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CENTRO BIBLICO DIOCESANO FIRENZE
FIRENZE, 30 gennaio 1968
 


Rev.mo Signore,
dopo che ebbi ricevuto la lettera indirizzata al Cardina1e Arcivescovo e ai confratelli della diocesi fiorentina da quattro sacerdoti a riguardo delle lezioni del corso di aggiornamento biblico-teologico sulla Costituzione "Dei Verbum", ritenni doveroso farla conoscere ai professori P.Luis Alonso Schoekel, P.Juan Alfaro, Mons.Pietro Rossano, P.Umberto Betti, che avevano tenuto le lezioni medesime. Questi docenti, conosciuta la lettera, hanno unitamente preparato alcune note per illustrare la natura e i compiti della teologia, per le loro lezioni. Di quelle note Le mando copia, nella fiducia che possano servirLe per la chiarificazione di problemi di così vitale importanza.
In attesa dell'incontro di lunedì 5 febbraio per la quarta giornata di studio, La saluto cordialmente

dev.mo
don Valerio Mannucci
Direttore del Centro Biblico Diocesano
 


Ai sacerdoti della diocesi
partecipanti al corso di aggiornamento
biblico-teologico sulla Costituzione
"Dei Vepbum"
 


I relatori al corso di aggiornamento biblico-teologico per il clero fiorentino, venuti a conoscenza della lettera firmata da quattro sacerdoti partecipanti al corso e indirizzata al loro Vescovo e ai confratelli sacerdoti in merito alle lezioni da essi tenute nelle prime tre giornate di studio, stimano opportuno, evitando intenzionalmente ogni considerazione personale, dichiarare quanto segue: .~

1)-Essi hanno aderito all'invito, loro cortesemente rivolto dal Centro Biblico diocesano,in spirito di collaborazione col Vescovo al quale il Concilio fa formale invito di favorire iniziative e organizzare convegni per consentire ai sacerdoti di "approfondire le scienze ecclesiastiche, specialmente la Sacra Scrittura e la Teologia" (decr. "Christus Dominus" n .16) .

2)- Nell'illustrare i punti salienti della Costituzione dogmatica "Dei Verbum", sono stati animati dallo spirito di servizio verso i propri confratelli nel sacerdozio, per rendere più efficace e aggiornato il loro ministero pastorale. Ad ogni sacerdote, infatti, al momento dell'Ordinazione, è richiesta la credenziale "professionale" di essere "maturo nella scienza" (cfr. decr. "Presbyterorum Ordinis", n.19). E perché quella credenziale sia effettiva anche in vista di poter dare una risposta esauriente ai problemi sollevati dagli uomini d'oggi, il Concilio comanda ai Presbiteri di conoscere a fondo i documenti del Magistero, specialmente quelli dei Concili (ibidem), e raccomanda loro che "nella cura pastorale si conoscano sufficientemente e si faccia buon uso anche dei principi della teologia" (cfr. Cost. past."Gaudium et Spes",n.62).

3)- L'intento della lettera di rifiutare una certa teologia considerata astratta e lontana dai concreti problemi e impegni  pastorali, può in pratica approdare alla negazione di ogni teologia,contrapponendo ad essa un Vangelo puro e semplice.
Al riguardo, i relatori ritengono doveroso precisare:

a) La "pastoralità" della teologia non consiste nei singoli temi pastorali (che appartengono alla pastorale concreta), né tanto meno vuol essere azione pastorale immediata (la quale tocca ai pastori); essi credono che la pastoralità debba essere una dimensione di tutta la teologia, cioè una coscienza e un orizzonte dell'attività teologica, la quale parte dalla vita della Chiesa per tornare ad essa.
La pastoralità deve animare la ricerca teologica, non annullarla.
Leggere il Vangelo è primario; ma il Vangelo provoca ed esige la riflessione teologica, la quale non può accontentarsi di una mera ripetizione della Parola rivelata, ma deve penetrarla, approfondirla, enuclearla concettualmente e attingerne gli inesauribili tesori per gli uomini del proprio tempo. Vivere il Vangelo in piena coerenza (quale impegno per tutti!) è primario, certo; ma anche riflettere sulla vita e sul Vangelo è atto vitale richiesto per vivere il Vangelo.

b) La ricerca teologica, come riflessione, studio e contemplazione, si muove precisamente tra questi due poli: "dalla vita alla vita", "dal Vangelo al Vangelo".. Il teologo è tenuto allo studio rigoroso, che è il suo compito specifico nella comunità ecclesiale. L'approfondimento teologico non è sterile astrattismo, quando contribuisce ad una migliore conoscenza della Parola di Dio e della sua incarnazione nella storia, della mentalità dell'uomo, della sua salvezza, dei suoi problemi; astratta e irreale sarebbe, invece, la superficialità teologica.
È vero che il teologo corre il pericolo di disinteressarsi e di allontanarsi dalla vita; perciò ha bisogno del contatto con il popolo e con i pastori impegnati nella concreta attività pastorale. Nella sua riflessione, il teologo non è solo dinanzi alla Parola di Dio, ma è in comunione con la fede e le istanze di tutto il Popolo di Dio. Il pastore aiuterà il teologo con la sua domanda, con le sue esigenze, con il suo dialogo; ma il pastore deve rispettare la ricerca e l'approfondimento teologico ed i loro tempi, che sono "tempi lunghi".

c) Analogamente, ogni membro del Popolo di Dio, e a maggior ragione il sacerdote, può e deve fare propri lo studio e la riflessione, che sono compiti teologici e che richiedono un loro tempo e una loro sede specifica. Il ministero pastorale esige dallo stesso predicatore e catechista una riflessione e uno studio personali, affinché la sua azione sia consona agli interrogativi del proprio tempo e alle esigenze concrete del Popolo di Dio.
A parere dei relatori, anche il pastore deve essere "teologo" e "sapere teologia"; anche il parroco deve assegnare una parte del proprio tempo allo studio teologico, nella sede propria e secondo i corrispondenti principi e criteri: altrimenti rischia di non essere una vera guida.

d) Se è vero che la teologia manualistica (non ancora da tutti superata) ha peccato di astrattismo, è altrettanto vero che la riflessione teologica odierna è decisamente orientata alla ricerca di uno stile più appropriato e vitale. Ne è prova lo stesso Concilio Vaticano II: il rinnovamento dottrinale da esso sancito e promosso non sarebbe stato possibile senza l'esistenza di una già rinnovata teologia.
Certo, la vita con tutti i suoi problemi e le sue esigenze pone continuamente nuove istanze alla ricerca teologica; e questo può produrre inquietudine e disagio in alcuni. La testimonianza di questo disagio è cosa buona, è sintomo di salute ed è uno stimolo per il teologo. Ma questa testimonianza mai deve tradursi in polemica, mai deve negare la funzione teologica, mai deve rompere l'unità di un Corpo, né annullare la pluralità delle sue molteplici funzioni e dei suoi organi.
 

4°) -Quanto poi alla affermazione contenuta nella lettera, secondo cui le relazioni fatte nelle prime giornate di aggiornamento si sarebbero svolte su un piano speculativo-astratto, i relatori rimandano alla lettura attenta delle rispettive lezioni e si rimettono al giudizio di tutti i partecipanti al corso.
Per parte loro, sono unanimi nel ritenere di aver cercato, a commento della Costituzione "Dei Verbum", di condurre un discorso teologicamente rigoroso e insieme aperto alle esigenze pastorali, nel senso spiegato al 3° paragrafo.

Ugualmente sono unanimi nel riconoscere al centro Biblico Diocesano il merito di aver promosso in quest'anno della fede lo studio di detta Costituzione, la quale è uno degli documenti fondamentali del vaticano II e il risultato di un secolo9 di riflessione teologica sulla Parola di Dio e sull'obbedienza di fede ad essa dovuta.

Roma, 26 gennaio 1968.

P. Luis Alonso Schoekel s.j.
P. Juan Alfaro s.j.
P. Mons. Pietro Rossano
P. Umberto Betti o.f.m.