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Assemblea del 24 febbraio 1968.
Lettura: Atti 2, 14-24
Nelle parole di Pietro è condensato il primo nucleo del nascente Vangelo.
Questo è quanto asseriscono gli storici. Ed è credibile.
"Gesù di Nazareth... quello che ha fatto quelle cose... voi lo avete
ucciso... ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della
morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere...".
Questo dice nella sostanza Pietro. Questo diranno nella sostanza i
Vangeli.
Una frase del Vangelo di Giovanni riassume meravigliosamente tutto questo:
"l'amore è più forte della morte".
Ecco, l'importante è capire che per il Vangelo Gesù non è una eccezione ma
è la regola della storia: anzi ne è il fondamento, la stella pèolare.
Varie contingenze storiche potranno offuscare la nostra vista., farci
credere che la morte èpiù forte di tutto, che non c'è speranza di fronte a
chi usa le armi della morte. Ma la realtà profonda della storia e della
vita resta quella: l'amore è più forte, non è possibile che sia vinto
dalla morte.
Oggi vorremmo annunziare questo Vangelo con un testimone di eccezione:
Alexander Dubcek.
È un modo, fra l'altro, per ricordare il '68 in maniera non riduttiva e
non celebrativa.
Chi è Alexander Dubcek.
Un grande uomo politico cecoslovacco il quale, insieme a tanti altri, come
vedremo, cercò di interpretare la crescita civile, sociale e culturale
della gente con un programma di trasformazione, il quale fu schiacciato
dai carri armati del patto di Varsavia.
Dubcek non fu ucciso fisicamente ma certo fu iucciso moralmente.
Ma la morte non è la legge ultima della vita e della storia, come abbiamo
visto leggendo il Vangelo.
Nei giorni scorsi egli è tornato alla ribalta con una intervistas
pubblicata da L'Unità con grande risalto.
Giovedì scorso abbiamo deciso di parlarne in piazza. Per due motivi:
primo, perché l'intervista è una stupenda lezione di vita, di umanità, di
storia; in fondo, per noi, una testimonianza di valore evangelico, senza
far tortoalla laicità di Dubcek;
secondo, perché la vicenda del popolo cecoslovacco e di Dubcek è legata
alla nostra storia.
La solidarietà del movimento di rinnovamento in Cecoslovacchia fu uno dei
motivi dell'allontanamento dalla parrocchia.
Il 18 ottobre 1968 in chiesa dell'Isolotto si svolse una manifestazione di
solidarietà annunziata da un documento di solidarietà in cui è scritto:
"Milan Opocensky, cecoslovacco, pastore evangelico...La sua testimonianza
viene incontro al nostro desiderio di partecipazione e di solidarietà con
l'esperienza storica del popolo cecoslovacco, con la sua volontà di
rinnovamento e con la sua sofferenza...".
Il giorno precedente il vicario generale mons. Bianchi aveva scritto a don
Mazzi:
"Caro don Mazzi, mi è stato recapitato un volantino con l'annuncio di una
iniziativa che si effettuerà nella chiesa dell'Isolotto in Firenze sabato
19 ottobre alle ore 21,15. Ti comunico che non approvo assolutamente tale
iniziativa. Saluti".
Molte cose dunque ci accomunano all'esperienza di Dubcek. Anche la
repressione.
Ma soprattutto ci accomuna la speranza contro ogni speranza; ci accomuna
la fede nella vita più forte di ogni arma di morte.
(Nel fascicoletto vengono riprodotti larghi tratti dell'intervista a
Dubcek che viene commentata nelle parti più salienti. Lo scambio di
lettere tra l'Isolotto è don Enzo Mazzi è riportato a pag. 144 del libro
"Isolotto 1954/1968" pubblicato dalla comunità Isolotto, edito da Laterza)
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