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ALL'ARCIVESCOVO DI FIRENZE ERMENEGILDO FLORIT
con questa lettera vogliamo esprimere la nostra disapprovazione per la tua
notificazione, fatta alla Comunità dell'Isolotto il 30.7.'69.
Il significato e lo spirito di tutto il documento, colpiscono
profondamente la nostra sensibilità di cristiani, particolarmente il
ricorso continuo al diritto, canonico, e l'uso repressivo della legge,
dove sarebbe necessario un discorso religioso impostato sull'amore.
Quando tu minacci di sospensione a Divinis i sacerdoti che partecipano e
celebrano la Messa, tu riveli la volontà di colpire i pastori per
disperdere il gregge. Quando tu esorti i Cattolici a non partecipare alla
Messa tu rifiuti l'esperienze e la vita religiosa di una comunità che
vuole il suo posto nella Chiesa. Più grave ancora è la divisione che tu
ribadisci nel popolo cristiano quando tu dici unitamente legittima una
parrocchia che esiste soltanto per un atto burocratico, mentre definisci
abusiva una comunità cristiana, come quella dell'Isolotto, profondamente
legata alla gente da un lungo periodo di anni. Se la comunità
dell'Isolotto fosse veramente un abuso si sarebbe già dissolta dopo tante
accuse e incriminazioni. Non capisci che la fede e la verità non possono
essere disperse, che non possono morire? Ricordati il discorso di
Gamaliele al Sinedrio riguardo
agli apostoli arrestati: "Non vi occupate più di questi uomini, lasciateli
andare: perché se questa opera è voluta dagli uomini cadrà da sé ma se
viene da Dio voi non potete distruggerla a meno che non vogliate provarvi
a lottare anche con Dio". (Atti 5,38-39). Suscita infine sorpresa e
amarezza l'accusa generica e grave con cui termina la tua notificazione.
Tu accusi così gravemente dei sacerdoti la cui testimonianza cristiana ha
lasciato una traccia profonda. Eppure vi sono molte cose scandalose di cui
non si parla, di cui non ci si accorge. Fatti che isolano la Chiesa dal
popolo: la mancanza di spirito evangelico, il soffocamento delle
indicazioni rinnovatrici del Concilio, la ricchezza e l'alleanza con i
potenti.
Ogni tua parola rivela la volontà di distruggere una Comunità di
cristiani, fino al punto di negarle la Messa e i Sacramenti. Tutto questo
è inaudito e ci scandalizza. È questo il servizio che il popolo di Dio
aspetta dai suoi vescovi? Simili atti non possono essere ignorati. L'unità
della Chiesa nella nostra diocesi è lacerata e forse più profondamente di
quanto il caso dell'Isolotto possa dimostrare. Noi crediamo che sarebbe un
bene per la Chiesa risarcire queste ferite, quindi che tu ti incontrasi
con il popolo dell'Isolotto e i suoi sacerdoti in spirito di conciliazione
e che questa comunità potesse riavere i suoi pastori. Se questa divisione
che rende vuota e formale l'unità dei cristiani con il proprio vescovo
dovesse portare alla privazione della Messa per la comunità dell'Isolotto,
alcuni di noi sono pronti in coscienza a rinunciare al sacrificio della
Messa. Con questo grave atto, di cui sentiamo tutta la responsabilità noi
vogliamo che sia aperta la strada alla riconciliazione, che i nostri
fratelli dell'Isolotto vengano pienamente e meritatamente accolti da tutta
la Chiesa, per la cui autenticità essi hanno molto sofferto.
Paolo Adomi, Fabrizio Bencini, Moreno Biagioni, Pietro Bruschi, Lucia
Bruschi, Andrea Castagnoli, Walter Cellai, Mirella Cicero, Anna Ciappei,
Luigi Coppini, Susanna Coppini, Cristina Coppini, Daniela Coppini,
Giuseppe Coppini, Luana Diani, Daniela Filoni, Umberto Ghiandai, Giovanni
Grazzini, Laura Grazzini, Mario Grazzini, Angelo Malcontenti, Giuliano
Mancini, Piero Mancini, Piero Mazzantini, Andrea Misuri, Pierluigi Nuti,
Anna Pasquini, Luigi Remaschi, Renzo Ricci, Gianfranco Riccioni, Piero
Roggi, Silvana Roggi, Elena Salvadori, Milena Scarpelli, Elda Santi,
Sandro Simoni, Mari Staderini, Sanro Targetti, Rossana Torricini, Fiorenza
Vociani, Franco Manescalchi, Enza Bitossi, Florestano Bitossi, Carlo
Anguillesi, Giovanni Vettori.
delle Parrocchie di Cestello, dell'Immacolata, della Resurrezione-Nave a
Rovezzano, della Madonna della Tosse, di Ricorboli, di S. Bartolomeo-Badia
a Ripoli, S. Piero in Palco, S. Tommaso a Baroncelli.
Ciclostilato in proprio
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DI FRONTE ALLA NOTIFICAZIONE DEL CARD. FLORIT
LA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO
PER L'UNITÀ E L'AUTENTICITÀ DELLA CHIESA
La notificazione del card. Florit è l'ultima dimostrazione della volontà
di ignorare e soffocare radicalmente la nostra comunità attraverso una
strumenta1izzazione repressiva del diritto.
Da quindici anni e particolarmente in questi ultimi otto mesi abbiamo
ricercato appassionatamente ogni forma di dialogo. Abbiamo immediatamente
aderito ad ogni richiesta di colloquio, anzi l'abbiamo sollecitato noi per
primi. Abbiamo chiesto che la celebrazione della Messa non venisse a porsi
come ostacolo alla ricerca della comunione effettiva e che non venisse
strumentalizzata per radicalizzare le rispettive posizioni. Per questo
abbiamo rinunziato per otto mesi alla celebrazione della Messa, nonostante
che da molti settori della Chiesa (anche autorevoli) fossimo invitati a
continuare, con i nostri preti o con altri che si erano dichiarati
disponibili, tale celebrazione come segno culminante della nostra vita di
comunità cristiana pienamente inserita nella Chiesa. La nostra rinunzia è
stata un gesto di buona volontà e di disponibilità, come un digiuno
accettato con amore.
A questo e a tutti gli altri nostri gesti di disponibilità si è risposto
solo con atti di pesante repressione e di intimidazione, assolutamente
estranei ad ogni motivazione evangelica. Ne citiamo alcuni:
-in contrasto con la linea moderata seguita fino a quel momento dal
Delegato ufficiale del Vescovo, Mons. Panerai, il 29 dicembre Mons. Alba
viene mandato dal Cardinale stesso nella chiesa dell'Isolotto a celebrare
la Messa, alla quale assistette una trentina di persone fra cui un gruppo
organizzato di provocatori con catene in mano.
-Don Alba stesso rilascia la deposizione in seguito alla quale sono state
incriminate 374 persone.
-La chiesa e la canonica sono state chiuse e vengono tuttora negate al
servizio della popolazione.
-Anziché venire incontro alla nostra richiesta, sostenuta da gran parte
del clero fiorentino, che fosse inviato come parroco dell'Isolotto un
sacerdote diocesano in grado di accogliere, anche criticamente, la nostra
comunità, ci sono stati inviati come parroci due sacerdoti di Vicenza
pregiudizialmente e totalmente ostili alla nostra esperienza. A
testimonianza di ciò valgano le parole dette da don Pietro De Marchi
(parroco inviato dalla Curia) a quattro sacerdoti (don Masi, don Collini,
don Bruni,. don Lucherini): "Nella esperienza comunitaria dell'Isolotto
non c'è nulla di cristiano e nulla di religioso. Per questo li accogliamo
come singoli individui, ma per noi non esistono come comunità".
-Il Card. Florit ha chiesto ufficialmente l'intervento del Questore e di
altre autorità cittadine, rendendo loro noto che per le norme di diritto
canonico solo il Vescovo può concedere l'autorizzazione a celebrare la
Messa fuori dei luoghi dedicati al culto, e quindi tentando di usare tali
organi civili come braccio secolare per impedirci di celebrare la Messa in
piazza, anche a prezzo di nuove incriminazioni.
In questa linea si colloca la notificazione attuale che mira ancora una
volta a togliere ogni possibilità di dialogo e di respiro alla nostra
comunità. Secondo il metodo ormai consueto, in essa si cerca di isolare i
sacerdoti dalla comunità, colpendoli singolarmente ed ignorando le
responsabilità e la storia di tutto un popolo. A questo si aggiunge il
tentativo palese di screditarli agli occhi dell'opinione pubblica,con le
generiche e pesanti accuse di portatori di "turbamento e scandalo".
È vero: Enzo, Sergio e Paolo ci hanno portato lo scandalo della Croce, il
turbamento della coscienza costretta a ripensare con più rigorosa serietà
al modo con cui viviamo la nostra vita cristiana, turbamento che in
termini analoghi espressero i novantatré sacerdoti fiorentini nella
lettera inviata il 31 ottobre 1968 a don Mazzi. Si tratta dello scandalo e
del turbamento suscitati dal pontificato di Papa Giovanni, dal Concilio,
dalla Chiesa del Terzo Mondo, da tutti coloro che sono perseguitati per la
loro fame di giustizia e di pane... Noi fedeli dell'Isolotto, insieme a
tanta parte della Chiesa, proviamo uno scandalo e un turbamento di altro
genere (lo stesso che provò Cristo nel Tempio di Gerusalemme); di fronte
alla ricchezza e alla potenza della Chiesa, di fronte alla collusione col
potere, di fronte al costante soffocamento di tutti i fermenti evangelici,
di fronte al dispregio che nei fatti si opera verso le indicazioni emerse
dal Concilio.
Con la notificazione del Card. Florit si vuole fare dell'Isolotto un
ghetto separato dalla Chiesa di cui invece è parte viva e criticamente
impegnata. Si vuole cancellare, recintare l'esperienza di questa comunità
in cui si riconosce gran parte della Chiesa. Ma è certo che coloro che
vogliono soffocarci restano chiusi negli steccati che essi innalzano.
Dinanzi alla repressione, di cui anche noi siamo oggetto, non si
fermeranno tutti coloro che nella Chiesa e nella società si battono per un
rinnovamento profondo che attui il disegno di Dio: "Ha rovesciato dai
troni i potenti ed ha esaltato gli umili; ha saziato di beni gli affamati
e rimandato a mani vuote i ricchi ".
L'Isolotto è stato ed è luogo di confronto dove si misurano la nuova
Chiesa voluta dal Concilio e la vecchia mentalità burocratica e curiale
che le si oppone. Questa funziono l'Isolotto continuerà ad averla, quale
parte del grande processo di rinnovamento che scuote la Chiesa e la
società.
Respingiamo dunque con sdegno e con decisione il tentativo di fare della
nostra. comunità una conventicola di scismatici. Ora cadono le maschere e
i silenzi delle diplomazia. L'Isolotto vuole la Messa; è il Cardinale che
la impedisce, che ne fa strumento di discriminazione. Noi non accettiamo
la provocazione: ci batteremo fino in fondo perché l'Isolotto resti quello
che da quindici anni è stato, lievito e rinnovamento nella Chiesa e nella
società, disponibile ad ogni critica fraterna e desideroso di ogni
autentica e necessaria integrazione.
Continuiamo a rinunziare alla Messa celebrata dai nostri proti, come
facciamo ormai da otto mesi, e seguiteremo ad accogliere, come già
facciamo da due settimane, tutti coloro che, con la celebrazione della
Messa in mezzo a noi, vogliono testimoniare (anche subendo la
persecuzione)
la Chiesa che ha il suo fondamento nello Spirito di Cristo e nel Vangelo.
OGNI DOMENICA L'ALTARE SARÀ ERETTO NELLA PIAZZA DELL'ISOLOTTO.
L' Assemblea della Comunità
dell'Isolotto.
Firenze 2 agosto 1969
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