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Dialogo tra il card. Florit e Enzo Mazzi il 2 dicembre 1968.


(nell'archivio il dialogo è manoscritto perché non sono altro che gli appunti che don Mazzi ha ripreso durante il colloquio)

Vescovo: Intanto ti riposi. Rinunzia - invito a dimetterti dall'ufficio che il Vescovo ti ha dato.

Io: Lei mi ha chiamato solo per questo o per parlare.

V. Avrei piacere, prima di decidere (ci siamo detti tutto) (ho precisato la piattaforma nella Notificazione) (poi interviene il catechismo).
Voi stessi avete detto che si chiuda.

- Per noi chiudere significa incominciare a parlare.

-Tu hai sempre potuto parlare. Non puoi negare ciò.

-Non credo sia vero.
Lei ha portato in ballo il catechismo. La sua notificazione dimostra che Lei non conosce la nostra esperienza.

-Torno a rivolgerti invito

-Lei non accetta che si possa ancora parlare

-Mi prendo io tutte le responsabilità.

-Vorrei presentarle la necessità di continuare a parlare portandole un minuto l'esempio del catechismo.

-Non è necessario. Le persone che lo hanno giudicato...

-Nel caso che non accetti di rinunziare che cosa farà Lei?

-È già tutto pronto per la rimozione per rispettare la procedura canonica.

-Perché Lei mi chiede di mettermi?

-Non puoi più svolgere il tuo ministero. Canonicamente parlando sono in regola.
Pericolosi equivoci dottrinale e criteri pastorali derogando altresì da precise norme di culto e di sacra predicazione e trasgredendo comuni esigenze particolari provvedimenti disciplinari.

-Lei si rifiuta di parlare con me.

-Oggi voglio concludere e entro domani voglio inviare la rimozione. Ho giudicato.
Non esiste sul diritto niente che mi obblighi a parlare con te.
 

   
   

   
        
   

   
         
   

   
         
   

Il documento chiarisce bene la strumentalità e l'infondatezza del decreto di rimozione attuato da Florit nei confronti di don Mazzi e della Parrocchia dell'Isolotto riguardo alla lettera agli occupanti il Duomo di Parma. Ciò è più che evidente dal suo comportamento tenuto nei confronti di don Sergio Gomiti. Evidentemente qualche altra cosa determinava il cardinale e Vescovo di Firenze alla rimozione del parroco dell'Isolotto. (cfr. Emp0636-1 nel commento)

   
   

7 dicembre l968
A TUTTE LE FAMIGLIE
DELLA PAROCCCHIA DELLA PENTECOSTE.
 


Carissimi,
dal giorno 4 dicembre non sono più il vostro parroco. Dato il giudizio del Vescovo sulla nostra linea pastorale e il suo rifiuto di accoglierla; dopo averGli inutilmente fatto presente la necessità di venire tra noi per conoscerci in modo da comprendersi vicendevolmente; dopo averGli fatto notare che il Suo rifiuto significava ignorare e rifiutare uno dei quartieri più poveri della città, mi sono sentito costretto a rinunciare all'ufficio di parroco.
Questo non vuol dire che rinuncio a stare con voi o a starci da prete nelle forme che concorderemo insieme. Solo che non potrò starci a titolo di parroco e svolgerne le mansioni.
D'altra parte nel momento attuale, messo nella condizione di dover scegliere tra un ufficio anche se importante e voi, proferisco scegliere voi, le vostre tensioni, le vostre aspirazioni, la vostra vita,
Insieme agli altri miei fratelli preti cercherò di continuare, sempre meno a parole e sempre più coi fatti, a scegliere i più poveri, i più dimenticati: condividendone il più possibile la vita, nella speranza che questa parte di Chiesa,oggi così inspiegabilmente emarginata, trovi il suo pieno accoglimento e la sua libera cittadinanza nella Chiesa in cui crediamo fermamente e di cui ci sentiamo parte viva.

Vi saluto con immutato affetto
e vi salutano gli altri preti.
don Sergio.


____________________________-

Questa relazione sul colloquio avuto da don Sergio con S.E. il Cardinale Arcivescovo è stata presentata all'assemblea parrocchiale tenutasi nella nuova prefabbricata di via della Casella in data 6 dicembre c.m. alle ore 21,30.
L' assemblea ha deciso opportuno metterla a conoscenza di tutte lo famiglio della Parrocchia della Pontecoste e degli amici dell'Isolotto.
_____________________________________________

In data odierna, alle ore 9, come da invito rivoltogli da S.E. il Cardinale Arcivescovo il giorno 2 c.m., don Sergio Gomiti si è recato in Arcivescovado per chiarire la sua posizione di parroco della parrocchia della Pentecoste in seguito agli avvenimenti in corso.
S.Eminenza, alla presenza di S.E. Mons. Bianchi vescovocoadiutore, ha espresso la Sua volontà di far rimanere don Sergio Gomiti parroco della Casella adducendo i seguenti motivi:
a) la carenza di clero nella Diocesi;
b) l'inesistenza, a suo giudizio, dei precedenti rilevati a carico di don Mazzi e della Parrocchia dell'Isolotto.

Don Sergio si è permesso far notare che tutto ciò non era vero, perché l'interesse del Vescovo per la mancanza di clero era smentito dalla rimozione a tutti i costi di don Mazzi; riguardo poi ai "precedenti" Sua eminenza era chiaramente al corrente che,fin dagli inizi dal proprio sacerdozio, don Sergio era pienamente corresponsabile in tutto e per tutto della medesima linea pastorale maturata insieme a don Enzo per otto anni all'Isolotto e portata poi comunemente avanti negli ultimi tre anni alla Casella e all'Isolotto. Tanto era vero che in data 8 ottobre 1968 il Vescovo proponeva per lettera a don Sergio la stessa alternativa di ritrattare o di dimettersi così come era stata proposta a don Mazzi.
Perché dunque ora si usava questa duplice misura?
Don Sergio ha,aggiunto di ritenere il comportamento del Vescovo un puro e semplice tatticismo, un atteggiamento scorretto tendente a separare la comune responsabilità delle due parrocchie e a dividere l'esperienza di vita comune dei suoi preti.
In conseguenza di ciò don Sergio ha presentato al Vescovo il seguente documento:
"Ripetutamente e chiaramente Le abbiamo dichiarato che la Parrocchia dell'Isolotto e della Casella si considerano una cosa sola. Tali Comunità si si trovano infatti in perfetta comunione di orientamento e di vita pastorale.
Conseguentemente il decreto di rimozione che ingiustamente colpisce il Parroco e la Parrocchia dell'Isolotto, colpisce allo stesso modo anche il Parroco e la Parrocchia della Casella.
Non esistono per noi cavilli giuridici o tattiche ipocrite che possono nascondere questa realtà.
Pertanto Don Sergio Gomiti, Parroco della Casella con il titolo della Pentecoste e S. Bartolo a
Cintoia, si considera rimosso dall'Ufficio di Parroco della Parrocchia suddetta dalla stessa data 4 dicembre 1968, giorno in cui è stato emesso il decreto di rimozione contro il Sacerdote Enzo Mazzi.

Firmato: Sac. Sergio Gomiti.

Sua Eminenza si è dichiarato insoddisfatto del documento suddetto perché non sufficientemente chiaro in quanto la rimozione era un suo diritto, stava a Lui decretarla, ma di essa, nel caso presente, non intendeva valersi. Don Sergio sarebbe rimasto Parroco della Casella e in un secondo momento poteva anche avere una Parrocchia più importante e più grande.
Don Sergio ha detto che accoglieva volentieri l'invito a rimanere Parroco della Casella continuando parò la medesima linea di ricerca di vita evangelica e mantenendo l'identica linea pastorale finora seguita.
Il Vescovo ha detto che per la prima (la ricerca di vita evangelica) non aveva niente da dire, ma che riguardo alla seconda (la linea pastorale) non era possibile: si doveva rientrare nella linea da Lui indicata.

Don Sergio ha replicato che per condurre avanti una ricerca di vita evangelica non era necessario essere parroco tanto più se, per rimanere tale, si doveva cambiare la linea pastorale nella quale oltretutto nulla gli sembrava da ritrattare.
Riguardo poi alla proposta del Vescovo per il futuro, don Sergio ha fatto presente di non aver chiesto mai nulla per sé né intendeva farlo.
Ha ripetuto che il documento presentato conteneva l'unica e la più chiara risposta al comportamento del Vescovo.

Il Vescovo ha insistito per una ulteriore chiarificazione del documento stesso in quanto avrebbe dovuto renderne conto ai suoi Superiori.
A questo punto don Sergio si è sentito costretto a prendere una decisione: scegliere fra le profonde esigenze, aspirazioni di un popolo che il Vescovo continuava ad ignorare e la linea pastorale del Vescovo.
Non potendo rinnegare il cammino di fraternità e di ricerca di autentica vita ecclesiale presente ormai nella nostra comunità parrocchiale, don Sergio ha dovuto esplicitare il documento come segue:

"P.S. A ulteriore chiarificazione richiestami da S. Eminenza, presente il Vescovo ausiliare Mons. Bianchi con la presente intendo dichiarare e dichiaro che in data 4 dicembre 1968 rinuncio all'ufficio di parroco della parrocchia suddetta.

Firmato: Sergio Gomiti"

_________________________________

L'assemblea della Parrocchia
della Pentecoste. Via della
Casella.
 

   
     

 

PARROCCHIA DELL'ISOLOTTO 7 Dicembre, 1968

VERBALE D'ASSEMBLEA
 


Il Cardinale ha rimosso d'autorità i nostri sacerdoti, rinunciando ad ogni possibilità ai penetrare a fondo la loro esperienza sacerdotale.
Inoltre il Cardinale ha trascurato completamento l'invito
accorato rivoltogli più volte da noi, di farci una visita che permettesse un contatto reciproco serio e sereno.
Il Cardinale così ha rifiutato due volte il Popolo rimovendo i sacerdoti e rinunciando a conoscerci direttamente
Nelle persone dei sacerdoti si è colpita una intera comunità e la sua volontà di vivere schiettamente il Vangelo.
Ci hanno insegnato che la Gerarchia ha il compito di servire il Popolo conducendolo a mettere in pratica in modo autentico il Vangelo.
Ora noi abbiamo sperimentato invece una Gerarchia che ci ha rifiutati.
Questo comportamento, a nostro parere pone la Gerarchia al di fuori del suo compito di servizio e mette invece in evidenza un atteggiamento e una struttura di dominio.
Con la sua scelta di Vescovo Ha rotto la nostra comunione con lui.
Per noi non ha senso in questa situaz1ono inviare un sacerdote che celebri la messa. cioè la comunione in Cristo del Popolo con il suo Vescovo.
Il Vescovo ha respinto noi suoi figli.
Ci sembra che sia venuto meno alla sua funzione di padre.
La sostanziale condanna della nostra esperienza pronunciata dal Cardinale suona inoltre condanna di tutto le analoghe esperienze compiute nel seno della Chiesa da altre comunità.
Rappresenta quindi non un atto di paterna benevolenza, ma un atto di divisione, un atto di rottura della comunità ecclesiale.
Sono oramai anni che a Firenze, invece di edificare la Chiesa ad immagine di Cristo la si demolisce pezzo per pezzo per costruirla ad immagine del diritto canonico.
Al compito del Pastore si è sostituito quello del guardiano, al compito del padre quello del censore.
Troppi sacerdoti e laici nella chiesa di Firenze, hanno sperimentato con sofferenza questa perdita di paternità.
Il Vescovo ha dimostrato di essere rimasto prigioniero di un modo giuridico o burocratico di intendere l'autorità e di non aver capito l'ansia che spingeva noi a superare questo tipo di struttura
È perciò con amore che gli chiediamo di dare le dimissioni.
Decidiamo inoltre di rendere pubblica questa nostra proposta facendone partecipe tutto il Popolo di Dio.

L'Assemblea
 

   
   

Per questa marcia dell'8 dicembre la Procura incriminerà e il Tribunale processerà sei persone per "promozione di manifestazione non autorizzata" e "vilipendio alla religione di Stato" (quest'ultima scaturita da una denunzia del Movimento Anticomunista Cattolico. Il pubblico Ministero stesso chiederà l'assoluzione per tutti gli imputati per "non aver commesso il fatto" e, riguardo alla seconda imputazione, "perché il fatto non costituisce reato".(cfr. EmA026 pag. 5)

   
   


MARCIA DELL'ISOLOTTO 8/12/68


Ritrovo 8,30 -9,30 davanti e dentro la Chiesa.
È bene arrivare per tempo perché la marcia partirà alle 9,30 dalla Piazza dell'Isolotto.

 

Si formerà un corteo che andrà in Piazza S. giovanni seguendo questo itinerario:
Lungarno dei Pioppi, Via Baccio Bandinelli, Via del Pignoncino, Attr. Via Bronzino, Via G. della Casa, Via Pisana, Porta S. Frediano, Borgo S. frediano, Via S. Spirito, S. Trinita, Via Tornabuoni, Piazza Antinori, Via dei Pecori, Piazza S. Giovanni.


Le persone impossibilitate a fare tutta la marcia piedi seguiranno il corteo con le proprie macchine ed eventualmente con quelle predisposte. Tutte le macchine disponibili si presentino alle 8,30 al servizio d'ordine, pe ril quale si richiedono volontari.


La nostra deve essere una marcia composta e dignitosa, per questo marceremo in silenzio


In Piazza S. Giovanni leggeremo i documenti che interessano la nostra vicenda ed in particolare porteremo al Cardinale il documento dell'assemblea del 7/12/1968.


Per il ritorno seguiremo questo percorso: Piazza S. Giovanni, Via Cerretani, Via Panzani, Piazza Unità, Via degli Avelli, Piazza S. Maria Novella.


In Piazza S. Maria Novella la marcia si scioglierà. (speriamo di avere un servizio ATAF straordinario).

Il comitato di coordinamento