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Vicariato Urbano Firenze, 10/1/1968
di  Porta Romana .

 


Carissimo Don Enzo
Non voglio fare del paternalismo; ma da fratello a fratello, sul piano di una conversazione amichevole , avendo avanti agli occhi anche gli altri obbiettori che si fecero avanti nel pomeriggio della nostra terza giornata di studio, non posso non manifestarti le mie impressioni.
Non ti nascondo, che, quel fuoco di fila, pur volendo tutto considerare, è stata per me, come per la gran parte dei Sacerdoti presenti,una sofferenza tremenda. Pure rimanendo sul piano delle obbiezioni, vi sarete accorti, che il modo con cui esponeste le vostre domande, non era davvero come del discepolo al maestro, né del figlio al padre, ma ancor meno del Sacerdote al proprio Vescovo.
Non so se il Concilio Vat. II° - pur parlando di gerarchia, di obbedienza, di servizio, di libertà, di collaborazione, di fraternità, abbia voluto dare al dialogo,con chiunque lo si imposti uno spirito così aggressivo, permettete. che ve lo dica, pungente, e quasi rivendicativo, fino ad inchiodare uno dei dialoganti in una posizione di minorità tale, da impedirgli di rispondere con tranquillità di animo e serenità di mente. Questa fu la impressione di tutti. Ve ne siete accorti del tono del vostro parlare? Ci avete per nulla riflettuto?
Vorrei rivolgermi con questa mia, pure indirizzata personalmente a te, Don Enzo, anche a Don Rosadoni, che stimo molto per la sua intelligenza, a Don Borghi sofferente per il suo mondo del lavoro e agli altri che giudicano le cose con la vostra stessa mentalità, ma questi non sono del nostro Vicariato, e chiedervi onestamente: se al posto dell'Arcivescovo ci fosse stato uno di voi, e durante un'Assemblea parrocchiale, si fossero scatenati pubblicamente contro, tutti quelli che non condividono il vostro modo di pensare e di agire, mi limito al campo della Pastorale applicata, e avessero impostato un dialogo con quell'asprezza che traspariva dalla stessa punteggiaturatura, più che dalle parole, avreste avuto la calma che si è imposto il Cardinale ? Per parte mia vi dico subito, non avrei trovato altro modo per uscirne: o battere i pugni sul tavolo, e in certi momenti uno può anche perdere il controllo di sé (e talvolta uno sfogo simile può servire fisicamente anche da valvola di sicurezza agli effetti della pressione dell'apparato circolatorio) o altrimenti, alzarsi e andarsene, per rispondere poi con calma, in altro modo e in altro tempo, ma forse con maggiore autorità.
Ditemi un po'- quando mai abbiamo tenuto un contegno tale dinanzi ai Superiori? Vi siete resi conto che erano presenti Sacerdoti di Prato, di Pistoia, di Fiesole, il Seminario di Siena con i relativi Superiori, molti religiosi, anche novizi, tutti i nostri Seminaristi? Voglio pensare che non sia con malizia che vengono preparati questi incontri e sia piuttosto il vostro modo naturale, sempre discutibile, questo di intervenire, altrimenti....
Il Cardinale in quella circostanza fu veramente superiore a se stesso; ha dato prova della sua forza d'animo sensibilissimo com'è per natura, della sua prudenza, della sua grande umiltà, ma soprattutto della sua inarrivabile bontà.
Io vi dico, e tanti altri con me, e neppure voi in simile circostanza, non avremmo avuto né la forza né la virtù di rispondere con tanta calma come rispose Lui pazientemente. Posso assicurarvi che, mentre altre volte le assemblee si chiudevano lasciando gli animi sospesi e divisi,questa volta sono sicuro che tutti, perché hanno sofferto con l'Arcivescovo, hanno nella sofferenza ritrovato se stessi. Non dite che a Firenze non abbiamo libertà. La prova più grande e tangibile c'è stata data in quella circostanza! e- voi dell'Isolotto, cari amici, ed altri, ne fate l'esperienza quotidiana; perché, pur avendovi in certe circostanze l'Arcivescovo, espresso anche telefonicamente certi suoi punti di vista, specie per l'attuazione di alcune vostre iniziative, voglio alludere in particolare alle veglie, avete magari promesso, ma poi avete fatto, d 'accordo con il gruppo dei laici, come avete voluto. So la risposta che mi date: "le cose erano già tutte preparate e non potevamo cambiare" ma allora perché non consigliarvi con Lui, come vi ho sempre detto?

Non potete negare che, proprio io, non vi sia stato vicino e non abbia cercato anche contro il parere di molti, di apprezzare in voi tutto quello che c'è di buono, ed è tanto; sono pronto a ripeterlo a chiunque; sempre ho rilevato presso l'Arcivescovo le caratteristiche del vostro ministero pastorale, un po' "sui generis" e insieme, per conoscenza, gli ho dovuto parlare anche di certi difetti di mentalità,di carattere e di impostazione pastorale che ho potuto notare, (come del resto tutti siamo manchevoli).
Non potete negare che anch 'io non sia di idee molto larghe; ma ora, al punto 1n cui siamo arrivati, non posso tacere, senza mancare al mio dovere di Vicario, e dirvi, sempre da fratello: basta! ve lo chiedo da Prete a Prete, ve lo chiedo in nome di Dio, basta!
C'è tanto bisogno di unione, di carità, di comprensione; ne parliamo tanto e sempre, tutti; non ci dividiamo fra noi; diciamo davvero basta al passato, come si esprimeva l'Arcivescovo; mettiamo una pietra sopra e basta sul serio!
Se abbiamo mancato, riconosciamo i nostri torti, ma basta! Mi pare che sia giunto il momento della pacificazione degli animi! le stesse feste natalizie dovrebbero averci disposto.
Non creiamo una situazione incresciosa, che Dio, certamente, non potrebbe più avvallare !
Voler mantenere certe posizioni, che non sono secondo lo spirito del Concilio, ai nostri lontani, non darebbero certo motivo di avvicinamento, ma di più grave separazione. CHARITAS CHRISTI URGET NOS ! ! sia questo il nostro grido all'inizio dell'anno, e dopo che questo atto di umiliazione, in uno stato di paterna sofferenza, il Cardinale Arcivescovo, quasi a modo di confessione, ha voluto farlo pubblicamente, presenti centinaia di Sacerdoti, in parte estradiocesani, non vi dispiaccia di farlo anche voi, chiedendoLe scusa con tutta sincerità, perché possiate continuare il vostro apostolato, sia pure nel rispetto delle vostre vedute personali, però in un clima di maggior intesa ed anche maggiore uniformità con tutti. Ne sentiamo veramente il bisogno! Se volete, vi aiuterò.

Questo penso che sia il più bel servizio che potrete rendere in questo momento all'intera Diocesi ed alla Chiesa dei "poveri", perché rivestiti del vero spirito di povertà.
Vi abbraccio nel Signore! Così ha detto a me lo Spirito di parlarvi; a voi dica di intendermi e di seguirmi perché non si perda nel deserto questa mia povera voce di amico e di fratello vostro.


Scusatemi!

(timbro circolare)
"PARROCCHIA DI S. FELICE IN PIAZZA - FIRENZE" Aff.mo in X°

Sac. Bruno Panerai