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PREMESSE GENERALI
FARE LE PROPRIE OSSERVAZIONI E RICONSEGNARE ENTRO IL 20 AGOSTO
Questo itinerario verso la conoscenza e la comunione con Gesù è un frutto
della esperienza vissuta da una comunità parrocchiale.
Per molti anni tale comunità ha cercato il modo migliore di iniziare i
suoi ragazzi al mistero di Cristo.
Si sono utilizzate via via tutte le preziose indicazioni dei vari
movimenti di rinnovamen-to che hanno arricchito la Chiesa del nostro
tempo, e in spcial modo quelle del movimento catechistico.
Ma sopratutto si è fatto tesoro della esperienza pratica vissuta dalla
parrocchia stessa, nel suo cammino di fede verso il mistero di Cristo e
della Chiesa. Come una famiglia dona ai propri figli il meglio della
propria esperienza e vitalità, cosi noi ci siamo sforzati di far
costantemente corrispondere l'itinerario dei nostri ragazzi verso Cristo,
con le migliori maturazioni ed esperienze vissute dalla comunità
parrocchiale nel suo insieme
Si tratta di esperienze vive, quindi in parte discutibili; ma per questo
dovremmo evitare di parteciparle ai nostri ragazzi? E qual'è quella
famiglia che pretende formare i propri figli secondo moduli di valore
assoluto?
Neppure la Chiesa può pretenderlo, se non vuole essere, invece che una
comunità viva, un archivio storico, depositario di verità assolute e
immutabili, ma morte.
E' impossibile dunque comprendere la nostra esperienza nel campo della
catechesi ai fanciulli, senza tener presente l'insieme della nostra
esperienza di vita cristiana.
ALCUNE CONSIDERAZIONI DI FEDE CHE SI TROVANO
ALLA BASE DELLA NOSTRA ESPERIENZA PASTORALE
E IN PARTICOLARE CATECHETICA.
Aderendo alle indicazioni dello Spirito, sempre più chiare, pressanti e
diffuse nella Chiesa e nel mondo, specie dopo il Concilio, abbiamo
maturato una serie di convinzioni di fede che sono alla base delle nostre
scelte pratiche che ci accomunano a una parte sempre più impegnata della
Chiesa.
Con la semplicità che ci deriva dall'aver raggiunto queste convinzioni
attraverso l'impegno pratico e compromesso, presentiamo quelle più
attinenti all'argomento.
l. Cristo è vivo e presente all'interno della esperienza e della storia
umana, poiché egli è e rimane pienamente uomo fra gli uomini.
Dunque non si può cercare Cristo in un sistema di verità atemporali, in un
apparato rituale staccato dalla vita, in una spiritualità intimistica,
individualistica e disincarnata.
Cristo va cercato all'interno della esperienza e della storia umana; va
cercato nei fatti della vita: sia nei fatti passati che in quelli attuali,
nei fatti liturgici e in quelli quotidiani, nel Vangelo scritto così come
in quello vissuto dagli uomini di ieri e sopratutto di oggi, nella
Rivelazione già chiusa e in quella perennemente aperta...
2. Cristo è il centro della storia umana perché da lui prende vigore e a
lui tende ogni dinamica della persona e della società verso un mondo "più
umano".
Allora, cercare Cristo non significa fuggire la propria esistenza o
evadere dal rischio dell'impegno secolare; ma anzi significa agire,
prender coscienza e impegnarsi nell'avventura umana. Tendere a Cristo non
significa più correre, quasi in concorrenza con gli altri uomini, alla
ricerca della propria salvezza individuale, e non significa nemmeno
esorcizzare il mondo per consacrarlo e assoggettarlo a Cristo attraverso
la creazione di regni o società o istituzioni "cristiane" .Tendere a
Cristo, fondamento e termine della storia umana, significa invece
inserirsi al didentro della evoluzione e del progresso della storia verso
la sua pienezza umana.
3. In ogni tempo, e in particolare oggi, la vitalità e la centralità di
Cristo si esprimono, in maniera precisa e autentica, attraverso le
sofferenze, le aspirazioni, le ricerche, le maturazioni, le prese di
coscienza e le lotte degli uomini, a incominciare dai più poveri, dai più
umili, dai rifiutati, dagli oppressi. Che questi aderiscano o meno alla
Istituzione ecclesiastica, in loro è vivo e operante lo Spirito di Cristo,
povero, umile, rifiutato e oppresso. Essi sono il fondamentale sacramento
di Cristo e per questo essi sono la parte più fondamentale del popolo di
Dio, il fondamento primo della sacramentalità e della missione della
chiesa.
Chi è infatti che conduce il mondo a prender coscienza del proprio peccato
e a convertirsi? Chi è che lo sospinge a divenire una sola famiglia dove
si spezza veramente fra tutti l'unico pane?
Chi è che lo mantiene costantemente aperto verso la fede, la speranza e
l'amore? L'egoismo e l'immobilismo dei sazi (più forte di ogni singola
buona volontà) oppure le prese di. coscienza e le lotte degli affamati?
Si potrà dire che questa è una visone paradossale e ingenua. Ma allora
bisogna dire anche che la povertà, la piccolezza, la sofferenza, la
persecuzione di Gesù sono fatti accessori e che egli poteva salvare il
mondo assumendo la condizione dei ricchi, dei sapienti e dei potenti.
E questo non è paradossale e ingenuo?
4. In questo cammino degli uomini, di cui Cristo è il fondamento e il
termine, si inserisce anche, anzi in primo luogo, la ricerca della Verità,
la ricerca di Dio. Cristo fa propria la ricerca e la esperienza di Dio,
compiuta dal. suo popolo e da tutti i popoli della terra; ma al contempo
egli dichiara che lui stesso, uomo vivo, è il culmine, il riassunto, la
chiarificazione di tale ricerca ed esperienza.
Egli, persona viva, "è" il rapporto stesso fra Dio e l'uomo.
Con ciò egli dichiara decaduta e ormai impossibile ogni altra definizione
del rapporto uomo-dio e più ancora ogni. cristallizzazione o
pianificazione o ideologizzazione di tale rapporto. attraverso scritti,
formule, ideologie, tradizioni, leggi, istituzioni, abitudini...
Cristo non distrugge la religione ebraica, la tradizione, la scrittura, ma
le supera dando loro il significato di "figura".
Il contrasto fra Gesù e i capi del popolo ebreo mette in evidenza tutto
questo in modo particolarmente chiaro, anche se drammatico a causa delle
degenerazioni alle quali essi erano giunti. Ai loro occhi egli. appare un
sovversivo, un ateo, un bestemmiatore. E tale egli era nei confronti di
una religione cristallizzata, nei confronti di un dio accaparrato dai
potenti, dai ricchi e dai sapienti, a scopo di dominio e di potenza (salva
sempre la loro buona fede individuale...). Essi, infatti, giocando sulla
buona fede del popolo, in sostanza dicevano: "chi vuole il perdono, la
grazia e la benedizione di Dio deve accettare la nostra mediazione di
sacerdoti, guide, maestri. dottori, deve assoggettarsi all'immagine di Dio
che noi autenticamente offriamo, deve aver fiducia nei riti e preghiere
che
noi in modo efficace celebriamo, deve ascoltare la nostra parola come
parola come parola di Dio, poiché di questa siamo depositari, interpreti e
ripetitori, deve credere alle verità che noi, a nome di Dio insegniamo,
deve seguire la legge di Dio di cui noi siamo i custodi e gli interpreti,
deve rispettare i privilegi che spettano a noi, come rappresentanti di
Dio, deve pagare i tributi che ci sono dovuti come ministri di Dio...
Ma arriva un uomo, una persona "ignorante" del popolo, un operaio di
Nazareth. e dice: "Io sono l'unico vero mediatore, io sono Dio"!
Di fronte a questa semplicissima affermazione, considerata blasfema,
cadono tutte quelle pretese di mediazione. Cosi Gesù ha tolto ai potenti,
ai sapienti e ai ricchi l'arma più forte che essi avevano per tenere
soggetto il popolo: la violenza sulle coscienze, attraverso la
cristallizzazione di Dio e attraverso la mediazione del rapporto con Lui.
Nonostante questa chiarezza evangelica, in epoche successive, altri
sapienti, potenti e ricchi hanno scoperto che c'era ancora posto per la
loro mediazione e strumentalizzazione di Dio, ferma restando la verità che
Gesù rimane l'unico mediatore.
Si sono fatti mediatori fra gli uomini e Cristo!
Cosi essi hanno trovato il modo di tornare all'antico giuoco, all'antico
circolo vizioso... Accaparrando Cristo sono riusciti di nuovo ad
accaparrare Dio e a dominare le coscienze.
Si tratta di una deformazione del messaggio evangelico di cui tutti noi
cristiani siamo responsabili e dalla quale le molteplici e pressanti
indicazioni dello Spirito ci invitano a liberarci, accettando
l'inevitabile rischio di essere anche noi giudicati blasfemi.
Ciò non significa affatto una dissoluzione della Chiesa come comunità
visibile e come istituzione.
Anzi proprio attraverso tale liberazione è possibile, per la comunità
cristiana, riacquistare tutto il valore della sua missione: riconoscere,
annunziare, testimoniare e servire negli uomini (a incominciare dai più
poveri...) la presenza viva e dinamica di Cristo,unico Sacramento della
Verità.
Niente viene distrutto, ma tutto acquista un significato nuovo, vivo,
aperto, dinamico, cattolico, profondamente umano e liberatore.
Queste brevi note, che non pretendono di essere esaurienti, erano
indispensabili per comprendere la linea pastorale cui noi aderiamo e che
costituisce il fondamento (e in certo modo la conseguenza) delle scelte e
delle esperienze pratiche, fra cui quella catechistica.
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