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ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: PROCESSO ALLA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO
Il Consiglio di Fabbrica delle Officine Nuovo Pignone di Firenze,
riunitosi per discutere ed approfondire il significato politico-sociale
del processo alla Comunità dell'Isolotto, che si svolge in questi giorni
presso il Tribunale di Firenze, ricorda a tutta la classe operaia italiana
quanto segue: I
1) La popolazione dell'Isolotto ha sempre condiviso le sorti della classe
lavoratrice e partecipato alle sue lotte contro lo sfruttamento padronale.
Basta citare, a titolo di cronaca, la difesa particolarmente significativa
sostenuta in appoggio alla lotta degli operai della Galileo e della Fivre
contro gli ingiusti licenziamenti che negli anni 1958-1962, colpirono
molte famiglie. I
2) La Comunità dell'Isolotto, in un periodo in cui i rapporti
politico-sociali erano basati sul sistema frazionistico e settario, è
riuscita a costituire all'interno del quartiere iniziative coraggiose a
carattere sociale (scuola popolare, centro spastici e case famiglia)
operando il superamento di divisioni partitiche, ideologiche e religiose,
dal cui spirito unitario prende l'avvio oggi il processo di unificazione
sindacale.
3) Questo Consiglio di Fabbrica ha rifiutato la visita del Cardinale
Florit a causa, come veniva riferito nella lettera del 1O/11/197O, del
"suo autoritarismo che lo ha contraddistinto in campo religioso e sociale
(vedi Isolotto) tanto da collocarlo accanto a quelle persone che ricorrono
a tutti i mezzi per fermare il corso della STORIA".
4) Non per niente tra gli imputati, di questo assurdo processo si trova il
nostro compagno di lavoro Don Gianni RICCIARELLI, manovale di fonderia,
che seguendo l'esempio di Cristo ha scelto di condividere la sorte degli
sfruttati di questa società capitalistica.
DEPLORA
L'assurdo atteggiamento e lo scandaloso connubio attuato fra potere
religioso e potere civile nella repressione di tutte le iniziative
tendenti a liberare le classi meno abbienti dal soffocamento operato da
secoli contro di loro.
DENUNCIA
all'opinione pubblica l'evidente piano di intimidazione portato avanti con
processi assurdi e con relative prefissate e comode amnistie contro i
lavoratori e sindacalisti che operano per l'affermazione di questi valori
per i quali oggi la comunità dell'Isolotto viene processata.
ESPRIME
la totale solidarietà ai nove imputati che in questi giorni in Tribunale
rappresentano coloro che vengono ingiustamente perseguitati e condannati.
INVITA
tutti i lavoratori ad essere vigili contro il rinascente fascismo che
anche nel caso dell'Isolotto appoggiando il più retrivo Potere
Ecclesiastico tenta in tutti i modi di stroncare ogni forma di
affermazione dei principi unitari.
Il Consiglio di Fabbrica
del NUOVO PIGNONE
Firenze 4 Maggio 1971
PARROCCHIA DI S. LUCA AL VINGONE
All'Arcivescovo di Firenze
Ai cristiani del Vingone
Ad alcuni amici preti
Come alcuni hanno già saputo, domenica prossima 9 maggio, alle ore 11,
vado a celebrare la messa nella piazza dell'Isolotto. So di compiere un
gesto fuori dell'attuale disciplina ecclesiastica e lo compio
coscientemente, accettandone le conseguenze e assumendo in pieno la
responsabilità davanti a Dio e alla Chiesa.
Il fatto che ha provocato in me questa decisione è il processo attualmente
in Corso a Firenze a 5 preti e 4 laici. Queste persone, che rischiano fino
a sei anni di carcere, non sono delinquenti, ma sono in Tribunale per
motivi interni alla vita della Chiesa. Questo anche il Vescovo lo
riconosce.
In realtà essi sono sul banco degli accusati perché hanno detto in maniera
decisa che l'attuale struttura ecclesiastica tradisce la Chiesa dei
poveri.
Già due anni fa, quando successe il fatto, noi di Vingone, chiedemmo
all'autorità ecclesiastica di prendere posizione su questa vicenda. Non
ottenemmo risposta. Oggi la risposta è arrivata. La Curia ha dichiarato
che non è bene che la Magistratura intervenga nelle questioni interne
della Chiesa e rimprovera quei gruppi e persone che hanno provocato
l'intervento, dimenticandosi però di chiarire che la persona che ha reso
possibile tale intervento è il delegato dell'Arcivescovo mons. Alba, con
la sua deposizione di accusa, e il gruppo è la stessa Curia col comunicato
del 6.1.1969 che è alla base dell'incriminazione. Voi capite che questo
non giova alla chiarezza ed è fatto apposta per confondere le idee alle
persone più umili.
Intendiamoci bene, non ci deve meravigliare che un gruppo di cris-tiani
nel momento in cui cercano faticosamente la loro fedeltà al vangelo e ai
poveri, vadano a finire in Tribunale per essere giudicati dal potere dello
Stato. Deve capitare. È successo a Gesù d agli Apostoli.
La differenza è che ora a favorire l'intervento del Tribunale è la stessa
autorità ecclesiastica in nome di Gesù Cristo. Ed è una differenza
tragica.
La cosa ancora più grave è che questo di Firenze non è u fatto isolato. È
la stessa situazione in cui si trova la istituzione ecclesiastica in quasi
tutto il mondo. La Chiesa deve essere, fra gli uomini, segno di speranza e
di fede in Gesù Risorto, ma la vittoria di Gesù nasce dalla desolazione
della Croce, La Chiesa quindi deve essere povera coi poveri, schiava con
gli schiavi, esclusa insieme ai più disperati fra gli uomini. Solo da
questa posizione può far germogliare una speranza e la Vita nuova di Gesù
Cristo.
Di fatto, invece, la Chiesa, nel suo aspetto istituzionale, si presenta
con abiti sontuosi, amica dei ricchi, alleata col potere
economico-politico quasi ovunque; e dove non lo è fa di tutto per
diventarlo.
Questa è da secoli la logica dell' istituzione ecclesiastica: allearsi con
i capi di turno per strappare più privilegi possibile, dando in cambio il
proprio silenzio di fronte ai soprusi e alle ingiustizie.
E che il potere sia in mano ai comunisti, ai capitalisti o ai fascisti non
è fattore importante. I nemici di oggi sono gli amici di domani.
È la logica furba di chi spera più nel potere e nella diplomazia che nello
Spirito, o al massimo, di chi spera di usare del potere per favorire
l'evangelizzazione.
È contro ogni alleanza di potere, contro ogni clericalismo risorgente che
bisogna lottare, perché la Chiesa sia fino in fondo segno di liberazione
dell'uomo.
Questi sono i motivi per cui, andando a celebrare la messa nella piazza
dell'Isolotto, mi pongo in piena obiezione di coscienza di fronte
all'autorità ecclesiastica, rattristato dal silenzio della Chiesa di
Firenze che lascia passare un fatto come il processo senza una seria
riflessione, con la speranza che la mia decisione, che prendo con
sofferenza, sia accolta come segno di amore per la Chiesa e serva da
stimolo a qualcuno.
Don Fabio Masi
7 maggio 1971
P.S. Hanno aderito a questa presa di posizione, responsabilmente, dando la
loro firma, alcune centinaia di cristiani della parrocchia. Un altro
gruppo notevole di persone di Vingone, pur non condividendo la scelta
contingente di celebrare la messa all'Isolotto, è completamente d'accordo
sull'analisi fatta in questa lettera.
(cicl. in proprio - via Roma 174 - Scandicci)
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