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Firenze 3 giugno 1968
 

Eminenza,
nel mese di novembre dello scorso anno esposi al suo segretario, don Paolo Ristori, alcuni criteri pastorali che ritenevo opportuni per l'amministrazione della Cresima nella mia parrocchia.

I criteri erano questi :

1) per una preparazione adeguata dei ragazzi (un centinaio) sarebbe stato bene amministrare la Cresima nel primo trimestre dell'anno. Infatti dopo questo periodo abbiamo la benedizione delle case che, come si sa, blocca le altre attività pastorali; mentre dopo Pasqua dobbiamo dedicarci totalmente alla preparazione dei ragazzi della prima Comunione. Infine sono da escludere sia il mese di giugno, a causa dell'impegno pesante dei ragazzi in relazione alla scuola, sia nei mesi estivi per ovvie ragioni, sia l'ultimo periodo dell'anno che dovrebbe servire proprio alla preparazione alla Cresima.

2) Per una partecipazione attiva, autentica e piena proponevo di amministrare la Cresima in giorno feriale e nella forma più semplice. Infatti è mia convinzione, chiaramente provata dall'esperienza, che la sontuosità del rito e dell'apparato è estranea alla psicologia dei ragazzi ed è quindi di grave ostacolo alla loro viva partecipazione. Va tenuto conto inoltre che un'accentuazione dell'aspetto festivo della Cresima porta inevitabilmente, sia i ragazzi che i loro parenti, a mettere al primo posto l'esteriorità della "festa": i vestiti, i regali, gli invitati, i rinfreschi..., e finisce per annullare il prezioso contributo all'autenticità dell'impegno religioso, che doveva essere il primo scopo della separazione della Cresima dalla prima Comunione. Si deve aggiungere a ciò la difficoltà economica che comporta, per le famiglie del popolo, una nuova dispendiosa festa, a distanza di un anno dalla prima Comunione. Chi ha pratica pastorale sa benissimo che ad evitare ciò non servono i richiami e le parole. Proprio per le famiglie del popolo il timore di "sfigurare" è più forte di ogni convincimento e buona intenzione.

Don Ristori prese atto di questi criteri pastorali e delle loro motivazioni e disse che ne avrebbe parlato con Lei.
Nel successivo mese di dicembre, prima di impegnarsi coi ragazzi e con le loro famiglie per i programma della preparazione e per la data della Cresima, ebbi un nuovo colloquio con don Ristori il quale mi assicurò che senza dubbio si sarebbe amministrata la Cresima alla fine di gennaio o ai primi di febbraio; si sarebbero utilizzati o due o tre sabati, a causa della numerosità dei ragazzi; avremmo precisato in seguito i giorni, insieme agli altri criteri della celebrazione.
Feci notare a don Ristori che da quel momento mi sarei impegnato coi ragazzi e coi loro genitori ed egli mi autorizzò a farlo. Perciò radunai i genitori, comunicai loro, a nome dell'Arcivescovo, che alla fine di gennaio o ai primi di febbraio i loro ragazzi avrebbero ricevuto la Cresima, e insieme decidemmo il programma della preparazione. Verso la metà di gennaio mi misi di nuovo in contatto con don Ristori per precisare definitivamente i giorni nei quali sarebbe stata amministrata la Cresima. Egli mi rispose seccamente che né il cardinale, né Mons. Bianchi, né alcun altro sacerdote delegato sarebbero venuti all'Isolotto per amministrare la Cresima. I motivi non volle dirmeli, salvo un vago accenno a un certo risentimento di Sua Eminenza verso di me a causa delle mie prese di posizione in relazione ai corsi teologici. Chiesi di parlare personalmente con Lei, ma don Ristori mi disse che il cardinale non mi avrebbe ricevuto.
Allora cercai Mons. Bianchi ed egli mi spiegò che per ora la Cresima non sarebbe stata amministrata perché "la vostra situazione è sub judice". Io gli replicai che non capivo come si poteva essere sub judice senza esserne avvertiti e senza potersi legittimamente difendere, che mi sembravano cose da regimi polizieschi e totalitari, e soprattutto non mi rendevo conto cosa ci entrassero i ragazzi e le famiglie della mia parrocchia, perché dovessero pagare loro, perché si strumentalizzasse un Sacramento a reazioni personali o a questioni disciplinari di altro genere. Mons. Bianchi mi rispose solo che non c'era niente da fare. Chiesi allora che almeno mi fosse comunicata la data alla quale si doveva rimandare la Cresima.
Alcuni giorni dopo don Ristori mi comunicava che la Cresima era rimandata al periodo fra Pasqua e Pentecoste, che si sarebbe fatto il rito di domenica e in forma solenne. Era un chiaro dispregio verso le mie motivate e non discusse preoccupazioni pastorali. Non accolsi l'ingiusta provocazione per evitare di scendere a un livello di rapporti che mi appariva quasi puerile. Domandai solo se mi avrebbe ricercato lui stesso per precisarmi le date o se dovevo farlo io ed egli mi assicurò che ci avrebbe pensato lui.

I ragazzi e i genitori accolsero con comprensibile stupore e con senso di disagio questo spostamento di data: si erano preparati con molto impegno ed erano compresi dell'importanza e del significato della Cresima: lo spostamento della data significava, per loro, invito al disimpegno e svilimento dell'importanza del sacramento. Questa reazione è di tipo talmente elementare che non poteva non essere prevista da chi ha responsabilità pastorali. Ma non basta. A nome dell'Arcivescovo comunico che ola Cresima è spostata al periodo fra Pasqua E Pentecoste. I ragazzi continuano a venire alle riunioni del Catechismo ma in numero sempre minore. Dopo Pasqua rimango in attesa di una comunicazione di don Ristori. Non è cosa di poco conto, di quelle che si dimenticano... Lunedì scorso, non avendo saputo ancora nulla, chiedo a don Gomiti, il quale doveva presentarsi alla Curia per altri motivi, di ricordare e di far presente ai segretari dell'Arcivescovo l'urgenza di comunicarmi la data della Cresima. Don Nencioni s'impegna a farlo appena rientrato in sede l'Arcivescovo, cioè all'indomani. Invece è passata una settimana e non ho avuto nessuna comunicazione.

Nel frattempo è accaduto un altro fatto simile, ugualmente spiacevole e dannoso per la gente: la Sua inspiegabile assenza alla inaugurazione del laboratorio per invalidi gravi, che ha sede nella mia parrocchia, contrariamente al preciso impegno da Lei assunto col Presidente del Gruppo Iniziative Sociali fra Invalidi. Questi era venuto personalmente da Lei per invitarla, ed allo scopo di assicurarsi la Sua presenza aveva accettato di spostare la data dell'inaugurazione, già concordata col Prefetto.
Gl'invalidi, provenienti da tutta la città, ci tenevano ad avere l'Arcivescovo in mezzo a loro, a presentarLe le loro realizzazioni, a farLe conoscere i loro progetti ed esigenze. Qualche giorno avanti l'inaugurazione, il Presidente telefonò ai Suoi segretari per ricordare l'impegno ed ebbe conferma della Sua disponibilità. La mattina del giorno in cui doveva aver luogo la cerimonia, Mons. Livi telefonò a Mons. Panerai per chiedergli di rappresentarvi l'Arcivescovo. Egli giustamente si rifiutò.
Dalle 17, ora fissata, fino alle 17,40 gl'invalidi e le Autorità cittadine attesero invano l'Arcivescovo. Non solo Lei non venne, ma non usò nemmeno la elementare educazione di avvertire e di spiegare i motivi dell'assenza.

I due fatti sopra ricordati sono tra i più recenti, ma Lei sa benissimo che non sono gli unici.

Tutto fa pensare che Lei voglia colpire la mia attività pastorale e la mia persona. Se questa è veramente la Sua intenzione, sarebbe onesto che Ella evitasse di far pagare le persone legate al mio ministero.

Devoti saluti
Sac. Enzo Mazzi

 

   
   

Il commento è tutto in quel "finalmente". Avevamo pensato di far cresimare i ragazzi e le ragazze a gennaio del '68 per non interferire troppo nei loro impegni scolastici e negli esami.
D'accordo in un primo momento (settembre 1967) il cardinale aveva poi rimandato in più riprese per i cosiddetti "sopravvenuti impegni". Ma la ragione vera era ben altra...Era in corso il "processo amministrativo" (sub judice) sul parroco dell'Isolotto don Enzo Mazzi. Dopo la morte del card. Elia Dalla Costa, il nuovo vescovo mandato da Roma a Firenze doveva rimettere a posto le cose nella città di Dalla Costa, di don Milani, La Pira, padre Balducci, padre Turoldo, padre Vannucci don Rosadoni e delle cosiddette "parrocchie rosse" tra le quali quella dell'Isolotto.

   
   


Parrocchia dell' Isolotto 4 giugno 1968 "


AI RAGAZZ I E RAGAZZE
CHE DEVONO RICEVERE LA CRESIMA
E AI LORO GENITORI
_________________________-

L'Arcivescovo ci ha finalmente comunicato la data precisa in cui verrà all'Isolotto per amministrare la Cresima: GIOVEDI' 13 GIUGNO ALLE ORE 8,45. (Festa del Corpus Domini)

Per metterci d'accordo e per prepararci ti aspettiamo in chiesa venerdì prossimo 7 giugno alle 16. Guarda di venire in tutti i modi e sii puntuale!

Ai tuoi genitori chiediamo di considerare la Cresima sopratutto una preghiera e li invitiamo ad evitare ogni festa esteriore. Vestiti nuovi, regali, invitati, rinfreschi ecc.. sono tutte cose ormai superate per la tua età e sono in contrasto col modo semplice, col quale verrà amministrata la Cresima

Al più presto dovrai portare il cognome e nome del Padrino o della Madrina e inoltre il certificato di Battesimo da richiedere presso la parrocchia nella quale il Battesimo fu ricevuto.

Ti aspettiamo dunque venerdì prossimo e ti salutiamo insieme ai tuoi genitori
i tuoi preti
Enzo Mazzi - Sergio Gomiti - Paolo Caciolli

 

   
   

   
   

 

Vicariato Urbano di Porta. Romana Lì 5/6/1968
Firenze


Carissimo Don Enzo
Per la mancata presenza di S .Eminenza all'inaugurazione dei Laboratori "Invalidi Civili" debbo io, per dovere, giustificarne l'assenza.
S .Eminenza invero si trovava a Roma, perché chiamato d'urgenza dalla Commissione post-Conciliare. Nel pomeriggio, Don Nencioni mi telefona chiedendomi di venire io a rappresentarlo, ed esprimere a nome del Cardinale, se del caso, una parola di compiacimento per l'Opera così umanitaria che ha vita presso la Parrocchia ed insieme portare la sua paterna Benedizione a tutti gli Invalidi, che avrebbero formato questa così eccezionale Comunità.
Preso così all'improvviso, io non dissi di no; ma ripensandoci poi, telefonai di nuovo in Arcivescovado a Don Nencioni perché incaricasse a rappresentare S.Eminenza, una persona più qualificata di me, quale poteva essere, a mio modo di vedere, Mons. Vicario, oppure il Vicario Episcopale del Clero.
Don Nencioni non fu possibile rintracciarlo, come pure il Vescovo Ausiliare; telefonai allora direttamente a Mons. Livi, esponendo a Lui quanto detto, pregandolo caldamente di voler compiere, quanto era stato chiesto a me. La conversazione telefonica si protrasse per qualche tempo, perché aveva anche Lui degli impegni; però mi sembrava di averlo convinto ad accettare Lui l'incarico, quale persona più quotata e più adatta in quella circostanza, dato che eran presenti tutte le Autorità cittadine.
Lasciandoci al telefono, non avendomi dato alcuna risposta definitivamente negativa, a me non sorse alcun dubbio sulla sua presenza rappresentativa all'Isolotto. Tanto è vero non seppi più nulla, né domandai più nulla, sicuro che tutto sarebbe andato come era nei desideri di ciascuno.
Solo alcuni giorni dopo seppi che il Cardinale Arcivescovo,non fu rappresentato da alcuno. Ciò mi dispiacque moltissimo, perché

Mons. Livi non venne altrimenti. Non ti nascondo che a conoscenza del fatto, venne anche a me un po' di rimorso, per avere in qualche modo, proprio io, complicato la cosa.
Ti ho esposto con tutta sincerità come sono andate le cose; avrei piacere ora, che non si dicesse che Sua Eminenza si è disinteressato dell'invito che gli era stato fatto; in vero ha approvato fino dal nascere questa iniziativa e questo consta anche a voi ed avrebbe volentieri anche benedetto personalmente quest'Opera ormai efficiente e scambiato volentieri una parola e di augurio e di conforto con i partecipanti di questo Centro Assistenziale così qualificato.
Ti sarei grato perciò se accettasse anche tu, come un dovere, di esporre chiaramente e ai fedeli e all'Autorità, se capitasse l'occasione, e al nucleo lavorativo, come a suo tempo si svolsero le cose.Tanto per la verità!
Gradisci il mio cordiale e fraterno saluto.

Aff.mo in X°
Sa. Bruno Panerai
(timbro circolare)
VICARIATUS S. SPIRITUS
CIV. FLOR.