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PARROCCHIA DELL'ISOLOTTO -17 marzo 1968
A TUTTE LE FAMIGLIE DELL'ISOLOTTO
Questa lettera vuole essere uno strumento di riflessione ed una occasione
di incontro. Il motivo è dato dalla necessità di chiarire la nostra linea
di condotta e di proseguire il cammino verso l'unione di tutti gli"uomini
di buona volontà", unione resa più urgente dai gravi problemi che la
società oggi deve risolvere se non vuole scomparire dalla faccia della
terra, annientata e distrutta dal suo stesso egoismo.
Viviamo effettivamente in un momento storico forse decisivo per la
sopravvivenza stessa dell'umanità.
E' URGENTE ACCOGLIERE L'IVITO ALL'UNIONE FRA TUTTI GLI UOMINI DI BUONA
VOLONTA' LANCIATO DA GIOVANNI XXIII.
Tale invito è sempre attuale. Esso continua a fare eco agli appelli
pressanti che provengono da ogni parte della nostra società: dal mondo del
lavoro e della scuola, da categorie stanche di essere relegate ai margini
della società, da zone dove lo sfruttamento, il sottosviluppo, la miseria,
la discriminazione hanno raggiunto limiti di insopportabilità, da popoli
che, per raggiungere il diritto alla autodeterminazione, sono costretti a
subire perfino la terribile prova della guerra.
Ci sembra importante riportare alcuni brani di una recente lettera di 17
vescovi del terzo mondo, che ripropone l'invito di Giovanni XXIII:
"Nessuno cerchi nelle nostre parole una qualunque ispirazione politica. La
nostra sola fonte è la Parola di Colui che ha parlato attraverso i suoi
profeti e i suoi apostoli. La Bibbia e il Vangelo denunziano come peccato
contro Dio, ogni attentato alla dignità dell'uomo creato a sua immagine.
In questa esigenza di rispetto verso la persona umana, gli atei in buona
fede si uniscono oggi ai credenti per un comune servizio all'umanità nella
sua ricerca della giustizia e della pace... i poveri e i lavoratori
si uniscano perché solo l'unione fa la forza dei poveri...i governi si
adoperino, a far cessare questa lotta di classe che, al contrario di
quanto si sostiene ordinariamente, i ricchi hanno troppo spesso originato
e continuano a condurre contro i lavoratori, sfruttandoli con salari
insufficienti e con condizioni di lavoro inumane. E' una guerra sovversiva
che il danaro, da lungo tempo, conduce subdolamente in tutto il mondo,
massacrando popoli interi. E' tempo che i popoli poveri, sostenuti e
guidati dai loro governi legittimi, difendano efficacemente il loro
diritto alla vita..."
Di fronte ad appelli drammatici e chiari come questo,e tanti altri che
provengono da ogni parte del mondo, decadono tutti i vecchi motivi di
separazione. di incomprensione, di inimicizia, di reciproca scomunica,
motivi basati su contrapposizioni ideologiche, su conflitti religiosi, su
lotte partitiche.
Emerge invece un unico motivo di separazione che passa attraverso ognuno
di noi e attraverso il tessuto vivo della società. Si tratta del motivo di
separazione proposto da Cristo nel suo discorso del giudizio universale:
"Quando verrà il Figlio dell'Uomo... tutte le nazioni saranno radunate
davanti a lui. Ma egli separerà gli uni dagli altri... e dirà a quelli che
sono al- la sua destra: -Venite benedetti dal Padre mio, prendete possesso
del Regno preparato per voi fin dalla creazione, perché ebbi fame e mi
deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi
alloggiaste, ero nudo e mi rivestiste, infermo e mi veniste a trovare...
In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose ad uno dei più
piccoli dei miei fratelli, l'avete fatta a me-.
Poi dirà a quelli che sono alla sua sinistra:-Andate lontano da me
maledetti... perché ebbi fame e non mi deste da mangiare... In verità vi
dico, qualunque cosa non avete fatto a uno dei più piccoli dei miei
fratelli, non l'avete fatta a me-."
(Vangelo di Matteo)
IL VANGELO
E' VERAMENTE ATTUALE.
C'è una parte di noi stessi e della società che vive e fa proprio il
dinamismo e la speranza delle persone e dei popoli
"... che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle
malattie endemiche, dell'ignoranza; che cercano una partecipazione più
larga ai frutti della civiltà. una più attiva valorizzazione delle loro
qualità umane, che si muovono con decisione verso la mèta di un loro pieno
rigoglio...; che vogliono essere affrancati dalla miseria trovare con più
sicurezza la loro sussistenza, la salute, una occupazione stabile, una
partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori di ogni
oppressione, al riparo da situazioni che offendono la loro dignità di
uomini..."
(Enciclica "Il progresso dei popoli").
Questa parte di umanità, questo fermento del mondo, non è monopolio di
alcuna società, cultura, partito, religione, chiesa; si trova infatti
diffuso in ogni angolo della terra ed ha il compito urgente di fermare
l'egoismo, l'oppressione, lo sfruttamento e la violenza, di superare tutti
i "vecchi" motivi di divisione e di edificare una nuova società giusta e
pacifica.
ESPERIENZA E IMPEGNO UNITARIO
DEL NOSTRO RIONE.
Dobbiamo riconoscere che nel nostro rione c'è sempre stata in tutti questa
ricerca di unione, di apertura, di collaborazione. Basta pensare all'unità
che si è realizzata nell'impegno di fronte ai problemi operai, di fronte
al problema della pace, di fronte all'alluvione e al terremoto in Sicilia.
Si tratta dunque di proseguire su una strada dimostratasi feconda.
CI SEMBRA OPPORTUNO METTERE IN LUCE
ALCUNI "VECCHI" MOTIVI DI DIVISIONE
CHE OCCORRE DEFINITIVAMENTE ELIMINARE.
PRIMO MOTIVO DI DIVISIONE:
LA CONVINZIONE DI AVERE
IL MONOPOLIO DELLA VERITA'.
Molti di noi sono ancora, in certa misura, convinti di possedere tutta la
verità. Non vogliamo dire che non si devono avere delle ferme convinzioni
o che si deve cadere nel soggettivismo. E' importante che comprendiate
correttamente il nostro pensiero. Un conto è avere delle convinzioni
personali e offrirle agli altri in atteggiamento di servizio e di dialogo,
un conto è pretendere di possedere tutta la verità, considerando gli altri
nell'errore e vedendo in loro dei nemici della verità.
Qui ognuno deve fare un esame di coscienza, e per primi noi che viviamo
nella Chiesa cattolica.
Tutta una educazione, tutta una passata mentalità ci ha radicati nella
convinzione di essere noi gli unici a possedere la verità e a credere
autenticamente in Dio; ci riteniamo i soli capaci di promuovere e
difendere i valori della società, della religione, della famiglia, del
lavoro. della persona umana.
Questa convinzione è, secondo noi, ingiusta e rovinosa per l'unione e la
fraternità fra gli uomini. Essa divide anziché unire; crea muraglie
anziché abbatterle.
La convinzione di possedere il monopolio della verità non è radicata
soltanto in noi che viviamo nella Chiesa cattolica. Ma noi vogliamo essere
fedeli al Vangelo: "leva prima la trave che è nel tuo occhio, e poi tu
vedrai bene per levare la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello"
(Matteo,7).
SECONDO M0TIVO:
LA MANCANZA DI LIBERTA'
DI COSCIENZA.
Un secondo motivo lo troviamo nella mancanza di libertà interiore o di
coscienza. Esso deriva direttamente dal primo.
Chi è attaccato a qualche cosa non è libero. Chi crede di possedere il
monopolio della verità, ne è schiavo e vive in atteggiamento di difesa nei
confronti di chiunque sembri attentare a tale possesso.
Anche riguardo a questo, noi che viviamo nella Chiesa cattolica dobbiamo
confessare per primi la nostra mancanza di libertà interiore. La nostra
fede infatti non è matura. E come potevamo raggiungere una maturità di
fede?
Imparando a memoria, sui libretti di catechismo, verità astratte, spesso
prive di ogni legame con i problemi concreti della vita? Ubbidendo
passivamente a leggi e disposizioni che ci obbligavano in coscienza, senza
che noi avessimo gli strumenti e la possibilità di esprimere un qualsiasi
giudizio?
Nonostante le nuove prospettive aperte dal Concilio, dobbiamo riconoscere
che abbiamo ancora paura a pensare col nostro cervello e a seguire la
nostra coscienza. Chiamiamo "dubbio pericoloso" il nostro spontaneo e
provvidenziale bisogno di capire meglio, di maturare, di approfondire, di
mettere in discus-sione vecchi schemi mentali, per raggiungere una
autentica libertà interiore e una vera maturità di fede. Esiste ancora tra
noi la paura della libera ricerca, della libera circolazione delle idee;
si teme che lo stesso progresso scientifico intacchi i "dogmi della fede".
Non vogliamo essere fraintesi. Non mettiamo in dubbio la debita ubbidienza
alla Gerarchia ecclesiastica. Vogliamo dire che questa ubbidienza,
mancando di libertà di coscienza, si riduce ad una ubbidienza puramente
esteriore e quindi c'impedisce di unirci con tutti gli uomini nel cammino
verso la verità.
TERZO MOTIVO:
LA CHIUSURA IN GRUPPI
O STRUTTURE CONTRAPPOSTE,
SENZA COMUNICAZIONE TRA LORO.
La mancanza di libertà di coscienza genera un terzo motivo di divisione,
che forse è il più evidente: si tratta della chiusura in noi stessi o in
strutture e gruppi contrapposti, senza comunicazione tra loro.
Anche qui ognuno deve rivedere le proprie posizioni, e noi che viviamo
nella Chiesa cattolica dobbiamo essere pronti a farlo per primi.
La mancanza di libertà interiore ci ha indotti a tenerci ben separati e
chiusi nelle nostre strutture e organizzazioni cattoliche: il circolo
cattolico, l'Azione cattolica, il cinema cattolico, la stampa cattolica,
la scuola cattolica e perfino il sindacato e il partito cattolico.
Tutti questi organismi sono come mura, dietro le quali ci siamo arroccati
con la pretesa di difendere e promuovere i fondamentali valori umani e
religiosi. Ma in questo modo noi abbiamo evitato di ubbidire al Vangelo.
Infatti il Signore ci ha comandato di mescolarci con tutti come il lievito
con la farina, perché solo cosi è possibile scoprire, rispettare e
promuovere i valori umani e religiosi racchiusi in ogni uomo.
A SOMIGLIANZA DI GESU', NOI CATTOLICI
ABBIM0 IL COMPITO DI ESSERE PRESENTI
NELLA SOCIETA' AL MODO DEL FERMENTO,
NON COME UN ESERCITO ARROCCATO NELLE
PROPRIE BASI.
Gesù prima di tutto s'incarnò, silenziosamente, nella sociEtà del suo
tempo; si mescolò con gli uomini del suo paese; non fece razza per conto
suo. In questo modo egli si rese capace di capire e valorIzzare tutto il
bene che c'era nei suoi fratelli e sopratutto in coloro che erano
considerati ignoranti e peccatori. Nacque cosi il discorso delle
Beatitudini, che riassume tutto il Vangelo. Se Gesù si fosse appartato, se
avesse fondato un'associazione, una setta, un partito, se si fosse
separato dagli a1tri uomini per difendere diritti e principi sul piano
legale, non avrebbe mai pronunziato il discorso delle Beatitudini.
Così, come ha fatto Gesù, dobbiamo fare anche noi.
Prendiamo ad esempio il nostro atteggiamento di fronte alla famiglia.
Noi pensiamo che i cristiani debbano animare dall'interno la società umana
perché tenda costantemente verso l'ideale evangelico della famiglia:
vivere il matrimonio come segno e comunicazione dell'amore gratuito,
fedele e universale di Dio.
Noi crediamo che i cristiani, per assolvere questo compito, debbano
anzitutto dare la testimonianza della loro vita matrimoniale; ma con
umiltà e rispetto, senza farsi il piedistallo, senza permettersi di
giudicare chi non dà uguale testimonianza o chi pensa diversamente, senza
pretendere di obbligare tutti a fare come loro.
Inoltre i cristiani devono collaborare con tutti gli uomini di buona
volontà per togliere alla radice i mali della nostra società, che rendono
tanto difficile e a volte impossibile la felicità e la stabilità della
famiglia.
L'esempio del matrimonio vale per ogni altro aspetto della vita sociale.
Qui nasce spontanea una domanda: Gesù non ha forse radunato gli Apostoli,
non ha chiesto ai suoi discepoli di essere uniti tra loro e di volersi
bene, non ha fondato la Chiesa?
Tutto vero. Ma qual'è il fondamento che egli stesso ha dato a questa
unione e a questa Chiesa? La sua morte e la sua Resurrezione.
IL FONDMENTO DELLA CHIESA E'
LA MORTE E LA RESURREZIONE:
NON IL DIRITTO, LA LEGGE, LA
STRUTTURA.
Non c'è possibilità di unione per i cristiani altro che nella morte ad
ogni egoismo, ad ogni chiusura, discriminazione, privilegio, monopolio e
accaparramento di diritti, di valori, di verità, di principi. Non c'è
possibilità di vera unione fra i cristiani, altro che nella resurrezione
ad ogni valore autenticamente umano, ricercato in se stessi e in tutti gli
uomini (specialmente in quelli che sono ritenuti "peccatori", privi di
valori o di cultura); nella resurrezione alla fiducia e alla
collaborazione verso ogni lotta che gli uomini di buona volontà conducono
contro l'egoismo e la violenza che lo protegge, per la promozione; della
giustizia e della pace (fiducia e collaborazione che si rivolge
specialmente alla lotta dei poveri, degli oppressi, dei discriminati);
nella resurrezione ad uno sguardo veramente nuovo verso la realtà
terrestre e la storia umana; sguardo nuovo che invita a considerare le
realtà terrestri già sacre e benedette perché create da Dio e inserite in
Cristo.
OGNI "UNITA' DEI CATTOLICI"
CHE NON SI FONDI SULLA MORTE E LA RESURREZIONE
RISCHIA DI APPARIRE E DI ESSERE UNA UNITA'
FARISAICA, ATTA A COPRIRE INTERESSI PRECISI
E POCO EVANGELICI.
Prima non si pensava così. Si credeva che il mondo fosse stato rubato dal
diavolo e che bisognasse strapparglielo di mano pezzo a pezzo, con la
nostra attività apostolica. Si pensava che tutte le strutture sociali, i
popoli, le culture, le civiltà dovessero essere condotte sotto l'influenza
e il dominio almeno morale della Chiesa cattolica. Oggi si è capito che
questo modo di pensare è superato.
I documenti del Concilio parlano chiaro e sono ripresi e confermati anche
da recenti dichiarazioni di vescovi italiani:
-"Le persone direttamente impegnate nella vita pubblica, anche quando si
presentano con una qualificazione cattolica, agiscono in nome proprio,
come cittadini guidati dalla coscienza cristiana, secondo la loro
specifica competenza e sotto la propria responsabilità, rispettando
l'autonomia dell'ordine politico e delle leggi che gli sono proprie..."
{Dichiarazione dei Vescovi d'Italia, che ripropone testi conciliari). -
-"Sappiano i credenti che devono avere un atteggiamento di servizio nei
confronti della comunità civile e che devono agire per l'edificazione di
una società sempre più giusta e libera dal bisogno e dall'ignoranza.
Alla luce di questi principi e della personale rimeditazione del Vangelo,
essi devono operare quelle scelte che, secondo la loro coscienza, fatta
libera e responsabile, ritengono più opportune".
(Documento del Consiglio dei sacerdoti di Ravenna in unione al proprio
Arcivescovo).
CONCLUSIONE DELLA LETTERA.
Questi motivi di riflessione non pretendono di essere né completi né
assoluti. Ve li abbiamo presentati con tutta sincerità, sia per farvi
comprendere lo motivazioni più profonde del nostro agire, sia per offrire
una occasione di dialogo e di maturazione comune.
Sappiamo bene che molti di voi apprezzano grandemente questa sincerità,
altri sono dubbiosi o critici. E' giusto che sia così. Comunque sentiamo
di fare nostre le parole pronunziate dal cardinale Lercaro prima che
lasciasse il suo ministero a Bologna:
"E meglio rischiare la critica immediata di alcuni che valutano imprudente
ogni atto conforme all'Evangelo, piuttosto che essere alla fine
rimproverati da tutti di non aver saputo, quando c'era ancora il tempo di
farlo, contribuire ad evitare le decisioni più tragiche o almeno ad
illuminare le coscienze con la luce della Parola di Dio".
INVITO AD UNA RIUNIONE
PER DISCUTERE GLI ARGOMENTI
DI QUESTA LETTERA.
Allo scopo di favorire il dialogo, vi invitiamo ad una riunione nella
quale ognuno potrà esprimere liberamente il proprio parere e portare il
proprio contributo di idee.
La riunione si terrà LUNEDI' 25 marzo, alle ore 21,15 presso la
Parrocchia.
I vostri sacerdoti
ENZO MAZZI
PAOLO CACIOLLI
SERGIO GOMITI
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