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CONCLUSIONE DELL'ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ
DELL'ISOLOTTO
TENUTA IL G1ORNO 14 GENNAIO 1970
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Il Prof. Mario CALAMARI, Procuratore Generale della Repubblica, nel
discorso di apertura dell'anno giudiziario 1970, si e così espresso nei
confronti della Comunità dell'Isolotto:
"...Altre manifestazioni di aperta intolleranza provengono dalla
cosiddetta Comunità dell'Isolotto, i cui componenti ritengono, a quel che
sembra, che basti richiamarsi allo spirito dei Vangeli per essere sol per
questo svincolati dall'obbligo di osservare certe leggi dello Stato.
Essi affermano di essere perseguitati dal potere secolare perché si sono
ribellati alla legittima autorità della Chiesa; ma se questa loro
affermazione, corrisponde ad un convincimento sincero, posso
tranquillizzarli perché non è vero che oggi sussiste ancora il braccio
secolare e chi lo fa credere è un impostore.
Fino a quando essi rispetteranno le leggi, il Pubblico Ministero non avrà
ragione di sindacare il loro operato; interverrà invece, come è già più
volte intervenuto, quando le norme penali sono state violate.
Intendo fare allusione, in particolar modo, al procedimento instaurato nei
confronti di coloro che hanno impedito lo svolgimento di funzioni
religiose che si dovevano compiere con l'assistenza del ministro del culto
a ciò deputato dalla Curia, nell'esercizio dei poteri che il diritto
canonico le conferisce; poteri che hanno riconoscimento nello Stato in
forza delle norme contenute nell'art.7 della Costituzione".
Il Prof. Calamari, dunque, parlando come capo della Magistratura
inquirente toscana, ha sostanzialmente fatto le seguenti affermazioni:
1) ha ingiustamente accusato la Comunità di compiere "manifestazioni di
aperta intolleranza", affermando che "i componenti di essa ritengono che
basti richiamarsi allo spirito dei Vangeli per essere solo per questo
svincolati dall'obbligo di osservare le leggi dello Stato".
Tale affermazione assume carattere di eccezionale gravità poiché colpisce
e scredita lo spirito evangelico e l'ansia di rinnovamento di un popolo
cristiano, additandolo al pubblico disprezzo. La stessa affermazione é per
ora smentita dai fatti: l'unica sentenza pronunziata nei confronti dei
componenti della Comunità dell'Isolotto è stata di assoluzione.
Tra l'altro, in contrasto con il principio generale del contraddittorio le
affermazioni dell'alto magistrato hanno tutto il sapore di verità rivelate
e indiscutibili, difficilmente compatibili col principio di libertà e di
democrazia e con quello spirito di serena obiettività che deve ispirare
sempre l'azione di ogni magistrato veramente indipendente, sia esso
giudice oppure accusatore.
2) Ha qualificato come "impostori" coloro che "fanno credere" che esista
in Italia ancora il "braccio secolare", quasi che non fossero tuttora in
vigore i Patti Lateranensi e la stessa religione cattolica non fosse
specificatamente tutelata come religione dello Stato.
Del resto la Comunità ricorda perfettamente l'atteggiamento tenuto dal
Prof. Calamari in occasione del discorso inaugurale del 1969, allorquando,
non richiesto da alcuno, si fece garante dell'autorità del Vescovo "che,
per investitura derivante dal Diritto Canonico, è l'unico depositario dei
poteri di governo della Chiesa fiorentina".
La Comunità ha sperimentato e sperimenta direttamente a sue spese il
rapporto esistente tra il potere ecclesiastico e quello civile e quindi
non ha bisogno alcuno di "credere" ad "impostori", o a coloro che
affermano oppure negano l'esistenza del braccio secolare.
3) Ha violato il principio Costituzionale secondo il quale l'imputato deve
essere considerato innocente fino a quando non sia stata pronunziata una
sentenza definitiva. Infatti il Prof.Calamari ha dato per scontato che la
Comunità abbia più volte trasgredito le norme penali, anticipando in
particolare il giudizio secondo il quale gli imputati "hanno impedito lo
svolgimento di funzioni religiose" nella chiesa dell'Isolotto
Tale affermazione spetta, dopo un regolare dibattito, unicamente al
Giudice che dovrà decidere il processo, non essendo essa consentita
neppure al Procuratore Generale quando, fuori dell'aula di udienza
destinata alla celebrazione di quel processo, ed in assenza degli imputati
e dei loro difensori, li definisce colpevoli di un fatto che oltretutto
deve essere ancora accertato.
In sostanza il Prof. Calamari anticipa il giudizio del Tribunale di
Firenze, dinanzi al quale la causa pende attualmente in fase istruttoria,e
con la sua alta autorità assume, di fatto, un atteggiamento tale da
giustificare una eventuale richiesta di spostamento del processo ad altra
sede giudiziaria.
Non si deve infatti dimenticare che questo discorso e stato pronunziato in
occasione di una solenne cerimonia alla presenza di buona parte dei
magistrati toscani e forse anche di quelli che saranno chiamati a
giudicare i componenti della Comunità.
L' ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO.
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