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INCONTRO FRA IL POPOLO DI PONTE NUOVO
E IL POPOLO DELL'ISOLOTTO
17 MAGGIO 1970
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Questo incontro fa seguito a una serie di contatti che le due Comunità
avevano già avuto fra loro e si inserisce in un quadro di solidarietà che
unisce sempre più i due popoli.
1 marzo 1970 - Un Gruppo di persone della parrocchia di Ponte Nuovo
insieme al parroco don Ulisse Frascali vengono all'Isolotto e celebrano la
Messa in Piazza. Si stabilisce un rapporto di fraternità. Si parla fra
l'altro del problema della Cresima a 104 ragazzi dell'Isolotto.
Ai ragazzi di Ponte Nuovo la Cresima verrà amministrata il 17 maggio da
Mons. Baldassarri. Don Ulisse si offre di chiedere all'Arcivescovo di
Ravenna di cresimare anche i ragazzi dell'Isolotto insieme a quelli di
Ponte Nuovo, considerando le due Comunità come una cosa sola.
6 marzo - Don Ulisse si reca personalmente da Mons. Baldassarri e gli
rivolge la precisa richiesta di cresimare i ragazzi dell'Isolotto insieme
a quelli di Ponte Nuovo. Mons. Baldassarri risponde affermativamente senza
fare difficoltà.
5 APRILE - Una delegazione di Ponte Nuovo conferma tale notizia,
partecipando all'assemblea dell'Isolotto. Ormai i due popoli si
considerano una sola comunità cristiana.
12 APRILE - Mons. Baldassarri, appena tornato dall' assemblea della
Conferenza Episcopale Italiana {C.E.I. ) comunica a don Ulisse che non gli
è più possibile dare la cresima ai ragazzi dell'Isolotto.
13 APRILE - La Comunità dell' Isolotto, avvertita della cosa, forma una
delegazione di quattro persone, fra cui don Mazzi, la quale si reca da
Mons. Baldassarri accompagnata da don Ulisse. L'Arcivescovo di Ravenna
giustifica la sua impossibilità con i seguenti motivi
- quando egli giunse a Roma per l'assemblea della C:E.I, i vescovi e altri
ambienti vaticani sapevano già dell'impegno da lui preso di cresimare i
ragazzi dell'Isolotto.
- Roma gli fu detto che, se avesse insistito nel suo proposito, il giorno
avanti la data della cresima gli avrebbero tolto la facoltà di cresimare e
il giorno dopo gli sarebbe stata tolta la diocesi. "Se sapeste - egli
aggiunse - quante altre cose mi furono dette e da persone che non
immaginereste mai!".
- Pertanto cresimare i ragazzi dell'Isolotto significava per lui essere
apertamente considerato ribelle.
- A causa dei precedenti motivi la cresima acquistava un significato
polemico che non avrebbe giovato a nessuno.
- Essendo la cresima un sacramento non indispensabile era opportuno che i
ragazzi dell'Isolotto aspettassero a riceverla. Tanto più che l'anno
prossimo la C.E.I., affrontando il tema della Chiesa locale, sarebbe stata
costretta a trovare una soluzione anche per l'Isolotto.
15 APRILE - Alcuni giornali riportano la notizia che Mons. Baldassarri non
cresimerà i ragazzi dell'isolotto per intimidazioni ricevute dagli
ambienti della C.E.I.
16 APRILE - L'Arcivescovo di Ravenna smentisce pubblicamente di aver
ricevuto intimidazioni. Egli afferma di aver preso autonomamente la
decisione di ritirare la propria disponibilità perché la cresima
acquistava significato polemico.
19 APRILE - I componenti la delegazione che il tredici dello stesso mese
aveva parlato con Mos, Bldassari scrivono a lui una lettera nella quale,
dopo avergli ricordato i precisi termini dl colloquio, così si esprimono:
"...Ci ha fortemente addolorati la smentita da Lei fatta alla stampa e non
riusciamo a vedere come si possa ristabilire la verità negando o ignorando
quanto Ella ci ha rivelato.
Ci sembra anzi che ammettere apertamente le intimidazioni, che
direttamente o indirettamente Ella ha ricevuto e che Le hanno impedito di
mantenere il suo impegno, sia una necessaria testimonianza alla verità e
quindi una provvidenziale occasione per liberare il Popolo di Dio dal
clima di sospetto, di occulta intimidazione, di ipocrisia e di paura che
regna nella Chiesa...".
21 APRILE - Si svolge all'Isolotto una affollata assemblea. Vi partecipa a
che una delegazione di Ponte Nuovo con don Ulisse. Essi comunicano che
nella loro assemblea, svoltasi il giorno avanti, hanno deciso di rifiutare
il rito della cresima, per restare in attesa insieme alla Comunità
dell'Isolotto. Tale gesto di solidarietà viene accolto con entusiasmo e si
decide di incontrarsi ugualmente il 17 maggio poiché se le due comunità
sono costrette a rinunziare alla cresima non possono però rinunziare alla
Spirito santo presente in mezzo agli uomini che si radunano nel nome di
Cristo.
L'incontro di oggi a Ponte Nuovo è dunque una tappa importante di un
cammino di solidarietà e di unità che lega ormai i due popoli, insieme a
tanti altri popoli e comunità cristiane di tutta Italia e di tutto il
mondo.
I ragazzi dell'Isolotto e di Ponte Nuovo, durante tutto il presente mese,
hanno lavorato alla stesura di un documento da rendere pubblico in
occasione dell'incontro odierno. Anche il noto teologo spagnolo José Maria
Gonzales Ruiz ha voluto dare il suo contributo all'incontro di oggi
consentendo che si leggesse pubblicamente la lettera che egli ha scritto a
Mons. Baldasari.
I testi del documento dei ragazzi e della lettera di Gonzales Ruiz sono
riportati nelle pagine seguenti.
LE COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO E DI PONTE NUOVO
A TUTTI IRAGAZZI CHE RICEVONO LA CRESIMA
E A TUTTO IL POPOLO DI DIO
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Siamo oltre centosettanta ragazze e ragazzi di due quartieri popolari:
Isolotto di Firenze e Ponte Nuovo di Ravenna. Ci siamo incontrati oggi, 17
maggio 1970, a Ponte Nuovo, insieme alle nostre.famiglie e comunità.
Abbiamo pensato che era. bene inviare un messaggio a tutti i ragazzi che
ricevono la cresima e a tutti i cristiani, per far conoscere la nostra
situazione.
Siamo abbastanza grandi per incominciare ad affrontare con una certa,
responsabilità i problemi che la vita ci pone. Inoltre in questi ultimi
tempi stiamo insieme per divenire dei cristiani adulti: ci riuniamo a
gruppi o tutti insieme e siamo certi che Gesù è in mezzo a noi. Attraverso
lo stare insieme, attraverso il Vangelo e i fatti della vita attuale
cerchiamo di capire in pratica. cosa significa il comandamento nuovo di
Gesù: "Amatevi come io ho amato voi". Abbiamo fede che in questo modo il
Signore ci fa dono del suo spirito. Il rito della cresima per noi è
soltanto un momento di tale dono.
Abbiamo letto nel Vangelo che Gesù un giorno disse a un certo Nicodemo:
"Il vento spira dove vuole e ne senti la voce; ma non sai ne da dove viene
ne dove va; così è di tutti coloro che nascono dallo Spirito". Da
principio queste parole ci sembravano difficili; ma poi esse ci hanno
fatto comprendere che lo Spirito Santo, come il vento, non può essere
imprigionato da nessuno, nemmeno dal rito della cresima.
I vescovi dunque non sono i padroni dello Spirito Santo. Al contrario Gesù
dona il suo Spirito a chi vuole, anche senza il rito della cresima.
Abbiamo anche letto il libro dogli atti degli apostoli. Vi si racconta che
gli Apostoli volevano rifiutare il battesimo e la cresima a delle persone
che consideravano "indegne" per il solo fatto che non erano ebrei; ma
Pietro fu obbligato da Dio stesso a riconoscere che quelle parsone avevano
già lo Spirito Santo. Allora diede loro il battesimo e la cresima
esclamando: "Possiamo forse negare l'acqua del battesimo a coloro che
hanno ricevuto lo Spirito al pari di noi?" .Quando gli altri Apostoli
seppero quello che aveva fatto Pietro sì arrabbiarono e lo rimproveravano.
Pietro però non ebbe paura e rispose: "Se Dìo ha concesso loro ìl modesimo
dono che a noi..., chi ero io da potermi opporre a Dio?".
Anche a noi ragazzi dell'Isolotto è rifiutato il sacramento della cresima
solo perché apparteniamo ad una comunità cristiana considerata "indegna".
La cresima ci verrebbe data ben volentieri, ma a patto che rinnegassimo
tale comunità. Allora saremmo considerati degni di ricevere lo Spirito
Santo? Siamo rimasti molto male quando abbiamo saputo che anche
l'Arcivescovo di Ravenna ci rifiutava insieme agli altri vescovi, invece
dì comportarsi coraggiosamente come Pietro. Il suo rifiuto ci ha colpito
ancora di più poiché ai primi di marzo egli aveva preso in modo chiaro
l'impegno di accoglierci nella sua diocesi, di considerarci una sola cosa
con i
ragazzi di Ponte Nuovo e di cresimarci insieme a loro.
Noi ragazzi di Ponte Nuovo abbiamo sentito chiaramente che la cresima data
solo a noi sarebbe stata una preferenza ingiusta. Non potevamo ricevere un
segno di amore, come la cresima, che invece di unirci ci divideva. Ci
siamo sentiti rifiutati insieme a quelli dell'Isolotto e non abbiamo
potuto fare a meno di rimanere come loro senza il sacramento della
cresima.
A tutti noi e dispiaciuto molto trovarci in questa condizione di
rifiutati, ma poi vi abbiamo ripensato e abbiamo detto: "In fondo siamo in
compagnia con la stragrande maggioranza dei ragazzi del I:1ondo che sono
rifiutati; siamo in compagnia dei ragazzi rifiutati dalla scuola perché
appartenenti a famiglie operaie; dei baraccati cui è rifiutata una casa;
dei ragazzi negri cui è rifiutata la dignità di esseri umani e che sono
costretti a ricevere la cresima in una chiesa diversa dai bianchi; dei
ragazzi del mondo della fame cui e rifiutato il pane, la vita e la
libertà".
Allora abbiamo pensato che il subire quel rifiuto era già un modo buono di
ricevere lo Spirito Santo, di vivere la cresima, di rendere testimonianza
a Gesù presente nei rifiutati. Per questo restiamo in attesa; ma non con
le mani in mano. Vogliamo continuare a ritrovarci, vogliamo che le nostre
due comunità siano sempre più unite, vogliamo impegnarci nel nostro
piccolo perché spariscano per sempre coloro che rifiutano e perché quelli
che sono rifiutati raggiungano la liberazione.
Ponte Nuovo - Ravenna, 17 Maggio 19170
Roma 4. 5. 1970
Mons Salvatore Baldassarri
Arcivescovo dl Ravenna
Monsignore,
proprio ieri sono stato a contatto con la Comunità dell'Isolotto a Firenze
(aveva celebrato la messa in piazza - N.D.R.) e ho avuto notizia sulla
cresima fallita di quei ragazzi
Dai primi momenti del caso Isolotto ho potuto seguirne da vicino le
dolorose vicende, che sono divenute un inevitabile punto di riferimento
non soltanto per il cattolicesimo italiano, ma anche per i cristiani di
quasi tutto il mondo.
Mi creda, Monsignore, non è tanto facile seguire da vicino queste dolorose
vicende: la prima volta che visitai l'Isolotto (26.12.1968) avevo una
grande paura, e quando rientrai a Roma ero seriamente ammalato con un
pericoloso squilibrio della pressione arteriale.
Per un intellettuale, magari "avanzato", non è facile staccarsi dalla
serenità del tavolino pieno di libri e di carte, e buttarsi in mezzo alla
mischia. Per far questo ho dovuto sempre esplicare un grande sforzo
richiamandomi alla mia coscienza e anche alla mia "teolo-gia", composta
spesso di sole belle parole.
Con questo voglio dirLe che capisco bene la perplessità e la paura che la
invade dopo le prime mosse di avvicinamento all'Isolotto. Ma "capire" non
vuoI dire "giustificare": noi preti siamo stati abituati a giustificare
ogni passo che facciamo e abbiamo spesso dimenticato l'esemplarità della
pubblica penitenza davanti ai nostri fedeli, riducendola magari
ipocritamente ad una farisaica commedia cultuale, quando al principio
della messa diciamo che anche "noi abbiamo peccato molto..." t
Dalle cose che ho sentite, Lei ha paura che il fatto di dare le cresima ai
ragazzi dell'Isolotto comporti una sconfessione del vertice e forse una
rimozione totale.
Mi scusi se io Le dico con piena sincerità come si vedono le cose dal di
fuori. Tutta la ragione di essere della Chiesa è di essere il "sacramento
del mondo" o, più concretamente, della liberazione del mondo da ogni
schiavitù. Orbene un sacramento è un "segno" destinato ad essere capito
dai destinatari, cioè da quelli che aspettano la liberazione
Quella comunità cristiana dell'Isolotto è uno dei rari casi dove il
Vangelo era realmente diventato un segno efficace di liberazione totale,
ed il "popolo" - autentico :popolo - lo aveva così interpretato. Anzi
tanti cristiani del "popolo", in Italia e all'estero, hanno respirato
quando hanno conosciuto quell'esperienza. Questo
vuoI dire che ormai siamo tutti incanalati: la faccenda dell'Isolotto è
diventata evangelicamente un "segno di contraddizione".
Certi atteggiamenti di paura, certi calcoli diplomatici o politici vengono
fatalmente
interpretati come un rifiuto dell'impegno "sacramentale" per la
liberazione del popolo. E così la Chiesa espone a nullità la propria
sacramentalità. Basta vivere in mezzo alla povera gente per capire questo
grosso fallimento di una Chiesa che
si aristocratizza ogni giorno di più, magari dopo belle dichiarazioni a
favore dei poveri.
Mi creda, Monsignore, quando si è già percorsa la maggior parte del "cammin
di nostra vita", non si può non pensare all'incontro con Colui nel quale
diciamo credere e le cui parole siano incaricati di trasmettere e
d'interpretare, anche con la nostra prassi.
Dio mi liberi dal darLe dei consigli, ma ritengo che la mia povera
teologia è nient'altro che un servizio reso ai "poveri di Yahve"; perciò
mi permetto di esprimerLe i miei pensieri.
Pensi, Monsignore, se per caso non sia giunto il momento di mimetizzare
quella celebre frase del Conte di Parigi: "Paris vaut bien une Messe",
cioè il Vangelo ben vale una mitra. Riconosco l'enorme difficoltà di fare
il primo passo, sopratutto quando questo primo passo ci butta nel buio più
assoluto. Ma la Fede è così. Noi, uomini di Chiesa, preghiamo poco e male;
abbiamo preL1esso dei belli schemi - magari "neo-liturgici" - dove lo
Spirito di Dio deve adeguarsi completamente alle regole da noi stabilite.
Ma lo Spirito soffia dove e quando vuole. Pretendiamo eliminare la
sorpresa del Dio "ladro", del quale ci parla così spesso il Nuovo
Testamento. Si accusa spesso certe esperienze cristiane - come quella
dell'Isolotto - di "orizzontalismo", ma si dimentica qualcosa di molto
grosso, cioè che "Dio è nella base, nel popolo"; in conseguenza, un
verticalismo divergente dalla base è illusorio; anzi è un allontanamento
da Dio, dato il "capriccio" divino di fare, della base la cattedra dove
insegna la sua verità e il santuario dove proferisce i suoi oracoli.
Non saprei dirLe di più. Pensi che tutti gli occhi sono rivolti a Lei, che
è diventato per molti l'ultimo resto del naufragio.
Oltre che le mie modeste riflessioni, Le assicuro le mie angosciose
preghiere, affinché lo Spiri-to di Dio La illumini e La incoraggi per
servire a questo Popolo di Dio così travagliato dalla grande delusione
post-conciliare.
Fraternamente
José Maria Gonzàlez-Ruiz
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