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Lettere di risposta all lettera alla diocesi di Borghi, Masi, Mazzi e Rosadoni

(vengono riportate solo quelle scritte a macchina poiché sono le sole delle quali è possibile fare la scansione. Ve ne sono altre sette manoscritte che qui non è possibile riportare. Sia queste che presentiamo che le manoscritte sono tutte conservate in un unico fascicolo EmD50-a)



Giogoli 23-1-1968

Ai Reverendissimi Confratelli
Borghi-Masi-Mazzi-Rosadoni.

Ho letto la vostra Circolare e con la presente intendo fare alcuni rilievi miei personali, non su quanto avete scritto, perché, vi confesso candidamente, che non ho la vostra cu1tura per farlo; ma sul vostro comportamento. Faccio questi rilievi, non per farvi rimproveri,che non ho né il dovere né il diritto e neppure per darvi consigli, perché non mi sento all'altezza di dare consigli a nessuno. Vi parlo come fratello esortandovi alla moderazione.

Nei vostri interventi, tutte le volte che si hanno assemblee di Clero fiorentino e qualunque sia l'argomento, mi sembra che abbiate un comportamento aggressivo, nei confronti dell'Arcivescovo. Non so e non voglio sapere le ragioni ;ma qualunque esse siano, è sempre superiore.
Voi invocate il dialogo, ed è giusto che questo ci sia; ma come volete che il superiore si adatti, per quanto in dovere,ad accordarlo, quando si vede davanti preti che sembra abbiano la baionetta innestata pronti all'assalto? Mi pare che potreste chiedere, prima, il dialogo isolatamente,poi anche in gruppo, per arrivare ad una composizione della vertenza, soddisfacente per ambo le parti.Se voi avete i Vostri problemi,il superiore ha i suoi,questo è giusto che ve lo mettiate in mente.

Mi pare poi, che non si possa imporre, né al superiore né alla maggioranza dei colleghi, la propria opinione, altrimenti addio democrazia. Le dittature sono sempre nefaste, di qualunque colore esse siano. Mi pare poi che prendiate sempre più vigore via via che vi rendete conto che il superiore non è lesto a punire. A tempo di Mistrangelo non vi sarebbe stato permesso quello che oggi voi vi permettete. Moderazione cari confratelli, moderazione...!
Inoltre vi esorterei alla pazienza.
Mi pare che si abbia troppa fretta, si voglia lanciare la Chiesa a carriera, per tante riforme da voi invocate. Se anche fosse vero che, per tanti secoli, la Chiesa è rimasta nel suo immobilismo, oggi non si può più dire questo. Col Concilio Vaticano II°, ha preso un passo molto spedito in tutti i campi, e lo accelera via via che ne vede il bisogno e l'opportunità; ma non si può esigere che innovazioni siano fatte in un giorno né in un anno; ma verranno sicuramente.

La Chiesa non è una società qualunque di mutuo soccorso, che quando vuol prendere delle deliberazioni importanti, il consiglio aduna i soci e la macchina si mette subito in moto. Dovete considerare che la Chiesa è una società che abbraccia tutto il mondo e deve tirarsi dietro la massa dei suoi seguaci e bisogna che tenga conto delle diversità di cultura usi e costumi, quindi del tempo ce ne vuole.
Mi pare che la Chiesa in questo post-Concilio, dei passi e delle innovazioni ne abbia fatti; piuttosto camminiamo anche noi a pari passo con la Chiesa e non facciamo sorpassi, perché, lo sapete, i sorpassi sono sempre pericolosi.Pazienza ci vuole,cari Confratelli e moderazione.
Vi lamentate poi, perché vi dicono ribelli e superbi... Si pensa questo di voi perché il modo di difendere i vostri principi, dà la sensazione che vogliate per forza imporli agli altri e che vi credete, voi soli, nel giusto.
Io penso che la calma e serenità, debbano togliere voi e gli altri da questo stato di tensione che fa star male tutti, superiori e sudditi.
Vi prego di non credere che io abbia scritto quello che ho scritto, per difendere il Superiore. Dovete sapere che anche io quando ho da dire qualcosa, o gliele scrivo o gliele dico a voce. Ho scritto solo per esortarvi a mettere anche voi un po' d'olio di carità fraterna per non rendersi responsabili davanti a Dio dello scandalo che si dà a quelli che abbiamo il dovere di salvare.
Non so come accoglierete questo scritto. Voglio sperare bene; ma se fosse il contrario non ve ne faccio carico, sicuro di avere agito per il nostro e vostro bene. Bene che io invocherò per tutti davanti all'altare,ogni mattina.

Vi saluto con cuore fraterno e amico.
Sac. Egidio Corti



Carissimo Don Bruno,
rispondo a te, e agli altri firmatari (don Masi, don Mazzi, e don Rosadoni) alla richiesta del 18/1/1968.
Per conto mio personale vi riconosco pienissimo diritto di cittadinanza nella Comunità Diocesana, anche perché non mi stimo affatto più degno di voi. E credo che nessuno possa negarvelo.
Ma ,più che altro, ci tengo a dirvelo, per un principio fondamentale, per me validissimo. Il Cristo è tutta la rivelazione. La Chiesa,ne è la continuazione, incarnandoLo nella storia. Sappiamo che non Lo potrà riprodurre,perfetto, altro che nell'altra vita; in questa, dovrà sforzarsi di imitarLo il più possibile, da vicino, non solo in una formulazione concettuale, ma più che altro nella vita vissuta.
Ora, a mio parere, il vostro atteggiamento sarebbe inammissibile nella concezione prettamente giuridica della Chiesa, che ha prevalso fino al Conc. Vat.II° e come, da molti, è ancora ritenuta. Ma, nella concezione più vera e più viva, di Popolo di Dio, di famiglia dei figli di Dio, di Corpo Mistico, di Cristo Mistico, non mi sembra, poi, tanto strano Quel che succede nelle nostre riunioni mensili, e credo che non esorbiti da quel che è successo nelle stesse aule Conciliari del Vaticano II°.
Lo riconosco, queste discussioni creano una sofferenza, ma mi sembra una esigenza di crescita, specie se saranno improntate ad una forma più serena di conversazione e di dialogo.
Mi auguro che non ci sia, né da parte vostra, né da parte di altri, fissità sclerotica nella difesa ad oltranza dei vari punti di vista, morirebbe il dialogo, che va salvato a qualunque costo e sacrificio.
Ho saputo di alcuni sacerdoti che auspicano severe punizioni nei vostri confronti. Forse credono di fare un ossequio ed omaggio a Sua Em.za il Cardinale, perché Lo hanno visto soffrire. Ma non credo che ciò abbia effetto, perché sarebbe come spingere il Capo della Comunità Diocesana a riincarnare piuttosto il Sinedrio che il Cristo. Non che voi siate il Cristo(?), ma anche se foste Giuda...

Con stima ed affetto ti saluto ed in te gli altri
Angelo Bonanni
Firenze, lì 25 gennaio 1968


VICARIATO DI PORTA A PRATO
FIRENZE


Ai confratèlli Borghi, Masi, Mazzi e Rosadoni
i sacerdoti del Vicariato di Porta a Prato


Carissimi,
in sede di riunione vicariale abbiamo a lungo discusso i vostri interventi in S.Frediano del giorno 8 gennaio, e la vostra lettera al Vescovo ed ai confratelli. Voi concludete quella lettera domandandoci se riteniamo che ci sia per voi, così come siete, pieno diritto di cittadinanza nella comunità diocesana. A questa domanda cerchiamo ora di rispondere, e ci vorrete scusare se - come anche voi avete fatto - prima di rispondere vi sottoponiamo le nostre riflessioni.

1. A giudicare dal tono e dal contenuto degli interventi di alcuni di voi in S.Frediano, si sarebbe detto che la vostra domanda avesse dovuto essere formulata così:
"Noi siamo la vera Chiesa fiorentina, quella degli apostoli e della tradizione: voi avete, ed il Vescovo in primo luogo, tradito la tradizione; e quindi o ci date ascolto o siete voi fuori della Chiesa".
Riteniamo però fuori questione il vostro spirito di sincerità
e di vera dedizione alla causa della Chiesa nel mondo contemporaneo. Constatiamo anche che una parte del clero non è disposta a prendere in seria considerazione - come invece vorrebbe - ciò che voi ripetutamente cercate di dire e di proporre. Siamo convinti che il vostro continuo intervenire nei dibattiti del clero sia per voi come una necessità di vita, una urgenza di rendere un reale servizio alla Chiesa.

2. Noi non crediamo che in diocesi il clero nel suo complesso soffra di oppressioni da parte dei superiori. Né crediamo giusto dire, come voi implicitamente affermate, che i non-oppressi sono tali perché si adagiano in una teologia di comodo, mossi da un pilatesco disimpegno o asserviti dalla paura. C'è in realtà nella nostra diocesi un vasto e vario campo di ricerche e di esperienze silenziose ed umili. Perché tutto ciò sia mantenuto nella sua ricca varietà e nell'unità della carità, è necessaria certo una viva presenza del Vescovo, che ci auguriamo sempre più attuale, più personale, meno limitata da impegni extradiocesani; così che la Chiesa fiorentina sia guidata come l'unico gregge di Cristo, senza il pericolo delle fazioni di Apollo, di Pietro e di Paolo.

3. Ora vi preghiamo di porvi onestamente questa domanda: come mai trovate scarso ascolto presso i confratelli? Come mai vi siete sentiti costretti a porre ai confratelli la tremenda domanda: "Abbiamo ancora diritto di cittadinanza in mezzo a voi?" Noi suggeriamo alla vostra riflessione due motivi.

-Voi rifiutate una teologia astratta-speculativa. Ma voi in realtà siete nati da essa, e di essa continuamente vi nutrite. È infatti proprio da una lunga e sofferta elaborazione filosofico-teologica, astratta e speculativa, che è nata la visione della Chiesa in cui vi riconoscete. Non solo da questo, ma indubbiamente anche da questo. E noi crediamo che sia anche per questo, e cioè per mancanza di aggiornamento astratto-speculativo, che taluni confratelli non vi seguono, non vi capiscono e non vi ascoltano: perché non sono in grado di cogliere il nesso fra il discorso teologico del mattino e la vostra tematica pomeridiana. Di qui l'importanza del discorso teologico prolungato, affinché tutto il nostro clero possa percorrere quella strada su cui voi, per particolare intelligenza,
per singolare sensibilità, o anche per speciale carisma, l'avete percorso.

-Il secondo motivo è però più importante e più preoccupante.
La concezione della Chiesa e della teologia a cui voi aderite ha indubbiamente diritto di cittadinanza nella Chiesa fiorentina, come lo ha da tempo nella Chiesa universale. Buon numero di noi sono perfettamente concordi con voi su questo punto. Ma il tono ed il contenuto di taluni vostri interventi sembra che sia basato sul presupposto che la tradizione siete voi. Di qui può nascere in qualcuno il sospetto - forse ingiusto - che voi cerchiate deliberatamente la contestazione; che voi giudichiate senza appello Vescovo e confratelli; che voi soli riteniate di possedere lo Spirito. Se dunque vi sentite rifiutati, non è perché siate scomodi o inquieti, ma semplicemente perché apparite - senza necessariamente che lo siate - presuntuosi.
Nessun singolo, in quanto tale, è organo della tradizione, ma tutta la Chiesa nelle sue molte membra, - voi, noi, l'Arcivescovo, i laici - e con tutta la sua varietà di carismi, di doni, di capacità naturali, di temperamenti, di situazioni irripetibili. Se questo è vero, allora non è nella contestazione, ma nella multiforme cooperazione al bene che deve prendere forma il vostro discorso e quello dei vostri oppositori. Esso, come umile ed affettuosa proposta al Vescovo ed ai confratelli, è accettabilissimo; come pretesa e giudizio, come alternativa rigorosa ed esclusiva, esso è invece la negazione stessa della presenza dello Spirito di tutta la Chiesa, e l'esatto contrario dello spirito comunitario che da questa presenza nasce e deve nascere.

4. Quanto al discorso sullo valvole che saltano, noi pensiamo questo: in un momento tanto delicato della vita della Chiesa,
ed anche della nostra Chiesa fiorentina, momento da cui sta indubbiamente nascendo un radicale rinnovamento della vita ecclesiale, è indispensabile che nessuna valvola salti. Un sacerdote impegnato sul serio, non può permettersi di questi lussi. E questo vale naturalmente per voi come per noi e tutti i nostri confratelli.

Comprendiamo benissimo come talvolta la necessaria disciplina comunitaria possa imporre all'azione pastorale dei singoli alcuni limiti discutibili, che generano in chi li subisce sofferenza e
disagio. L'ebollizione che ne segue è necessario che sfoci in un raddoppiato dono di sé all'interno di quei limiti, ed eventualmente in una serena esposizione del proprio punto di vista; mai in una dura contestazione.

5. Ecco dunque la nostra risposta: chiunque di noi si pone come fratello che offra in tutta umiltà nuove proposte, direzioni, esempi di vita sacerdotale e pastorale, ha diritto di cittadinanza, e tanto più quanto più il discorso è scomodo. Chiunque di noi si pone come intransigente giudice e pubblico accusatore del Vescovo o dei confratelli, è lui che in realtà rifiuta tale cittadinanza. Indubbiamente la Chiesa fiorentina senza di voi sarebbe impoverita. Ma se ciascuno dei suoi membri non si autolimitasse per restare inserito spiritualmente ed esteriormente nella sua compagine e nella unione col Vescovo, allora la Chiesa fiorentina cesserebbe di esistere.

6. In realtà noi riteniamo che la Chiesa fiorentina non soffre per le diversità di prospettive e di atteggiamenti teologici e pastorali, ma soffre per la rigidità e l'esclusività con cui tali atteggiamenti - da ambo le parti - si affrontano. Di ciò tutti siamo colpevoli: noi come voi. Per noi e per voi rileggiamo l'esortazione di S.Paolo ai filippesi:

"Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d'amore, qualche comunione di spirito, se del tenero affetto e misericordia, rendete piena la mia gioia avendo un medesimo sentimento, la stessa carità; siate un'anima sola, di un solo pensiero, non facendo niente per spirito di parte o per vana gloria, ma ognuno con umiltà, stimando gli altri superiori a se stesso, non guardando ciascuno ai propri interessi, ma anche a quelli degli altri. Abbiate in voi quel medesimo sentimento che fu in Cristo Gesù...
(Fil. 2, 1-5)


Cordiali saluti.
per i Sacerdoti

don Lelio cantini

Firenze, li 30 gennaio 1968



AI REVERENDISSIMI SACERDOTI
Don Bruno Borghi don Fabio Masi don Enzo Mazzi Don Luigi
Rosadoni
e p.c. Ai Reverendissimi Sacerdoti dell'Arcidiocesi di FIRENZE
LORO INDIRIZZO

I vostri interventi in occasione delle giornate di aggiornamento biblico-teologico e la vostra circolare del 18 gennaio 1968 ci hanno procurato un'immensa tristezza. Scrivo "ci hanno procurato", perché sono certo di interpretare il pensiero ed i sentimenti della stragrande maggioranza dei Sacerdoti dell'Arcidiocesi di Firenze. Io non sono fiorentino e, come tale, può darsi che sia il meno qualificato a rispondervi; sono l'ultimo venuto, anche se da oltre 22 anni svolgo il mio ministero a Firenze; non sono parroco, sono cappellano da venti anni; non ho alcun titolo per scrivervi "tamquam auctoritatem habens", se non quello della carità sacerdotale. Non sono teologo e, quindi, non posso entrare con voi in merito alla "teologia speculativa-astratta", né alla "teologia disimpegnata" , né alla "teologia apologetica e polemica", ne alla "teologia dei principi e delle verità assolute" . Anche perché ho studiato, e cerco di studiare ancora, una sola teologia senza aggettivi qualificativi.

Devo solo rispondervi alle domande che avete rivolto anche a me e cioé se voi, così come siete, avete "pieno diritto di cittadinanza nella comunità diocesana"; se c'e posto per la vostra "ubbidienza giudicata disubbidienza"; se c'e posto per la vostra "pastorale giudicata eversiva"; se c'e posto per la vostra "visione teologica giudicata eversiva"; se c'e posto per la "moltitudine di uomini dei quali voi cercate di essere i portavoce"; se c'e posto per il vostro "amore per la chiesa giudicato risentimento e rivendicazione".

E vi rispondo con le parole del compianto Cardinale Arcivescovo Elia Dalla Costa. Eccole:
"Confratelli, se il vostro zelo non sarà disciplinato, state certi che non ne avrà da Dio larghe ricompense: lavorerete ma in un campo dove non vi voleva il Signore; vi sacrificherete, ma per una causa che non doveva essere sostenuta da voi; combatterete ma fuori degli ordini del capitano; e quindi,vinti o vincitori che siate, non avrete che da rammaricarvi di voi e dell'opera vostra. Obbedite; e perché non vi sembri troppo dura la mia parola, la cedo ai Vescovi della Lombardia, che in una loro lettera collettiva al proprio clero hanno raccomandato l'obbedienza in termini che io direi terribili e che qui trascrivo a comune profitto: - Ricordino tutti i Sacerdoti le parole dell'Apostolo Paolo: Oboedite praepositis vestris et subiacete eis. Ipsi enim pervigilant quasi ratione pro animabus vestris reddituri, ut cum gaudio hoc faciant, et non gementes: hoc enim non expedit vobis (Ad Hebr. XIII, 17) .
NON EXPEDIT VOBIS! Pensateci bene: non espedit vobis. O presto o tardi ricadrebbe sopra di voi la pena della disobbedienza o resistenza e dei gemiti e delle lacrime del vostro Vescovo, provocati da voi. Dice San Giovanni Crisostomo: Il gemito del
Prelato per la disobbedienza del suddito, chiama su questo castighi di Dio. Non fate piangere i vostri Vescovi, o Sacerdoti; perché le lacrime dei vostri Vescovi sarebbero semi di maledizioni celesti sul vostro capo-.
Sacerdoti fratelli, ve ne supplico, non negate al Vescovo quelli uffici di carità che dovete a tutti e che non neghereste a nessuno. Non torna conto! Non dimenticate che lo Spirito Santo stima degno di essere strappato dai corvi del torrente e divorato dagli aquilotti l'occhio di colui che disprezza ed insulta il padre suo. Non crocifiggete con i chiodi delle vostre critiche l'anima del Vescovo per cui un oracolo tremendo fu pronunciato dalla Chiesa nel giorno grande della sua consacrazione: Qui maledixerit ei sit ille maledictus"/!"
(da "Ricordi di un Sinodo" di E. Dalla Costa)

Reverendi Don Borghi, Don Masi, Don Mazzi, Don Rosadoni,
Se voi sapete e ritenete,in coscienza, che il vostro atteggiamento e le vostre "prese di posizione" non facciano piangere il vostro Vescovo, solo allora avete pieno diritto di cittadinanza nella comunità diocesana. Diversamente, no!

Vi saluto in C.J.
Don Luigi Stefani
Festa di S. Giovanni Bosco
Firenze 31 gennaio 1968






06.02.68 (data del timbro postale)

Car.mi

le vostre missive, almeno per me, puzzano di stantio.
Non avrò la vostra intelligenza; ma se tanto mi da tanto, preferisco rimanere nella mia oscurità.
Aspirate ad un dialogo concreto? Cominciate con i vostri fedeli parrocchiani. Alcuni di essi me li incontrai all'ospedale, nella mia ultima degenza. Glaciali sono le impressioni, che essi traggono dalla èsposizione delle vostre tesi; dal vostro sistema di presentare il culto divino o di impostare le celebrazioni religiose.
Siamo di fronte ad una povertà di iniziati ve e di fantasia tanto più gravi quanto più si ha l'ardire di credersi dei super-preti.
Non sta a me a confutare la vostra circolare; anche perché mi sono limitato solo a sbirciarla. Ma, di grazia: voi siete entrati "nella vita quotidiana degli uomini"?
I vostri interventi sono colpi mancini; emettono argomenti fuori del seminato; sono vili: approfittano della pazienza degli ascoltatori per imbastire una conferenza nella conferenza; sono maleducati, perché si prolungano senza misurazione di tempo e senza rispetto di orario.
Se stimate di avere qualcosa di importante da dire, non vi resta che indire a conto vostro e in locali vostri delle particolari riunioni.
Marciare contro l'ordine è facile; per distruggere non c'è bisogno di molto studio.
Piegare, (e possibilmente farle migliorare), le leggi esistenti al beneficio dei deboli richiede preghiera, riflessione, sacrificio.
Di concreto, quale lacrima avete voi asciugata? Ci sono degli operai senza lavoro; altri che da anni attendono assistenza, la pensione; ci sono anime disorientate, malati isolati, dimenticati.
Solo che io vi veda in coda agli sportelli dell'I.N.P.S. per difendere i poveri; soltanto quando vi osserverò con i pezzenti agli uffici pubblici per assicurare loro il tozzo di pane; ovvero vi saprò al letto del canceroso, crederò al vostro amore alla Chiesa.
Io con tanta sicumera non oserei affermare di amare veramente la Chiesa. Mi sento, troppo lontano dalle sue esigenze.

Abbiamo d'intorno una immoralità, che ci divora; un ateismo che sconvolge; una freddezza per i problemi spirituali, che agghiaccia. Osserviamo impressionante l'accrescersi della dissacrazione della famiglia, e voi... unterelli credete di avere il toccasana ad ogni male.
L'amate sul serio questa Chiesa? Andate nel Brasile, dove c'è tanta richiesta di preti... ma di preti veri. Credo a Don Rossi. Lui si che è un prete! Fate altrettanto e allora sarete preti... aggiornati.

A don Rosadoni come primo... con fraternità
interprete di nuova tramontana
Sac, Giulio Gradassi, Ginestra F.na


Villore , lì 21.2.1968

Reverendissimo Don Stefani ,

credevo fosse tutto intento ad un serio ripensamento e allo studio della teologia senza aggettivi qualitativi, dopo la vicenda dei "Cappellani Militari" e invece ecco che arriva, orsono dieci dì, la Sua lettera.
Anche a me ha procurato "immensa tristezza" la lettura della sua ciclostilata e se non Le spiace voglia cancellare il mio nome (se l'aveva scritto) da "quella stragrande maggioranza" e lo aggiunga (se non le spiace) sotto quello dei 4: perché io sono un poero bischeraccio ma certe cose (le loro = dei 4 ) le condivido appieno.
Lei ,"ultimo venuto" è proprio il meno adatto a fare di queste parti (tanto che si sospetta che dietro a Lei ci sia un mandante a cui servono certe liste per un possibile. caso "De Lorenzo"..): sarebbe stato meglio invece di scomodare il Card. Elia, e ci tare sentenze (che hanno valore anche per "la maggioranza"), avesse fatto una nota della maggioranza, mentre per ora c' è solo il suo nome; inoltre, nonostante i 22 anni di apostolato a Firenze, mi pare che ancora non abbia capito quasi nulla dello spirito fiorentino.
Il fatto degli interventi alle adunanze, mi sembra sia segno di interesse, di vera partecipazione attiva e singolare ( è un diritto: vedi il Concilio. .) il modo invece potrebbe aver scosso i nervi fragili degli esauriti: si consiglia una cura. Perché secondo Lei , diventati preti, si dovrebbe essere tutti perbenino e stare tutti buoni e zitti, come abiti confezionati o quadri appesi al muro o peggio come qualsiasi militaruccio, che vedendo cose tanto storte deve stare zitto se no c'è la galera perché "obiettore".
Se la Chiesa è una famiglia, tutti (anche i preti) hanno il diritto e il dovere di parlare: quei 4 hanno avuto coraggio e hanno detto apertamente il loro pensiero, le loro esperienze vissute, la verità su situazioni reali della vita loro e delle loro parrocchie: che l'Eminenza lacrimi (e Lei ne sembra certo) non è ragione per tacere su situazioni vere e scottanti.
E per i chiacchericci "di sacrestia" (della stragrande maggioranza) e per tutti i raggiri cui è sottoposto dai fidati della maggioranza fedele crede che il Vescovo ci rida parecchio ? E per il proclama dei Cappellani ha proprio rafforzato e nutrito la sua Gioia ?
Per me vale più questa sincerità aperta anche se cruda a volte, (Lei la dice ribellione) che tutti gli ipocriti inchini e sorrisi: quei 4 a nome di molti e per il bene di tutti e per amore della verità han parlato, non per ribellione, come Lei pensa. Il non EXPEDIT , si dovrebbe attaccare sugli occhiali a
molti; quanto alla cittadinanza forse neanche tra la "maggioranza" illuminata ce n'è uno degno .

Cordiali saluti . sac. Giovanni Lucherini
 

   
        
   

Lettera ai genitori con la quale si avvertono che la Cresima sarà rimandata al mese di maggio, (poi nuovamente al mese di giugno -cfr Emp0639-1). L'indisponibilità "per altri impegni" del card. Florit era dovuta in realtà alla recriminazione per l'intervento critico di Enzo Mazzi al Corso di aggiornamento del clero tenuto nell'autunno 1967 al Seminario maggiore di Cestello (cfr. Em.D046; Em.D047) Come risulta da Em.D052 l'Isolotto già a maggio del '68 era "sub judice". In questi termini si era espresso il segretario di Florit, Paolo Ristori, alle ripetute richieste di don Mazzi di fissare una data definitiva per la Cresima ai ragazzi dell'Isolotto. La lettera agli occcupanti il Duomo di Parma fu, evidentemente, l'occasione aspettata per destituire Enzo Mazzi da parroco.

   
   

 

Parrocchia dell'Isolotto 23.1.1968
Cari genitori,
siamo spiacenti dovervi comunicare
che la data della Cresima dovrà essere rimandata al mese di MAGGIO

Infatti, mentre in un primo tempo il Segretario dell'Arcivescovo ci aveva assicurato che sarebbe stato possibile fare la Cresima in questo periodo, successivamente il Cardinale Arcivescovo ci ha fatto sapere che egli non è disponibile altro che nel mese di maggio per sopravvenuti impegni.

Avevamo deciso di fare la Cresima in questo periodo perché è il momento in cui noi sacerdoti e i vostri ragazzi siamo più disponibili per una adeguata preparazione.
Infatti dopo Pasqua noi saremo molto presi dalla preparazione dei ragazzi per la prima Comunione, e anche i vostri figlioli saranno molto impegnati nella scuola.
Purtroppo questo progetto non può essere attuato, per cui sospendiamo la preparazione che molti vostri ragazzi avevano seguito con impegno e con entusiasmo.

Vi comunicheremo a suo tempo la nuova data della Cresima e, nel chiedervi scusa per questo inconveniente che ha procurato notevole disagio a voi e ai vostri figlioli, vi salutiamo cordialmente

i vostri preti
Enzo Mazzi e Paolo Caciolli