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Scaletta preparata da d. Enzo Mazzi per rispondere nella terza giornata di studio alla presentazione fatta dal card. Florit su teologia e tradizione.


Il ragionamento classico che è alla base dei comuni manuali di teologia così come dell'esposizione stessa di S. Em.za, è sinteticamente questo: garante della retta interpretazione del testo sacro è la Tradizione, garante della autenticità della tradizione è il magistero ecclesiastico.
Io non sto a contestare la parzialità di questa impostazione teologica, che a me pare integrata nella vecchia teologia apologetica e polemica, che speravamo ormai morta e sepolta.
Voglio piuttosto scendere nel pratico e notare come questa impostazione impoverisce la tradizione anziché assicurarne il dinamismo vitale.

Domando: non è vero che questa impostazione, così come è concepita e vissuta, serve come giustificazione ideologica di quella piramide autoritaria che da secoli è di grave ostacolo alla vitalità della chiesa?

Non le sembra che per secoli la coscienze del popolo cristiano è stata come addormentata dalle parole del clero di cui ha subito tutte le imposizioni ideologiche, morali e sociali?
Non le pare che il popolo è stato abituato ad ascoltare e ad ubbidire passivamente; che non si è educato a pensare e a parlare; che non si è maturata in lui la coscienza di essere parte attiva e responsabile della tradizione ecclesiastica?

A me sembra che si è perfettamente capovolta l'intenzione e l'opera di Cristo.
Egli è venuto per "distruggere la sapienza dei savi, per annientare l'intelligenza dei dotti"; egli è venuto per annunziare il vangelo ai poveri e agli umili, perché essi prendessero coscienza del loro valore di uomini e di figli di Dio e non si sentissero inferiori ma uguali.
Domando se non si deve onestamente riconoscere che invece si è impadronito del Vangelo il vertice della piramide ecclesiastica, costituito da persone praticamente (non certo nell'intenzione) colte, potenti, sapienti, facendo un grave torto alla dignità e al valore evangelico dei poveri e degli umili.
Ai sapienti l'interpretazione autentica del vangelo, agli umili il catechismo con idee belle e fatte da imparare a memoria.

Non è tutto questo uno svuotamento del genuino concetto di tradizione ecclesiastica?

E non è parimenti uno svuotamento del genuino concetto di tradizione per esempio l'imposizione dall'alto di tutte le scelte morali, imposizione che si estende perfino alle scelte temporali, come accade puntualmente in occasione delle elezioni politiche?

Questo stato di cose non è in evidente contraddizione con la Sua affermazione che la Rivelazione trasmessa dalla Tradizione è il vangelo stesso vissuto dal popolo di Dio in opere e parole?
Possiamo in coscienza sopportare tutto questo?