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Dopo le comunioni e le cresime del giugno 1968 viene distribuito ai catechisti questo ciclostilato che contiene l'impostazione generale a cui siamo arrivati riguardo alla catechesi. Si chiede di riconsegnarlo entro il 20 di agosto in modo da ridisegnare e preparare le schede per l'itinerario catechistico per l'anno 1968-1969 E' da questo documento, rivisto e corretto che nascerà l'introduzione alla pubblicazione "Incontro a Gesù", edito dalla LEF, 1969, Firenze.

   
   

Firenze 20 Agosto 1968

PREMESSE GENERALI

FARE LE PROPRIE OSSERVAZIONI
E RICONSEGNARE ENTRO IL 20 AGOSTO

Questo itinerario verso la conoscenza e la comunione con Gesù è un frutto della esperienza vissuta da una comunità parrocchiale. Per molti anni tale comunità ha cercato il modo migliore di iniziare i suoi ragazzi al mistero di Cristo.
Si sono utilizzate via via tutte le preziose indicazioni dei vari movimenti di rinnovamento che hanno arricchito la Chiesa del nostro tempo, e in special modo quelle del movimento catechistico. Ma sopratutto si à fatto tesoro della esperienza pratica vissuta dalla parrocchia stessa, nel suo cammino di fede verso il mistero di Cristo e della Chiesa.
Come una famiglia dona ai propri figli il meglio della propria esperienza e vitalità, cosi noi ci siamo sforzati di far costantemente corrispondere l'itinerario dei nostri ragazzi verso Cristo, con le migliori maturazioni ed esperienze vissute dalla comunità parrocchiale nel suo insieme.
Si tratta di esperienze vive, quindi in parte discutibili; ma per questo dovremmo evitare di parteciparle ai nostri ragazzi? E qual'è quella famiglia che pretende formare i propri figli secondo moduli di valore assoluto?
Neppure la Chiesa può pretenderlo, se non vuole essere, invece che una comunità viva, un archivio storico, depositario di verità assolute e immutabili, ma morte.
È impossibile dunque comprendere la nostra esperienza nel campo della catechesi ai fanciulli, senza tener presente l'insieme della nostra esperienza di vita cristiana.


ALCUNE CONVINZIONI DI FEDE CHE SI TROVANO ALLA BASE DELLA NOSTRA ESPERIENZAPASTORALE E IN PARTICOLARE CATECHETICA.
_____________________________________________

Aderendo alle indicazioni dello Spirito, sempre più chiare, pressanti e diffuse nella Chiesa e nel mondo, specie dopo il Concilio, abbiamo maturato una serie di convinzioni di fede che sono alla base delle nostre scelte pratiche e che ci accomunano a una parte sempre più impegnata della Chiesa.
Con la semplicità che ci deriva dall'aver raggiunto queste convinzioni attraverso l'impegno pratico e compromesso, presentiamo quelle più attinenti all'argomento.

1. Cristo è vivo e presente all'interno della esperienza e della storia umana, poiché egli è e rimane pienamente uomo fra gli uomini.
Dunque non si può cercare Cristo in un sistema di verità atemporali, in un apparato rituale staccato dalla vita, in una spiritualità intimistica, individualistica e disincarnata.
Cristo va cercato all'interno della esperienza e della storia umana; va cercato nei fatti della vita: sia nei fatti passati che in quelli attuali, nei fatti liturgici e in quelli quotidiani, nel Vangelo scritto cosi come in quello vissuto dagli uomini di ieri e sopratutto di oggi, nella Rivelazione già chiusa e in quella perennemente aperta...

2. Cristo è il centro della storia umana perché da lui prende vigore e a lui tende ogni dinamica della persona e della società verso un mondo "più umano".
Allora, cercare Cristo non significa fuggire la propria esistenza o evadere dal rischio dell'impegno secolare; ma anzi significa agire, prender coscienza e impegnarsi nell'avventura umana. Tendere a Cristo non significa più correre, quasi in concorrenza con gli altri uomini, alla ricerca della propria salvezza individuale, e non significa nemmeno esorcizzare il mondo per consacrarlo e assoggettarlo a Cristo attraverso la creazione di regni o società o istituzioni "cristiane". Tendere a Cristo, fondamento e termine della storia umana, significa invece inserirsi al didentro della evoluzione e del progresso della storia verso la sua pienezza umana.

3. In ogni tempo, e in particolare oggi, la vitalità e la centralità di Cristo si esprimono, in maniera precisa e autentica, attraverso le sofferenze, le aspirazioni, le ricerche,le maturazioni, le prese di coscienza e le lotte degli uomini, a incominciare dai più poveri, dai più umili, dai rifiutati, dagli oppressi. Che questi aderiscano o meno alla Istituzione ecclesiastica, in loro è vivo e operante lo Spirito di Cristo, povero, umile rifiutato e oppresso. Essi sono il fondamentale sacramento di Cristo e per questo essi sono la parte più fondamentale del popolo di Dio, il fondamento primo della sacramentalità e della missione della Chiesa.
Chi è infatti che conduce il mondo a prender coscienza del proprio peccato e a convertirsi? Chi è che lo sospinge a una sola famiglia dove si spezza veramente fra tutti l'unico pane? Chi è che lo mantiene costantemente aperto verso la fede, la speranza e l'amore? L'egoismo e l'immobilismo dei sazi (più forte di ogni singola buona volontà) oppure le prese di coscienza e le lotte degli affamati?
Si potrà dire che questa è una visione paradossale e ingenua. Ma allora bisogna dire anche che la povertà, la piccolezza, la sofferenza, la persecuzione di Gesù sono fatti accessori e che egli poteva salvare il mondo assumendo la condizione dei ricchi, dei sapienti e dei potenti.
E questo non è paradossale e ingenuo?

4. In questo cammino degli uomini, di cui Cristo è il fondamento e il termine, si inserisce anche, anzi in primo luogo, la ricerca della Verità, la ricerca di Dio. Cristo fa propria la ricerca e la esperienza di Dio, compiuta dal suo popolo e da tutti i popoli della terra; ma al contempo egli dichiara che lui stesso, uomo vivo, è il culmine, il riassunto, la chiarificazione di tale ricerca ed esperienza.
Egli, persona viva, "è" il rapporto stesso fra Dio e l'uomo.
Con ciò egli dichiara decaduta e ormai impossibile ogni altra definizione del rapporto uomo-dio e più ancora ogni cristallizzazione o pianificazione o ideologizzazione di tale rapporto, attraverso scritti, formule, ideologie, tradizioni, leggi, istituzioni, abitudini...
Cristo non distrugge la religione ebraica, la tradizione, la scrittura, ma le supera dando loro il significato di "figura".
Il contrasto fra Gesù e i capi del popolo ebreo mette in evidenza tutto questo in modo particolarmente chiaro, anche se drammatico a causa delle degenerazioni alle quali essi erano giunti. Ai loro occhi egli appare un sovversivo, un ateo, un bestemmiatore. E tale egli era nei confronti di una religione cristallizzata, nei confronti di un dio accaparrato dai potenti, dai ricchi e dai sapienti, a scopo di dominio e di potenza (salva sempre la loro buona fede individuale...).
Essi, infatti, giocando sulla buona fede del popolo, in sostanza dicevano: "chi vuole il perdono, la grazia e la benedizione di Dio deve accettare la nostra mediazione di sacerdoti, guide, maestri, dottori, deve assoggettarsi alI'immagine di Dio che noi autenticamente offriamo, deve aver fiducia nei riti e preghiere che noi in modo efficace celebriamo, deve ascoltare la nostra parola come parola di Dio, poiché di questa siamo depositari, interpreto e ripetitori,credere alle verità che no, a none di Dio insegniamo, deve seguire la legge di Dio di cui noi siamo i custodi e gli interpreti, deve rispettare i privilegi che spettano a noi, come rappresentanti di Dio, deve pagare i tributi che ci sono dovuti come ministri di Dio...
Ma arriva un uomo, una persona "ignorante" del popolo, un operaio di Nazareth, e dice:
"Io sono l'unico mediatore, io sono Dio!"
Di fronte a questa semplicissima affermazione, considerata blasfema, cadono tutte quelle pretese di mediazione. Così Gesù ha tolto ai potenti, ai sapienti e ai ricchi l'arma più forte che essi avevano per tenere soggetto il popolo: la violenza sulle coscienze, attraverso la cristallizzazione di Dio e attraverso la mediazione del rapporto con Lui.
Nonostante questa chiarezza evangelica, in epoche successivo, altri sapienti, potenti e ricchi hanno scoperto che c'era ancora posto per la loro mediazione e strmentalizzazione di Dio, ferma restando la verità che Gesù rimane l'unico mediatore.
Essi si sono fatti mediatori fra gli uomini e Cristo!
Così essi hanno trovato il modo di tornare all'antico giuoco, all'antico circolo vizioso... Accaparrando Cristo sono riusciti di nuovo ad accaparrare Dio e a dominare le coscienze.
Si tratta di una deformazione del messaggio evangelico di cui tutti noi cristiani siamo responsabili e dalla quale, le molteplici e pressanti indicazioni dello Spirito ci invitano a liberarci, accettando l'inevitabile rischio di essere anche noi giudicati blasfemi.
Ciò non significa affatto una dissoluzione della Chiesa come comunità visibile e come istituzione.
Anzi proprio attraverso tale liberazione è possibile, per la comunità cristiana, riacquistare tutto il valore della sua missione: riconoscere, annunziare, testimoniare e servire negli uomini (a incominciare dai più poveri) la presenza viva e dinamica di Cristo, unico Sacramento della Verità.
Niente viene distrutto, ma tutto acquista un significato nuovo, vivo, aperto, dinamico, cattolico. profondamente umano e liberatore
Queste brevi note, che non pretendono di essere esaurienti, erano indispensabili per comprendere la linea pastorale cui
noi aderiamo e che costituisce il fondamento (e in certo modo la conseguenza) delle scelte e delle esperienze pratiche, fra cui quella catechistica.
Cercheremo ora di descrivere sinteticamente tale esperienza.



DESCRIZIONE DELLA NOSTRA ESPERIENZA CATECHISTICA.
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In questa descrizione ci riferiamo in particolare alle. prima iniziazione, un po' completa, dei ragazzi al mistero di Cristo.
Per motivi pratici abbiamo scelto a tale scopo la preparazione alla Prima Comunione.
Ci sembra del resto un momento particolarmente importante e adatto, specialmente se si considera che in generale i nostri ragazzi fanno la Prima Comunione all'età di circa dieci anni.
Comunque il metodo da noi seguito in tale momento è sostanzialmente rispettato nella catechesi precedente e nell'approfondimento ulteriore, specie in occasione della Cresima.

1. Aspetti generali.

Prima di tutto evitiamo accuratamente che le riunioni di catechismo assumano l'aspetto scolastico.
Niente "insegnante", niente aula, niente programma rigidamente prefissato, niente compiti.
I ragazzi vengono riuniti in gruppi di due o tre elementi per gruppo, e sono affidati a una persona adulta, disposta a intraprendere, insieme a loro, il cammino della fede.
Ogni gruppo è libero riguardo alle modalità, al luogo, agli orari delle riunioni.
Molti gruppi si ritrovano nello loro case.
La divisione in piccoli gruppi è utilissima sia per facilitare il compito di tanti catechisti, giovani, studenti, donne di casa, operai, che non hanno una preparazione pedagogica specifica (ma spesso hanno tanta esperienza), né grande disponibilità di tempo, sia per favorire la dimensione comunitaria delle riunioni. Per noi il catechismo deve essere sopratutto una scuola di vita comunitaria.

2. Il catechismo come scuola di vita comunitaria secondo il Vangelo.

I catechisti si sforzano di apparire il meno possibile come persone che hanno solo da insegnare. Essi sono degli amici più grandi, che sanno più cose, hanno più esperienza, conoscono meglio il Vangelo, rappresentano la comunità cristiana, ma nonostante ciò hanno ancora molto da imparare, molto hanno da cercare la Verità e vogliono percorrere un tratto del loro cammino verso la verità insieme al gruppo di ragazzi che che è loro affidato.
Il catechista e il suo gruppo di ragazzi formano una piccola comunità che cerca di imparare a vivere insieme secondo il Vangelo.
Tutto serve a questo scopo: ricerche, discussioni, servizi resi agli altri..... perfino il giuoco.
Naturalmente il primo posto spetterà alla conoscenza del Vangelo e alla vita liturgica. Non però .come attività staccate, ma anzi profondamente legate a tutto il resto.
Il rapporto con gli altri gruppi del catechismo è assicurato da periodiche riunioni di più gruppi insieme a carattere specialmente paraliturgico.
A queste piccole comunità cristiane la comunità parrocchiale offre: un programma, un metodo di lavoro e dei sussidi quali le schede.
Questo materiale di anno in anno è stato modificato in base alle indicazioni derivate dal lavoro dei vari gruppi e in conseguenza della maturazione generale della parrocchia.

3 .Il programma o itinerario.

Il programma si presenta come una serie di tappe di un itinerario: l'itinerario della comunione o amicizia con Gesù.
Strumento primo di questo itinerario sono le parole e le azioni del Gesù dei vangeli, così come le parole e le azioni del Gesù presente negli uomini di oggi (a partire sempre dai più poveri, oppressi, rifiutati.....) .
È Gesù stesso che dalla prima all'ultima tappa accompagna i ragazzi verso una conoscenza e una comunione sempre più profonda con la sua vita, la sua missione, il Padre suo, la Madre, gli Apostoli, il suo popolo , le attese di questo, le promesse di Dio, così come con la sua viva presenza negli uomini di oggi, con le loro aspirazioni e tensioni verso un mondo più umano, col loro cammino verso la Verità.
Si tratta di un programma semplice e al tempo stesso completo per la prima iniziazione globale di ragazzi, sui dieci anni, al mistero di Cristo.
Si può obbiettare che è insufficiente la presentazione di Dio, della Chiesa, dei Sacramenti, delle verità di fede, della morale.
In fondo è la stessa obbiezione che si può fare al vangelo.
Il catechismo non deve essere un indottrinamento, specialmente il catechismo ai ragazzi. Occorre riacquistare la dimensione storica, esperienziale, dinamica del catechismo. I fatti della storia della salvezza devono tornare a costituire non solo l'oggetto, ma anche il metodo della catechesi.
Inoltre su questa iniziazione globale, si possono innestare tutti gli ulteriori approfondimenti, di carattere biblico o dottrinale, che si vuole

Il programma prevede un certo numero di tappe. Esse possono essere suddivise, specialmente le più dense (come quelle della parte centrale).

4. Il metodo.

Non si tratta di un metodo inventato più o meno a tavolino. È l'impostazione stessa del nostro catechismo che richiede il metodo da noi adottato. Del resto crediamo di trovarci in armonia con gli orientamenti metodologici del rinnovamento catechistico, oltre che (ed è la cosa più importante) col metodo evangelico.

Si parte dalla vita pratica, sia come vita di tutti i giorni, che come storia del mondo e come esperienza umana.
È all'interno di questa vita, di questa storia ed esperienza che è stata e deve essere perennemente annunziata la Parola evangelica.
Perciò, in ogni riunione, il gruppo del catechismo cerca di penetrare più a fondo nella vita. Essa è l'elemento naturale nel quale i ragazzi si sentono a loro agio. Solo partendo di qui il vangelo avrà da dire loro qualche cosa di interessante e di importante.
In questo ambito (cioè nella ricerca di approfondimento della storia e dell'esperienza umana) s'inserisce di volta in volta anche l'iniziazione alla storia del popolo ebraico e quindi alla storia degli interventi e delle promesse di Dio. In questo modo il ragazzo si trova sempre di fronte a un disegno unitario, che lo conduce immancabilmente al suo centro, cioè a Cristo.
Dopo averne provati altri, questo è risultato il modo più efficace di inserire l'A.T. in una iniziazione globale al mistero di Cristo.
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Nota: nelle prime schede dei catechisti si sono messe alcune indicazioni di metodo per aiutarli a condurre questa prima parte del lavoro. Tali indicazioni non figurano più dalla scheda n° 8
in poi, poiché si presume che i catechisti abbiano raggiunto ormai un ritmo che permetterà loro di introdurre il colloquio coi ragazzi sulla vita pratica, attingendo direttamente alla loro esperienza quotidiana.
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Fatta questa prima parte del lavoro si passa al racconto di un fatto del Vangelo e poi alla ricerca sul Vangelo stesso.

Effettuando questo passaggio si deve stare attenti a non insistere sul legame fra la vita pratica e il Vangelo. Tale legame deve costituire il punto di arrivo, il frutto della ricerca e della spontaneità creati va dei ragazzi. Altrimenti il Vangelo perde giustamente di interesse e diviene la giustificazione di una interpretazione precostituita della vita.
Noi crediamo opportuno che ogni volta si debba raccontare un fatto evangelico, cercando di renderlo vivo. Naturalmente il catechista deve prepararsi a ciò, per evitare sia di non riuscire efficace nel racconto, sia di fare violenza al Vangelo con l'introduzione di elementi troppo estranei alla realtà storica.
Nelle schede per i catechisti abbiamo cercato, ogni volta, di venire loro in aiuto sia sintetizzando alcuni elementi utili per la ricostruzione della scena evangelica, sia mostrando i momenti da accentuare maggiormente.
Naturalmente alcuni catechisti troveranno insufficiente questo sussidio. In tal caso potranno attingere direttamente alle numerose pubblicazioni sia esegetiche che storiche.

Alla narrazione può far seguito una ricerca sul Vangelo. Anche per questa i catechisti troveranno un aiuto nelle loro schede.

Quindi inizia la fase più delicata di tutto il lavoro. Si tratta di portare il Vangelo nella vita pratica.
Qui si corre il pericolo (già accennato, al passaggio dalla vita pratica al Vangelo) di finire per fare il solito predicozzo moralistico.
Il tentativo di mantenere il Vangelo aderente alla vita porta con sé inevitabilmente la tentazione del moralismo. Spesso non si riesce a vedere addirittura nessuna altra prospettiva di applicazione pratica del Vangelo. Non ci si accorge che così facendo si strumentalizza il Vangelo per consacrare la prassi morale di una determinata società o di una determinata classe. Il Vangelo diviene così la più grossa pietra che noi, a dispetto di Gesù, scagliamo contro "l'adultera", oppure la condanna più forte, il giudizio più duro contro chiunque non si adegua al nostro metro o sistema di vita morale o contro chi vi si ribella perché lo trova farisaico. Il moralismo va evitato, anche perché i ragazzi ne assorbono tanto nelle loro relazioni quotidiane!
Crediamo che innanzi tutto il catechista debba evitare di tirare lui stesso le conclusioni pratiche dal Vangelo.
Egli deve piuttosto cercar di creare le condizioni perché i ragazzi si esprimano liberamente. Potrà portare il suo contributo nell'ambito di questo colloquio aperto e spontaneo, cercando di rimanere sempre fedele allo spirito fondamentale del Vangelo così opposto al moralismo e ben sintetizzato da questo brano:
"Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi ha unto, per annunziare la buona novella ai poveri; mi ha inviato a guarire quelli che hanno il cuore contrito; ad annunziare ai prigionieri la libertà, ai ciechi la vista, a render liberi gli oppressi, a proclamare l'anno di grazia del Singnore". (Luca 4, 18-19).

In questo modo il ragazzo sentirà che il Vangelo è cosa sua, è parola rivolta proprio a lui e non un testo alla cui autorità i grandi si appellano per imporre le loro idee. Il ragazzo si sentirà interpellato personalmente dal Vangelo, chiamato a rispondere con un atteggiamento di fede vitale. E non è questo il compito più vero del catechismo?



5. Le schede per i catechisti.

Le schede per i catechisti, oltre al programma, contengono un indirizzo di metodo, concepito più che altro ad uso dei catechisti
meno provvisti sia dal punto di vista culturale che da quello pedagogico.