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"PERCHÉ LOTTIAMO ANCORA"
Continuiamo a lottare, cioè a pregare, soffrire a
testimoniare perché crediamo nella. Morte e Resurrezione di Cristo.
Può sembrare una risposta sbrigativa, strumentale e presuntuosa.
Ognuno ci attribuisca i motivi che vuole. Di fatto noi siamo, coscienti di
vivere da anni, e specialmente da otto mesi, un'esperienza di
partecipazione alla Croce di Cristo così intensa, che non possiamo
assolutamente fare a meno di esserne i testimoni.
("Non possiamo non parlare di quelle cose che abbiamo visto e udito". Atti
4, 20}.
Qualcuno potrà non essere d'accordo sui modi con cui noi esprimiamo la
nostra Fede. Sappiamo di essere in cammino e perciò non possiamo non
essere grati a tutti coloro che ci sorreggono con sincerità e fraternità.
Spesso però si tratta di riserve e disaccordi che scaturiscono da
insufficienza di informazione e a volte anche dalla più o meno inconscia
volontà di mettere la museruola o la camicia di forza allo Spirito.
"Che cosa facciamo di questi uomini? - così discutevano ne1 Sinedrio i
capi e gli anziani ebrei riguardo agli Apostoli - che un segno manifesto
sia avvenuto per mezzo di loro è chiaro a tutti quanti... non possiamo
negarlo. Ma, affinché la cosa non si divulghi maggiormente fra il popolo,
con le minacce imponiamo loro di non parlare più a nessuno di questo Nome"
(ATTI 4, 16-17).
E se a far tacere lo Spirito non bastano le minacce, vengono i
provvedimenti, le provocazioni, le condanne, le denunzie, le
incriminazioni, i processi, la chiusura della chiesa, gli sfratti alle
persone senza famiglia ospitate in canonica, i ricatti di ogni genere
(alcune persone della comunità hanno difficoltà nel proprio posto di
lavoro, altre non sono state assunte per il semplice fatto di appartenere
alla comunità dell'Isolotto, altre ancora si è cercato di comprarle con
promesse ed elargizioni...).
E se ciò ancora non basta viene la creazione della contro-parrocchia in
una cappellina gentilizia in via Palazzo dei Diavoli, viene il rifiuto
dell'assoluzione sacramentale ad alcune persone, fra cui dei bambini, i
quali avevano dichiarato in confessione che alla domenica, anziché andare
alla Messa alla cappellina, si riunivano in preghiera con la comunità
dinanzi alla chiesa chiusa, viene l'invio, come nuovi parroci, di due
sacerdoti vicentini estranei alla nostra mentalità, impossibilitati, per
la posizione stessa che rivestono, ad accogliere e comprendere la
sofferenza e l'amarezza del popolo dell'Isolotto, incapaci per questo a
farne propria l'esperienza evangelica e la tensione ecumenica e
missionaria.
Tali sacerdoti si sono insinuati nel quartiere quasi di nascosto, si sono
subito posti in atteggiamento di giudizio e di condanna e si sono
esplicitamente rifiutati di compiere il minimo gesto di aperta e autentica
fraternità. Non hanno voluto, per esempio, rinunziare a costituire la
contro-parrocchia nella cappellina gentilizia, dove hanno iniziato una
liturgia e una pastorale in uno spirito non solo diverso, ma perfettamente
opposto a quello ricercato.per quindici anni dalla parrocchia
dell'Isolotto. In tale cappellina hanno nutrito, pur non intenzionalmente,
un senso di rivincita in quel piccolo gruppo di persone che da anni
stentavano a comprendere la linea missionaria della parrocchia, perché
troppo attaccate a quel tipo di parrocchia integralista e soffocante da
cui la Chiesa cerca ormai di liberarsi come da un grave ostacolo alla
evangelizzazione e alla vera unità del Popolo di Dio.
Tali sacerdoti non hanno accettato di partecipare alla sofferenza delle
centinaia di incriminati; si sono perfino rifiutati di prendere parte alle
assemblee della comunità e di parlare con la gente che, dalla fine di
maggio, ogni sera si raduna spontaneamente nell'ufficio parrocchiale per
incontrarli e per iniziare con essi un'apertura sincera e quindi un
dialogo fraterno.
Solo qualche volta hanno accettato con evidente atteggiamento di
superiorità e di sopportazione brevi colloqui bruscamente e duramente
interrotti con la scusa del pranzo e di altri impegni (le persone che da
quindici giorni si presentano in canonica a parlare coi preti sono persone
del popolo, donne di casa col pensiero della famiglia, operai che hanno
lavorato tutto il giorno...).
Tali preti hanno proposto un incontro tra quattro rappresentanti del
gruppo che frequenta la cappellina e quattro della comunità dell'Isolotto,
incontro chiaramente destinato a sancire e approfondire ipocritamente la
divisione imposta ad una parrocchia che aveva raggiunto una profonda
comunione e che continuava a camminare speditamente verso il superamento
di tutte le divisioni e quindi verso l'unità.
Tonostante tutto quello che stiamo subendo non ci sentiamo di indulgere
alla tentazione del vittimismo. Anzi più si approfondisce la nostra
partecipazione alla Croce di Cristo, più matura in noi la fede nella
Resurrezione.
Non è per sentimentalismo o pietismo che ringraziamo il Signore di
renderci partecipi della Sua Passione, la quale continua nei perseguitati,
negli oppressi, negli ultimi. È piuttosto perché sappiamo che la salvezza
del mondo, e di ciascuno di noi, passa inevitabilmente attraverso la
vittoria di tutti i Crocifissi di ieri, di oggi.
Dio infatti "ha distrutto con forza i disegni orgogliosi degli oppressori,
ha rovesciato i potenti dai loro troni, ha esaltato gli umili, ha
ricolmato di beni gli affamati e rimandato a mani vuote i ricchi... (dal
Vangelo di Luca).
Questa meravigliosa profezia della Madonna, così terribile e
apparentemente mancante di carità verso i ricchi e i potenti, eppure
scaturita dalle labbra più umili che mai siano esistite, si avvera
continuamente per chi ha occhi per vedere e orecchi per intendere sia
all'interno della società che all'interno della Chiesa. Tale profezia
chiede la nostra collaborazione fattiva e la nostra testimonianza
coraggiosa nello stesso atteggiamento di umiltà e di amore verso tutti che
ha caratterizzato la testimonianza della Madonna.
Dunque continuiamo la nostra lotta per collaborare con Dio:
- affinchè vengano distrutti i disegni orgogliosi degli oppressori (anche
all'interno della Chiesa);
- affinché vengano rovesciati i potenti dai loro troni {anche
ecclesiastici) ed esaltati gli umili;
- affinché vengano rimandati a mani vuote i ricchi (anche della Chiesa) e
ricolmati di beni gli affamati;
- affinché cessi il clima di oppressione e di intolleranza che esiste da
anni nella Chiesa fiorentina e si incominci seriamente la ricerca di un
clima di comunione attraverso il dialogo ad ogni livello, l'accoglimento e
la confessione reciproca, la povertà effettiva, la sincerità, il rispetto
di tutti i membri del Popolo di Dio, specialmente dei più umili e deboli
- affinché si ponga fine al tentativo di soffocare ogni fermento
autenticamente evangelico di gruppi o persone che non rientrano in una
linea di puro aggiornamento riformista;
- affinché si ponga fine al tentativo di dividere e impaurire il popolo
dell'Isolotto e si dia finalmente respiro a tale popolo; la cui sofferenza
a causa di tante vessazioni, provocazioni, incriminazioni, ha raggiunto un
culmine difficilmente superabile;
- affinché si giunga finalmente a nominare parroco dell'Isolotto uno degli
otto sacerdoti incriminati o uno dei venti che hanno dichiarato la loro
unità col popolo dell'Isolotto. Un tale sacerdote è veramente in grado di
operare per l'unità nella verità. Egli infatti si presenterebbe come il
Buon Samaritano (figura di Gesù) che prima di giudicare accoglie e cura il
ferito, o come il pastore buono che prima di condannare va in cerca della
pecorella smarrita lasciando le altro novantanove. Un tale sacerdote
sarebbe in grado di criticare l'esperienza pastorale dell'Isolotto, di
farla progredire nella verità e inserirla ancora meglio nell'unità della
Chiesa;
- affinché si tolgano l'ingiustizia e l'obbrobrio della chiesa chiusa che
perdurano dal 23 gennaio, giorno nel quale il delegato arcivescovile venne
a prendere le chiavi, assicurando all'asserl1blea che la chiesa.stessa
sarebbe rimasta chiusa solo per pochissimi giorni);
- affinché si permetta al popolo dell'Isolotto di proseguire sulla linea
evangelica, ecumenica e missionaria, portata avanti per quindici anni,
linea che aveva condotto il quartiere ad essere una comunità di fratelli
unita e aperta;
- affinché attraverso il dialogo fraterno e la reciproca confessione (al
di fuori del clima di sospetto, di delazione, di rifiuto e di condanna da
cui finora è stato sempre circondato) si dia al popolo dell'Isolotto
l'aiuto che ha sempre richiesto per capire, riconoscere ed emendare i
propri eventuali errori;
- affinché si permetta al popolo dell'Isolotto di tornare all'Eucaristia,
che egli desidera vivere come segno di una ritrovata tensione verso
l'unità nella verità, evitando di imporgli la Messa come gesto di ipocrita
copertura della divisione e come consacrazione del rifiuto e della
condanna..
Questo impegno di annunzio delle opere meravigliose di Dio e di
collaborazione con la sua azione di salvezza continua tuttora come impegno
comunitario di un intero popolo. Ciò è vero anche se le denunzie, le
incriminazioni, la tensione che dura da otto mesi, la mancanza di luoghi
di riunione, la presenza continua della polizia... impongono ad una parte
del popolo di rimanere fisicamente assente dalle riunioni e dalle
manifestazioni pubbliche. Questo fatto rientra in un delittuoso calcolo
delle autorità, sia ecclesiastica che civile, volto a soffocare
l'esperienza comunitaria dell'Isolotto. Si tratta però di un calcolo
sbagliato.
La nostra, infatti, non è una lotta isolata di un gruppo di fanatici per
una qualche idea religiosa. La nostra esperienza comunitaria ci ha portati
a partecipare pienamente alla lotta che in tutto il mondo ed in ogni campo
della società gli sfruttati, i deboli, i discriminati, i rifiutati, gli
affamati, gli ultimi stanno conducendo contro ogni forma di schiavitù e di
oppressione; lotta che sicuramente, seppur faticosamente, è destinata alla
vittoria.
Ta1e certezza è autenticamente umana ed evangelica, poiché il Vangelo
annuncia che "la debolezza di Dio è più forte degli uomini: infatti Dio ha
scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti e Dio ha scelto le
cose ignobili e disprezzate del mondo e quelle che non contano nulla per
ridurre al nulla quelle che contano" (l° lettera di Paolo ai Corinti).
LA COMUNITÀ DELL'ISOLOTTO
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LA SITUAZIONE DELLA PARROCCHIA DELL'ISOLOTTO.
LA CHIESA È CHIUSA DA CINQUE MESI:
Il Popolo di Dio prega ogni domenica alle 1O,30 in Piazza: al freddo, alla
pioggia, al sole coCente. Ci sono vecchi, bamBini, malati.
400 PERSONE INCRIMINATE CON SEI DIVERSI CAPI D'IMPUTAZIONE:
l) MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA e
2) VILIPENDIO ALLA RELIGIONE DI STATO
sei persone incriminate per le manifestazioni del 4 e 8 dicemBre. Il
processo è già avvenuto con assoluzione. Il Procuratore però ha appellato.
3) ISTIGAZ10NE A DELINQUERE:
cinque sacerdoti - non dell'Isolotto - e tre laici incriminati
perché nell'assemblea del 4 gennaio avrebbero invitato la gente ad
impedire la Messa.
4) TURBAMENTO DI FUNZIONE RELIGIOSA:
trecentosettanta persone incriminate perché avrebbero impedito il 5
gennaio la Messa di mons. Alba. In realtà dietro richiesta dello stesso
mons. Alba dichiararono, con una alzata di mano insieme ad altre duemila
persone, la loro volontà di non ascoltare in quelle condizioni la Messa.
5) DELITTO DI FALSITÀ IN SCRITTURA PRIVATA:
incriminati sei analfabeti, due invalidi, un cieco e le persone che li
avevano aiutati a porre il loro nome sul documento inviato al Procuratore
della Repubblica per dichiararsi corresponsabili con gli incriminati di
turbamento di funzione religiosa.
6) VILIPENDIO ALLE FORZE ARMATE:
indiziati don Mazzi, don Gomiti, don Caciolli per aver riportato sul
notiziario parrocchiale una "LETTERA ALLA POLIZIA" scritta da un gruppo di
giovani di Orgosolo e già pubblicata nel 1968 su un libro edito da
Feltrinelli.
SFRATTATE DALLA CANONICA le persone senza famiglia che vi avevano trovato
la loro casa e soprattutto la loro famiglia. La Curia ha intentato causa
presso il Pretore di Firenze, contro di loro.
I NUOVI PARROCI:
DIVIDONO IL QUARTIERE che aveva raggiunto una unità difficilmente
riscontrabile nella società italiana di oggi, creando la contro-parrocchia
in una cappellina gentilizia e alimentando, pur non iNtenzionalmente,
sentimenti di rivincita, rancori, inimicizie, contrapposizioni che
l'Isolotto aveva faticosamente superato;
RIFIUTANO DI PARLARE con i gruppi di persone che ogni giorno si recano in
canonica a trovarli;
RIFIUTANO DI PARTECIPARE alle assemblee della Comunità ed anche di
prendere parte alla sofferenza degli incriminati;
METTONO FUORI DELLA CANONICA la gente che vuole riunirsi per leggere il
Vangelo e cercarvi la strada dell'unità.
IL POPOLO DELL'ISOLOTTO A CAUSA DI QUESTA REPRESSIONE CHE SI AGGRAVA OGNI
GIORNO, HA RAGGIUNTO UN LIMITE DI SOFFERENZA DIFFICILMENTE SUPERABILE.
La vicenda dell'Isolotto, però, non è un episodio staccato, bisognoso di
una qualche solidarietà o sostegno esterno. È invece parte integrante
dell'esperienza della Comunità Ecclesiale e del cammino della società
verso la propria liberazione.
LASCIAR SOFFOCARE L'ISOLOTTO, significa LASCIAR MANO LIBERA ALLA
REPRESSIONE che in ogni parte del mondo tenta di soffocare i fermenti e le
tensioni umane ed evangeliche più genuine.
Per questo RIVOLGIAMO UN APPELLO A TUTTO IL POPOLO DI DIO E A TUTTI GLI
UOMINI DI BUONA VOLONTÀ, PERCHÉ OGNUNO FACCIA QUELLO CHE È IN SUO POTERE
PER FERMARE TALE REPRESSIONE.
Per parte nostra continueremo, come ci sarà possibile, a dare il nostro
contributo di sofferenza, di testimonianza al Vangelo, di preghiera e di
vita comune, rimanendo pienamente inseriti nella Chiesa. In tal modo
vogliamo mantener fede all'impegno che ci siamo assunti nei confronti di
Cristo, il quale continua la sua Passione noi poveri e negli oppressi.
Vogliamo aNche corrispondere alL'attesa di tante Comunità e persone che ci
hanno chiesto di non lasciarci vincere dall'ingiustizia e dal male.
Per questo:
a)- Ogni domenica alle 10,30 continueremo a radunarci davanti alla nostra
chiesa ANCORA CHIUSA, per la riunione di preghiera che in questo momento
significa e realizza la nostra partecipazione alla Morte e alla
Resurrezione di Cristo;
b)- ogni mercoledì alle ore 21,30 faremo l'Assemblea nella baracca di Via
degli Aceri e inoltre continueremo, anzi intensificheremo, la vita
comunitaria di Quartiere nei suoi molteplici aspetti.
NON POSSIAMO INFATTI LASCIARE CHE UN INTERO POPOLO
VENGA RIDOTTO ALLA CONDIZIONE DI "COMUNITÀ SEPARATA".
AL SIMPOSIO DEI VESCOVI EUROPEI - COIRA (Svizzera)
Fino a quando continuerà in Italia il drammatico rifiuto
verso 1'Isolotto e la Casella (Firenze), rifiuto che, continuamente si
aggrava, noi riteniamo impossibile parlare da parte della Chiesa di
libertà religiosa, di dialogo, di pluralismo.
La Collegialità episcopale è vana parola finché i Vescovi del mondo intero
non saranno capaci di sentirsi responsabili e di impegnarsi coerentemente
ed efficacemente perché la Conferenza Episcopale Italiana impedisca il
soffocamento di una esperienza pastorale ed evangelica in cui si
riconoscono moltissimi gruppi e persone particolarmente delle classi più
povere di tutte le Diocesi del mondo .
Noi, presenti all'Assemblea dei preti europei, ci riconosciamo
nell'esperienza dell'Isolotto e della Casella (Firenze) e sentiamo nostra
l'oppressione che la Chiesa subisce oggi in questa comunità. Perciò
domandiamo al Simposio dei Vescovi europei:
1 - che sia riaperta alla comunità dell'Isolotto la chiesa chiusa da
cinque mesi;
2 - che l'esperienza dell'Isolotto e della Casella possa continuare;
3- che cessi l'opera di divisione e di disgregazione operata dai nuovi
preti di Vicenza {Veneto) inviati dalla Autorità ecclesiastica;
4- che sia denunciato l'obbrobrio del braccio secolare che con sei diverse
incriminazioni contro 400 tra laici e preti contribuisce ad aggravare
l'oppressione di queste due comunità.
Coira 9 luglio 1969
L'Assemblea dei Preti Europei.
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