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CURIA ARCIVESCOVILE

DI FIRENZE

19 novembre 1967
 



Carissimo,

la tua assenza dagli esami quadriennali dello scorso ottobre, come puoi comprendere, ci ha di nuovo veramente addolorati.
Il Cardinale desidera vivamente che la sospensione dalle confessioni e dalla predicazione da te così incorsa sia abbreviata al massimo, anche in vista del disagio in cui verresti a trovarti e del danno che potrebbe derivare ai fedeli bisognosi del tuo ministero nelle festività del prossimo dicembre.


Per questo ha indetto un'apposita sessione di esami orali per il giorno mercoledì 6 dicembre p.v. alle ore 10, qui in Curia (sala delle commissioni, II° piano), con lo stesso programma orale di quello di ottobre, mentre di dispensa per quest'anno dall'elaborato scritto.


Nella fiducia di poterlo fare allora di persona ti saluto
intanto fraternamente e di cuore di benedico.

+ Giovanni Bianchi
Vic. Gen.


Molto rev.do
sac. CACIOLLI PAOLO
Vicario Cooperatore all'Isolotto
FIRENZE




Firenze, 9 / 4 / 1968

Eminenza,
in relazione all'esame quadriennale eccomi a darle "per iscritto", come lei esplicitamente mi ha chiesto, la risposta che già le avevo dato a voce nel nostro colloquio del 2 u.s.


Fino dagli inizi del mio sacerdozio vivo in un atteggiamento di ricerca sul significato più profondamente umano ed evangelico della mia ubbidienza. Mia unica aspirazione è quella  di poter ubbidire alla volontà di Dio, nella umiltà, nella povertà, nella sincerità, nel rispetto di tutti. I fatti della mia vita mi sembrano assai chiaramente significativi.


Ora mi si chiede di compiere un atto, l'esame quadriennale, che ha un carattere puramente formalistico. Lei sa benissimo che tale esame non ha alcuna aderenza alla realtà; infatti Lei stesso ha ammesso che queste prove sono ormai giustificate solo dal Codice di Diritto Canonico.


Inoltre non Le sembra che un fatto burocratico e giuridico, come l'esame,
sia profondamente irrispettoso verso il rapporto di fraternità, di comunione, di reciproca fiducia e di corresponsabilità, che deve caratterizzare la vita della comunità diocesana?


È mai possibile che la disponibilità di un sacerdote, di un fratello, venga
accolta o rifiutata in base alla sua capacità di sostenere un esame così
formale?
L'esame quadriennale è veramente uno dei tanti aspetti del formalismo e del giuridismo che tutt'ora avvelenano la vita della Chiesa  e smentiscono e offuscano gravemente la purezza della sua testimonianza evangelica.
Durante il corso di aggiornamento dei preti giovani abbiamo espresso continuamente la nostra esigenza di una effettiva corresponsabilità
nella conduzione del corso, di una vera aderenza del nostro studio ai problemi concreti della vita degli uomini, di una più umana ed evangelica impostazione di rapporti tra noi e col vescovo, in una rinnovata visione anche di alcuni necessari aspetti giuridici.


Purtroppo queste nostre esigenze sono state completamente ignorate o male interpretate, e infine tacitate attraverso minacce e punizioni.

In questo modo mi sembra che nella nostra diocesi si finisca col seppellire il Concilio e tradire l'estremo bisogno di rinnovamento evangelico sempre più diffuso nella Chiesa e nel mondo.
A questo punto per me dare l'esame ha il netto significato di un inaccettabile accomodamento col formalismo farisaico.
Non credo che Lei, in nome di una ubbidienza giuridica, possa chiedermi di disubbidire al cammino di rinnovamento evangelico in atto oggi nella Chiesa, al quale aderisco con tutto me stesso come alla più autentica
volontà di Dio.

Distinti saluti

sac. Paolo Caciolli