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E' più che evidente che non si tratta di un interrogatorio ma di una vera e propria deposizione fatta da mon. Alba alla Questura con l'evidente intento di portare prove per l'incriminazione: per ben sei volte parla di impedimento a celebrare la messa e anche di impedimento fisico. D'altra parte la Curia stessa aveva già affermato le stesse cose con il comunicato dato alla stampa la stessa sera del 5 gennaio e apparso sui giornali ("La Nazione a pag.11 del 6 gennaio 1969). In seguito il card. Florit e l'Osservatore Romano affermeranno ipocritamente che la colpa dell'aver trascinato l'Isolotto in tribunale non è stato dell'Istituzione religiosa ma di un laico, (facendo riferimento alla denuncia di Alfonso Ughi del 30 dicembre?). La documentazione dice tutto il contrario. Procura, Questura, Curia e fascisti certamente erano in combutta per troncare la linea pastorale della comunità parrocchiale dell'Isolotto. Interessanti anche i nominativi portati a testimonianza da mons. Alba tra i quali fanno spicco guardie di P.S e carabinieri in congedo

   
   

 

L'anno I969, addì 7 del mese di gennaio, alle ore 19,30, negli uffici della Questura di Firenze

Davanti a noi sottoscritti Ufficiali di polizia Giudiziaria, è presente Mons. Ernesto ALBA, nato a Schio (Vicenza) il 30.9.1903, qui residente Piazza Duomo n. 17, il quale opportunamente interrogato dichiara quanto appresso:

In qualità di delegato dell'Arcivescovo di Firenze, domenica scorsa 5 corrente, come già altre volte nei precedenti giorni mi recai alla Chiesa dell'Isolotto per celebrare le Messe di orario e cioè alle ore 7,9,11,12 e 18.
Giunsi alla Chiesa verso le ore 6,45 e mi diressi in Sagrestia per suonare la campana per dare il segno della celebrazione della prima Messa; però, appena afferrata la corda, questa mi cadde sulla testa in quanto era stata staccata dalla campana. Chiamai allora il sacerdote Don Ignazio Perolli che era venuto con me e lo mandai in canonica a chiedere dove fosse l'accesso alla campana. Avendo avuto risposta che non esisteva, feci chiamare a mezzo telefono i vigili del Fuoco i quali intervennero subito e misero a posto ogni cosa, salendo con una loro scala dall'esterno.
Non sono in grado di fornire elementi per la identificazione dei responsabili di tale atto e non so neanche da chi il sacerdote don Perolli avesse appreso che non esisteva alcun accesso al campanile
Le Messe delle ore 7 e 9 furono regolarmente celebrate da don Perolli con la mia assistenza e con la presenza di un nutrito numero di fedeli - - - - - - - - - - - - - - - - Sapevo che la sera precedente, nella stessa Chiesa, si era svolta una assemblea di laici, ma non ero venuto a conoscenza delle loro decisioni ,salvo che avevano annunziato altre "assemblee di preghiera" per le ore 10 e le ore 17.- - - - - - - - - - -
Verso le ore 10, infatti, entrarono in Chiesa parecchie persone che spostarono le panche disponendoli a forma di cuneo, così da poter chiudere ogni accesso verso l'Altare. Inoltre presero le sedie e le disposero nel Presbiterio, in file concentriche tutte intorno all'altare, chiudendo così anche l'accesso all'altare stesso dalla parte della Sacrestia.Ma non basta: verso le ore 10,30 cominciarono ad arrivare altre persone che andarono ad occupare le panche e le sedie mentre altri ancora, in prevalenza uomini e giovanotti, si disposero in file dietro le sedie dalla parte della Sacrestia, con la faccia rivolta all'Altare. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
I laici cominciarono la loro assemblea alla presenza di 600 persone circa; si alternarono al microfono vari giovani ed anche alcuni sacerdoti. Tra essi posso indicare: il padre Gesuita Don Barbieri, da Milano; il sacerdote Don SCREMIN che, 5-6 anni fa, era vice rettore del Seminario Vescovile di Vicenza; CIPANI Giovanni, abitante il via Palazzo dei Diavoli QUERCIOLI Franco, abitante in via degli Agrifogli- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Mi è stato riferito che erano presenti anche i seguenti altri giovani:
RUSICH Sergio, abitante in via delle Magnolie

2: TAURINI Giampaolo, abitante in via degli Agrifogli n.21;

FURLANI Mira, abitante in via Palazzo dei Diavoli n. 71.- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Durante la suddetta assemblea io rimase in Sacrestia e quindi non potei seguire i vari interventi - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Scoccate le ore 11 pregai Don Perolli di avvertire che era giunta l'ora della Messa e, trascorsi alcuni minuti, non avendo ottenuto alcuna risposta, uscii dalla Sagrestia, indossando i paramenti sacri per andare verso l'Altare, ma gli uomini che facevano barriera dietro le sedie me lo impedirono facendomi resistenza e respingendomi indietro. Feci vari tentativi-----------------------(segue)

(2° foglio)
ma inutilmente perché le persone che occupano i gradini dietro l'Altare si spostavano stringendosi da un lato o dall'altro, in modo da impedirmi comunque il passaggio verso 1'Altare - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Chiesi allora di andare al microfono e riuscii a raggiungerlo fra continue resistenze. A mezzo del microfono confermai la dichiarazione letta poco prima da Don Perolli e li ammonii della illegalità della loro azione e delle conseguenze che potevano derivarne Ciò nonostante non mi fu consentito di raggiungere l'Altare sempre per la materiale presenza di numerose persone che facevano blocco interno all'Altare stesso. Siccome era ormai già trascorsa l' ora della Messa, annunziai pure a mezzo del microfono che avrei celebrato la messa delle ore 12, sempre che non me lo avessero materialmente impedito come avevano già fatto. Tornai in Sacrestia e verso le ore 12 mandai ancora a chiedere che mi lasciassero libero l'Altare e la Chiesa per la celebrazione della S. Messa, ma fu risposto a Mons. Tozzi, che non se ne andavano fino a quando non fosse tornata una loro delegazione inviata a parlare col Vescovo e comunque fino a quel momento non mi avrebbero consentito di dir messa. Cercai allora di raggiungere l'Altare, ma mi si parò davanti, in atteggiamento minaccioso, un uomo sulla cinquantina circa, di altezza superiore alla media, di corporatura robusta, che aveva già notato in Sacrestia perché aveva in testa un berretto di pelo alla russa.-
Riuscii a superarlo e forzai la barriera di uomini che però si strinsero ancora di più e indietreggiando mi spinsero, impedendomi più volte di passare per raggiungere l'Altare. Tornai quindi nuovamente in Sacrestia dove attesi fino alle ore 12,30; poi,visto inutile ogni mio tentativo mi spogliai dei paramenti sacri e mi allontanai dalla Chiesa.. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Informai dell'accaduto il Vescovo ausiliare il quale mi disse di non ritornare più all'Isolotto, per la celebrazione delle SS. Messe. - - - - - - - - - - - - - - - - - - Infatti alle ore 18 non fu detta la S. Messa, e neppure nella giornata di ieri, festa dell'Epifania, durante la quale ho celebrato solo un rito funebre. - - - - - - - Desidero aggiungere che anche domenica 29 dicembre ed il 1° dell'anno i laici, riunititi in assemblea nella Chiesa, hanno tentato di impedire la celebrazione della S. Messa, prolungando la loro assemblea oltre le ore 12 del giorno 29, contemporaneamente la celebrazione della. S. Messa: avevano anche costituito un cordone di giovani intorno all'Altare per impedirmi l'accesso. La sera poi non mi vollero consegnare le chiavi della Sacrestia, tant'è vero che dovetti andare a prendere i paramenti alla Cappella del Piazzale delle Cascine. Anche in questa occasione continuarono a tenere la loro assemblea mentre io celebravo la S. Messa. - - - - - - - - - - - - -
Aggiungo, altresì, che in quella sera prese la parola anche il vice parroco don Caciolli (lo stesso che mi aveva negato le chiavi) il quale affermò tra l'altro che la celebrazione della S. Messa non era una cosa seria né onesta, ma una offesa e un oltraggio alla popolazione dell'Isolotto. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Il primo gennaio, invece, hanno tenuto pure delle assemblee fino al momento in cui io salivo l'Altare, allontanandosi poi in segno di protesta. - - - - - - - - - - -
In merito a quanto esposto posso citare come testimoni le seguenti persone: 1°)Mons.Tozzi della diocesi di Fiesole; 2°)Don Ignazio Perolli, cappellano di S. Felice in Piazza; 3°)Mariani Raffaello, abitante in via degli Agrifogli n.6; 4°)Romolini Luigi, abitante in piazza del Salice n.2; 5°) Allodoli Guido, abitante in via Palazzo dei Diavoli n.18; Bellini Rina, abitante in via Palazzo dei Diavoli n.70; Gordigiani Pietro, abitante in via delle Mimose m.11; 8°) Dott. Carlo Conti, abitante in via Frullani n.33; 9°) Dottoressa Caterina Conti moglie del predetto; 10°) DEL BENGA (non ricordo il nome) abitante in via Platani n.29.
A.D.R. Non ho altro da aggiungere - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Letto, confermato e sottoscritto. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
(Seguono le firme (illeggibili) degli ufficiali di Polizia Giudiziaria che hanno accolto la deposizione di mons. Alba negli uffici della Questura di Firenze)
 

   
   

Appena avuta notizia dell'incriminazione di alcuni membri della Comunità parrocchiale e di altri che con essa avevano solidarizzato fu redatto un documento di corresponsabilità che nel giro di una ventina di giorni fu sottoscritto da circa mille persone. Di queste persone solo un certo numero furono interrogate dagli organi competenti. Furono alla fine riconosciute responsabili e quindi incriminate 438 (quattrocentotrentotto) persone come risulta dalla sentenza istruttoria del giudice istruttore, dottor Pellegrini emessa il 15 luglio 1970 (cfr. EmA023).
Tutte le firme dei dichiarantisi corresponsabili sono conservate in Archivio in un faldone apposito.

 

   
   

 

DOCUMENTO DI CORRESPONSABILITÀ


Alcuni nostri fratelli sono accusati di aver violato la legge mentre testimoniavano insieme a noi e alla comunità parrocchiale la loro fede nel Vangelo e la ricerca di un dialogo fraterno nella  Chiesa

Noi eravamo con loro nella nostra chiesa nei giorno in cui si sarebbero verificati i fatti, per i quali i nostri fratelli sonoaccusati. Essi non hanno fatto niente di diverso da quello che abbiamo fatto noi, essi erano animati dallo stesso nostro spirito e convinzione.

Noi ci riconosciamo perfettamente nelle loro azioni e nelle loro parole perché sono le nostre stesse azioni e parole.

Nonostante la sensazione di rottura che ha causato in noi la rimozione di don Mazzi, noi abbiamo continuato nella ricerca di un dialogo aperto e fraterno che rendesse piena e autentica la nostra appartenenza alla Chiesa

In questa ricerca di dialogo si colloca il nostro atteggiamento nei riguardi della Messa.

Nel verbale della riunione dell'11 Dicembre abbiamo affermato testualmente:
"Noi soffriamo per la mancanza della Messa, perché abbiamo fede, ma non vogliamo che la Messa consacri la divisione fra il Vescovo ed il popolo...
Non abbiamo mai preteso né intendiamo in alcun modo di impedire a Mons. Panerai o ad un suo delegato di svolgere il proprio dovere pastorale".

Non vogliamo stare a lungo senza la Messa.
Perciò chiediamo ancora una volta ciò che da due mesi non facciamo che ripetere:
- - il popolo abbia possibilità di respiro;
- - l'Autorità riscopra la sua funzione di servizio nei confronti del popolo;
- - la comunione sia ristabilita nella giustizia e nella verità;
- - tutto il popolo di Dio, la Chiesa tutta prenda posizione e dia una risposta a questa nostra attesa.


Ovviamente quindi siamo rimasti molto stupiti nel sentirci accusati di aver impedito la celebrazione della Messa.
Infatti Mons. Alba di sua iniziativa, volle il 5 gennaio alle oreb11.00 che si verificasse quanti dei presenti non desideravano la Messa.

A questo punto tutta la gente ha avuto la possibilità di dimostrare chiaramente con un'alzata di mano la volontà di continuare la nostra preghiera senza la celebrazione della Messa da parte di Mons. Alba
Mons. Alba chiese anche una controprova: nessuno alzò la mano.

Ci hanno chiesto quello che si voleva fare e noi lo abbiamo detto

A testimonianza di questa nostra piena disponibilità al dialogo sta il fatto che dopo l'alzata di mano una delegazione è partita immediatamente per incontrarsi con il Cardinale Florit ed esporgli direttamente la nostra situazione

Mons. Alba ha preso atto di questa volontà di un intero popolo ed ha preferito rinunziare a celebrare la Messa.
Nessuno, se avesse celebrato la Messa, glielo avrebbe impedito.

Le nostre decisioni sono state prese insieme e non siamo mai stati sobillati da nessuno
Anzi siamo grati a quei sacerdoti che sono venuti da noi per esprimerci la loro solidarietà e partecipazione.

Noi stiamo vivendo questa esperienza da diversi anni, non siamo mai stati istigati e le nostre decisioni sono sempre state libere
Alle nostre assemblee tutti coloro che hanno parlato sono stati l'espressione di tutta la gente, l'espressione di ciò che pensava la gente
Parlava chi aveva più facilità di parola, chi si emozionava meno di fronte al microfono, non tutti sanno parlare al microfono.. ma praticamente chiunque avrebbe potuto dire le stesse cose.

Al nostro microfono hanno parlato anche persone che avevano da esprimere un pensiero diverso o delle proposte diverse da fare. L abbiamo sempre ascoltati e abbiamo sempre chiaramente manifestato ed espresso in modi diversi la nostra approvazione e disapprovazione, liberi di esprimerci in questo modo.

Desideriamo quindi ribadire quanto tutti noi ci siamo sentiti partecipi e responsabili delle decisioni prese in ogni assemblea compresa quella del 4 gennaio.

Chiediamo che venga pienamente riconosciuta la testimonianza di dignità e civiltà, che sempre abbiamo dato, e la nostra volontà costante di rispettare la libertà di tutti nella giustizia e nella verità