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Firenze,19 Novembre 1968


Caro don Enzo,
il gruppo dei sacerdoti che,in occasione della dolorosa vicenda che state attraversando tu e la tua comunità, si è più volte riunito,indirizzando a te la lettera che già conosci e contemporaneamente una lunga lettera privata anche all'Arcivescovo, si è riunito ancora un volta per esprimerti le seguenti considerazioni:
I) È nostra motivata convinzione che la notificazione dell'Arcivescovo nella parte dottrinale intende assolvere a preoccupazioni di carattere più generale per la vita della Chiesa. Di conseguenza la tua attenzione deve essere principalmente rivolta al comma b) della parte II del documento.
2)Tale parte ci sembra che non contenga tanto una contestazione alla tua linea pastorale, quanto piuttosto il desiderio che tu riaffermi la validità di alcuni principi dottrinali che all'Arcivescovo sembrano non del tutto chiari nello svolgimento della vicenda.
3)A questo proposito, mentre ti esprimiamo ancora una volta l'apprezzamento sincero e riconoscente per la tua attività pastorale, non disgiunto però dal rispetto per tutte le possibili decisioni e scelte che intenderai prendere:
a)riteniamo che tu debba con molta chiarezza riaffermare all'Arcivescovo per scritto e poi con dei gesti il riconoscimento del sacerdozio sacramentale e ministeriale da lui derivato, cosa del resto già contenuta nel documento conclusivo dell'assemblea del 31 Ottobre u.s.
b)Tutto il gruppo dei sacerdoti è così convinto della
necessità del proseguimento autentico della tua esperienza pastorale, che ti invita pressantemente a eliminare quei punti di tensione sul piano liturgico o disciplinare che potrebbero in qualche modo compromettere il dialogo fra te, la tua comunità, l'Arcivescovo ed anche le altre comunità parrocchiali della Diocesi che dissentono in diversa misura dalla tua linea pastorale.
c)siamo convinti che dal documento dell'Arcivescovo non risulti in alcun modo che ogni assemblea parrocchiale sia condannabile, ma soltanto quando essa è avulsa dal Vescovo o può dare il sospetto che il ministero del parroco sia in qualche modo delegato dalla comunità dei fedeli.

4)Pensiamo infine che dopo la lettera tua e della tua comunità all'Arcivescovo, lettera che, nostro sommesso avviso, dovrebbe contenere le chiarificazioni dottrinali di cui sopra, si possibile ed auspicabile l'incontro di alcuni membri della comunità con il Vescovo stesso. Questo incontro può essere poi seguito da un tuo colloquio personale con l'Arcivescovo. Sappiamo che d.Panerai è disponibile per preparare ed eventualmente seguire e l'uno e l'altro incontro.
Quanto ti abbiamo detto è indirizzato anche alla tua comunità.
Tutti noi ti chiediamo scusa se avessimo dato l'impressione di interferire nelle tue decisioni ed in quelle della comunità.
La ns.lettera è stata ispirata soltanto dall'affetto fraterno con il

quale ti abbiamo sempre seguito, specialmente in questo periodo.

p. il gruppo
Mino Tagliaferri
Danilo Franceschi,
Averardo Dini
Giorgio Bianchi
Angelo Chiaroni
Corso Guicciarini
 

   
   

 

 

Firenze 20 novembre 1968
 


A Sua Eminenza
Card. Ermenegildo Florit
Arcivescovo di
FIRENZE


Le Comunità parrocchiali della Casella e dell'Isolotto desiderano
offrirle un'unica risposta alla Sua notificazione del 14 corr. Tali comunità si trovano infatti in perfetta comunione di orientamento e di vita pastorale. Ciò che tocca una di esse, tocca immancabilmente allo stesso modo anche l'altra.
Lei questo lo sa da tempo, le è stato confermato dalla Comunità della Casella nella lettera del 5 ottobre e in quella del 3 novembre 1968 e lei stesso ne ha preso atto sottoponendo don Sergio Gomiti al medesimo aut-aut richiesto a don Mazzi.
Le rispondiamo dunque unitariamente , nonostante che Ella abbia inviato solo a don Mazzi la notificazione e nonostante che in questa si parli solo della vicenda dell'Isolotto.
Questo suo atteggiamento resta veramente incomprensibile. Sembra che la Parrocchia della Casella per Lei non esista nemmeno; sembra quasi che la sua notificazione sia dovuta.esclusivamente alla forza numerica o alla notorietà della Parrocchia dell'Isolotto e non a motivi prevalentemente pastorali o a "imperativi apostolici".

La nostra risposta è inoltre l'espressione dei sacerdoti e dei laici i quali si considerano e sono ormai una cosa sola, pur nella diversità dei ministeri.
Questa unità, che le era già nota, le è stata confermata dalle nostre precedenti risposte.
Non si tratta di un'unità "avulsa dal Vescovo o contro di lui". Infatti noi le abbiamo dichiarato esplicitamente che tale unità si fonda sull'unità col Vescovo, con gli altri sacerdoti e con tutto il Popolo di Dio.
Anzi abbiamo detto che il nostro disagio e la nostra scontentezza derivano dal fatto che "il Vescovo, nonostante tutta la sua buona volontà, non è in grado di conoscerci, di partecipare. alla vita e alla condizione del popolo, di capire le esigenze vere della gente semplice, perché si trova su di un piedistallo troppo alto e distante".
Vorremmo il Vescovo vicino e unito e invece lo sentiamo distante e diviso.
Per questo lo abbiamo invitato a venire in mezzo a noi. Non abbiamo invitato il Vescovo per accusarlo o per giudicarlo. Noi non abbiamo niente contro di lui. Comprendiamo che egli stesso si trova soffocato da strutture le quali gli impediscono di essere padre e fratello. Neppure lo abbiamo invitato per comporre in qualche modo una vicenda spiacevole. Se fosse stato solo per questi motivi non avremmo osato invitarlo, saremmo andati e andremmo dal Vescovo noi per primi. Siamo così abituati a umiliarci, a piegare il capo, a subire il compromesso in ogni aspetto della vita quotidiana, che non ci sarebbe costato malto farlo anche questa volta.
Ma non possiamo, cercare una composizione qualsiasi della vicenda attuale.
Ci preme infatti che il Vescovo non continui ad essere per noi il gerarca alto e distante che svolge la sua funzione attraverso un subalterno (il parroco), il quale a sua volta si dovrebbe servire dell'aiuto di un altro subalterno (il vice-parroco).
Non possiamo nemmeno accettare di comporre la vicenda in modo tale che i laici restino nella condizione di inferiori e non considerati, capaci solo di subire o al massimo farsi rappresentare presso la Gerarchia dalla persona del parroco o di alcuni delegati.
Abbiamo chiesto al Vescovo di venire in mezzo a noi per parlare con noi, per ascoltarci, per comprendere direttamente la realtà in cui viviamo, per darci un segno pratico della sua disponibilità a condividere effettivamente la nostra vita, i nostri disagi, le nostre tensioni e aspirazioni.
Non chiediamo che egli si umili, ma che partecipi alla nostra vita. Noi non possiamo elevarci al livello di cultura e di vita del Vescovo. Se lui non scende fino a noi, come potrà realizzarsi e verificarsi in pratica la nostra unità in Cristo?
Finiamo per ritrovare anche nella Chiesa quelle condizioni disumane di inferiorità, di sudditanza, di non considerazione, di esclusione, che ci opprimo11o nella società civile.
La nostra lunga esperienza ci dice che solo in questo "scendere" della Gerarchia verso il popolo, verso gli umili e i rifiutati, può sanarsi la frattura fra la Chiesa e il mondo, anziché attraverso tanti tatticismi e attivismi, o tante parole.
Ci riesce difficile capire come Lei, non prendendo in considerazione la profondità e l'urgenza di queste nostre aspirazioni, ci abbia risposto che "la richiesta di un incontro del popolo con il vescovo, nel particolare caso presente e nel modo proposto, è contraria al buon ordinamento della Comunità ecclesiale, vanifica il vero dialogo e disconosce in pratica il senso dell'ufficio episcopale".
È una risposta umiliante perché la sentiamo priva di fiducia. Del resto non abbiamo proposto nessun modo specifico e tanto meno un modo irrispettoso. Pensiamo infatti che, se Ella vuol venire in mezzo a noi, troveremo certo, insieme a Lei, il modo più intimo e rispettoso possibile.

Quanto poi alla prima parte della notificazione non possiamo dire altro che questo: tutta la nostra esperienza e in particolare le ultime vicende dimostrano chiaramente che noi aderiamo con vero impegno al rinnovamento conciliare in tutti i suoi aspetti.

Non abbiamo mai inteso "far dipendere dalla decisione della Comunità l'accettazione o meno di un provvedimento episcopale riguardante il parroco". Le nostre riunioni e assemblee sono un vero Consiglio Pastorale. Noi, sacerdoti e laici, che componiamo questo fecondo Consiglio Pastorale, abbiamo voluto renderci interpreti presso il Vescovo delle aspirazioni del popolo e delle iniziative con questo promosse.

La sua, notificazione dice inoltre: "va dichiarato che, nel caso specifico, i delicati motivi di fondo di carattere dottrinale, sacramentale, liturgico e disciplinare, contenuti nella documentazione integrale sulla vicenda, erano e sono ancora a conoscenza degli interessati".

Questo non corrisponde alla verità. Infatti i sacerdoti hanno già messo al corrente il popolo della documentazione integrale in loro possesso, riguardante il loro rapporto col Vescovo, anche precedente all'attuale vicenda.
Ciò fu fatto nell'Assemblea del 9 ottobre all'Isolotto e in quella del 28 ottobre alla Casella.
Il popolo inoltre è già da tempo a conoscenza che il Vescovo contesta ai sacerdoti le seguenti disubbidienze:
1) - essi dichiarano che i laici sono liberi nelle loro scelte politiche.
2) - Essi, prima del 29 Giugno 1967 (data di inizio della seconda fase della riforma liturgica) modificavano o sostituivano qualche testo della liturgia o omettevano qualche genuflessione e qualche segno di croce.
3) - Essi fanno parlare i laici in alcune riunioni in Chiesa.
4) - Essi commentano in Chiesa le Encicliche sociali come la "Populorum progressio", mentre dovrebbero commentare solo quelle dottrinali.
5} - Essi svolgono la predicazione portando in Chiesa, oltre al Vangelo e alla dottrina della Chiesa, i problemi del mondo e la voce dei :più poveri, dei più deboli e degli oppressi, sia durante la messa che in altre riunioni.
6) - Don Paolo Caciolli non ha dato un esame per l'autorizzazione a confessare eppure continua a confessare quando viene richiesto.
7) - Essi mettono in mostra alcune manchevolezze della struttura Ecclesiastica.

A proposito di ciò dobbiamo richiamarLe quanto è già contenuto nei nostri documenti; cioè che queste presunte disubbidienze sono esigenze essenziali e vitali della popolazione per realizzare la propria dignità umana e per mettere in pratica Vangelo.
Inoltre dobbiamo ricordarLe che moltissime volte abbiamo cercato {sia i sacerdoti che i laici) di discutere con Lei questi argomenti, di spiegarci, di farci capire. Non ci è mai stato reso possibile. Lo testimonia anche il Suo ultimo invito a Don Mazzi a dare "una risposta scritta.... entro il mese di Ottobre"

Nei punti conclusivi della notificazione, Ella dichiara infine che la posizione di Don Mazzi è ulteriormente aggravata dopo gli ultimi avvenimenti e lo invita di nuovo a prendere una decisione in relazione all'invito rivolto nella lettera precedente: "o sei dispos-to a ritrattare pubblicamente un atteggiamento così offensivo verso l'Autorità della Chiesa oppure, riconoscendo che è assurdo continuare a far parte di strutture cosi violentemente condannate, intendi dimetterti dall'ufficio di parroco. "Questo invito fu esteso a Don Sergio Gomiti nella Sua del1'8 Ottobre: "quanto ho scritto a Don Mazzi e quanto ripeto a te - che peraltro, condividendo la posizione di lui, sei invitato alla medesima chiarificazione - non è stato solo da me firmato più o meno distrattamente, ma costituisce il mio giudizio preciso sulla vostra situazione. Resto pertanto in attesa nei termini scritti a Don Mazzi".

Ci domandiamo se Lei ha letto i documenti conclusivi delle nostre assemblee. Siamo molto addolorati perché ci sembra che le nostre precise indicazioni non siano state tenute in nessun conto.
Eminenza, quelle indicazioni sono il frutto di anni di esperienza
e di un mese (lo scorso ottobre) di intensa vita comunitaria, fatta di innumerevoli colloqui, discussioni, assen1blee. In famiglia, nei caseggiati, nei luoghi di lavoro e di ritrovo, nei negozi, sugli au1tobus, in parrocchia, non abbiamo fatto che parlare di questo problema.
Noi non sapremmo che cosa aggiungere a quelle precise indicazioni. Pertanto Le alleghiamo di nuovo i risultati delle nostre assemblee, invitandoLa a prendere una decisione che necessariamente coinvolgerà non solo i preti, ma tutto il popolo e la nostra linea pastorale; decisione che metta fine rapidamente a questo strano stato di giudizio cui ci troviamo sottoposti da quasi un anno.

Non Le chiediamo una approvazione incondizionata, ma almeno un accoglimento quale ci hanno espresso, per esempio, i 90 preti della diocesi nella loro lettera del 31 Ottobre.
Del resto siamo convinti che non appaiono e non ci sono motivi per una rottura così drastica e per una alternativa così estrema. Questa è la convinzione emersa da tutte le nostre assemblee.
Noi sentiamo invece che esiste la possibilità di continuare la nostra linea pastorale, così come l'abbiamo portata avanti finora, in comunione con il Vescovo e con tutta la diocesi.

Devoti saluti



Firmato: Sac. Sergio Gomiti - Sac. Enzo Mazzi -
Sac. Paolo Caciolli - Giamaolo Pazzi -
Marcella Peppicelli - Torricini Paola -
Giancarlo Zani - Giampaolo Taurini -
Giovanni Cipani - Franco Quercioli -
Giovanna Licheri Bagni,

a nome delle comunità parrocchiali della
Casella e dell'Isolotto.

 



Lettera della Comunità Parrocchiale della Casella
 



Firenze, 3.11.1968

A Sua Eminenza Reverendissima
Monsignor Ermenegildo Florit
Arcivescovo di Firenze


In seguito alla Sua lettera dell'8.10.1968, questa comunità parrocchiale si è riunita per concordare la risposta da Lei richiesta al nostro parroco Don Sergio.

Lei ha certamente presenti le circostanze che hanno determinato il sorgere della nostra parrocchia. Il quartiere delle case minime di via della Casella è nato come quartiere di passaggio fra i centri sfrattati e le abitazioni normali. Ciò ha creato fino dall'inizio una situazione provvisoria che ostacolava la nascita di un senso di quartiere. A questo si aggiunga la precarietà delle abitazioni (case di due-tre vani, con una superficie massima totale di 30 mq. ca., con servizi igienici insufficienti, senza persiane, umide); il loro superaffollamento con tutte le conseguenze negative (promiscuità, ecc.); l'isolamento del quartiere dal resto della città; il totale disinteresse dell'Autorità Civile e Religiosa: per molto tempo siamo stati dimenticati dalla prima e da parte della seconda sballottati da una parrocchia all'altra per un minimo di servizio religioso.

Nonostante questa situazione di disagio, il quartiere fin dall'inizio presentava diversi aspetti positivi: la partecipazione di ognuno ai problemi degli altri, la solidarietà, la conoscenza reciproca e l'amicizia.

Un quartiere siffatto offriva alla Chiesa la possibilità concreta di essere veramente quanto il Concilio afferma nella Gaudium et Spes: "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini, i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il Regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò essa si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia".

In questa linea è germinata e si è sviluppata la nostra parrocchia. Era impossibile, a meno di non separare la Chiesa dal popolo della Casella, non ricercare nella nostra impostazione la povertà dei mezzi, la partecipazione ai problemi più vivi della gente, l'abbandono di ogni "trionfalismo", di ogni compromesso con il potere.
È per questo che noi abbiamo accettato per chiesa una baracca di legno prima e di lamiera poi; ed è per questo che ci appare sempre più stridente il contrasto tra lo sperpero dei quattrini spesi per costruire chiese lussuose e la miseria delle nostre case, senza persiane e dove c'è ancora tredici persone in tre stanze.

Noi, che viviamo in uno dei quartieri più poveri della città ci troviamo solidali con tutti i poveri del mondo e sentiamo concretamente il contrasto fra. la ricchezza della Chiesa e i poveri.

Ci sentiamo solidali con tutti coloro che chiedono alla Chiesa di liberarsi dalla compromissione con il potere del denaro e da tutte le altre strutture oppressive e irrispettose dell'uomo e quindi anche con i cattolici di Parma e con molti laici, sacerdoti e vescovi del mondo dei poveri. A questo proposito citiamo la seguente lettera inviata dal Vescovo di Recife Don Helder Camara ad una persona della nostra parrocchia che gli aveva manifestato il proprio disagio per la potenza e la ricchezza della Chiesa: "In questi giorni (16.1.68) avrò la gioia di cambiare casa: dall'antico palazzo passerò ad una vera, piccola, semplice stanza; il palazzo diventerà un centro a servizio del popolo di Dio. Credimi: quando in Italia i vescovi e soprattutto il Santo Padre avranno la possibilità di cambiamento risoluto nella linea di povertà, la Chiesa cambierà. Senza questo esempio, rimarrà l'impressione di demagogia dei vescovi del terzo mondo".

Sia chiaro che noi non rifiutiamo la Chiesa visibile nella cui realtà crediamo, ma, rimanendo all'interno di essa, vogliamo operare affinché si proceda speditamente ad una purificazione delle sue strutture, per rendere la Chiesa sempre più somigliante a Gesù e perché le strutture non siano di ostacolo all'annuncio del Vangelo.

Non comprendiamo come questa ricerca di autenticità nella Chiesa possa essere da Lei definita offensiva dell'Autorità ecclesiastica e dal Papa(secondo le sue dichiarazioni circa gli occupanti il Duomo di Parma), considerata mancanza di amore, vuoto interiore, molestia e nuocimento alla Chiesa, perfino inimicizia.

Questa linea di ricerca di chiarezza, di sincerità, di autenticità, di povertà è l'unica possibile per noi e per gli umili e i poveri, per aderire alla Chiesa e per riconoscersi in Essa.

Troncare questa linea allontanando Don Sergio o impedire di esprimerci equivale a soffocare la nostra realtà di Chiesa qui alla Casella ed ha troncare ogni possibilità di collaborazione con i non credenti del nostro quartiere.

Come Lei è andato in Brasile, così La invitiamo a venire tra noi per una comprensione diretta della realtà in cui viviamo e per una maggiore chiarificazione dei problemi che determinano le nostre scelte.

Per la Comunità Parrocchiale
della Pentecoste - via della Casella.

Sac. Sergio Gomiti
Giampaolo Pazzi
Paola Torricini
Marcella Peppicelli