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(stemma gentilizio)
L'ARCIVESCOVO DI RAVENNA
Ravenna 16-12-68
 



Caro don Mazzi,
dopo la sua telefonata e la sua lettera non mi sono fatto più vivo: pensavo che un mio qualsiasi scritto potesse rappresentare un'indebita interferenza. Adesso, ripensandoci, vedo che forse una parola fraterna poteva fare bene, ed è per questo che mi rifaccio vivo: in questi lunghi giorni, anche per me dolorosissimi, ho pregato, sembrandomi la preghiera l'unico mezzo, certamente il migliore, per aiutare l'amico. Poi, ho pensato a possibili soluzioni, e me ne sono apparse tante che ho rifiutate tutte perché hanno un comune peccato d'origine: il compromesso.
Ma possibile che non si possa trovare una soluzione netta? Per me, lei lo sa, l'esperienza dell'Isolotto è valida; ha le sue frange, non necessarie, un po' anarcoidi ed ha l'inevitabile strumentalizzazione esterna, un male di cui noi accusiamo gli altri che potrebbero sempre risponderci: chi è oggi senza peccato scagli la prima pietra.
L'esperienza dell'Isolotto deve quindi rimanere integra nella sua sostanza; certe frange possono essere purificate, e qui potrebbe instaurarsi un dialogo proficuo attraverso persone amiche.
Si salverebbe così per la chiesa un'esperienza di altissimo valore, si ridarebbe forza di lavoro a chi condusse l'opera, si ridarebbe tranquillità a chi soffre.
Questa lettera è per lei, ma se potesse veramente servire alla soluzione che propongo l'usi pure.

In Cristo

+Salvatore Baldassarri
Arcivescovo di Ravenna
Buon Natale!
 

   

(Stemma papale)
Al caro e venerato Figlio e Fratello Don Enzo Mazzi, Sacerdote
dell'Arcidiocesi di Firenze.
 


in nome di nostro Signore Gesù Cristo, al Quale insieme serviamo e fidando nella promessa di riverenza e di obbedienza a chi gli è Vescovo, Maestro e Pastore, emessa nel momento dell'ordinazione sacerdotale, noi rivolgiamo viva esortazione a volersi cordialmente riconciliare con il suo Arcivescovo, il Cardinale Ermenegildo Florit, non solo con l'esteriore ossequio disciplinare, ma altresì con l'adesione umile e sincera, aderendo alle disposizioni di lui, con spirito di fede e carità, rettificando così alcuni inesatti criteri di comportamento ecclesiastico, mettendo fine onorevole al turbamento prodotto da atti e da atteggiamenti non conformi ai principi e alle norme della vita della Chiesa cattolica, e dando alla Chiesa stessa conforto grande e meritoria edificazione.

Non sia grave al Sacerdote, tanto compreso del dovere di amore e di servizio al popolo credente e paziente, offrirgli l'esempio dell'ordine e del sacrificio, che devono informare il ministero benefico e d autentico, che da lui non deriva il suo mandato, ma a lui è per mandato superiore rivolto. Egli non tema, e con lui i suoi Coadiutori, che cos' operando sia compromesso il bene compiuto e quello da compiere; sì bene voglia riflettere come solo per la via, che noi gli proponiamo, egli può degnamente rispondere alla sua vocazione sacerdotale e giovare effettivamente al bene spirituale e morale dei Confratelli e dei fedeli della Chiesa Fiorentina e di quanti ora lo osservano.
Noi vorremmo che la vicenda dell'Isolotto si concludesse felicemente nell'umile carità e nel pieno gaudio del prossimo Natale; e pregando il Signore con intima e sofferta speranza, riserviamo per questo fine per Don Enzo Mazzi e per i suoi Coadiutori ed amici la nostra paterna apostolica benedizione.
Paulus P.P. VI
19-XII-1968