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A TUTTE LE PERSONE DELLA PARROCCHIA
DELL'ISOLOTTO
Il 1° Settembre scorso un gruppo di cristiani di Parma si radunò nella
Cattedrale chiedendo di parlare con i sacerdoti e gli altri cristiani su
alcuni problemi molto gravi.
Il loro gesto lo chiamarono "occupazione" in senso molto semplice: siccome
i laici in chiesa non possono parlare, essi rivendicavano il diritto di
parlare, di esprimere i loro desideri, le loro critiche, esigenze,
proposte, ecc. come si fa in qualsiasi famiglia.
Questi laici si comportarono col massimo rispetto verso la Cattedrale e
verso gli altri cristiani. Chiedevano solo di parlare.
Alle ore 18,30 nella cattedrale veniva celebrata la Messa ed essi vi
parteciparono, pregando insieme a tutti gli altri cristiani. Dopo la Messa
ripresero il loro dialogo con i presenti.
M alle ore 19,30 invitata dal clero entrò in chiesa la polizia, li picchiò
e li portò fuori a forza senza che essi opponessero resistenza.
DI CHE COSA ESSI CHIEDEVANO DI POTER PARLARE?
Un loro documento ci risponde: "Abbiamo occupato la Cattedrale, perChé
vOlevamo diScutere nella casa di Dio, nostro Padre, i problemi della
chiesa, che è anche casa nostra.
I fatti che ci hanno convinto ad intraprendere questa azione clamorosa
sono i seguenti:
1. Che la Chiesa di S.Evasio sarà costruita con i soldi della Cassa di
Risparmio e sarà così la Chiesa della Cassa di Risparmio e non del popolo
del quartiere.
2. Che la rimozione, le promozioni e i trasferimenti dei sacerdoti
avvengono come fatti burocratici, senza alcuna partecipazione o
consultazione dei fedeli.
3. Che troppe prove dimostrano la connessione strettissima della Chiesa
con i poteri politici ed economici costituiti: per questo non può essere
la Chiesa dei poveri."
Il gesto dei cristiani di Parma poteva essere discusso e criticato. Ma in
fondo tali cristiani agivano dichiaratamente per amore dei poveri, per
amore verso la Chiesa e il Vangelo. Non dovevano essere picchiati.
Poi, come se ciò non fosse bastato, in una pubblica udienza il Papa
dichiarò che quei cristiani mancavano di amore, erano molesti e nocivi
alla Chiesa e addirittura "nemici".
Anche il 11escovo di Parma diffuse un documento nel quale dichiarava fra
l'altro che il loro metodo non era evangelico ed era lesivo della dignità
e del rispetto che si devono alla persona umana : e che essi dimostravano
incomprensione delle linee di fondo della Fedeltà a Cristo e alla Ch1esa.
Di fronte a persone cosi maltrattate e condannate, i sacerdoti e un gruppo
di laici dell'Isolotto e della Casella sentirono in coscienza il preciso
dovere di prendere pubblicamente posizione e di manifestare la loro
solidarietà.
Fu compilata una lettera di solidarietà e fu messa a disposizione di
chiunque avesse voluto firmarla.
La sottoscrissero centocinquanta persone fra cui quattro sacerdoti.
Dopo qualche giorno giunse a don Mazzi una lettera del Card. Florit,
Arcivescovo di Firenze, nella quale si condannava tale solidarietà.
La lettera del Card. Florit era indirizzata a don Mazzi, ma in realtà
riguardava direttamente tutto il popolo.
Per questo il giorno 9 Ottobre si tenne un'assemblea durante la quale fu
letta e discussa la lettera del Vescovo.
In tale assemblea una grande maggioranza stabilì che la lettera riguardava
tutta la popolazione della parrocchia. Per tale ragione successivamente la
gente ha tenuto altre due riunioni durante le quali sono state prese le
seguenti decisioni:
a) I LAICI PRENDONO SU DI SÉ L'INTERA RESPONSABILITÀ DI TUTTE LE
INIZIATIVE CHE SEGUIRANNO
b) FARANNO CONOSCERE LA LETTERA DEL VESCOVO A TUTTO IL QUARTIERE.
c) UNIRANNO UN BREVE RESOCONTO DELL'ESPERIENZA DELL'ISOLOTTO CONDANNATA
DALLA LETTERA DEL CARD. FLORIT.
d) INVITERANNO IL QUARTIERE A TENERE UNA ASSEMBLEA DURANTE LA QUALE
DECIDERANNO UNA RISPOSTA COMUNE.
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Segue il testo della lettera
che il Card. Florit
ha inviato a don Mazzi:
IL CARDINALE
ARCIVESCOVO DI FIREZE
Firenze, 30 Settembre 1968
Rev.do
Don Enzo Mazzi
Parroco dell'Isolotto FIRENZE
Ho avuto da parrocchiani dell'Isolotto diverse copie della lettera
distribuita e commentata in codesta chiesa parrocchiale domenica 22
settembre u.s.
T'invito a fare qualche rIflessione che per altro è stata fatta anche
dalla gente che ha letto il ciclostilato ed ha ascoltato il commento
tenuto al posto dell'omelia:
-Tu abiti in una canonica e ti servi per le tue opere (asilo) e per la
diffusione delle tue idee di un immobile e di una chiesa che sono fra le
più belle di quante ne siano state costruite dal Card. Dalla Costa, col
contributo dello Stato e con la cooperazione di tutti, non esclusi i
ricchi e le banche, che vollero dare a suo tempo il loro obolo;
-Tu, come parroco, ricevi dallo Stato una "congrua" che ti configura
automaticamente nel numero di coloro che tu chiami privilegiati e
compromessi col "sistema" di una Chiesa che sarebbe legata a filo doppio
alle strutture di questo mondo.
-Tu,dunque,come parroco, godi di privilegi, di poteri e di beni che il tuo
discorso,espresso in termini tanto radicali, di fatto rifiuta. Non posso,
allora, non rivolgerti la domanda che tu, presumendo di avere tutti gli
elementi per giudicare così duramente di un fatto successo a Parma,
rivolgi al vescovo di quella città:
Come fai a parlare come parli e a diffondere i messaggi che diffondi senza
che la tua coscienza, tanto severa, da impedirti di essere d'accordo col
Papa, non t'imponga il dovere e l'esigenza di vivere diversamente? La tua
posizione infatti è quella di colui che tutto contesta, ma che continua a
godere di vantaggi (casa gratuita,stipendio,vitto,immunità,possibilità di
diffondere le proprie idee) che il sistema così duramente condannato gli
assicura.
Mi astengo dal trarre la più logica conclusione che un tal discorso
impone; conclusione che appartiene prima di tutto alla tua coerenza di
uomo e di prete.
Ritengo però mio indilazionabile dovere chiederti, in questa circostanza,
una precisa chiarificazione: o sei disposto a ritrattare pubblicamente un
atteggiamento così offensivo verso l'Autorità della Chiesa, come quello
assunto con la "lettera aperta" del 22 settembre, atteggiamento tanto
contrario al tuo dovere di sacerdote e di parroco, oppure, riconoscendo
che è assurdo continuare a far parte di "strutture" così violentemente
condannate intendi dimetterti dall'ufficio di parroco.
Rifletti con calma a tutto ciò e dammi una risposta scritta,precisa e
responsabile entro il prossimo mese di ottobre.
Questa lettera pone a tutti noi interrogativi che ci chiamano
collettivamente in causa:
1 LA CONDANNA DEL VESCOVO RIGUARDA SOLO DON MAZZI?
Tutto il quartiere delL'Isolotto è coinvolto in tale condanna, perché la
maggioranza del popolo ha partecipato attivamente alla realizzazione di
una parrocchia che fosse veramente una famiglia al servizio dei più umili.
2. LE IDEE CONDANNATE DAL VESCOVO SONO DI DON MAZZI O SONO DELLA
MAGGIORANZA DI NOI?
È questo il momento di dimostrare se l'indirizzo della nostra Parrocchia e
le idee espresse dai nostri preti corrispondono o no alle esigenze ed ai
sentimenti del popolo (esigenza di semplicità nella Messa; gratuità del
servizio da parte dei preti; i beni della Chiesa a disposizione di tutti e
specialmente dei più abbandonati; il rispetto della libertà di ogni
cristiano nelle sue scelte politiche e sociali; l'amore e l'attenzione
verso coloro che hanno perso la fiducia nella Chiesa; la predicazione
basata sulla ricerca di Cristo negli avvenimenti del mondo e sull'ascolto
dei poveri, dei discriminati e degli oppressi).
3. I NOSTRI SACERDOTI HANNO CERCATO DI ESSERE POVERI PERCHÉ È
IL VANGELO CHE LO CHIEDE, PERCHÉ ESSI SI SONO TROVATI A VIVERE IN UN
QUARTIERE POPOLARE E PERCHÉ IL MONDO È PIENO DI POVERI.
Questa ricerca di povertà è stata attuata per aiutare tutta la
Chiesa a far parte del mondo dei poveri. Ora il Vescovo per questo motivo
chiede a don mazzi di andarsene dalla Parrocchia.
4. IL VESCOVO AFFERMA INOLTRE CHE LA NOSTRA LETTERA DI SOLIDARIETÀ È UNA
OFFESA VERSO L'AUTORITÀ DELLA CHIESA
Dichiararsi apertamente in disaccordo con il Papa e con il Vescovo su
certi giudizi particolari, è un'offesa verso la Gerarchia oppure è porsi
in atteggiamento di leale servizio verso la Chiesa? L'ubbidienza alla
Gerarchia la intendiamo come una obbedienza cieca, alla militare?oppure
come un rapporto fraterno e schietto?
5. IL VESCOVO PONE DON MAZZI DAVANTI AD UN "ULTIMATUM"
Il popolo dell'Isolotto ha il diritto e il dovere di pronunziarsi e di
dare al Vescovo una risposta insieme ai preti.
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ASSEMBLEA GENERALE
Per discutere questi argomenti, per avere chiarimenti, suggerire idee,
concordare il da farsi, vi invitiamo a una assemblea generale che terremo
nella nostra chiesa Giovedì 31 ottobre alle ore 21,15.
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Chi desidera avere immediatamente chiarimenti o suggerire proposte può
venire o telefonare presso la parrocchia, Via delle Mimose, 14 - Telef.
203124, dalle 19 alle 20 di ogni sera: uno di noi laici sarà a
disposizione.
firmato TUTTI I PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA DEL 17/10/1968
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