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Il giorno 12 luglio improvvisamente Florit si reca nell'abitazione dei sacerdoti Enzo Mazzi, Sergio Gomiti e Paolo Caciolli in via delle Acacie. Lascia una traccia del colloquio avuto con Sergio Gomiti, unico presente in quel momento in casa. Il Cardinale invita i tre sacerdoti a vivere per qualche tempo con lui in Arcivescovado (cfr. EmD139).
Il giorno 11 agosto è partita dal Cenobio di Camaldoli una lettera per la Comunità e per il Cardinale con un invito alla riconciliazione,(cfr. EmD138).
Il documento EmC031, nato in questo clima, contiene una lettera "Al nostro Vescovo e a tutta la Chiesa" da parte della Comunità e l'intervento di Enzo Mazzi durante la messa in piazza dell'Isolotto con l'accettazione dell'invito del Cardinale.
L'accoglimento dell'invito sarà poi rifiutato per l'incomprensibile, precipitosa, improvvisa decisione del vescovo di riaprire la Chiesa la domenica con una sua celebrazione della Messa. Il Vescovo si è presentato ed è entrato in chiesa assieme a gruppi organizzati di altre parrocchie, presente anche qualche loro parroco, con parte della borghesia fiorentina, scortato dalla forza pubblica, mentre circa tremila persone della Comunità rimanevano fuori nella piazza dell'Isolotto. (cfr. EmC0032; EmC032-1; EmC33).

   
   

 

Firenze - Isolotto 24.8.1969


AL NOSTRO VESCOVO E A TUTTA LA CHIESA


"Quando due o tre sono riuniti nel mio nome ci sono io in mezzo a loro".È in base a parole di Dio come queste che stiamo celebrando la Messa. La nostra fede nel Vangelo è una lunga educazione ricevuta proprio dalla Chiesa ci hanno reso impossibile rinunziare più a lungo a questo atto fondamentale per la vita di qualsiasi comunità cristiana.
Siamo coscienti della gravità del problema sollevato dalla Notificazione del nostro Vescovo e siamo grati ai fratelli che ci ricordano la parola del Vangelo di Matteo: "Se stai presentando la tua offerta all'altare ed ivi ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta là dinanzi all'altare" e va' prima a riconciliarti con tuo fratello". Ad essi e a tutta la Chiesa chiediamo però di tener conto di alcuni fatti fondament1i:

-siamo stati otto mesi senza la Messa e ultimamente abbiamo rinnovato tale privazione, proprio per non approfondire la divisione e servire l'unità.

-per quindici anni e tanto più ora la Messa è stata per noi non un rito abitudinario, ma il fondamento e il culmine della nostra vita comunitaria. Per questo, ormai, rinunziare ancora alla Messa significa per noi come comunità cristiana semplicemente autodistruggersi. E questo non può essere chiesto.

-continuiamo a rinunciare alla Messa presieduta dai nostri preti, per testimoniare che rimaniamo aperti alla comunione con tutta la Chiesa. Questo altare è preparato per chiunque ci riconosce comunità cristiana e prima di tutto per il nostro Vescovo.

-noi facciamo la Messa per una esigenza vitale ed essenziale, non per opporci al Vescovo. Chi ci conosce ed ha partecipato alle nostre assemblee sa
quanto questo sia vero. Anzi, nella Messa, nella comunione con Cristo, nell'amore fraterno, cerchiamo appassionatamente la luce e la forza per superare tutte le di visioni, trovare la strada di una unità sempre più grande, mettere in evidenza ciò che tuttora ci unisce al Vescovo molto profondamente, al di là di ciò che momentaneamente ci divide.

La Parola di Dio e l'Eucaristia che stiamo celebrando ci suggeriscono di aderire all'invito rivolto dal Vescovo ai nostri preti il 12 agosto e di affidare il loro incontro e il loro dialogo allo il Spirito di Cristo presente qui in mezzo a noi.

La Comunità dell'Isolotto.


24 agosto 1969

 



INTERVENTO DI DON MAZZI DURANTE LA MESSA IN PIAZZA DELL'ISOLOTTO
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Dopo le due ultime assemblee del mercoledì, noi preti abbiamo riflettuto lungamente ed abbiamo raggiunto la convinzione che proprio la celebrazione della Messa.ci chiede di aderire alla proposta fatta dall'Arcivescovo nella Sua visita del 12 c.m.

È rilevante notare una cosa: coloro i quali, dall'esterno della comunità hanno fatto previsioni pessimistiche sulla nostra Messa parlando di divisione, proprio essi hanno al tempo stesso consigliato una risposta negativa, o quanto meno condizionata, alla proposta dell'Arcivescovo.

Noi avvertiamo chiaramente che tali nostri fratelli finiscono per assumere un ruolo che essi stessi forse criticano e rifuggono, il ruolo dei "profeti di sventura" destinati ed accentuare ciò che divide e a non vedere ciò che profondamente unisce, ad accrescere le paure e a soffocare le speranze.Noi non possiamo seguirli su questa strada.

Non la paura, né certi saggi ragionamenti, ma unicamente il Vangelo può, come sempre, guidarci nelle nostre scelte:
"Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano... Se uno vuol litigare con te per toglierti la tunica, cedigli anche il mantello; se uno ti forza a fare un miglio, va' con lui per altri due".
Perché avere paura? Vi leggo un brano della lettera di S. Paolo ai Romani: "Se Dio è con noi. ...(8, 31-39). In questo brano c'è anche la risposta ad un altro interrogativo: -Vi .divideranno da noi? -No! "Nessuno potrà separarci dall'amore di Dio in Gesù Cristo".

Vi chiediamo dunque, qui, ora, durante la Messa e a causa della Messa, di aderire con noi sacerdoti alla proposta dell'Arcivescovo. Propongo di aggiungere al documento letto da Franco la frase seguente: "La Parola di Dio e l'Eucaristia che stiamo celebrando ci suggeriscono di aderire all'invito rivolto dal Vescovo ai nostri preti il 12 agosto e di affidare il loro incontro e il loro dialogo allo Spirito di Cristo presente qui in mezzo a noi".
Inoltre noi preti scriveremo una lettera all'Arcivescovo. comunicandogli il nostro accoglimento della sua proposta, facendogli-noto la nostra disponibilità ad ogni esigenza dell'amore, nella giustizia, nella verità, nell'ubbidienza ed infine chiedendogli almeno di sospendere gli effetti della sua ultima Notificazione.