Home                                            Notizie    Storia    Archivio storico     Incontri Domenicali    Esperienze Educative    Libri    Progetti Condivisi     Echi di Stampa   e-Link      Contatti
RICERCA Y   '54 '55 '56 '57 '58 '59 '60 '61 '62 '63 '64 '65 '66 '67 '68 '69 '70 '71 '72 '73 '74 '75 '76 '77 '78 '79 '80  > NOTIZIARIO       VEGLIE
               W  03 05 07 12 17 20 29 40 46 49          
   

 

SUL PROBLEIMA DELLA BELEDIZIONE DELLE CASE
CONCLUSIONI DELL'ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ DELL'ISCOLOTTO
TENUTASI MERCOLEDÌ 11 FEBBRAIO 1970
_______
 


Abbiamo affrontato anche quest'anno il problema della benedizione delle case con grande serenità e libertà. Dopo un'attenta discussione ci è sembrato, per la situazione in cui ci troviamo, che la cosa migliore sia questa:

- chi pensa che la benedIzione delle case è un rito ormai superato (che molte parrocchie, anche fiorentine, o diocesi intere hanno eliminato già da tempo, in linea col rinnovamento liturgico), si regola di conseguenza con la massima libertà;
- chi ritiene ancora valido il rito, ma non vuol subire la benedizione come una imposizione, avverte i nostri preti (Enzo, Sergio e Paolo) i quali sono come sempre disponibili a servire il quartiere.
Per mettersi in nota basta recarsi o telefonare, qualsiasi giorno feriale, dalle ore 18 alle 20, alle baracche verdi Via Aceri, 1 Tel. 70 31 24; oppure a casa dei preti, Via Acacie, 1 Tel. 70.22.40 -


Siamo giunti a questa conclusione in base alle considerazioni seguenti:

L'anno scorso, nell'assemblea del 12 marzo, si decise di rinunziare alla benedizione delle case. Avevamo del resto rinunziato a tutte le funzioni sacerdotali fatte dai nostri preti (compresa la Messa) per non essere in nessun modo responsabili della divisione tra il Vescovo e noi, né di alcuna divisione nel quartiere. Chiedevamo solo che l'autorità ecclesiastica comprendesse e rispettasse questa nostra rinunzia e non mandasse altri preti, prima di averci ascoltati e di avere ristabilito la giustizia e l'unità.
In fondo la benedizione delle case non è un rito necessario, anzi per molti aspetti è un fatto di superstizione che va scomparendo dovunque.
In una situazione delicata come quella dell'Isolotto era più che opportuno rinunziare sia a dare che a riceve la benedizione delle case. Sarebbe stato un segno concreto di volontà di riconciliazione, un primo passo verso la pace. Poiché Dio costruisce la pace solo servendosi dei nostri gesti concreti di pace.
A Dio non servono né le nostre "buone intenzioni", né le parole di pace e neppure le preghiere, se non sono legate ai fatti.
Purtroppo le cose sono andate diversamente. La benedizione ci è stata imposta e così anche la divisione. La maggior parte delle famiglie dell'Isolotto si trovarono in grande difficoltà. Accettare una benedizione che non era assolutamente segno di pace lo sentivamo ipocrita e non gradito da Dio; rifiutarla sembrava a qualcuno contrario all'educazione. Ciascuno di noi si comportò come poté, a seconda delle circostanze.


Quest'anno il problema si presenta allo stesso modo e noi vogliamo rimanere fedeli alla ricerca concreta dell'unità. Questa è la nostra vera benedizione.
Perciò più che alla benedizione dell'acqua crediamo alla benedizione dell'amore.
"Non chi dice Signore Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre" (Matteo }.

Più che alla benedizione dell'acqua crediamo a Gesù presente continuamente nelle nostre case. e nelle nostre famiglie.
"Quando due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"

Con questo nostro atteggiamento cerchiamo di contribuire al rinnovamento della Chiesa liberandoci dalle paure e dalle superstizioni che ci renderebbero simili ai farisei.
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite il di fuori del bicchiere e del piatto, mentre il di dentro è pieno di sfruttamento e di egoismo; sie-te proprio simili ai sepolcri imbiancati che esteriormente appaiono splendidi e dentro sono pieni di ossa di morti e di putridume" (Vangelo di Matteo).

Gesù si riferisce ad una usanza molto simile a quella della nostra benedizione delle case: era l'usanza di imbiancare i sepolcri qualche settimana prima di Pasqua.

Siccome però si pretenderà anche quest'anno d'imporci la benedizione dell'acqua e molte famiglie verranno a trovarsi in difficoltà, abbiamo chiesto ai nostri preti (Enzo, Sergio e Paolo) di visitare quelle famiglie che lo chiederanno.
Essi hanno accettato perché sono a servizio dell'unità del Quartiere.

Queste considerazioni, emerse durante l'assemblea, rappresentano un semplice tentativo di risolvere provvisoriamente un problema che rimane aperto e che si risolverà col tempo attraverso la maturazione non solo nostra, ma di tutta la Chiesa.






Cicl. in proprio
via Aceri 1
resp. M.Furlani