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VERBALE DELL'ASSEMBBLEA DELL'ISOLOTTO
DEL 12 MARZO 1969 SUL PROBLEMA DELLA BENEDIZIONE DELLE CASE
 


Per tutti noi la benedizione delle case aveva valore non soltanto per se stessa ma sopratutto per l'incontro fra i nostri sacerdoti e tutte le famiglie del popolo. Ai nostri preti però e stato proibito di svolgEre all'Isolotto il loro ministero sacerdotale. La nostra comunità ha sempre ubbidito e vuol continuare a ubbidire sia perché crediamo nella Chiesa, sia perché l'Autorità ecclesiastica ha dimostrato di essere pronta a colpire pesantemente ogni gesto anche solo lontanamente sospettato di disubbidienza. Perciò, in questo momento, rinunziamo alla benedizione dei nostri preti.

Non possiamo però nemmeno accettare in casa nostra la benedizione di altri preti inviati dalla Curia. Come abbiamo detto per la Messa, noi consideriamo tale benedizione una ipocrisia, un imporre la divisione, un consacrare un rifiuto. NOI CHIEDIAMO AL VESCOVO CHE CI DIA PRIMA DI TUTTO LA BENEDIZIONE DELLA GIUSTIZIA E DELLA CARITÀ FRATERNA::

-CI BENEDICA rimettendo i nostri preti al loro posto di parroci;
-CI BNEDICA riaprendo la nostra chiesa, rinunziando ad esserne l'unico padrone e riconoscendo la comproprietà del popolo;
-CI BENEDICA accogliendo le nostre assemblee e la nostra voce, cessando di rifiutarci;
-CI BENEDICA ritirando lo sfratto dato ai nostri fratelli che abitano nella canonica;
-CI BENEDICA prendendo posizione, da padre, verso i nostri fratelli incriminati o interrogati dai carabinieri e dalla polizia;
-CI BENEDICA rettificando il comunicato FALSO della Curia, apparso sui giornali del 6 gennaio, nel quale veniamo ingiustamente accusati di aver impedito fisicamente e violentemente la celebrazione della Messa; -CI BENEDICA chiedendo a don Alba di dire la verità al Procuratore della R. riguardo la mattina del 5 gennaio e quindi di ritrattare la denunzia;
-CI BENEDICA rinunziando alla collusione di fatto col potere civile e in particolare con la Magistratura;
-CI BENEDICA venendo a parlare con noi e vivendo la vita e i disagi del popolo per poterlo comprendere.
L'ASSEMBLEA

 


 

ALTRO GRAVE ATTO PROVOCATORIO COMPIUTO DALLA CURIA
Per ordine del Card.Flori, il 14 marzo alle ore 12 Mons .Panerai è andato alla Casella per SIGILLARE LA CHIESETTA, rimasta finora aperta perché non appartiene alla Curia. Avendola trovata chiusa, Fanerai ha fatto scavalcare la finestra dal suo autista. Si apprestava a mettere il lucchetto alla porta quando alcune donne della Casella sono accorse e glielo hanno impedito dichiarandosi disposte a farsi chiudere dentro.
E questo, per ora, sembra che Panerai "non abbia l'ordine" di farlo

(ciclostilato in proprio)

HANNO SCELTO GLI OPPRESSI

Documento di 20 Sacerdoti fiorentini sull'Isolotto

In merito alle ultime vicende della Chiesa Fiorentina; dichiariamo la nostra unità con l'esperienza dell'Isolotto, con le persone che l'hanno vissuta, con i 5 sacerdoti e le varie centinaia di laici recentemente incriminati dal Procuratore della Repubblica o interrogati dalla polizia ,politica o dai carabinieri. Siamo pronti a subire;gli stessi rigori della legge canonica e civile. Le parole,e gli atti condannati o incriminati, li riteniamo dettati da autentica esigenza di fedeltà al Vangelo e di amore per la Chiesa.
Affermiamo:che in tutta 1'esperienza dell'Isolotto l'Autorità diocesana ha spesso agito in modo oppressivo, con logica e strumenti analoghi a quelli dei poteri terrestri, fino a trovarsi.praticamente alleata con essi, per impedire l'affermazione di più evangelici rapporti fra Popolo e Autorità in seno alla Chiesa.


DENUNZIAMO, a prova di ciò, i seguenti fatti:
a) Il comunicato, chiaramente falso, della Curia fiorentina apparso sui giornali del 6 gennaio 1969.
"...la delegazione dell'Assemblea parrocchiale dell'Isolotto si era recata in Arcivescovado dopo che nella chiesa parrocchiale dell'Isolotto l'Assemblea aveva impedito la celebrazione della Messa delle ore 11, fisicamente opponendo resistenza al sacerdote che si accostava all'altare già vestito dei paramenti sacri. Altrettanto è poi accaduto, e più violentemente, per la Messa che doveva essere celebrata alle ore 12".
Tale comunicato, usando perfino lo stesso linguaggio del codice penale;facilita e quasi richiede l'intervento del braccio secolare.
b) La deposizione presso il Procuratore della Repubblica di Mons. Ernesto Alba, mandato all'Isolotto dalla Curia, costituiste uno dei più importanti fondamenti della incriminazione.
c) Il silenzio persistente dell'Arcivescovo, anche dopo che molti sacerdoti e laici lo avevano invitato a pronunziarsi, dimostra che egli gradisce l'intervento repressivo della Magistratura e il controllo continuo della polizia sulla comunità dell'Isolotto.
d} Le sorprendenti dichiarazioni di Mons. Bruno Panerai, delegato arcivescovile "ad omnia" per la parrocchia dell'Isolotto, fatte in veste ufficiale nell'Assemblea parrocchiale del 23 gennaio 1969 e ripetute in colloqui privati con alcuni incriminati:
"...a proposito dei vostri indiziati... sono disposto a interessarmi fino in fondo perché si tronchi l'avvio di quella che possa essere la strada intrapresa: questo ve lo garantisco, però a condizione che si possa risolvere in bene, in 'pace e in tranquillità la riunione di stasera.

Questo comportamento dèlla Curia ha incontrato il plauso e il sostegno di gruppi ben qualificabili.

I fascisti hanno preso posizione nella loro stampa in favore dell'autoritarismo della Curia, usando spesso espressioni gravemente offensive verso la comunità dell'Isolotto; sono intervenuti ripetutamente alle Messe di Mons.. Alba all'Isolotto, in gruppo organizzato, capeggiati da esponenti del M.S.I., con atteggiamenti gravemente provocatori.

L'associazione degli industriali, attraverso un discorso, del loro Presidente toscano conte Danilo De Micheli, con evidente allusione alla vicenda dell'Isolotto, ha espresso "la; filiale devozione degli uomini di lavoro, i quali hanno grandemente a cuore l'unità della Chiesa, nel rispetto della fede rivelata e della superiore gerarchia depositaria a Firenze, come ovunque, non solo di sapienza e di saggezza ma di ordine, di equilibrio, di amore verso tutte le creature".
La Magistratura, attraverso il discorso del Procuratore Generale Dott. Calamari per l'inaugurazione del presente anno giudiziario, si è espressa verso il Card. Florit ponendo le premesse ideologiche della propria azione repressiva, nei confronti dell'Isolotto:
"A tutti vada il nostro deferente saluto, ma in modo particolare a Sua Eminenza Rev.ma il Card. Ermenegildo Florit al quale esprimo i sentimenti della profonda devozione del Presidente della Corte e mia, devozione che vuole costituire atto di omaggio verso il teo1ogo e il giurista insigne ed insieme il riconoscimento solenne della dignità di colui,che, per investitura derivante dal Diritto Canonico, è l'unico depositario dei poteri di governo della Chiesa fiorentina".

L'ostilità o la persecuzione verso la Chiesa da parte di questi gruppi non ci meraviglia affatto, poiché si tratta dello stesso tipo di forze che perseguitarono Gesù Cristo.
Il loro plauso, invece, conferma la degenerazione dell'esercizio dell'autorità ecclesiastica. Quando infatti l'autorità ecclesiastica
(data da Cristo per "servire" la comunione dei credenti e l'unità della fede) degenera in centro di potere che domina e dirige le coscienze, diventa appetibile dalle potenze del mondo e fatalmente nasce questa bastarda alleanza.
Siamo convinti che le strutture gerarchiche ed autoritarie della Chiesa non resisterebbero a lungo senza la complicità del potere politico e viceversa.
Tale connivenza all'interno del sistema borghese è logica e naturale. Quello che vediamo qui, che subiamo e che denunziamo, lo vediamo ripetersi in tanti altri paesi. È una repressione di dimensioni internazionali, un vero e proprIo internazionalismo di un sistema oppressivo.
La presa di coscienza e l'ascesa delle classi povere e oppresse rende inevitabile, in 'questo stato di cose, lo scontro e la lotta di classe. Noi non abbiamo difficoltà a vedere in questo un segno sempre più chiaro di una nuova civiltà.
Corresponsabili con i nostri fratelli denunziati sappiamo di partecipare al moto universale degli oppressi contro gli oppressori, degli operai contro i padroni, dei negri contro i razzisti, dei paesi sottosviluppati contro i paesi neocolonialisti. Siamo così uniti a tutti gli uomini che nel mondo preparano e annunziano la nuova civiltà dell'uomo, cioè una civiltà senza classi.

don Bartalesi Cesare, parroco di S. Eustachio in Acone-Rufina,
don Mari Franco, vic. coop. a S. Antonio al Romito-Firenze.
don Borghi Bruno, parroco dimissionario di S. Miniato a Quintole, licenziato della G.O.V.E,R.
don Masi Fabio, parroco a S.Luca al Vingone - Scandicci: operaio
don Mazzi Enzo, parroco rimosso dell'Isolotto.
don Brandani Bruno, parroco a S. Maria a Rignalla - Candeli.
don Mazzoni Cesare, parroco a S. Lucia a Casaromana - Dicomano,
don Caciolli Paolo, ex vic. cooperatore all'Isolotto, operaio alla S.T.I.C.E.
don Moscardi Luciano, parroco di Casaglia in Mugello.
don Calamandrei Carlo, infermiere faticante all'Ospedale di Careggi. don Nencioli Romano, vic. coop. a S. Pietro a Luco di Mugello.
don Caldini Benito, parroco di S, Gimignano a Petroio-Tavarnelle V,P. don Paciscopi Piero, vic. sostituto di S. Bartolo in Tuto - Scandicci, don Collini Remo, parroco in S. Cassiano in Padule - Vicchio Mugello.
don Rosadoni Luigi, parroco dimissionario della Resurrezione alla Nave a Rovezzano - Firenze
don Gomiti Sergio, parroco dimissionario della Pentecoste alla Casella.
don Goretti Giovanni, studente universitario,
don Stefanini Angelo, S. Bartolo in Tuto - Scandicci.
don Lucherini Giovanni, parroco a S. Lorenzo a Villore -Vicchio M.
don Torresi Franco, S. Antonio al Romito - Firenze.