la curia. Cos'è la curia? La curia è un grumo di interessi di inerzia, purtroppo strettamente legati. È venuto fuori al processo la curia? Sì, attraverso mons. Bianchi. La deposizione di mons. Bianchi anzi è uno specchio fedele della situazione. Perché? Perché noi tutti ci aspettavamo che mons. Bianchi qui, davanti a noi, cercasse un discorso ampio di pacificazione.
Nessuno gli avrebbe impedito di fare questo discorso di pacificazione.
E noi ci eravamo preparati a questa possibilità, cioè che venisse qui a fare un discorso conciliativo nella forma e forse estremamente duro nella sostanza verso il popolo dell'Isolotto.
Invece vi invito a rivedere il verbale, ma ancor più a sentire la registrazione, il vescovo ausiliare di Firenze con voce sepolcrale ha enunciato alcuni aforismi giuridici e basta, e basta. Neanche lui ha difeso il cardinale Florit. Non so se abbia difeso se stesso pensando che un discorso più ampio avrebbe nociuto a lui e alla sua carriera, spero di no; il fatto è che l'espressione ufficiale della curia è stata quella voce sepolcrale che parlava di diritto, non di fatto, non di chiesa, mai di Gesù Cristo.
E allora? e allora si tenta di capire cos'è questa scala ali potere. Ci si arrampica, si cerca di vedere che c'è sopra, chi muove, cosa succede. Cosa c'è di sopra? C'è una stanza vuota. La stanza dei
bottoni è vuota e non c'è nessun uomo che dirige, né Florit, né altri: c'è il silenzio, perché la struttura è silenzio.
C'è il popolo dell'Isolotto contro questa struttura che invischia questo popolo e insieme il vescovo di Firenze. Nessuno vuole rispondere in prima persona delle proprie azioni, nemmeno mons. Bianchi il quale parla soltanto per sepolcrali aforismi giuridici.
E qual è la base di questa curia? Sono i Romolini e i Mariani,
ecco il popolo su cui loro contano. Mariani che probabilmente ha parlato soltanto per spirito di ubbidienza o di paura e che, arrivato qui, non riconosce più neppure le sue parole e si meraviglia di averle firmate. Come? di un fatto di cui avrà continuamente parlato in questi anni sapendo che era un teste, in un quartiere in parte su posizioni contrapposte alla sua non sa dire più nulla. Ha paura, ecco la base di questa curia: gente spaventata, poco matura.


Romolini che si reca al Santuario di Lourdes e poi a quello di Loreto per implorare per don Mazzi, anche lui! Altra persona immatura, forse superstiziosa. La gente spaventata e forse superstiziosa appare la base su cui questa curia si fonda.
Vedete, siccome il mio discorso si va facendo sempre più tragico,vorrei alleggerirlo un po'. Sulla parete di fondo della sala dell'udienza, dietro al banco del Tribunale ci sono due affreschi, non so se i giudici li abbiano notati. Eccoli. Sono a loro modo significativi, perché in uno si vede un angolo bislungo, un po' strambo, con un monsignore dall'aspetto piuttosto equilibrato e saggio che gli dà qualcosa. Nell'altro si vede lo stesso monsignore con dei bambini, ai quali mostra un'immaginetta circondata da molti fiori. Vedete, questi dipinti potrebbero rappresentare un po' il processo dell'Isolotto. Il monsignore assomiglia psicologicamente molto a monsignor Panerai, per il modo di fare, equilibrato, paterno, da padre assennato; egli vede questa specie di angelo - potrebbe essere la Mira Furlani - cioè una persona ultraterrena, un'esperienza religiosa come quella dell'Isolotto, che non capisce e di fronte alla quale si comporta con equilibrio, con paternalismo, con saggezza, dandogli qualcosa, forse una moneta.
Nell'altro affresco, la chiesa desiderata da mons. Panerai, la chiesa dei bambini e con un'immaginetta, dei fiori della gente apparentemente adulta a cui lui vuoI bene, ma una chiesa che non è la nostra, non per un conflitto forzato, ma perché finalmente il popolo di Dio cresce religiosamente e politicamente. Ecco perché questi due affreschi danno una versione di come è ora la chiesa e di quanto sia incapace di comprendere un'esperienza matura del suo popolo.
Vediamo i tempi dell'intervento della curia. C'è una scala di date e di fatti uno più significativo dell'altro.
2 settembre: lettera della comunità dell'Isolotto in cui, prendendo spunto dall'occupazione della cattedrale di Parma, si con
danna il connubio del potere ecclesiastico col potere civile, politico, voglio dire economico.


8)
30 settembre: lettera del cardinale Florit che risponde a...
chi? a don Mazzi, naturalmente, perché per Florit non esiste come interlocutore la comunità, ma don Mazzi, prima e al posto degli altri .
23 ottobre: messa in pubblico del caso dell'Isolotto, attraverso la famosa iniziativa di Ughi, e tutta la storia sui giornali.
31 ottobre: risposta di tutta la comunità dell'Isolotto.
29/11: notificazione della condanna del catechismo dell'Isolotto. State attenti alla progressione dell'escalationi in corso.
14/12: comunicato di Panerai in cui si comuncia a parlare di impedimento , sebbene i termini bonari.
20/12: lettera del papa. Successivo incontro con mons. Benelli ed estremo tentativo per una certa trama.
29/12: messa di mons. Alba con i fascisti.
5/1: messa di mons. Alba senza fascisti (oppure forse ce ne saranno stati, ma chi assume la parte più importante sono quei quattro e cinque individui che abbiamo conosciuto).
Poi tra il 5 e il 15 gennaio l'imputazione, con la quale vengono colpiti solamente gli apparenti capipopolo (la comunità dell'Isolotto non conosce capipopolo, perché è matura) .Non si vuole estendere subito l'imputazione a quanti si trovavano in chiesa, anche se la chiesa brulicava di poliziotti, e questa potevano individuare quante persone volevano.
23/1: consegna delle chiai, con il discorso di Panerai, ingenuo e non ingenuo, esperto e non esperto, che probabilmente riecheggiava il discorso di qualcun altro.
Poi, generalizzazione delle imputazioni: 400 e più imputati,
potrebbero essere mille o più ancora, ma ci ferma burocraticamente ad un certo punto: fino a che il provvedimento d'amnistia non leverà tutta questa gente di torno.
Ecco l'escalation dell'intervento contro il popolo dell'Isolotto

9)
Enzo - come chiamiamo noi don Mazzi - dice che prima aveva pensato ad una sanzione meramente canonica contro di lui, e poi -invece ha compreso che fin dal principio si trattava di una programmata repressione penale. Ebbene, io non sono d'accordo con Enzo, perché sono profondamente convinto che da principio si è pensato ad una sanzione meramente canonica perché ? Perché si aveva dell'Isolotto un concetto paternalistico, che isolava don Mazzi davanti a tutti come il solo che conta, l'anima e l'interprete di tutti.
Quando finisce questo tentativo di soffocare l'esperienza della comunità con sanzioni solo0 canoniche? nell'incontro al Vaticano con Benelli: ecco perché è giusto che don Mazzi ne abbia parlato nella sua deposizione. Quando nell'incontro con mons. Benelli diviene chiaro che quel tentativo è inutile, anche perché allontanando don Enzo dalla comunità con azione canonica questa sarebbe andata avanti come prima anzi più forte e più unita di prima, allora si passa al processo: prima nei confronti degli apparenti capipopolo, perché ancora non si è afferrata la dinamica della comunità dell'Isolotto, poi si generalizza l'accusa a tutti. Quest'ultimo passo avviene in una sorta di processo dialettico, perché sono centinaia di persone che hanno posto la premessa obbiettiva per la loro incriminazione, dichiarando di avere fatto le stesse cose degli imputati: nessuno di noi ha impedito la celebrazione della messa ma, se incriminate loro, bene, tenete conto che noi abbiam fatto le stesse cose. E la logica dell'accusa travolge tutto il quartiere.
Dopo questo, torniamo più vicino al fatto centrale del 5 gennaio, quando il comportamento della comunità è stato ritenuto impedimento della messa di mons. Alba.
Tra il 29 dicembre e il 5 gennaio c'è una assoluta analogia morale e giuridica e sono accadute le stesse cose. Davanti a un popolo veramente padrone di se stesso e dei propri atti, al punto da opporre a chi gli interrompeva l'assemblea di preghiera una votazione composta, che cosa succede?
Il 29 dicembre che i fascisti scivolano via lungo le navate, lasciano


10)
la chiesa perché capiscono l'enorme superiorità morale di questo popolo di Dio.
Il 5 gennaio succede la stessa cosa: Mons. Alba accetta la volontà unanime dei presenti e se ne va perché capisce l'enorme superiorità morale di questa gente su di lui. Quella frase "se non volete la messa non ve la si impone" finalmente ammessa da don Alba è stata detta prima della votazione .Ma se anche fosse stata detta dopo, cosa cambia? è la volontà di chi se ne va, perché la gente non lo vuole e non lo vuole tutta: di fronte a questa sordità schiacciante, così come i fascisti se ne vanno, così il 5 gennaio se ne va mons. Alba.
Non violenza quindi nell'uno e nell'altro caso. Stile dell'Isolotto,
crescita, maturità, controllo di se stessi, fiducia nel prossimo. Sì,
perché l'Isolotto ha avuto fino in fondo fiducia, in mons Alba, in Panerai e nel vescovo, che ha cercato tutti con tutte le sue forze di convincere.

Il 31 agosto, quando il vescovo irruppe con la polizia in quella chiesa, lasciando nella piazza tremila persone nella disperazione, Ughi fece un'altra denuncia, poi archiviata dal Pretore. Si trattava di questo: durante la messa del vescovo era stata letta la passione di Cristo; la lettura del Vangelo della passione di Cristo avrebbe turbato la messa del vescovo perché era detta sulla piazza e attraverso gli altoparlanti, una traccia della passione di Cristo arrivava perfino in quella chiesa dove quel vescovo stava imponendo un rito.
Ancora una volta in quella occasione, quindi, stile di nonviolenza contrapposto a quello delle provocazioni fasciste del 29 dicembre. E si fa avanti un'altra ipotesi, non solo suggestiva. Forse le provocazioni del 29 dicembre erano dirette a creare un tumulto il 5 gennaio, quel "tafferuglio" che si è fatto dire a Fanfani, deformando le sue parole a dar cioè, per il giorno in cui si è contrapposta a mons. Alba la volontà della comunità che non venisse celebrata la messa, una occasione di rissa collettiva che avrebbe schiacciato definitivamente l'Isolotto. Ci sarebbero stati ben pochi, di fronte a una rissa collettiva comunque provocata davanti a una messa, a solidarizzare con l'Isolotto. Seguendo questa ipotesi, Alba arriva


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probabilmente sicuro di incriminare l'Isolotto: e questo trova riscontro nel fatto che le parole di impedimento della messa mons. Alba le dice per le prime, come risulta da un accurato controllo degli atti. Le dice per le prime, perché seguendo l'ipotesi, prevede che ci sarà un disordine che potrà essere qualificato reato. Quando si trova di fronte questa unanime volontà di migliaia di presenti, a una selva di mani alzate, ad eccezione di tre o quattro persone - perché bisogna dire la verità fino in fondo, alla controprova, cioè alla prova di chi voleva la messa, tre o quattro persone, anche se mons. Alba non se ne è mai accorto, hanno alzato la mano - non insiste, perché la situazione è troppo diversa da quella che aveva immaginato, e si ritira rinunziando ad opporsi alla volontà unanime del popolo. Nonostante questo, tuttavia, mons. Alba e la curia sono andati avanti per la loro strada. Il processo doveva esserci questa è l'ipotesi, e il processo c'è stato, questa è la realtà.
Metodo della curia e metodo dell'assemblea. È chiaro che la curia può capire poco di questa assemblea; il suo popolo sono i Romolini e i Mariani, il suo popolo è gente non adulta che ha paura, che la curia capisce perché comanda e quando si comanda una persona si sa perfettamente dove va, cosa dirà, quando tacerà, quando pregherà, con che formule pregherà, che cosa farà. Quando invece si ha davanti una comunità in assemblea di preghiera che dissente, allora la cosa diventa enormemente diversa, diventa difficile per capirla a un vescovo, a un giudice, a un teologo.
Sì, perché ci sono stati teologi, e fra questi alcuni notevoli teologi italiani, che non hanno capito perché non hanno mai visto da vicino e cercato fraternamente di comprendere una esperienza nuova di popolo come è quella dell'Isolotto.
Ecco perché si era portati a colpire i capipopolo, portati a prevedere il subbuglio, portati - come diceva bene altro difensore - a vedere in questo fatto di massa un potenziale pericolo. Ma su questo ultimo punto avevamo ragione - io dissento dal precedente difensore - :è veramente un pericolo. È un pericolo per gli interessi sociali, politici, religiosi degli inerti, è l'unica cosa che li possa mettere in crisi. Non è la generazione che viene - come diceva Panerai -
che poi pian piano si sistemerà, si inserirà, diventerà tranquilla, perché ci saranno solo dei professionisti, dei giudici, degli avvocati, dei pubblici ministeri, dei tecnici, dei buoni operai specializzati. No, è una concezione diversa politica e religiosa, un insieme di gente che esprime se stessa perché è matura, che parla liberamente: per questo è un pericolo per tutti costoro. E se il Tribunale si identificherà con costoro, allora potrà veramente pensare ad una azione pericolosa, per un ordine vecchio e precostituzionale che è naturale si difenda.
Insomma, a un intreccio di fatti politici e religiosi che è proprio dell'Isolotto ha risposto una reazione intrecciata di interessi politici e religiosi insieme, come è giusto. La maturità politica di base e religiosa di base dell'Isolotto, questo mondo nuovo che avanza, minacciava gli uni e gli altri interessi.
A voi giudici, ma prima ancora al popolo, la scelta di schierarvi dall'una o dall'altra parte.

 

-3-

DISCUSSIONE DELL'AVV. ON LELIO BASSO



Sig. Presidente, Signori del Tribunale,

 

 


Mi scuso di aggiungere ancora una pena alla vostra già tanto lunga fatica. Confesso che era nell'animo mio di non intervenire più a questo processo, sia per le mie condizioni di salute che non mi permetterebbero più di parlare in pubblico, sia perché conosco il valore dei miei colleghi e so che la mia parola non aggiunge nulla a quella autorevole che è stata già pronunciata e che sarà ulteriormente pronunciata, sia perché francamente mi sembrava che questo processo non avesse che una sola possibile conclusione: l'assoluzione con la formula piena senza che fosse necessario spendere, a questi fini molte parole, anche se è stato necessario spendere molte parole perché il pubblico sapesse che cos'è l'esperienza dell'Isolotto.

 

Mi son deciso ieri a cambiare parere, a venire dopo che ho letto sul giornale le conclusioni del P.M. che mi hanno profondamente sorpreso, quando ho visto che aveva chiesto l'assoluzione del mio cliente, Daniele Protti, e degli altri imputati laici per insufficienza di prove. Mi ha sorpreso non solo questa discriminazione fatta fra ecclesiastici e laici, proprio una discriminazione contro cui il popolo dell'Isolotto ha lottato affermando l'unità del popolo di Dio.

 

Ma mi ha sorpreso sopratutto perché questa insufficienza di prove sul dolo lascerebbe supporre che in realtà, questo dolo questa prova di reato, noi avremmo qui veramente il reato di istigazione a delinquere. E mi pare che sì, queste riunioni, perdoni il P.M. la franchezza con cui mi permetto di esprimermi, riveli una concezione poliziesca. Gli avvenimenti, gli eventi che superano di gran lunga l'ambito del codice penale, delle leggi di pubblica sicurezza, della prassi poliziesca. Noi siamo qui davanti non soltanto alla vicenda dell'Isolotto, siamo davanti al travaglio mondiale della Chiesa cattolica e della società civile del mondo intero, che si riflette in questa vicenda e che veramente mi sembra un po' meschino pretendere di ridurre nell'ambito di una istigazione a delinquere. Io non mi soffermerò, avevo in animo di soffermarmi, ma dopo quello che ho sentito, che è stato detto qui, non mi soffermerò, appunto, sulla concezione poliziesca dell'istigazione: tutti ve lo hanno detto.

 

La comunità dell'Isolotto, è una comunità di uomini maggiorenni e responsabili, non ci sono né istigatori né istigati; è una comunità profondamente democratica, che conosce i valori di quello che io considero oggi, appunto in questo travaglio di transizione dell'umanità forse da un'epoca ad un'altra, considero uno dei valori fondamentali che l'umanità sta faticosamente conquistando, il senso iella propria responsabilità; il rifiuto delle obbedienze cieche, il rifiuto di essere semplici congegni nelle mani altrui, la volontà di essere sempre coscienti e responsabili delle proprie decisioni.

 

E se qualcuno ha dimostrato di essere sempre cosciente e responsabile della propria decisione, non sono soltanto gli attuali imputati, ma tutta la comunità dell'Isolotto; e parlare di istigazione nell'ambito dei dibattiti che si svolgevano nelle libere assemblee, me lo consenta ancora il rappresentante del P.M., significa degradare a una concezione poliziesca un fenomeno umano e morale di estrema importanza. Ma non mi soffermerò su questo aspetto, ma mi soffermerò su l'altro: l'istigazione a delinquere.


Cioè dato e non concesso che vi sia stata una istigazione, dato e non concesso che vi sia stata da parte degli attuali imputati l'istigazione a compiere un atto, io vorrei esaminare se quell'atto poteva veramente integrare un reato, poteva veramente integrare il delitto di cui all'art. 405, se, quello che sia stato suggerito di fare, se qualcuno ha suggerito di fare in quell'assemblea, se nella discussione è emerso dal dibattito sia veramente da integrare gli estremi di questo reato. E anche qui credo veramente, ancora una volta, che siamo di fronte ad una concezione poliziesca, vorrei dire una concezione un po'..., me lo scusa ancora una volta, culturalmente attardata.

 

In una città come Firenze, che è stata maestra di cultura, all'Italia ed al mondo intero, vedere questo immenso problema, non solo la comunità dell'Isolotto, ma mille altre comunità, molte altre comunità, molti altri credenti hanno sollevato nel mondo, con un problema di violazione dell'art. 405. Mi sembra veramente appartenere ad una concezione arretrata come del resto sia una concezione molto arretrata quella che abbia fatto sollevare l'imputazione di turpiloquio, per avere pronunciato una. parola che Dante ha immortalato nel suo sublime poema e che oggi non stona neanche sulla bocca della più innocente fanciulla, perché il linguaggio di oggi consente ben altra libertà, senza cadere nel turpiloquio.

 

Gli articoli del codice rimangono, ma le parole cambiano significato e quando il 726 dice che il turpiloquio è costituito da un linguaggio contrario alla pubblica decenza, l'articolo può rimanere nei secoli immutato, ma la concezione che l'opinione pubblica ha della pubblica decenza muta e si trasforma. Venirci a dire oggi, nell'anno di grazia 1971, che quelle quattro lettere costituiscono veramente una parola di turpiloquio, che offende la pubblica decenza, mi pare anche questo richiamarsi alla mentalità del secolo scorso. Per lo stesso vale, e questo ragionamento vale per la chiesa e per le funzioni religiose. Ed è su questo terreno che mi voglio fermare e non vi stupisca se io vi parlerò soltanto di ecclesiologia.

Anche se appartengo a un'altra corrente di pensiero, ho sempre un profondo rispetto per il problema religioso e ho sempre cercato di studiarlo meglio che ho potuto. Sono quarant'anni in questi giorni che mi laureavo in filosofia a Milano con la tesi di laurea di argomento religioso e sono di questi giorni, proprio dei giorni scorsi due dibattiti che ho avuto alla televisione. sempre in questo tema religioso, un col Cannet e Danieleu e uno col padre Balducci di Firenze, perché appunto ho sempre considerato che non si può interessarsi dei problemi umani oggi come io credo di interessarmi anche nell'ambito della mia attività politica, se non si misura la dimensione religiosa dell'uomo.

 

E vuol dire che qui io mi occuperò soltanto dell'aspetto religioso, aspetto ecclesiologico, pur sapendo che sfugge alla vostra competenza di indagare sulle leggi canoniche. Ma in questo caso non possiamo sfuggire a conoscere l'argomento su cui dobbiamo decidere, e sapere se c'è stato l'atteggiamento degli imputati prosciolti per amnistia, una turbatio sacrorum, la turbativa di una funzione religiosa. Dobbiamo sapere che cos'è una funzione religiosa. L'art. 405 si colloca sotto il titolo dei delitti contro il sentimento religioso e quindi dobbiamo sapere che cos'è il sentimento religioso.

 

E non possiamo sapere, certo potremmo sapere che cos'è il sentimento religioso senza far ricorso ai testi ecclesiastici, ma... dobbiamo per forza far ricorso ai testi ecclesiastici, se vogliamo sapere che cosa è oggi la funzione religiosa, che cos'è oggi la messa. Prima di affermare che c'è stata turbativa della messa dobbiamo chiederci che cos'è una messa. E dobbiamo chiedercelo non con la mentalità di un secolo fa e di dieci anni fa, così come consideriamo turpiloquio parole che oggi non stonano più nella bocca di nessuno, ma dobbiamo chiedercelo con la mentalità di oggi che cos'è la messa; cioè che cos'è la messa dopo il concilio vaticano II. Per questo ripeto dobbiamo esaminare i testi religiosi e... credo che il Tribunale me lo consentirà, ma comunque vorrei ricordare che il Prof .Salvatore Berlingoni, professore di diritto ecclesiastico alla Università di Messina, a proposito di un processo di turbativa di funzione religiosa appunto rimproverava ai giudici di non avere fatto quest'indagine e diceva questo bene, che è rappresentato nel caso dal sentimento religioso, che anche nella carta fondamentale ha un rilievo distinto ed autonomo, .Art. 2-3-8 comma del n.19 rispetto a quello previsto per il collegamento e i rapporti con lo stato e la varie chiese .


Le indagini dei giudici italiani potranno dunque avere per oggetto dottrine, elementi normativi, provvedimenti dell' autorità della chiesa, come di qualsiasi altra confessione religiosa, senza che si debba parlare di un sindacato di legittimità o di merito, interferenze con l'ordine proprio ecclesiastico o con l'ambito di pertinenza della confessione.
Il giudice ha dinanzi sé due profili inscindibili fra di loro; uno propriamente penalistico, accertamento di estremi del reato, l'altro specificamente ecclesiastico; nel caso nostro la prospettiva è solo quella penalistica in quanto le indagini del giudice sono dirette unicamente ad accertare il concretarsi della. fattispecie normativa in ordine alle mozioni in essa contenute, come quella del ministro del culto, di cose consacrate al culto e, nel caso specifico di funzione cerimoniali o pratiche religiose.

 

Con ciò non vogliamo certo dire che il giudice possa procedere arbitrariamente nel determinare queste mozioni, bensì che egli ha la possibilità, anzi ha il dovere di reperire all'interno dei sistemi confessionali elementi normativi e risultanze di atti al fine di integrare i concetti espressi nel precetto penale da eseguire; deve inoltre sapere che cos'è la messa oggi, che cos'è la funzione religiosa e non possiamo far altro che ricorso ai testi della chiesa. Credo che le cose che devo dire a questo proposito dovrebbero essere ovvie. Certo sono ovvie, per chi abbia seguito le vicende della chiesa, vicende conciliari e postconciliari.


Perché purtroppo in tutti gli atti del processo, oramai esiste per l'autorità giudiziaria, il P.M., il Giudice Istruttore si sia preoccupata di prendere in considerazione questo elemento cioè ha accettato per buono quella che era la versione di m. Alba, ha preso per buono cioè che un monsignore che si presentava nella chiesa a celebrare a dire la messa, c'era in atto una funzione religiosa, dimenticandosi di valutare viceversa proprio nel quadro della normativa conciliare non fosse viceversa la funzione religiosa assemblea di preghiera che stavano svolgendo i fedeli dell'Isolotto, poiché, ripeto, non se ne sono occupati e chiedo scusa se dovrò dilungarmi su questo aspetto.

 

Noi abbiamo due punti di riferimento nelle decisioni conciliari: sono la costituzione "sacrosanctum concilium" che è la costituzione della sacra liturgia , la quale vuole espressamente che i fedeli vi prendano parte coscientemente, attivamente e fruttuosamente. Dice il testo latino "Scienter, actuose et fructuose". Se non c'è questa partecipazione cosciente, se non c'è l'intervento dei fedeli compiuto "scienter, actuose et fructuose non sussiste, non c'è messa, non c'è nessun atto di liturgia. E ancora, dice sempre la costituzione sulla sacra liturgia: "perciò i pastori d'anime devono vigilare attentamente che i fedeli ...." ma questo l'abbiamo già citato, scusate. Ecco: "Per assicurare maggiormente al popolo cristiano l'abbondante tesoro di grazie che la sacra liturgia racchiude, la santa madre chiesa desidera fare una accurata riforma generale della liturgia.

 

Questa infatti consta di una parte immutabile perché di istituzione divina e di parti suscettibili di cambiamento che nel corso dei tempi possono o anche devono variare qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all'intima natura della stessa liturgia. In tale riforma l'ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà da essi significate siano espresse più chiaramente, in modo che il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria". Anche qui se non abbiamo la partecipazione piena, attiva e comunitaria dei fedeli è il Monsignore che non rispetta i doveri della sacra liturgia quando non consente questa partecipazione comunitaria.

 

Questa costituzione sulla sacra liturgia fu una delle prime emanate dal concilio vaticano 2°; prima che fosse emanata la costituzione più importante "Lumen gentium", che fu presentata alla prima sessione del concilio in una stesura preparata dalla curia romana, che fu respinta quasi unanimemente dai padri conciliari e fu completamente rifatta in una seconda stesura di cui tutti gli interpreti hanno messo in rilievo un aspetto apparentemente esterno, ma che viceversa va al fondo delle cose. La costituzione "L.G." sulla chiesa dopo un primo capitolo generale ha un secondo capitolo che è fondamentale per quello che ci riguarda, e il 2° capitolo si intitola "Il Popolo di Dio"; soltanto il 3° capitolo di subordine s'intitola "La gerarchia". Abbiamo cioè già nella stessa disposizione della costituzione "L.G." la preminenza del popolo di Dio slla gerarchia, la quale è, dalla costituzione stessa, definita come servitrice del popolo di Dio.

 

Quindi, abbiamo qui un rovesciamento totale, come i commentatori han tutti osservato, di quello che era la liturgia precedente. E non possiamo più oggi pensare alla messa come quella che io ascoltavo bambino e come quella che si ascoltava fino a pochi anni fa. La messa ha cambiato completamente natura, perché la liturgia ha cambiato natura, perché la chiesa ha cambiato natura attraverso le decisioni conciliari.
Certo non è facile cambiar natura e siamo tutt'ora in corso di un travaglio immenso di cui l'episodio dell'Isolotto è una delle tante testimonianze, un travaglio immenso perché tutte queste conquiste del concilio siano poi recepite nella prassi della chiesa.

 

Certo però non possiamo dire che quelli che le hanno recepite prima, ma che hanno recepito l'insegnamento della chiesa, veramente della suprema autorità della chiesa che è il concilio, siano messi in colpa perché si trova a Firenze un vescovo, mi dicono, chiuso nella sua solitudine, un mons. Alba,che ignorando quello che il concilio ha insegnato, che ignorando le sacre costituzioni, che ignorando le disposizioni della chiesa, pretende di interrompere una funzione religiosa, un'assemblea di preghiera dei fedeli, per recitare da solo davanti ad un altare muto il suo soliloquio.

 

Leggiamo in particolare alcuni brani di questa costituzione "L.G~"; perché è sulla base di quello che questa costituzione dice, che noi possiamo poi valutare il significato dei mutamenti della liturgia, quando noi appunto vediamo che con la costituzione"L.G."'acquista preminenza il popolo di Dio, ci rendiamo conto qual'èra anche il significato della liturgia quando diceva a ché la liturgia abbia la sua piena applicazione il popolo deve partecipare "scienter actuose et fructuose". Infatti dice in questo secondo capitolo la "L.G." dedicato al popolo di Dio: "infatti i credenti in Cristo, tutti i credenti in Cristo (non i sacerdoti) essendo stati rigenerati da un disegno non corruttibile, ma di uno incorruttibile per la parola di Dio vivo, non dalla carne, ma dall'acqua e dallo spirito santo,costituiscono la stirpe eletta, (sono le parole di Pietro che vengono riprese) un sacerdozio regale, una gente santa".

 

Cioè il fedele è sacerdote secondo l'indicazione della "L.G." il fedele è celebrante, il fedele è un soggetto attivo del culto, non è soltanto più un soggetto passivo: un sacerdozio regale, una gente santa e un popolo tratto in salvo: quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece è popolo di Dio. E questo popolo, dice la costituzione, di questo popolo Cristo ne ha fatto un regno e sacerdoti per Dio e padre suo. E poi aggiunge: il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale, quantunque differiscano essenzialmente, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, perché l'uno e l'altro, ognuno a suo modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo. Qui abbiamo un popolo di fedeli che è un popolo di sacerdoti. E il popolo santo di Dio, continua la costituzione, partecipa pure dell'ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, sopratutto per mezzo di una vita di fede e di carità e con l'offrire a Dio un sacrificio di lode, cioè frutto di labbra acclamanti al nome di Lui. L'universalità dei fedeli, che tengono l'unzione dello spirito santo non può sbagliarsi nel credere.
Sono affermazioni di una estrema importanza probabilmente sfuggite

 a chi non se ne è occupato in modo particolare, ma qui si afferma l'infallibilità del popolo di Dio. Mentre il concilio vaticano I° aveva affermato soltanto l'infallibilità del papa, il vaticano II° ha affermato l'infallibilità "in credendo", l'infallibilità dei credenti, non "in docendo", ma "in credendo"; il popolo di Dio è infallibile, checché ne possa pensare mons. Alba e il Crd. Florit.

Ed il vescovo viceversa, al capitolo 3°, quello sulla gerarchia, dice "I vescovi dunque assunsero il servizio della comunità, con i loro collaboratori, sacerdoti e diaconi".
Abbiamo qui un quadro, secondo me, che deve essere tenuto presente per valutare quelle che è successo all'Isolotto in quei giorni. C'è una costituzione "L.G." che ha definito la chiesa come popolo di Dio, ha dato

la preminenza al popolo di Dio infallibile e ha dichiarato che i vescovi, i sacerdoti sono al servizio del popolo di Dio. Io, devo chiedere scusa, ma desidero leggere alcuni passi di teologi, son tutti libri stampati con l'imprimatur della chiesa.

 

Ho fatto ricorso solo a testi di illustri teologi o professori universitari cattolici, perché vorrei che fosse molto chiaro che le cose che dico io non sono una int.erpetrazione arbitraria, ma sono interpretazione comune, ricevuta dalla dottrina cattolica in questo momento. Il mutamento che si è verificato è stato così profondo, che il concilio è andato a rivedere perfino i testi antichi e per fare questa costituzione "L.G."in cui è affermato quello che io ho letto, si sono andati a rivedere quelli che-era la edizione corrente, la Vulgata, il Vangelo, per scoprire che la traduzione latina, la Vulgata, nelle epistole di Giovanni, conteneva degli errori. La I^ epistola di Giovanni dava nel testo latino una traduzione scorretta. Io non so se la traduzione scorretta fosse stata volontaria o involontaria.

 

Comunque il Concilio l'ha corretta, perché nella Vulgata si dice, nell'epistola di Giovanni, si dice al popolo "Voi conoscete tutto" e l'interpretazione era voi conoscete tutto perché ve l'abbiamo insegnato. Ma quando si è andati a vedere il testo originale si è visto che dice "Voi conoscete tutti" cioè tutti voi, popolo, popolo di Dio conoscete, conoscete come noi; non abbiamo niente da insegnarvi perché lo conoscete già.Ci sono state, ripeto, si son dovute fare anche di queste ricerche, per capire come mai la chiesa aveva preso un indirizzo così profondamente sbagliato nel corso dei secoli. Ecco voglio leggere poche righe di questo volume, si tratta proprio di "Gerarchia e popolo di Dio" commento alla "L.G.", l'autore è un padre gesuita ............e il libro porta non uno ma due imprimatur: quello del vescovo e quello del padre provinciale dei gesuiti, quindi siamo al coperto da qualunque rischio di eresia. i
Ecco ........questa riflessione trova una applicazione notevole quando parla dell'ecclesiologia secondo il vaticano 2°, per due ragioni principali: il vaticano 2° segna una svolta profonda nell'ecclesiologia; in primo luogo perché ne ha profondamente, come ognuno sa, e come si ripete a sazietà, verificate le prospettive: all'ecclesiologia gerarchica che dal concilio di Trento e dalla controriforma si era imposta a tal punto, che la definizione di Bellarmino era fino a data recente insegnata nei catechismi e cioè che la chiesa è la società dei fedeli che credono in Gesù Cristo sotto la condotta del papa e dei vescovi legittimi, il Vaticano 2° ha sostituito a questa ecclesiologia una ecclesiologia del popolo di Dio. In seguito perché l'ecclesiologia del vaticano 2° ha subito fortemente l'influenza della crisi del mondo in cui vive e testimonia la chiesa. E più oltre ripete commentando il passo che ho già letto, che il popolo di Dio.... no dice....

 

D'altra parte emerge dal piano stesso della "L.G." che la struttura gerarchica non è più la prima nella teologia della chiesa, ma che essa è al servizio del disegno di DIO nel riunire nel suo figlio unico tutti gli uomini dispersi. La missione dell'autorità non è più quella di governare, ma di enunciare l'evangelo a tutte le nazioni, è innanzi tutto come popolo di Dio che sarà presentata la chiesa e non come società gerarchica. E ancora, eccoci un altro passo sull'infallibilità del popolo di cui ho già parlato; questo è il........ un padre gesuita che scrive con l'imprimatur del vescovo e del provinciale. Qui c'è un libro in cui sono raccolti scritti di teologi fra i più autorevoli del mondo, in primo luogo padre Congar, che è professore di teologia fondamentale e di ecclesiologia al Solchoir dell'Università di Strasburgo, il quale dice le stesse cose. Dopo aver detto che l'ecclesiologia attuale si era sviluppata nei secoli 4° e 5° ed era stata poi consolidaTA NEL Medio Evo, dice che appunto oggi si è cambiata radicalmente, si è cercato di cambiarla radicalmente per u aggiornamento liturgico.

 

Voi sapete, dice, che il vaticano 2° ha privilegiato per parlare della chiesa il popolo di Dio. Si manifesta sin d'ora che il capitolo 2° della "L.G." porta le più grandi speranze d'avvenire della ecclesiologia. Vi sono anche degli inizi promettenti di una vera realizzazione di questa idea del popolo di Dio. L'apostolato dei laici, la più grande partecipazione liturgica, l'istituzione del consiglio parrocchiale, ecc., ecc..
Vi è ancora moltissimo da fare, per parte mia lì si è ben vista l'importanza enorme a questi segni e alla realtà che è in cammino. C'è il cardinale Danieleu, il quale per altro non appartiene a una corrente progressista della chiesa, appartiene ad una delle correnti più retrograde e tuttavia dice, parlando delle difficoltà della chiesa, di quale ordine sono queste difficoltà. Innanzitutto è evidente che vi è oggi nella chiesa un problema dell'autorità e dell'ubbidienza vi è la ricerca di una nuova coscienza dell'ubbidienza del suo rapporto con l'autorità. Troppo spesso nel passato il laicato cristiano ha avuto un ruolo soltanto passivo, lasciando praticamente alla gerarchia la quasi totale responsabilità della vita della chiesa. L'appello rivolto all'insieme del popolo cristiano a partecipare a tutti i gradi in modo attivo alla vita della chiesa, appare come uno dei grandi aspetti del concilio.


La costituzione sulla chiesa ricorda, a proposito del laicato, che esso partecipa alle tre grandi dimensioni del sacerdozio di Cristo, :al suo ministero profetico, ciò che implica una partecipazione all'insegnamento della chiesa, al suo ministero sacerdotale, ciò che importa una partecipazione attiva al culto e al suo ministero regale in modo che il laicato è associato al governo della chiesa. Cioè abbiamo questa visione nuova che il laicato non è semplicemente il gregge che ubbidisce, come si diceva una volta, ma è la parte più viva e attiva della vita della chiesa. E poi ricollega questo fenomeno della chiesa a quello che si verifica in tutto il mondo dove oramai il tipo dell'autorità come tale, dell'autorità che si impone, semplicemente perché riveste una certa divisa o un certo titolo, è rifiutata da tutti.


Prof. Metz (?) che è professore anche lui di teologia, fondamentale alla università Munster. Dice appunto che questa partecipazione del laicato significa oggi una pubblicità critica interna alla chiesa, una funzione di critica sociale, non si tratta, dice, per la chiesa di un attacco (?) alle strutture della nostra società, ma di entrare con essa in un rapporto fecondo ecc.,ecc., poi aggiunge ........ancora prof. Metz, può esser letto, ecco c'è qui un brano di Matteo che fu ricordato anche dagli imputati, quello dove dice "Quando tu apporti la tua offerta all'altare, se tu ti sovvieni che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all'altare e vai dapprima a riconciliarti con tuo fratello, poi ritornerai a presentare la tua offerta". Mons. Alba non si è ricordato di questo in quel giorno che avvisò la polizia invece di andare a riconciliarsi con il fratello.


Non vorrei insistere troppo, ma vorrei ricordare solo questo, questo libro è fatto da Francois Hutart, professore dell'Università cattolica di Bruxelles, questo sempre con l'imprimatur del vescovo, ci sono delle pagine molto importanti circa questa trasformazione della chiesa. "Noi avevamo in passato una concezione molto giuridica e monarca della chiesa espressa in una immagine piramidale, il papa al vertice, i vescovi al di sotto, i preti più sotto ancora e il laicato in fondo. La costituzione sulla chiesa rovescia la piramide; mette la base al vertice, mettendo

il fatto che Dio chiama tutti gli uomini, che credono in Gesù Cristo a riunirsi in un sol popolo. Tale è la realtà centrale, tale è la chiesa: il popolo di Dio. Tutto il resto, tutto il resto, anche il card. Florit, in un certo senso è accidentale. Non che il Cristo non abbia stabilito una chiesa gerarchica , ma quello che la costituzione mette in chiara luce è che la gerarchia non è che un servizio, un mistero. La gerarchia è per il popolo ed in questo senso non vi è "superiore".


Ogni istituzione ha bisogno di una autorità, ma il modo con cui questa si esercita dipende dal tipo di valori che il gruppo esprime. Il ruolo dell'autorità è preservare la coesione del gruppo, non di cercare a disperderlo, a frantumarlo. E prima del concilio per motivi storici, l'autorità aveva preso nella chiesa il posto centrale. Nella costituzione "L.G" essa è chiaramente subordinata al gruppo. Oggi, in una società moderna, in cui le funzioni sono giudicate secondo le loro capacità di raggiungere i loro scopi, il carattere sacro dell'autorità scompare e la funzione sarà stimata secondo un criterio di razionalità strumentale, cioè secondo la loro efficacia al servizio del gruppo. Quindi un vescovo, un cardinale che pretende di adoperare la sua autorità per frantumare, per piegare, per disperdere il gruppo, perde anche la sua autorità, perché viene meno all'obbligo di servizio di funzionalità ai fini del gruppo che la costituzione del concilio gli ha imposto. La chiesa non sfugge a una tale concezione e in fatto questo si ricollega al punto di vista della "L.G.". Se l'accento è stato messo sulla partecipazione di tutti i membri del popolo di Dio alla vita delle istituzioni e se la gerarchia è la servitrice dl popolo di Dio, non si può più oltre concepire che questo popolo non abbia nulla da dire nell'organizzazione e nella azione concreta della chiesa. L'insistenza - è sempre Hutart che parla - l'insistenza sulla partecipazione è della più grande importanza e ha influenzato ed orientato molte decisioni del concilio. In verità forse non tutti i vescovi che votarono la costituzione sulla chiesa realizzarono interamente quale materia esplosiva vi si trovava dentro. Quelli che l'han votata non l'hanno realizzata, ma poi non so se il card. Florit l'avesse votata o no. Ma lo spirito era sicuramente, lo spirito santo era sicuramente presente al concilio e quindi anche se i vescovi non l'hanno capito, la verità trovava la forza ben al di sopra di loro.

 

Cos'ì è nella messa il valore della partecipazione che noi possiamo interpretare in pienezza, tutti i documenti del concilio la loro implicazione per la chiesa, anche quelli che furono votati prima della costituzione sulla chiesa. La costituzione sulla liturgia, quella a cui mi riferisco in principio per esempio,prepara realmente la via alla "L.G." restaurando il ruolo attivo di tutto il popolo di Dio nel culto e apre la via ad una comprensione più profonda degli scopi esterni ed interni della chiesa: in altri termini che la chiesa sia definita nel 2° capitolo della "L.G." in quanto popolo di Dio ecco l'importanza capitale per tutta l'istituzione ecclesiastica. Un valore. importante dicevo, un posto privilegiato: i membri costituiscono la realtà ecclesiale e non sono più i sudditi dell'organizzazione ecclesiastica. Definire la chiesa in funzione di popolo piuttosto che in termini di organizzazione non significa solo una trasformazione nel rapporto laicato-gerarchia all'interno della chiesa, ma anche la trasformazione dei rapporti con le altre chiese che adesso non ci interessano.

 

Fra le aperture realizzate dal concilio si nota una tendenza ad affidare sempre maggior responsabilità alle persone stesse: l'accento è posto sulla responsabilità del comportamento e si riconosce che non è più funzione della chiesa di fare un catalogo delle condotte per tutte le circostanze della vita personale e collettiva. Questa tendenza è particolarmente evidente in "gaudium et spes" nel decreto sulla libertà. religiosa, sull'apostolato dei laici, ma implicita in altri documenti. Il riconoscimento che l'apostolato dei laici riposa sul battesimo e non sul mandato dato dal vescovo è un'altra indicazione della tendenza di cui parliamo. Una volta si faceva dell'apostolato dei laici un prolungamento dell'apostolato della gerarchia. La definizione della chiesa come popolo di.Dio significa che la missione si estende a ciascun membro e che la partecipazione alla vita e alla azione della chiesa non è un privilegio ma un diritto e un dovere di ciascun fedele. In una società urbanizzata la liturgia riveste sempre maggior importanza per svegliare la coscienza della comunità cristiana.

 

Infatti in città e in un mondo mobile, il supporto sociologico di una comunità naturale è quasi inesistente. È attraverso la liturgia che il Regno di Dio ci è presente e che tutte le persone nella celebrazione possono formare coscientemente una comunità, in modo che chiunque venga si senta partecipe di questa comunità. L'attualizzazione della comunità eucaristica non ha tuttavia per scopo di dar l'occasione di ritirarsi dal mondo per passare un'ora assieme. Essa deve essere riferita alla vita concreta, alla vita di ogni giorno. È quello appunto che faceva la comunità dell'Isolotto. Questo riferimento alla vita è reso cosciente all'assemblea. La celebrazione della messa non è una parentesi della nostra vita dove noi veniamo per dimenticare. Noi veniamo al contrario quali noi siamo.

 

Noi offriamo la nostra vita quale essa è e noi dobbiamo esprimere questo in modo che la celebrazione si prosegua nella nostra vita per aiutarci a diventare quello che noi siamo chiamati ad essere: dei testimoni del Cristo nel mondo. Che cosa che volete che risponda a questa concezione della celebrazione della messa mons. Alba che pretende di celebrare, di pronunciare delle formule rituali di fronte ad un popolo che non ne vuol sapere? popolo che non ha nessun contatto con lui, nessuna comunicazione? Quella non'è una messa. Un aggregato - dice ancora Hutart - è una riunione di persone.

 

Si possono distinguere più specie di aggregati. Si produce un incidente, immediatamente si raccoglie un aggregato di persone. Delle conferenze, dei comizi, delle sedute di cinema riuniscono altre specie di aggregati per mettere in opera più relazioni sociali. Vi è stata una specie di partecipazione comune, molto passiva forse ma un tipo di comportamento collettivo.
La liturgia forma un tipo speciale di aggregato che richiede più che una partecipazione passiva e reattiva come quelle dei cinematografi: richiede, suppone una riunione per partecipare insieme ad un atto comune. Cioè senza la partecipazione dei fedeli non c'è messa.

 

La forma sociale della comunità eucaristica è un aggregato che reclama la partecipazione della persone riunite per un oggetto specifico. A causa della ripetizione ebdomadaria della celebrazione sarà abitualmente necessario disporre una sorta di istituzione stabilita in permanenza e provveduta di un responsabile. Il concilio non ha trattato della parrocchia che molto da lontano. Esso consiglia tuttavia di stabilire un consiglio parrocchiale che corrisponda alla linea generale indicata proprio dalle strutture della chiesa: partecipazione della base. Ma una tale indicazione basta a trasformare da cima a fondo l'istituzione stessa. Ieri vi abbiamo fatto allusione parlando del ruolo del prete e vi ritorneremo a proposito dell'autorità delle comunicazioni.

 

Introducendo questo valore della chiesa a tutti i livelli, il Concilio poneva una bomba a ritardamento. Forse i vescovi non se ne sono accorti ma lo spirito santo li aveva illuminati. Questa bomba è stata posta. La costituzione "L.G." è stata emanata, è diventata un atto fondamentale della vita della chiesa; i fedeli hanno diritto di richiamarsi a questa costituzione anche se il monsignore non la conosce o pretende di non conoscerla e non applicarla. L'organizzazione ecclesiastica è sempre secondaria e relativa alla esistenza della chiesa come popolo di Dio.

 

Gli scopi della chiesa sono essenzialmente dinamici, perché è una i missione sempre nuova. È una sfida sempre nuova perché noi viviamo in un mondo in rapido mutamento; Ma noi lo sappiamo: l'istituzione ha tendenza ad essere statica, stabile, conservatrice. Cosi vi saranno sempre delle tensioni in una chiesa che è istituzione, ma i cui scopi sono dinamici.Talvolta le tensioni diventano così grandi che vi è conflitto aperto fra gli scopi della chiesa e l'istituzione che deve cambiare affinché gli obbiettivi possano essere raggiunti. Noi dobbiamo restare sempre coscienti che lo scopo non è di costruire o di mantenere una forma particolare d'istituzione, ma di mettere un popolo in relazione con Dio attraverso la mediazione concreta.della chiesa: Questa mediazione dovendo trasformarsi ed adattarsi alla differenti esigenze.

 


Un ultimo brano che voglio citare è questo:"esistono diversi tipi di comunicazione interna, il primo e il solo che noi abbiamo conosciuto nella chiesa: è la comunicazione unilaterale dal vertice alla base: encicliche, decreti, direttive, lettere pastorali, sermoni, ecc. Il solo che si conosceva in passato ed è questo il solo che molti vescovi continuano a conoscere ancora adesso. Ma non è più oggi né il solo ed il più importante per la chiesa: questo tipo era l' espressione di una concezione dell'autorità caratterizzata, fra l'altro, dalla sua mancanza di preoccupazione per il dialogo. Così come ha funzionato questo tipo di comunicazione, presenta ora insuperabili difficoltà ed è difficilmente accettabile per l'uomo moderno che vuole impegnare un dialogo. Dopo il concilio, allo scopo di attualizzare la definizione della chiesa come popolo di Dio, il bisogno di un tipo nuovo di comunicazione a doppio binario, cioè dall'alto in basso e dal basso in alto, è ormai riconosciuto.

 

Occorrono canali di comunicazione anche dalla periferia verso il centro, come consigli presbiterali, consigli parrocchiali, consigli pastorali, conferenze episcopali, assemblee dei fedeli, ecc. ecc.".
Io mi scuso di queste ampie citazioni, ma mi sembravano necessarie perché ho veramente l'impressione che quando parliamo di queste cose, la grande maggioranze delle persone, anche propriamente dei fedeli,
forse anche appunto dei vescovi, dei sacerdoti, ignorino che c'è stato nella chiesa attraverso il concilio, attraverso queste decisioni, questo profondo rivolgimento.... e non si può più oggi concepire la liturgia, concepire la messa come si concepiva una volta. Ecco, brevi parole del cardinale Iman "nella migliore formazione è cambiata l'attitudine del clero e dei laici, essi vogliono certo ancorai appartenere ad un solo gregge sotto la condotta di un solo pastore, ma non vogliono più essere trattati come delle pecore. Non vi sono stati mai tanti cristiani come oggi che si interessano alla teologia. Questo fa parte dello spirito di rinnovamento che traspare sotto la parola di collegialità che non significa che le sedi dell'autorità siano in via di sparizione.

 

Ciò significa piuttosto che il contenuto della fede e l'esercizio della autorità devono essere considerate in un modo nuovo." E devo dire che, dopo anche queste costituzioni, c' è tutta una serie di provvedimenti della chiesa che vanno in questa direzione: Sono qui, per es. le decisioni della conferenza episcopale dei vescovi dell'America latina, tenuta alla presenza di papa Paolo 6°, in cui appunto si dice che si devono incoraggiare le celebrazioni della parola, ecco....c'è la distinzione che farei importante per noi: della liturgia della parola e della liturgia dell'eucaristia.La liturgia della parola la può celebrare, si può celebrare anche senza la presenza del sacerdote. L'assemblea dell'Isolotto, riunita come assemblea di preghiera, celebra la liturgia: la liturgia della parola.

 

E la decisione i presa alla conferenza dei presuli latino americani incita appunto ad incrementare sopratutto queste forme di liturgia che danno: il massimo di partecipazione ai fedeli.
Ecco.. e allora in questo quadro, nel quadro di questo rivolgimento dobbiamo domandarci veramente che cos'è oggi una messa.
Io ho qui qualche ritaglio del "Corriere della Sera" del 18.11.1969. Eravamo alla vigilia dell'entrata in vigore delle nuove norme del "Novus ordo missae" - le nuove norme della messa - .E il "Corriere della sera" annotava..... diceva" Certo, se per molti cattolici fu uno choc, la sostituzione del latino con le lingue vive della celebrazione, se molti fedeli rispondono ancora all'invocazione del sacerdote con il silenzio, le novità di domenica prossima, non potranno non produrre un turbamento ancora maggiore".

 

Cioè interveniva la nuova forma di messa; si richiedeva la partecipazione attiva dei fedeli, e si osservava da parte del redattore ecclesiologico vaticanista del "Corriere della sera" che i fedeli sarebbero stati profondamente scossi, appunto, perché di carattere profondamente ................ :Diceva appunto, citava fra le innovazioni "i fedeli avranno già compreso fin dai riti di ingresso che la partecipazione di tutta l'assemblea ha un valore essenziale. Il concetto cui si collega la riforma liturgica voluta dal concilio vaticano 2° è che la liturgia non viene imposta dall'esterno, non viene imposta dall'esterno, neanche da un cardinale, ma nasce dalla stessa comunità ecclesiale".


"Per la prima volta - scriveva Civiltà cattolica - si riconosce al popolo una funzionalità di rilievo" E questo concetto sarà tradotto a poco a poco nella illuminazione..........per cui aggi abbiamo veramente già alcuni segni ovunque di questi nuovi tipi di messa: .la lingua appunto cambiata, la lingua comprensibile, non è più un sacerdote,che va all'altare e parla una lingua incomprensibile ai fedeli, parla. nella lingua del paese; la lettura del Vangelo può essere fatta laici, perfino autorizzata la lettura fatta dalle donne, una volta succedeva che le donne non potevano aprir bocca in chiesa. Il sacerdote è volto verso il popolo di Dio, il dialogo dei "divinis" si può svolgere e si svolge in tempo a numerose chiese anche sui fatti concreti del giorno. Possono essere autorizzate anche molte deviazioni a quella che è l'analisi, non esiste.....direi che esiste vastissima libertà a proposito di disposizioni varie, sul modo di organizzare la messa.

 

Il padre gesuita........... precitato scrive appunto "La messa è prima di tutto la riunione del popolo". Questo è veramente 'importante, oggi, nella messa, la riunione del :popolo". Dice "è il gesto sacro in cui il popolo di Dio si riconosce e si ritrova".
Ecco...l'ho detto prima, non era facile fare accettare queste 'cose a molti vescovi, a vecchi sacerdoti. C'è dappertutto una resistenza ad accettare questi principi ma questo non vuoI dire che il Giudice, che il Tribunale, il Tribunale italiano debba dire che era una messa perché ci sono dei vescovi e dei monsignori che non sanno più che cosa sia una messa. "Tanto ché - dice............trattato sulla chiesa -.........il quale scrive: "Le chiese si vuotano.

 

Noi conosciamo tanti militanti cristiani, impegnati con tutta la loro fede, che sfuggono le noiose messe parrocchiali e preferiscono le.... eucaristiche attorno a tavole familiari, non per gusto dell'insolito, non per romanticismo, ma perché queste messe domestiche hanno per essi un senso che la preghiera vi è veramente possibile. Queste messe si moltiplicano. I preti che le praticano non pensano più a farne mistero. Bisogna che la parrocchia cambi o non vi sarà più, presto, nessuna parrocchia". Quindi se noi abbiamo presente questo come possiamo pensare che in quel dibattito che si è svolto all'Isolotto, l'atteggiamento che dei fedeli dovevano assumere di fronte a un sacerdote estraneo, non partecipe del gruppo, non partecipe della vita comunitaria, che in virtù, pare, di un ordine, che però non si sa chi avesse dato, pretendeva di venirsi a presentare e disturbare l'assemblea di preghiera, che i fedeli dell'Isolotto erano abituati a tenere ogni domenica a quella determinata ora, per anni avevano sempre tenuto l'assemblea di preghiera, che ripeto fa parte della liturgia, liturgia della parola, che lo stesso mons. Panerai non aveva disturbato, non era andato mons, Panerai, incaricato di sostituire don Mazzi, non era andato a disturbare questa liturgia, l'aveva rispettata.

 

 È qui il problema veramente che si poneva, io vorrei chiedere alla presenza del P.M. ma credo che noi impostiamo un problema di questa importanza, di questa importanza soprattutto per la coscienza dei fedeli .possiamo veramente circoscriverlo nell'ambito di una operazione poliziesca?: istigazione a delinquere? Ma si discuteva che si trattava di una messa non del vescovo, si discuteva su quale era il significato di questo intervento esterno, che cosa rappresentava una comunità di fedeli che aveva partecipato fino ad allora, in piena comunione alla vita della Chiesa e che improvvisamente veniva, da un intervento esterno, disturbata e cacciata via dalla sua chiesa, impedita di celebrare le sua liturgia. Si .discuteva di queste cose altissime, per un credente le più importanti, che impegnano la coscienza individuale e voi ci venite a dire che questo è un problema di polizia, che vengano puniti con l'art. 405, 414, che istigavano a delinquere.

 

I fedeli sono preoccupati di avere sempre, attraverso alla loro partecipazione, un contatto diretto con Dio, avere una loro preghiera veramente espressione dell'anima loro, non era, non era una preghiera come la si intende oggi, la recitazione di formule rituali, di un credo imparato a memoria, perché secoli fa lo aveva annunciato il concilio di Nicea, perché qualche anno fa lo aveva rinnovato Papa Paolo 6°, era l'espressione nel loro animo di una preghiera che sale dal profondo del cuore, è la ricerca di un salmo, la ricerca di un paso del vangelo, che risponde in quel momento al bisogno del loro animo, che esprime la loro tensione religiosa: questa è l'assemblea di preghiera, questo è il modo di esprimere la loro fede, di viverla giornalmente, quotidianamente, senza bisogno che venga da Firenze, mandato dall'episcopato, mandato dal vescovo un celebrante a dire che è lui che andrà a insegnare, dimenticandosi che l'autorità ormai è al servizio della comunità dei fedeli.

 

Non esiste più questa autorità docente che può imporre il suo modo di vedere, non esistono più queste formule rituali, questa liturgia tutelata, perché oggi questa liturgia è stata rovesciata: che al primo posto c'è il popolo, la gerarchia è al suo servizio e basta. Discutiamo di questo, signori del Tribunale. E le parole del mio difeso Daniele Protti ma com'è possibile interpretarle in chiave di istigazione a delinquere?! Egli si occupa di evitare un sacrilegio, egli difende la fede. Quel comunicato che la comunità aveva emanato l'11 dicembre, cioè parecchio tempo prima, dice: viene deciso di esprimere con chiarezza che noi soffriamo per la mancanza della messa perché abbiamo fede e non vogliamo che la messa consacri la divisione fra il vescovo e il popolo: perché se c'è divisione non c'è più messa. Quando un vescovo non comunica col suo popolo, non realizza l'assemblea dei fedeli, non c'è più messa. La messa - continua questo comunicato - non sarebbe infatti segno di unione, ma di divisione, quasi un sacrilegio. .Ecco, queste parole sono scritte nel comunicato dell'11 dicembre.

 

E sono parole che il Protti riprende quando dice, secondo quella trascrizione che io ho nei verbali, ed è proprio esatta perché tra l'altro proprio nel quadro i quella mentalità poliziesca... coloro che traducevano i nastri hanno interpretato a loro modo le parole, hanno interpretato "corriamo il rischio, aboliamo la legge" ed alte cose del genere, se quindi quella di Protti è esatta - e non ho avuto il tempo di chiedere - ma qui si dice "questa messa adesso è un sacrilegio", cioè riprende le parole del comunicato: "questa messa adesso è un sacrilegio e come tale io non mi sento affatto di lasciare che questa messa domani venga detta".
Il Protti credente, il Protti che partecipa a questa comunità, imposta in quelle condizioni, anche senza parlare della presenza dei fascisti e dei poliziotti altro chiamati a sostegno di mons. Alba, anche senza parlare di questo è più che mai un sacrilegio, è un sacrilegio.

 

Per il solo fatto che un sacerdote - e dovrebbe conoscere i doveri del suo ministero - si presenta viceversa ad interrompere, pretende di interrompere una assemblea di preghiera che sempre ha celebrato pretendendo di celebrare un rito che non è più un rito riconosciuto, perché, ripeto, il rito riconosciuto oggi dalla chiesa come ,messa è un rito in cui c'è la comunione, in cui c'è la partecipazione, il dialogo.
E quando noi sappiamo - come ci ha detto lo stesso mons. Alba, per testimonianza resa davanti al P.M. in istruttoria, l'avesse chiesto lui o l'avesse chiesto un altro però nessuno alzò la mano per dire che voleva la messa, quando abbiamo unanimità del popolo presente in chiesa che non vuole la messa di questo monsignore, quella messa è un sacrilegio, non è un funzione religiosa.

 

Se quella domenica mattina qualcuno turbava la funzione religiosa, se quella mattina qualcuno commetteva il reato di cui all'art. 405 era mons. Alba che pretendeva di interrompere una vera funzione liturgica, quella che celebravano i fedeli dell'isolotto: la loro assemblea di preghiera. Questo io spero che voi spiegherete nella vostra sentenza.
Perché, badate, questa è oggi l'autentica realtà della chiesa. Io non voglio annoiarvi con le citazioni per citarvi questi trecento teologi, i teologi più accreditati, riuniti al congresso di teologia di Padova, 1970, l'anno scorso, che hanno dichiarato la superiorità della coscienza personale del credente perfino sul papa. E hanno scritto, hanno detto, l'assemblea dei teologi cattolici, l'assemblea di tutti i teologi cattolici riuniti a Padova, ha affermato che se il Papa pretendesse di imporre la sua autorità alla coscienza dei fedeli egli si ingannerebbe, commetterebbe un errore.

Ed ecco allora, io volgo al tèrmine, voi potrete assolvere con formula piena. Perché ripeto: qui nessuno ha pensato, neanche lontanamente, di istigare a delinquere. Qui eravamo in presenza di un dibattito che è aperto in tutto il mondo, appunto perché c'è di fronte alle innovazioni del concilio c'è una resistenza passiva di una larga parte della chiesa come istituzione, delle vecchie strutture che non hanno capito probabilmente, con buona fede, non hanno assimilato quelli che sono gli insegnamenti oggi dati dal concilio e si ostinano su posizioni arretrate contro cui la lotta ormai è aperta nel seno della chiesa. Per cui pretendere veramente di ridurlo nell'0ambito dell'articolo 405.414 è segno di una mentalità che non voglio classificare ancora una volta.


E come si può dire che offendevano, non dimentichiamo che l'art. 405 è un reato contro il sentimento religioso, ma voi potete pensare veramente che i fedeli dell'Isolotto che hanno vissuto una delle esperienze più religiose, più intense che sia esistita in questo periodo, di cui tutto il mondo si è occupato, di cui voi avete avuto la testimonianza anche nell'atteggiamento che hanno tenuto di fronte a voi, e voi potete veramente pensare che costoro si proponessero di offendere il sentimento religioso? O si proponevano di difendere il sentimento religioso? Badate, pochi mesi fa a Roma, un gruppo di fascisti interruppe una funzione religiosa dell'abate di San Paolo accusato di essere filocomunista, lo aggredirono, furono arrestati e processati.

 

Si difesero dicendo che l'abate di San Paolo era un prete che aveva delle idee innovatrici e che costoro, questi fascisti, erano viceversa dei tradizionalisti della chiesa. E hanno trovato purtroppo un Tribunale di Roma che li ha assolti, e li ha assolti proprio dicendo: "....pertanto siffatta premessa non si può certo ritenere se un uomo - un uomo era un fascista imputato, erano due fascisti imputati - il quale abbia fatto della vita e della pratica religiosa la sua ragion d'essere, che sia legato al perenne e tradizionale insegnamento della chiesa che combatta contro la confusione delle idee, possa esser portato a vilipendere quella religione nella cui pratica ha trovato il suo modus vivendi ed il suo imprescindibile ideale". Il tribunale di Roma ha assolto i fascisti che avevano aggredito la persona dell'abate di San Paolo, turbando la funzione religiosa e che ha detto: siccome sono dei credenti nella tradizione della vecchia chiesa non possono offendere il sentimento religioso.


Io spero che in Italia non vi siano due giustizie: una per i fascisti e una per i democratici. Certo voi non potete pensare che nell'animo di nessuno di costoro vi fosse l'idea di offendere il sentimento religioso e di istigare qualcuno ad offendere il sentimento religioso. Voi non potete isolare il loro atteggiamento da quello che è il significato profondo dell'esperienza dell'Isolotto che fa parte a tutte le idee di ribellione......... un gruppo di fanatici, ma che rientra nel quadro generale della tematica che oggi è il lievito di tutta la vita della chiesa, di tutta la vita ecclesiale. Si tratta di sapere se la chiesa si rinnova secondo il precetto del concilio o se pure non si riesce a rinnovare se non riesce a ritrovare questo respiro nuovo, più atto, che papa Giovanni 23° aveva auspicato e promosso.

 

È un dibattito aperto in cui uno crede di condannare gli atteggiamenti degli altri, ma, deve proprio riconoscere che qui siamo in presenza non di una violazione di un art. del C.P., ma siamo in presenza di due concezioni religiose che si affrontano.
Dando notizia degli avvenimenti dell'Isolotto nei più autorevoli giornali del mondo - Le monde di Parigi - diceva due concezioni radicalmente opposte si affrontano: l'autorità che pretende di essere detentrice della verità e la ricerca dei poveri che vogliono vi vere secondo il vangelo. Questo diceva Le monde - un giornale non sovversivo. E di questi episodi, diversi -da quello dell'Isolotto, che è stato il più intenso, ma voi li avete ormai dappertutto: avete comunità che sorgono da ogni parte d'Italia, all'estero...........Barcellona, Rosario, Amsterdam, ovunque si verificano questi fenomeni. Sul serio noi pensiamo che possiamo regolare, disciplinare un fenomeno di questa natura, che, ripeto, è il lievito di tutta l'attività spirituale della chiesa in questo momento?

 

Ma possiamo veramente rinchiudere nell'ambito dell'art. del C.P. ma possiamo veramente pensare che questo dibattito che oppone oggi vescovi a vescovi, perché ci sono anche dei vescovi che non sono dell'opinione del card, Florit, si oppongono cardinali al papa, perché c'è un dibattito aperto, pubblico fra una parte dei cardinali ed il papa, questo dibattito che investe tutta la chiesa oggi, è un dibattito che voi potete veramente pensare che si risolva facendo ricorso all'art. 415, alla turbativa della funzione religiosa? Io credo che di questo passo il P.M., se avesse vissuto a quell'epoca, avrebbe incriminato Gesù Cristo, perché quando è entrato nel tempio ed ha cacciato i mercanti, che erano dei sacerdoti che erano d'accordo coi mercanti. E Gesù Cristo ha turbato quella funzione. Io non voglio bene dirvi che qui sian dei mercanti del tempio, voglio dire che siamo di fronte a due concezioni che si affrontano, voglio dire, se volete esser larghi, due concezioni che hanno il proprio diritto per la lotta della cittadinanza all'interno della chiesa, ma non per ridurre questo dibattito fra due concezioni religiose, con due concezioni così profondamente vissute, testimonianza di giovani..............
ma la gente dell' Isolotto non la potete ridurre a questo livello.

 


(Interlocuzione da parte di qualcuno)
Non è una battuta, non è una battuta, noi siamo qui in presenza anche oggi, in questo dibattito, voi potete pensare quel che volete, potete anche credere che il concilio non abbia detto quelle cose che ha detto, potete pensare che io ho inventato questi teologi, potete inventare ma non potete negare che qui c'è una presenza religiosa, c'è una fede profondamente sentita, c'è la difesa dei valori religiosi nel loro atteggiamento, che il loro intervento in chiesa, che la loro assemblea di preghiera era manifestazione di un sentimento profondamente sentito, di una volontà religiosa, che non turbano delle funzioni religiose, perché ripeto non era una funzione religiosa, mentre era una funzione religiosa -la loro e al massimo, ecco il P.M. io forse avrei ancora capito, se lei non voleva chiedere l'assoluzione con la formula più ampia, se lei avesse fatto ricorso all'art 47 perché sicuramente, sicuramente, anche se lei dicesse che quello che è stato detto non è vero, sicuramente questa è una mera convinzione e se eran convinti di agire in errore di diritto, sarebbe stato se mai un errore di fatto, cioè un errore se la chiesa è organizzata in un certo modo o in un altro modo, se la presenza di mons. Alba rappresentava una messa o non la rappresentava, avrebbe dovuto ricorrere al comma 3 dell'art. 59, perché su quel terreno non c'è differenza fra fatto e diritto. Almeno questo avreste potuto dire, non poteva chiedere una insufficienza di prove sul dolo. Chi dice che ci fosse questa prova di dolo, poi qui sarebbe veramente un pretesto del reato di istigazione a delinquere,

 

Qui noi abbiamo oggi, siamo qui oggi, tutti testimoni in questo processo, testimoni non nel senso tecnico della parola, di un avvenimento che credo abbia una importanza storica, nella storia non solo della chiesa, del costume, della civiltà, perché la chiesa appartiene al costume, alla civiltà di tutta l'umanità. C'è stato un concilio, cui ho assistito, credo unico degli uomini politici della sinistra italiana, alla prima seduta dl concilio vaticano 2°, ed ho ascoltato a distanza di pochi metri, come sono ora alla distanza del signor Presidente la parola del papa Giovanni 23°, che inaugurava il concilio. Ma proprio per questo profondo sentimento di comprensione dei valori religiosi ed ho avvertito subito, dal primo discorso, che si apriva un nuovo periodo nella storia della chiesa.

La chiesa riprendeva un cammino che era stato interrotto dalla fissità, -dal dogmatismo chiuso dei suoi predecessori.
Mi torna la parola del vescovo di Roma, sant'Agostino, "Ecclesia peregrina" la chiesa pellegrinante, la chiesa che riprende il suo cammino per andare verso la verità, verso la santità. Forse non ci arriverà mai, gli uomini non ci arriveranno mai, ma la chiesa riprende questo cammino, e questo cammino verso la verità, questo cammino verso la perfezione, questo cammino verso la santità è il tessuto di questo dibattito, il tessuto di queste tensioni interne, che sono necessità, che sono esigenze per la vita stessa della chiesa. Qualunque cosa si possa pensare e concludere non c'è dubbio che è un apporto positivo che la comunità dell'Isolotto ha dato alla vita della chiesa.


Questa ricerca della verità, voi ricordate, fu la domanda di Pilato a Cristo: che cosa è la verità? e senza aspettare risposta se ne è andato.
I cristiani aspettano ormai da 2000 anni questa risposta che da Cristo non è venuta perché Pilato se ne è andato e che la chiesa non ha saputo mai. A questa ricerca della verità, le comunità, come quella dell'Isolotto, danno un contributo di estrema importanza, aiutano la chiesa peregrinante nel proprio cammino.
È dell'altro giorno sabato 3 luglio, due giorni fa, sul Corriere della Sera, giornale non certo sovversivo, l'articolo di mons. E.Pisani, certamente non un teologo di estrema sinistra, il quale conclude il suo articolo "I Giovani. I giovani ritrovano la fede" - dicendo, c'è una rinascita di religione dappertutto, ma non c'è nelle istituzioni ecclesiali, che pretendono di rimanere al perno, che pretendono di ignorare il concilio, che pretendono di ignorare quello che è scaturito dall'esperienza dolorosa di quest'ultimi tempi.
Ebbene io vi chiedo solo una cosa, Signori del Tribunale, voi non potete prestare il vostro braccio secolare per difendere una delle istituzioni ecclesiastiche che vogliono mantenere le vecchie strutture, che vogliono impedire ai credenti di celebrare la loro fede in nome di strutture che la chiesa stessa ha accantonato.