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SUL PROBLEIMA DELLA BELEDIZIONE DELLE CASE
CONCLUSIONI DELL'ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ DELL'ISCOLOTTO
TENUTASI MERCOLEDÌ 11 FEBBRAIO 1970
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Abbiamo affrontato anche quest'anno il problema della benedizione delle
case con grande serenità e libertà. Dopo un'attenta discussione ci è
sembrato, per la situazione in cui ci troviamo, che la cosa migliore sia
questa:
- chi pensa che la benedIzione delle case è un rito ormai superato (che
molte parrocchie, anche fiorentine, o diocesi intere hanno eliminato già
da tempo, in linea col rinnovamento liturgico), si regola di conseguenza
con la massima libertà;
- chi ritiene ancora valido il rito, ma non vuol subire la benedizione
come una imposizione, avverte i nostri preti (Enzo, Sergio e Paolo) i
quali sono come sempre disponibili a servire il quartiere.
Per mettersi in nota basta recarsi o telefonare, qualsiasi giorno feriale,
dalle ore 18 alle 20, alle baracche verdi Via Aceri, 1 Tel. 70 31 24;
oppure a casa dei preti, Via Acacie, 1 Tel. 70.22.40 -
Siamo giunti a questa conclusione in base alle considerazioni seguenti:
L'anno scorso, nell'assemblea del 12 marzo, si decise di rinunziare alla
benedizione delle case. Avevamo del resto rinunziato a tutte le funzioni
sacerdotali fatte dai nostri preti (compresa la Messa) per non essere in
nessun modo responsabili della divisione tra il Vescovo e noi, né di
alcuna divisione nel quartiere. Chiedevamo solo che l'autorità
ecclesiastica comprendesse e rispettasse questa nostra rinunzia e non
mandasse altri preti, prima di averci ascoltati e di avere ristabilito la
giustizia e l'unità.
In fondo la benedizione delle case non è un rito necessario, anzi per
molti aspetti è un fatto di superstizione che va scomparendo dovunque.
In una situazione delicata come quella dell'Isolotto era più che opportuno
rinunziare sia a dare che a riceve la benedizione delle case. Sarebbe
stato un segno concreto di volontà di riconciliazione, un primo passo
verso la pace. Poiché Dio costruisce la pace solo servendosi dei nostri
gesti concreti di pace.
A Dio non servono né le nostre "buone intenzioni", né le parole di pace e
neppure le preghiere, se non sono legate ai fatti.
Purtroppo le cose sono andate diversamente. La benedizione ci è stata
imposta e così anche la divisione. La maggior parte delle famiglie
dell'Isolotto si trovarono in grande difficoltà. Accettare una benedizione
che non era assolutamente segno di pace lo sentivamo ipocrita e non
gradito da Dio; rifiutarla sembrava a qualcuno contrario all'educazione.
Ciascuno di noi si comportò come poté, a seconda delle circostanze.
Quest'anno il problema si presenta allo stesso modo e noi vogliamo
rimanere fedeli alla ricerca concreta dell'unità. Questa è la nostra vera
benedizione.
Perciò più che alla benedizione dell'acqua crediamo alla benedizione
dell'amore.
"Non chi dice Signore Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la
volontà del Padre" (Matteo }.
Più che alla benedizione dell'acqua crediamo a Gesù presente continuamente
nelle nostre case. e nelle nostre famiglie.
"Quando due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro"
Con questo nostro atteggiamento cerchiamo di contribuire al rinnovamento
della Chiesa liberandoci dalle paure e dalle superstizioni che ci
renderebbero simili ai farisei.
"Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite il di fuori del
bicchiere e del piatto, mentre il di dentro è pieno di sfruttamento e di
egoismo; sie-te proprio simili ai sepolcri imbiancati che esteriormente
appaiono splendidi e dentro sono pieni di ossa di morti e di putridume"
(Vangelo di Matteo).
Gesù si riferisce ad una usanza molto simile a quella della nostra
benedizione delle case: era l'usanza di imbiancare i sepolcri qualche
settimana prima di Pasqua.
Siccome però si pretenderà anche quest'anno d'imporci la benedizione
dell'acqua e molte famiglie verranno a trovarsi in difficoltà, abbiamo
chiesto ai nostri preti (Enzo, Sergio e Paolo) di visitare quelle famiglie
che lo chiederanno.
Essi hanno accettato perché sono a servizio dell'unità del Quartiere.
Queste considerazioni, emerse durante l'assemblea, rappresentano un
semplice tentativo di risolvere provvisoriamente un problema che rimane
aperto e che si risolverà col tempo attraverso la maturazione non solo
nostra, ma di tutta la Chiesa.
Cicl. in proprio
via Aceri 1
resp. M.Furlani
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