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Firenze 20 Agosto 1968
PREMESSE GENERALI
FARE LE PROPRIE OSSERVAZIONI
E RICONSEGNARE ENTRO IL 20 AGOSTO
Questo itinerario verso la conoscenza e la comunione con Gesù è un frutto
della esperienza vissuta da una comunità parrocchiale. Per molti anni tale
comunità ha cercato il modo migliore di iniziare i suoi ragazzi al mistero
di Cristo.
Si sono utilizzate via via tutte le preziose indicazioni dei vari
movimenti di rinnovamento che hanno arricchito la Chiesa del nostro tempo,
e in special modo quelle del movimento catechistico. Ma sopratutto si à
fatto tesoro della esperienza pratica vissuta dalla parrocchia stessa, nel
suo cammino di fede verso il mistero di Cristo e della Chiesa.
Come una famiglia dona ai propri figli il meglio della propria esperienza
e vitalità, cosi noi ci siamo sforzati di far costantemente corrispondere
l'itinerario dei nostri ragazzi verso Cristo, con le migliori maturazioni
ed esperienze vissute dalla comunità parrocchiale nel suo insieme.
Si tratta di esperienze vive, quindi in parte discutibili; ma per questo
dovremmo evitare di parteciparle ai nostri ragazzi? E qual'è quella
famiglia che pretende formare i propri figli secondo moduli di valore
assoluto?
Neppure la Chiesa può pretenderlo, se non vuole essere, invece che una
comunità viva, un archivio storico, depositario di verità assolute e
immutabili, ma morte.
È impossibile dunque comprendere la nostra esperienza nel campo della
catechesi ai fanciulli, senza tener presente l'insieme della nostra
esperienza di vita cristiana.
ALCUNE CONVINZIONI DI FEDE CHE SI TROVANO ALLA BASE DELLA NOSTRA
ESPERIENZAPASTORALE E IN PARTICOLARE CATECHETICA.
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Aderendo alle indicazioni dello Spirito, sempre più chiare, pressanti e
diffuse nella Chiesa e nel mondo, specie dopo il Concilio, abbiamo
maturato una serie di convinzioni di fede che sono alla base delle nostre
scelte pratiche e che ci accomunano a una parte sempre più impegnata della
Chiesa.
Con la semplicità che ci deriva dall'aver raggiunto queste convinzioni
attraverso l'impegno pratico e compromesso, presentiamo quelle più
attinenti all'argomento.
1. Cristo è vivo e presente all'interno della esperienza e della storia
umana, poiché egli è e rimane pienamente uomo fra gli uomini.
Dunque non si può cercare Cristo in un sistema di verità atemporali, in un
apparato rituale staccato dalla vita, in una spiritualità intimistica,
individualistica e disincarnata.
Cristo va cercato all'interno della esperienza e della storia umana; va
cercato nei fatti della vita: sia nei fatti passati che in quelli attuali,
nei fatti liturgici e in quelli quotidiani, nel Vangelo scritto cosi come
in quello vissuto dagli uomini di ieri e sopratutto di oggi, nella
Rivelazione già chiusa e in quella perennemente aperta...
2. Cristo è il centro della storia umana perché da lui prende vigore e a
lui tende ogni dinamica della persona e della società verso un mondo "più
umano".
Allora, cercare Cristo non significa fuggire la propria esistenza o
evadere dal rischio dell'impegno secolare; ma anzi significa agire,
prender coscienza e impegnarsi nell'avventura umana. Tendere a Cristo non
significa più correre, quasi in concorrenza con gli altri uomini, alla
ricerca della propria salvezza individuale, e non significa nemmeno
esorcizzare il mondo per consacrarlo e assoggettarlo a Cristo attraverso
la creazione di regni o società o istituzioni "cristiane". Tendere a
Cristo, fondamento e termine della storia umana, significa invece
inserirsi al didentro della evoluzione e del progresso della storia verso
la sua pienezza umana.
3. In ogni tempo, e in particolare oggi, la vitalità e la centralità di
Cristo si esprimono, in maniera precisa e autentica, attraverso le
sofferenze, le aspirazioni, le ricerche,le maturazioni, le prese di
coscienza e le lotte degli uomini, a incominciare dai più poveri, dai più
umili, dai rifiutati, dagli oppressi. Che questi aderiscano o meno alla
Istituzione ecclesiastica, in loro è vivo e operante lo Spirito di Cristo,
povero, umile rifiutato e oppresso. Essi sono il fondamentale sacramento
di Cristo e per questo essi sono la parte più fondamentale del popolo di
Dio, il fondamento primo della sacramentalità e della missione della
Chiesa.
Chi è infatti che conduce il mondo a prender coscienza del proprio peccato
e a convertirsi? Chi è che lo sospinge a una sola famiglia dove si spezza
veramente fra tutti l'unico pane? Chi è che lo mantiene costantemente
aperto verso la fede, la speranza e l'amore? L'egoismo e l'immobilismo dei
sazi (più forte di ogni singola buona volontà) oppure le prese di
coscienza e le lotte degli affamati?
Si potrà dire che questa è una visione paradossale e ingenua. Ma allora
bisogna dire anche che la povertà, la piccolezza, la sofferenza, la
persecuzione di Gesù sono fatti accessori e che egli poteva salvare il
mondo assumendo la condizione dei ricchi, dei sapienti e dei potenti.
E questo non è paradossale e ingenuo?
4. In questo cammino degli uomini, di cui Cristo è il fondamento e il
termine, si inserisce anche, anzi in primo luogo, la ricerca della Verità,
la ricerca di Dio. Cristo fa propria la ricerca e la esperienza di Dio,
compiuta dal suo popolo e da tutti i popoli della terra; ma al contempo
egli dichiara che lui stesso, uomo vivo, è il culmine, il riassunto, la
chiarificazione di tale ricerca ed esperienza.
Egli, persona viva, "è" il rapporto stesso fra Dio e l'uomo.
Con ciò egli dichiara decaduta e ormai impossibile ogni altra definizione
del rapporto uomo-dio e più ancora ogni cristallizzazione o pianificazione
o ideologizzazione di tale rapporto, attraverso scritti, formule,
ideologie, tradizioni, leggi, istituzioni, abitudini...
Cristo non distrugge la religione ebraica, la tradizione, la scrittura, ma
le supera dando loro il significato di "figura".
Il contrasto fra Gesù e i capi del popolo ebreo mette in evidenza tutto
questo in modo particolarmente chiaro, anche se drammatico a causa delle
degenerazioni alle quali essi erano giunti. Ai loro occhi egli appare un
sovversivo, un ateo, un bestemmiatore. E tale egli era nei confronti di
una religione cristallizzata, nei confronti di un dio accaparrato dai
potenti, dai ricchi e dai sapienti, a scopo di dominio e di potenza (salva
sempre la loro buona fede individuale...).
Essi, infatti, giocando sulla buona fede del popolo, in sostanza dicevano:
"chi vuole il perdono, la grazia e la benedizione di Dio deve accettare la
nostra mediazione di sacerdoti, guide, maestri, dottori, deve
assoggettarsi alI'immagine di Dio che noi autenticamente offriamo, deve
aver fiducia nei riti e preghiere che noi in modo efficace celebriamo,
deve ascoltare la nostra parola come parola di Dio, poiché di questa siamo
depositari, interpreto e ripetitori,credere alle verità che no, a none di
Dio insegniamo, deve seguire la legge di Dio di cui noi siamo i custodi e
gli interpreti, deve rispettare i privilegi che spettano a noi, come
rappresentanti di Dio, deve pagare i tributi che ci sono dovuti come
ministri di Dio...
Ma arriva un uomo, una persona "ignorante" del popolo, un operaio di
Nazareth, e dice:
"Io sono l'unico mediatore, io sono Dio!"
Di fronte a questa semplicissima affermazione, considerata blasfema,
cadono tutte quelle pretese di mediazione. Così Gesù ha tolto ai potenti,
ai sapienti e ai ricchi l'arma più forte che essi avevano per tenere
soggetto il popolo: la violenza sulle coscienze, attraverso la
cristallizzazione di Dio e attraverso la mediazione del rapporto con Lui.
Nonostante questa chiarezza evangelica, in epoche successivo, altri
sapienti, potenti e ricchi hanno scoperto che c'era ancora posto per la
loro mediazione e strmentalizzazione di Dio, ferma restando la verità che
Gesù rimane l'unico mediatore.
Essi si sono fatti mediatori fra gli uomini e Cristo!
Così essi hanno trovato il modo di tornare all'antico giuoco, all'antico
circolo vizioso... Accaparrando Cristo sono riusciti di nuovo ad
accaparrare Dio e a dominare le coscienze.
Si tratta di una deformazione del messaggio evangelico di cui tutti noi
cristiani siamo responsabili e dalla quale, le molteplici e pressanti
indicazioni dello Spirito ci invitano a liberarci, accettando
l'inevitabile rischio di essere anche noi giudicati blasfemi.
Ciò non significa affatto una dissoluzione della Chiesa come comunità
visibile e come istituzione.
Anzi proprio attraverso tale liberazione è possibile, per la comunità
cristiana, riacquistare tutto il valore della sua missione: riconoscere,
annunziare, testimoniare e servire negli uomini (a incominciare dai più
poveri) la presenza viva e dinamica di Cristo, unico Sacramento della
Verità.
Niente viene distrutto, ma tutto acquista un significato nuovo, vivo,
aperto, dinamico, cattolico. profondamente umano e liberatore
Queste brevi note, che non pretendono di essere esaurienti, erano
indispensabili per comprendere la linea pastorale cui
noi aderiamo e che costituisce il fondamento (e in certo modo la
conseguenza) delle scelte e delle esperienze pratiche, fra cui quella
catechistica.
Cercheremo ora di descrivere sinteticamente tale esperienza.
DESCRIZIONE DELLA NOSTRA ESPERIENZA CATECHISTICA.
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In questa descrizione ci riferiamo in particolare alle. prima iniziazione,
un po' completa, dei ragazzi al mistero di Cristo.
Per motivi pratici abbiamo scelto a tale scopo la preparazione alla Prima
Comunione.
Ci sembra del resto un momento particolarmente importante e adatto,
specialmente se si considera che in generale i nostri ragazzi fanno la
Prima Comunione all'età di circa dieci anni.
Comunque il metodo da noi seguito in tale momento è sostanzialmente
rispettato nella catechesi precedente e nell'approfondimento ulteriore,
specie in occasione della Cresima.
1. Aspetti generali.
Prima di tutto evitiamo accuratamente che le riunioni di catechismo
assumano l'aspetto scolastico.
Niente "insegnante", niente aula, niente programma rigidamente prefissato,
niente compiti.
I ragazzi vengono riuniti in gruppi di due o tre elementi per gruppo, e
sono affidati a una persona adulta, disposta a intraprendere, insieme a
loro, il cammino della fede.
Ogni gruppo è libero riguardo alle modalità, al luogo, agli orari delle
riunioni.
Molti gruppi si ritrovano nello loro case.
La divisione in piccoli gruppi è utilissima sia per facilitare il compito
di tanti catechisti, giovani, studenti, donne di casa, operai, che non
hanno una preparazione pedagogica specifica (ma spesso hanno tanta
esperienza), né grande disponibilità di tempo, sia per favorire la
dimensione comunitaria delle riunioni. Per noi il catechismo deve essere
sopratutto una scuola di vita comunitaria.
2. Il catechismo come scuola di vita comunitaria secondo il Vangelo.
I catechisti si sforzano di apparire il meno possibile come persone che
hanno solo da insegnare. Essi sono degli amici più grandi, che sanno più
cose, hanno più esperienza, conoscono meglio il Vangelo, rappresentano la
comunità cristiana, ma nonostante ciò hanno ancora molto da imparare,
molto hanno da cercare la Verità e vogliono percorrere un tratto del loro
cammino verso la verità insieme al gruppo di ragazzi che che è loro
affidato.
Il catechista e il suo gruppo di ragazzi formano una piccola comunità che
cerca di imparare a vivere insieme secondo il Vangelo.
Tutto serve a questo scopo: ricerche, discussioni, servizi resi agli
altri..... perfino il giuoco.
Naturalmente il primo posto spetterà alla conoscenza del Vangelo e alla
vita liturgica. Non però .come attività staccate, ma anzi profondamente
legate a tutto il resto.
Il rapporto con gli altri gruppi del catechismo è assicurato da periodiche
riunioni di più gruppi insieme a carattere specialmente paraliturgico.
A queste piccole comunità cristiane la comunità parrocchiale offre: un
programma, un metodo di lavoro e dei sussidi quali le schede.
Questo materiale di anno in anno è stato modificato in base alle
indicazioni derivate dal lavoro dei vari gruppi e in conseguenza della
maturazione generale della parrocchia.
3 .Il programma o itinerario.
Il programma si presenta come una serie di tappe di un itinerario:
l'itinerario della comunione o amicizia con Gesù.
Strumento primo di questo itinerario sono le parole e le azioni del Gesù
dei vangeli, così come le parole e le azioni del Gesù presente negli
uomini di oggi (a partire sempre dai più poveri, oppressi, rifiutati.....)
.
È Gesù stesso che dalla prima all'ultima tappa accompagna i ragazzi verso
una conoscenza e una comunione sempre più profonda con la sua vita, la sua
missione, il Padre suo, la Madre, gli Apostoli, il suo popolo , le attese
di questo, le promesse di Dio, così come con la sua viva presenza negli
uomini di oggi, con le loro aspirazioni e tensioni verso un mondo più
umano, col loro cammino verso la Verità.
Si tratta di un programma semplice e al tempo stesso completo per la prima
iniziazione globale di ragazzi, sui dieci anni, al mistero di Cristo.
Si può obbiettare che è insufficiente la presentazione di Dio, della
Chiesa, dei Sacramenti, delle verità di fede, della morale.
In fondo è la stessa obbiezione che si può fare al vangelo.
Il catechismo non deve essere un indottrinamento, specialmente il
catechismo ai ragazzi. Occorre riacquistare la dimensione storica,
esperienziale, dinamica del catechismo. I fatti della storia della
salvezza devono tornare a costituire non solo l'oggetto, ma anche il
metodo della catechesi.
Inoltre su questa iniziazione globale, si possono innestare tutti gli
ulteriori approfondimenti, di carattere biblico o dottrinale, che si vuole
Il programma prevede un certo numero di tappe. Esse possono essere
suddivise, specialmente le più dense (come quelle della parte centrale).
4. Il metodo.
Non si tratta di un metodo inventato più o meno a tavolino. È
l'impostazione stessa del nostro catechismo che richiede il metodo da noi
adottato. Del resto crediamo di trovarci in armonia con gli orientamenti
metodologici del rinnovamento catechistico, oltre che (ed è la cosa più
importante) col metodo evangelico.
Si parte dalla vita pratica, sia come vita di tutti i giorni, che come
storia del mondo e come esperienza umana.
È all'interno di questa vita, di questa storia ed esperienza che è stata e
deve essere perennemente annunziata la Parola evangelica.
Perciò, in ogni riunione, il gruppo del catechismo cerca di penetrare più
a fondo nella vita. Essa è l'elemento naturale nel quale i ragazzi si
sentono a loro agio. Solo partendo di qui il vangelo avrà da dire loro
qualche cosa di interessante e di importante.
In questo ambito (cioè nella ricerca di approfondimento della storia e
dell'esperienza umana) s'inserisce di volta in volta anche l'iniziazione
alla storia del popolo ebraico e quindi alla storia degli interventi e
delle promesse di Dio. In questo modo il ragazzo si trova sempre di fronte
a un disegno unitario, che lo conduce immancabilmente al suo centro, cioè
a Cristo.
Dopo averne provati altri, questo è risultato il modo più efficace di
inserire l'A.T. in una iniziazione globale al mistero di Cristo.
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Nota: nelle prime schede dei catechisti si sono messe alcune indicazioni
di metodo per aiutarli a condurre questa prima parte del lavoro. Tali
indicazioni non figurano più dalla scheda n° 8
in poi, poiché si presume che i catechisti abbiano raggiunto ormai un
ritmo che permetterà loro di introdurre il colloquio coi ragazzi sulla
vita pratica, attingendo direttamente alla loro esperienza quotidiana.
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Fatta questa prima parte del lavoro si passa al racconto di un fatto del
Vangelo e poi alla ricerca sul Vangelo stesso.
Effettuando questo passaggio si deve stare attenti a non insistere sul
legame fra la vita pratica e il Vangelo. Tale legame deve costituire il
punto di arrivo, il frutto della ricerca e della spontaneità creati va dei
ragazzi. Altrimenti il Vangelo perde giustamente di interesse e diviene la
giustificazione di una interpretazione precostituita della vita.
Noi crediamo opportuno che ogni volta si debba raccontare un fatto
evangelico, cercando di renderlo vivo. Naturalmente il catechista deve
prepararsi a ciò, per evitare sia di non riuscire efficace nel racconto,
sia di fare violenza al Vangelo con l'introduzione di elementi troppo
estranei alla realtà storica.
Nelle schede per i catechisti abbiamo cercato, ogni volta, di venire loro
in aiuto sia sintetizzando alcuni elementi utili per la ricostruzione
della scena evangelica, sia mostrando i momenti da accentuare
maggiormente.
Naturalmente alcuni catechisti troveranno insufficiente questo sussidio.
In tal caso potranno attingere direttamente alle numerose pubblicazioni
sia esegetiche che storiche.
Alla narrazione può far seguito una ricerca sul Vangelo. Anche per questa
i catechisti troveranno un aiuto nelle loro schede.
Quindi inizia la fase più delicata di tutto il lavoro. Si tratta di
portare il Vangelo nella vita pratica.
Qui si corre il pericolo (già accennato, al passaggio dalla vita pratica
al Vangelo) di finire per fare il solito predicozzo moralistico.
Il tentativo di mantenere il Vangelo aderente alla vita porta con sé
inevitabilmente la tentazione del moralismo. Spesso non si riesce a vedere
addirittura nessuna altra prospettiva di applicazione pratica del Vangelo.
Non ci si accorge che così facendo si strumentalizza il Vangelo per
consacrare la prassi morale di una determinata società o di una
determinata classe. Il Vangelo diviene così la più grossa pietra che noi,
a dispetto di Gesù, scagliamo contro "l'adultera", oppure la condanna più
forte, il giudizio più duro contro chiunque non si adegua al nostro metro
o sistema di vita morale o contro chi vi si ribella perché lo trova
farisaico. Il moralismo va evitato, anche perché i ragazzi ne assorbono
tanto nelle loro relazioni quotidiane!
Crediamo che innanzi tutto il catechista debba evitare di tirare lui
stesso le conclusioni pratiche dal Vangelo.
Egli deve piuttosto cercar di creare le condizioni perché i ragazzi si
esprimano liberamente. Potrà portare il suo contributo nell'ambito di
questo colloquio aperto e spontaneo, cercando di rimanere sempre fedele
allo spirito fondamentale del Vangelo così opposto al moralismo e ben
sintetizzato da questo brano:
"Lo Spirito del Signore è su di me, per questo egli mi ha unto, per
annunziare la buona novella ai poveri; mi ha inviato a guarire quelli che
hanno il cuore contrito; ad annunziare ai prigionieri la libertà, ai
ciechi la vista, a render liberi gli oppressi, a proclamare l'anno di
grazia del Singnore". (Luca 4, 18-19).
In questo modo il ragazzo sentirà che il Vangelo è cosa sua, è parola
rivolta proprio a lui e non un testo alla cui autorità i grandi si
appellano per imporre le loro idee. Il ragazzo si sentirà interpellato
personalmente dal Vangelo, chiamato a rispondere con un atteggiamento di
fede vitale. E non è questo il compito più vero del catechismo?
5. Le schede per i catechisti.
Le schede per i catechisti, oltre al programma, contengono un indirizzo di
metodo, concepito più che altro ad uso dei catechisti
meno provvisti sia dal punto di vista culturale che da quello pedagogico.
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