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Vicariato Urbano Firenze 11/12/1968
di Porta Romana
 


Caro Don Enzo,
Ho voluto sctiverti di proposito con un po' di ritardo,per superare l'impressione di quella vostra visita precipitosa, la sera del 9 u.s. alle ore 23.
Non ti sei accorto, ripensandoci, che è stata una vera e propria aggressione, ad un' ora insolita, in casa d'altri? I miei si sono impauriti delle vostre grida e da fuori, affacciati alle finestre di fronte alle mie (via Romana stretta com'è, ha un'eco terribile) si sono domandati, se io leticavo con qualcuno. Ti dico, sono rimasto sorpreso, sofferente più dopo che in quel momento, ma soprattutto pensoso

In vita mia non sono mai stato trattato così da nessuno e non credo di essere né un farabutto, n° un falso, né un Prete come lo vuoi intendere tu.

Ho tanti miei difetti, ma fra questi, ho anche quello grandissimo di voler bene alla gente, chiunque sia, anche i più lontani, e anche a quelli che non me lo vogliono. In questo punto non voglio aggiungere altre parole, perché, per me, le parole: voler bene vogliono dire volere il bene di una persona e questo spero di avertelo dimostrato più volte ed in modo molto positivo, anche a Te e ai tuoi vicini. Non intendo di mentire quando io m'impegno a fare o a dire una cosa; quindi stai tranquillo, che anche al Cardinale non ho mancato di riferire quanto nel mio ultimo incontro con Voi, mi chiedeste.

Dovere essermi testimoni tutti, che ho fatto sempre il possibile per non arrivare a rompere un dialogo; però non mi sono mai ripromesso di agire in modo tale, da rendere di dubbia interpretazione agli occhi del pubblico, (oggi il mondo intero) la missione difficilissima e penosa che l'Arcivescovo mi ha affidata.

Fino all'emissione del Decreto di rimozione dalla parrocchia io speravo sempre in qualche atto positivo da parte vostra; dopo il Decreto, ho continuato ancora a sperare in una più profonda riflessione da parte vostra, quello che si è chiesto da i ben informati di ogni ceto. Ma dovendo per forza di cose denunciare un irrigidimento tale, da portarvi fino a casa mia a contestare (e vedi in che modo) una semplice dichiarazione sul giornale, a proposito della celebrazione della messa, posso fino da questo momento immaginare quale verrà a crearsi la situazione dell'immediato domani, assumendo Te e l'assemblea questa determinata posizione.

Qui da tutte le parti mi si chiede di essere chiaro; interpretano la qui in avanti la mia prudenza o come debolezza da parte mia, o come impossibilità a compiere il mio dovere, perché impedito da parte vostra. Per ora né la prima opinione, né la seconda corrisponde a verità; ma con Domenica prossima, in cui intendo svolgere liberamente il mio ministero, chiunque potrà accertarsi di chi sarà la vera responsabilità.

Ti ho chiesto le chiavi e della Chiesa e della Canonica e non mi è stato possibile averle; ti chiedo di poter celebrare i matrimoni e mi si chiede la licenza di farlo altrove; chiedo di poter dire la messa e mi fate capire che il clima è ancora acceso. Mettiti un po' al mio posto e poi dimmi che cosa faresti, giudicando però la cosa dal di fuori della situazione, come quella dell'Isolotto.

Qui c'è continuamente gente che desiderano che si riprenda l'Ufficiatura della Chiesa e si dia a tutti, la possibilità di poterci entrare con piena libertà, senza alcun timore.

Come vedi, Tu, supposto che io Domenica venga a celebrare la Messa, la raccolta in Chiesa, oppure sul sagrato, delle firme contro il Vescovo?

Queste cose le avrei volute dire volentieri in una vostra riunione; ma siccome voi volete che tutto quello che si dice, come mi faceste capire la sera del 9, deve essere scritto, e quello che non è scritto lo registrate per poi ciclostilarlo, ho creduto opportuno, per non creare malintesi, metterlo in scritto.

Sempre tuo
aff.mo

Don Panerai

(timbro circolare del Vicariato)
VICARIATUS S.SPIRITUS CIV. FLOR.

 

   
   

PARROCCHIA DELL'ISOLOTTO 13 dicembre 1968
(questa prima pagina del documento, nel fondo ciclostilati, è tagliata a metà pagina. Per riportarla è stata fotocopiata dai Notiziari del momento)
 


VERBALE DELLA RIUNIONE dell'11 dic.1968

I° - il popolo dell'Isolotto è stato rifiutato dal Vescovo ed è cosciente che in questo momento la messa nella nostra Chiesa servirebbe solo a coprire ipocritamente tale rifiuto.
Noi vogliano la Messa ma non l'ipocrisia.

2°) - Noi soffriamo per la mancanza della Messa, perché
abbiamo fede e non vogliamo che la Messa consacri la divisione fra il Vescovo e il Popolo.
La Messa non sarebbe infatti un segno di unione, ma di divisione. Quasi un sacrilegio.

3°) - Non abbiamo mai preteso, né pretendiamo in alcun modo di impedire a Mons. Panerai o ad un suo delegato a svolgere il proprio dovere pastorale.
Ma al tempo stesso diciamo con grande chiarezza che chiunque viene a dire la Messa all'Isolotto offende l'amarezza e schiaffeggia la sofferenza del popolo.
D'altra parte non possiamo accettare che si parli di
"grande disagio" di alcuni che vogliono adempiere regolarmente al precetto festivo. Questo per noi è solo
un pretesto, perché è facilissimo andare alla Messa
in una Chiesa vicina senza pretendere che la comodità della Messa all'Iso1otto vanga pagata con l'offesa di tutto il popolo.
Inoltre non pensa Mons. Panerai che il "primo dovere" sia quello di comprendere a fondo l'anima religiosa del popolo.

4°) Non vogliamo stare lungo tempo senza la Messa.
Perciò chiediamo ancora una volta ciò che da due mesi non facciamo che ripetere:
- Il popolo abbia possibilità di respiro.
- L'autorità riscopra la sua funzione di servizio nei confronti del popolo.
-La comunione sia ristabilita nella giustizia e nella verità.
Noi chiediamo che tutto il popolo di Dio, la Chiesa tutta
prenda posizione e dia una risposta a questa nostra attesa.

L'ASSEMBLEA



PARROCCHIA DELL'ISOLOTTO VERBALE RIUNIONE 13.12.1968


NOI CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL CARD. FLORIT:

1°) perché egli non si è dimostrato padre nei nostri confronti
rimanendo prigioniero di un modo giuridico e burocratico di intendere l'autorità e di non aver capito l'ansietà che spingeva noi a superare questo tipo di struttura;
2°) perché egli ci ha rifiutati e noi non possiamo ricercare con lui un dialogo in queste condizioni di rifiuto;
3°)per esprimere la nostra disapprovazione verso quella parte di . Chiesa istituzionale che si basa non sul servizio ma sul gIuridicismo gerarchico che fonda l'unità ecclesiale non sul Vangelo, non sulla carità, non sull'accoglimento fraterno, non sulla povertà, ma su un ordine autoritario che antepone il diritto canonico all'amore e la passiva obbedienza alla partecipazione cosciente;
4°) per raccogliere intorno a tale gesto significativo la voce di tutti coloro che sentono e vivono con noi il dramma di una profonda divisione esistente nella Chiesa, anche se tale divisione viene solo sporadicamente alla luce.. La gente del popolo non riesce a fare giungere la propria voce al Papa, ai Vescovi, e spe-sso neppure ai Sacerdoti, ed e costretta ad allontanarsi sempre più da una Chiesa che sente oppressiva ed estranea.
Il Popolo dell'Isolotto ancora una volta, anche se rifiutato,
vuol rendere un servizio alla Chiesa ed alla unità ecclesiale
da recuperare; vuole-dare il modo a tutta questa grande e dimenticata massa di uomini, di esprimere (anche se solo con delle firme) il suo profondo travaglio; vuole che i nostri pastori possano scrollarsi di dosso quella cappa di giuridicismo, autoritarismo. potere, ricchezza; vuole che anche essi scelgano e facciano proprie le ansie, le tensioni e le sofferenze degli uomini più rifiutati: vuole che finalmente si realizzi così l'unità in Cristo.
Finche vivremo continueremo a ripetere che la Chiesa non deve buttar fuori nessuno, ma anzi accogliere tutti ed in primo luogo coloro che nella società civile sono i rifiutati, gli oppressi, gli ultimi.

NOI CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL CARDINALE PERCHÉ VENGANO TOLTE TUTTE QUELLE STRUTTURE CHE IMPEDISCONO UNA AUTENTICA PREDICAZIONE DEL VANGELO E PER RIENTRARE TUTTI INSIEME FINALMENTE UNITI IN UNA
COMUNITÀ ECCLESIALE CHE ANNUNCI VERAMENTE I VALORI EVANGELICI


RACCOLTE PER LE DIMISSIONI DEL CARDINAL FLORIT DA VESCOVO DI FIRENZE= N.2O233
così distinte:
6975 dell'Isolotto
5408 provenienti da Firenze e provincia
8350 " " " da altre provincie toscane,da tutta Italia e dall'estero.



Firme di operai di varie ditte:

Ditta FIABA (Isolotto, FI) ; Dipendenti delle Ferrovie Statali; Portalettere; Dipendenti Officine ASNU ; Dipendenti Manifatture Tabacchi ;
Operai della fabbrica occupata "Concimi Chimici" di. Mantova;
Operai della Galileo (FI); Operai della FIVRE e della Pignone (FI)
Studenti dell'Università Cattolica di Milano
Studenti dell'Istituto Magistrale di Colle Val d'Elsa
Operai e studenti del Congresso giovanile delle ACLI a Viareggio
Studenti delle scuole di Mantova e Milano

722 firme dall'Olanda

244 dalla Francia

301 dagli USA (solo da Chicago)

Firme di singoli provenienti da: Ivrea, Milano, Roma, Bari, Mantova, Savona, Genova, Siracusa, Macerata, Bergamo, Venezia,Trento,
ecc.
 

   
     

 

DICEMBRE 1968

 (è la traccia di un intervento di don Enzo Mazzi ad una assemblea del dicembre. Il testo in archivio è manoscritto)
 


Sono 14 anni che esiste questa parrocchia popolare e che io sono qui insieme ad altri due sacerdoti. In questi anni abbiamo vissuto il dramma della separazione della Chiesa dal mondo, specialmente dal mondo dei poveri.
Questo dramma lo abbiamo vissuto come una specie di crocifissione. Infatti ci siamo trovati in un terribile dilemma: ubbidire alla Gerarchia della Chiesa ha significato spesso disubbidire alle esigenze più profonde, più vere ed evangeliche del popolo.
Allo stesso tempo seguire queste esigenze del popolo, ha quasi sempre significato incontrare la incomprensione e l'opposizione aperta della Gerarchia della Chiesa.
Noi non abbiamo mai voluto divenire ne farisei ipocriti, né ribelli. Abbiamo sempre cercato la strada della vera ubbidienza. Ma questa ricerca non è stata compresa.
Il vescovo non è mai venuto in mezzo a noi. Ha travisato la nostra esperienza pastorale ed ha voluto troncare tale esperienza. Tutto il popolo si è sentito colpito e rifiutato.

Il popolo ha cercato di parlare al vescovo, ha chiesto al vescovo di venire alI'Isolotto. Ma il vescovo non ha tenuto in nessun conto la voce del popolo.
Il popolo continuerà dunque la sua esperienza comunitaria anche se verrà un altro parroco.
Noi sacerdoti continueremo a vivere insieme in una piccola casa del quartiere. Lavoreremo per vivere. Continueremo a servire alla fraternità e alla unione del quartiere nel modo che scopriremo insieme alla gente.
Si tratta di trovare un modo di essere preti senza compiere gli atti ufficiali come la celebrazione della Messa parrocchiale o l'amministrazione dei sacramenti.