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Di questo documento di dodici pagine riportiamo solo la "CONCLUSIONE" che ci pare assai interessante.

   
   


Firenze 13 giugno 1968
 


AI SACERDOTI E AI LAICI
DELLA DIOCESI DI FIRENZE



Durante il corso di aggiornamento teologico si è iniziato un dibattito sulla necessità che la teologia esca dal campo della astrazione e dell'indottrinamento ed entri nel vivo dei problemi concreti della società e della persona, offrendo il suo contributo non dall'alto, ma dal di dentro della esperienza umana.

Tale dibattito fu interrotto. Trattandosi però di una questione di vitale importanza per il rinnovamento della Chiesa, desideriamo dare il nostro contributo perché tale dibattito possa riprendere in un clima di serenità, carità e libertà.

Perciò offriamo il testo di un noto teologo, su uno dei problemi più scottanti del nostro tempo: quale atteggiamento il Vangelo chiede oggi ai cristiani, di fronte alla rivoluzione socialista?

Autore dell'articolo è J. M. Gonzàlez-Ruiz. Il testo è stato originariamente letto in un convegno ad Agape (Piemonte) nell'agosto 1966. Pubblicato successivamente nella Rivista spagnola di spiritualità Surge (Vitoria), l'articolo è stato ripreso nel febbraio di quest' anno dal "Boletin de la HOAC" di Madrid, in un numero che è stato sequestrato dall'autorità giudiziaria. Infine è stato pubblicato in italiano da IDO-C del 2.6.1958.

Il testo ha due imprimatur ecclesiastici: del Vescovo di Vittoria e del Vescovo di Malaga.

Le tesi di Gonzàlez-Ruiz sconvolgono alla radice alcuni nostri schemi ideologici e pratici. Esse hanno infatti una loro indiscutibile legittimità nella Chiesa, alla pari con altre tesi teologiche di diversa impostazione, sono sostenute da più teologi e condivise da Pastori (come i 17 vescovi del terzo mondo, autori di un noto documento che esprime posizioni molto affini a quelle di Gonzàlez-Ruiz).

Per questa loro legittimità esse pongono grossi interrogativi, come, per esempio, questi:

l) E' ancora legittimo condannare la rivoluzione socialista, in nome del Vangelo, della teologia o della pastorale, quando una legittima tesi teologica afferma che la rivoluzione socialista è molto meno lontana dal Vangelo e dalla vocazione del cristiano, che non qualsiasi altra via per il rinnovamento della società (ivi compresa la via delle riforme graduali, del socialismo cristiano, della socialdemocrazia e del socialismo utopico)?

2) E' ancora legittimo condannare la "lotta di classe" e considerare unicamente accettabile l'interclassismo, destinato inevitabilmente a coprire, sostenere e perpetuare il reale sfruttamento di una classe sulle altre?

3) E' ancora legittimo considerare nemici di Dio e della Chiesa, o anche solo lontani, milioni di battezzati, per il solo fatto che con coerenza politica hanno compiuto la scelta della rivoluzione socialista. oggi riconosciuta, da una corrente teologica e pastorale, non solo legittima ma doverosa per il cristiano?

4) Poiché è pienamente legittima la pluralità di posizioni teologiche, in materia opinabile, Vi sembra morale tenere i fedeli completamente all'oscuro della pluralità oggi esistente nella Chiesa, in merito all'impegno sociale e politico, imponendo loro di credere che solo una posizione teologica è sicura, legittima e autorevole?

Non credete che in tal modo i Pastori rischino di tradire il proprio compito di "insegnare per servire e liberare", giungendo alla degenerazione di "insegnare per dominare e asservire"?

Vi sembra legittimo che la libertà di scegliere fra varie posizioni teologiche opinabili, sia riservata solo a pochi privilegiati nella Chiesa?

Le riflessioni che scaturiscono da questi e da altri interrogativi ognuno di Voi potrebbe metterle a servizio di tutti.

Sarebbe un notevole contributo alla circolazione delle idee e alla evangelizzazione reciproca, condizione indispensabile per la vitalità della Chiesa e per la genuinità del suo servizio verso il mondo.

Chi desidera far ciò servendosi di noi, può mandarci le sue riflessioni, e noi provvederemo a farle circolare.

Chi, per vari motivi, non avesse piacere di far conoscere pubblicamente le proprie posizioni, può inviarci ugualmente il proprio contributo di riflessione, specificando che lo fa in via riservata: gliene saremo grati.


Sacerdoti e laici
della Parrocchia dell'Isolotto ,
piazza Isolotto I ==== Firenze

(L'articolo di J.M. Gonzalez Ruiz
consta di 12 pagine ed è
conservato in archivio
a seguito di questa lettera
di presentazione)


CONCLUSIONE
Abbiamo visto come noi cristiani abbiamo dei compiti concreti ed importanti nella costruzione di un mondo che nasce e che si indirizza verso una soluzione socialista. In questa costruzione del socialismo noi cristiani non abbiamo una soluzione tecnica concreta: l'esperienza di duemila anni ci insegna che la "civitas humana" non deve essere asservita dalla Chiesa: questa non ha il compito di creare la sua propria "civitas" dove il Vangelo diventi un codice economico, politico e sociale. La "civitas" deve costruirsi con dei mezzi propri ed autonomi. E siccome attraverso i secoli la Chiesa ha sbagliato nel costruire successivamente una "cristianità feudale", una "cristianità borghese" ed una "cristianità democratica", ora deve stare attentissima a non costruire una "cristianità socialista".
Il cristianesimo era nei suoi inizi una "secolarizzazione" della religione, tanto ebraica come greca. La Chiesa si è successivamente "risacralizzata", facendo del suo messaggio e delle sue norme un codice completo e specifico che regola totalmente la vita umana.
Questo vuoI dire, in una parola, che l'atteggiamento del cristiano in mezzo alla "civitas" deve mantenersi costantemente in un equilibrio dialettico, superando la facile tentazione di sistemarsi in una delle due alternative possibili. C'è una alternativa di destra: sistemarsi nella controrivoluzione, cercando nel messaggio cristiano dei motivi validi di una condanna del movimento rivoluzionario.
C'è anche una alternativa di sinistra; cercando nello stesso messaggio soluzioni tecniche per portare avanti la rivoluzione, anzi per rendere inutile l'azione degli altri che finora sono stati i pionieri.
Le due alternative rompono l'equilibrio dialettico della autentica fede cristiana.
IL cristiano deve impegnarsi nella rivoluzione socialista senza portare con sé dei pregiudizi tecnici, ossia senza fare il prepotente nella sua qualità di credente, ed allo stesso tempo dando il notevole contributo della sua mistica di fratellanza universale e di speranza totale.
Perché - bisogna riconoscerlo - il socialismo non sarà mai costruito dalla sola fatalità cieca di una storia meccanicamente concepita. Il socialismo è una scelta della libera volontà creatrice dell'uomo. E per realizzare questa libera scelta il Vangelo è stato e continua ad essere una spinta di un'immensa efficacia.