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Firenze, 30 dicembre 1968
(stemma gentilizio)
IL CARDINALE
ARCIVESCOVO DI FIRENZE
riservata-personale .
Caro don Mazzi,
ho ricevuto e letto la tua ultima, e rispondo in breve a quanto esponi.
È necessario che tu dia quanto prima le consegne, e nei modi stabiliti
dalla legge vigente, sia canonica che civile. Non posso esentartene.
Questa non è una cosa particolare che viene
richiesta soltanto a te: sempre e per tutte le parrocchie avviene così,
quando esse rimangono vacanti. Del resto tu firmasti il verbale di presa
di possesso quando fosti nominato parroco, e ciò agli effetti
ecclesiastici e civili: altrettanto è necessario che tu faccia ora, dopo
scaduto a tutti gli effetti il tuo mandato
di parroco. Spero che tu voglia aderire con sollecitudine, perché ogni tuo
ulteriore ritardo intralcia dopo tutto la provvisione ii del regolare
servizio di assistenza religiosa alla popolazione parrocchiale, la quale
ne ha diritto e alla quale è nostro dovere provvedere convenientemente.
Riguardo poi alla comproprietà del popolo sulla chiesa, come tu accenni,
allo stato attuale degli ordinamenti questa non ha rilevanza alcuna per le
consegne al caso. Come tu sai, chiesa e
canonica parrocchiale, che in genere sono costruite con la partecipazione
e contributi di tanti, si considerano parte di quel patrimonio che la
chiesa locale ha per il servizio del popolo, costituiscono un ente morale
eretto dal Vescovo e con riconoscimento civile, col fine di assicurare il
culto e l'assistenza religiosa ai parrocchiani con libero accesso a tutti
i fedeli. Ora anche la
chiesa e canonica dell'Isolotto rientra in questa legittima posizione di
diritto e di fatto.
Infine ti posso assicurare che le opere che ora vivono accollate alla
parrocchia saranno anch'esse rilevate tutte alloro stato attuale con la
presa di consegna. In seguito, il parroco successore, con diretta intesa
con le medesime, esaminerà con ogni possibile comprensione i loro impegni
e finalità parrocchiali e sociali.
In ultimo, particolarmente considerando il tuo stato di salute, voglio
ancora invitarti a volerti prendere un certo periodo di riposo, perché tu
possa ben ristabilirti. Se credi, ti offro volentieri ospitalità alla
nostra Casa del Clero o in altro luogo che ti si confaccia e sia di tuo
gradimento, e a nostro carico. Questo anche perché ti considero sempre un
mio sacerdote, su cui spero ancora di poter contare per un servizio
pastorale nella nostra Diocesi.
Intanto ti invio il mio saluto
+Ermenegildo card. Florit
arciv.
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E' la denuncia presentata
alla Procura da Alfonso Ughi,dell'Associazione Profughi Dalmati,
commissario federale del Movimento Sociale Italiano il quale si trovava ad
assistere alle messe celebrate da don Perolli e monsignor Alba nella
Chiesa dell'Isolotto insieme ad un gruppo di fascisti tra i quali Conti
Pasquino, (esponente missino, eletto consigliere comunale nel 1970,
espulso dal Consiglio Comunale per il suo passato di criminale fascista,
già condannato nel 1947 a 24 anni per l'assassinio di un partigiano),
Marco Cellai, al tempo giovane esponente del M.S.I. eletto consigliere
comunale nel 1970 e al momento Segretario della gioventù missina di
Firenze. Erano presenti anche i Signori Conti Adami Lami già accusatori di
don Lorenzo Milani per l'obbiezione di coscienza, per la lettera ai
cappellani militari.
La Procura non procede contro la Comunità dell'Isolotto per la denuncia di
Alfonso Ughi circa le messe del 29 dicembre 1968, ma per le messe del 5
gennaio 1969.
Causa di ciò:
- una comunicazione della Curia Arcivescovile alla stampa (riportata sui
giornali il 6 gennaio: cfr. GR000345 - "La Nazione sera", lunedì 6 gennaio
1969, pag. 11);
- un referto del dott. Panariello, commissario di P.S alla Procura in data
5 gennaio 1969 (cfr.EmA003);
- La deposizione resa alla Questura di Firenze da
Mons. Alba (Cfr.EmA004).
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Eccellenza,
a nome e per espresso incarico di un notevole gruppo di cittadini, colpiti
e offesi nei loro più intimi sentimenti di cattolici e di credenti, il
sottoscritto Dott.Prof.Alfonso Ughi, nato a San Vincenti d'Istria il
23/11/1914 e residete a Firenze in via Bardelli 3, espone al Suo
illumunato esame e giudizio quanto segue:
Domenica 29 dicembre 1968,alle ore 12,non appena si era iniziata,nella
Chiesa dell'Isolotto in Firenze, la terza messa, officiata dal Canonico
Monsignor Alba, assistito da don Ignazio, cappellano della Parrocchia di
San Felice in Piazza, alla presenza del Vicario dell'Oltrarno Mons.Bruno
Panerai, una massa si 100.200 persone irrompeva nella Chiesa si
impossessava del microfono, posto a qualche metro di distanza dall'altare,
al centro della Chiesa, ed iniziava per bocca di un annunciatore di nome
Paolo quella che veniva definita una "veglia di preghiera",interrompendo
così la Messa già iniziata.Contemporaneamente una quindicina di
appartenenti a tale gruppo di accusatori della Chiesa si poneva davanti
allo stesso Altare,voltando la schiea all'officiante con gesto evidente di
sfida e di disprezzo. Al microfono,tra l'altro,venivano pronunciate
testualmente le frasi seguenti:
"CELEBRARE LA MESSA IN QUESTE CONDIZIONI RAPRESENTA UN
SACRILEGIO,COSTITUISCE UN'OFFESA, UNA SFIDA, UNA PROVOCAZIONE; E' PER NOI
UNA BESTEMMIA."
Tali frasi venivano urlate sempre a voce altissima,soverchiando di gran
lunga la voce del celebrante. Le urla non cessavano nemmeno al momento in
cui veniva impartita la Comunione ad un gruppo di presenti.
Il nucleo di fedeli, raccolti intorno all'altare, non reagiva, pur con
l'animo esacerbato, all'incredibile profanazione. Era Monsignor Panerai
che esortava alla calma.
Posso citare a testimoni dell'assoluta veridicità di quanto esposto:
Il Vice Questore di Firenze dott. de Francisci, Il maresciallo dei
Carabinieri della Stazione di Legnaia, La professoressa Toriser, Il Signor
Mario Grifoni, Il Signor Pasquino Conti, Il Signor Marco Cellai, Il Signor
Franco Tarufi e moltissimi altri i cui nomi il sottoscritto potrebbe
fornire successivamente all'Eccellenza Vostra.
Ravvisando a mio giudizio nei fatti denunciati la precisa violazione degli
articoli 403 e 405 del vigente Codice Codice-Penale,il-sottoscritto porge
con la presente
FORMALE DENUNZIA
contro gli autori di tali fatti, del resto ben individuabili in coloro che
si definiscono "Comunità dell'Isolotto
Restando a disposizione dell'Eccellenza Vostra per qualsiasi altra
eventuale informazione,il sottoscritto invia deferenti ossequi.
(Dott. Prof.Alfonso Ughi
(firma autografa)
Via Bardelli,3 - Firenze
Firenze 30 dicembre 1968
(Scrittura manuale)
V°. presentata nella Segreteria di questa Procura
Generale oggi 30 dicembre 1968 personalmente
dal Prof. Alfonso Ughi (identificato a mezzo tessera
Unione Ufficiali in congedo n. 1894.214 rilasciata
il 22.7.1952 dalla Sezione di Catanzaro).
f.to. Latella
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Quintole 30 Dicembre 1968
All' Arcivescovo di Firenze
Con questa lettera Le mando le dimissioni da parroco di S. Miniato
a Quintole.
I motivi della decisione sono prima di tutto e principalmente la
convinzione personale che l'attuale "condizione" del parroco è in
contrasto con la mia decisione di essere operaio.
Quello che ha scritto a don Mazzi il 30/IX/1968 ha confermato le mie
convinzioni, anche se le Sue parole mi hanno riempito di una grande
amarezza.
Lascio la Parrocchia anche per un altro motivo. Desidero dire, in questa
maniera, la mia amicizia e la mia solidarietà a Enzo, Paolo , Sergio e le
Parrocchie dell' Isolotto e della Casella.
Mi sento colpito dagli stessi provvedimenti che hanno colpito i miei amici
e fratelli.
Non so dirLe altro. Penso alla tristezza di tanti uomini e donne che
vedono delusa e soffocata la meravigliosa speranza suscitata in essi da
Cristo Risorto: una Chiesa veramente profetica, assemblea dei figli di
Dio, Popolo di Dio in cammino verso la liberazione di tutti gli uomini da
ogni schiavitù.
Bruno Borghi
(La lettera, inviata per conoscenza a Enzo Paolo e Sergio,è accompagnata
dal seguente foglietto:)
Carissimi Enzo Paolo e Sergio, vi mando la copia della lettera inviata
all'Arcivescovo.
Non ho bisogno do aggiungere altre cose anche perché in questo momento non
saprei dire altro.
Vi abbraccio e vi saluto insieme a tutti i vostri parrocchiani.
Con affetto Bruno
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