| |
|
(la lettera è stata ribattuta conforme all'originale in archivio perché
essendo in copia carta carbone non risulta riproducibile per scansione)
Firenze, 26 maggio 1967
A sua Eminenza
Cardinale Ermenegildo FLORIT
Arcivescovo di
FIRENZE
Eminenza Reverendissima,
Ho letto la Sua del 18 corr. insieme alla comunità maggiormente
corresponsabile della vita della nostra parrocchia ed in particolare delle
cose che formano oggetto della Sua lettera.
Fino dall'inizio, per desiderio esplicito del Card. Dalla Costa, oltre che
per scelte personali e per esigenze ambientali, abbiamo cercato di
impostare la vita della nostra parrocchia su un piano
pastorale-missionario, su quel piano che è stato così autenticamente
assunto e indicato a tutta la Chiesa da Papa Giovanni, dal Concilio e
dall' attuale Pontefice.
Abbiamo maturato progressivamente una linea pastorale che potremmo così
riassumere: preminenza su tutto dell'annunzio evangelico, amato, meditato,
proclamato e testimoniato in tutta la sua genuinità, semplicità e
completezza (nell'alveo s'intende della tradizione della Chiesa);
eliminazione più efficace possibile in noi dei diaframmi, delle
compromissioni, degli interessi, delle abitudini mentali e pratiche che di
fatto ostacolano la genuinità e la efficacia dell'annuncio evangelico;
ricerca di una progressiva adeguazione della nostra vita a quella di
Cristo e della comunità apostolica.
Da ciò è derivata: L'impostazione comunitaria della nostra vita, che si è
cercato di fondare principalmente sulla conoscenza e sull'accoglimento
reciproco, sull'ubbidienza vicendevole e sulla libertà, sulla
corresponsabilità, sulla fraternità, sull'amore;
la ricerca, sia nel campo personale che pastorale, di una vita di povertà
e di semplicità, commisurata non dai nostri principi morali o ascetici ma
all'immagine concreta di Cristo offertaci soprattutto dai poveri e dai
semplici;
la ricerca di apertura, di attenzione, anche di ascolto umile e di dialogo
sincero verso tutti gli uomini (e non solo i praticanti), verso le loro
aspirazioni, esigenze, mentalità, proposte, esperienze...
Non vogliamo essere fraintesi. Non affermiamo, minimamente, di aver
attuato o raggiunto appieno questi ideali; siamo in cammino e procediamo
con tanti limiti. Abbiamo parlato
infatti di "impostazione", non di "perfezione", né di "soddisfatto
raggiungimento".
Ci è sembrato importante mostrarLe la nostra "radice" più profonda di cui
va tenuto conto per poter comprendere il nostro atteggiamento.
Proprio in conseguenza di questa nostra linea pastorale non abbiamo mai
inteso commettere abusi nel rito della S. Messa né arbitrarie innovazioni
liturgiche e di fatto non siamo coscienti di niente che possa in tal modo
definirsi.
Non perché non sentiamo l'esigenza di un profondo e continuo rinnovamento
della liturgia; ma semplicemente perché non abbiamo competenza né
giuridica, né teologica per attuarlo da noi stessi.
L'abbiamo già detto, la nostra impostazione è essenzialmente pastorale. Se
alcuni nostri atteggiamenti sono stati interpretati come abusi e
arbitrarie innovazioni è perché sono stati tolti da questo contesto
pastorale. Chi è venuto da Lei a denunziare i nostri "abusi" ha creduto di
trovarsi di fronte alle conseguenze di chissà quali elucubrazioni
storico-teologiche, ed invece si trovava di fronte a un popolo che cercava
di "vivere" la liturgia con una duplice fedeltà: alle direttive della
Chiesa, e alla propria vitale semplicità, al proprio impegno, al proprio
desiderio di partecipazione. Se si toglie al popolo la possibilità di
esprimere anche questo secondo aspetto della fedeltà, per contrapporvi o
per accentuare esageratamente solo il primo aspetto, ci si trova la chiesa
svuotata della parte più viva, più sensibile e più impegnata del popolo.
Lei vuole la nostra ubbidienza; ciò è giusto. Ma Le domandiamo: vuole
anche il nostro formalismo, il rubricismo, la passività, l'assenteismo?
Non lo crediamo. In realtà Lei vuole insieme la nostra perfetta ubbidienza
e la nostra perfetta sincerità. E se non ce la facciamo sempre a mettere
insieme perfettamente le due cose? Ci commina "adeguati e gravi
provvedimenti"!
Noi,in fondo, per quanto orgogliosi, accettiamo anche queste umiliazioni;
ma pensi quanta gente se ne è andata di chiesa ormai, e forse
irreparabilmente, perché non riusciva a mettere insieme la fedeltà alle
norme con la fedeltà alla propria sincerità, semplicità, vitalità. In
fondo essi non possedevano altro strumento per esprimere il proprio
estremo disagio che quello di assentarsi di Chiesa. Non è forse
soprattutto per questo che solo la minima percentuale di uomini va in
Chiesa? Ascoltandoli con umiltà e attenzione (ma forse dovremmo lavorare e
vivere alloro fianco per poterli ascoltare così) ci si accorge che spesso
è solo per "sincerità" che hanno abbandonato la pratica religiosa: si sono
sentiti esclusi da un certo rubricismo, da una certa "esattezza", che ha
dato loro l'impressione di trovarsi di fronte a una pretesa di dominio e
di assolutismo spirituale.
Comunque noi cerchiamo e cercheremo di essere ubbidienti perché crediamo
profondamente nello spirito di libertà e di amore che ci dona la Chiesa, e
accettiamo di vivere nella tensione che da questa ubbidienza deriva.
Non possiamo pensare che voglia sanzionarci perché in questa tensione non
sempre riusciamo a stare sul filo del rasoio.
Oppure dobbiamo pensare che Ella ha già scelto di soffocare la nostra
sincerità e la nostra tensione?
Dobbiamo pensare che Lei, disapprovando chi vive con più ansia il
rinnovamento della Chiesa, vuole approvare, almeno implicitamente, chi
ubbidisce solo formalmente, chi insomma proprio attraverso l'ubbidienza
formale tende a soffocare la
linea rinnovatrice autenticamente fatta proprio dalla Chiesa attraverso il
Concilio?
Le chiediamo di comprenderci e di accoglierci proprio per la nostra
tensione verso una fedeltà "completa" e per la nostra lotta, mai scontata,
su due opposti fronti: contro la disubbidienza che certamente crea
divisione, e contemporaneamente contro il formalismo (e contro tutto ciò
che vi è connesso), che divide non meno della disubbidienza (vedi fenomeno
delle chiese svuotate della parte più viva e impegnata del popolo, vedi
abbandono della Chiesa da parte dei più umili e dei più poveri).
Del resto, un segno di comprensione e di accoglimento già abbiamo creduto
di riconoscerlo nella testimonianza positiva e incoraggiante data a nostro
riguardo, a conclusione dell'ultima visita vicariale, dal Vicario Urbano
Mons. Panerai, autentico rappresentante, pensiamo anche obbiettivo e
disinteressato informatore di Vostra Eminenza.
Durante tale visita Egli si è informato scrupolosamente, fra l'altro,
della nostra applicazione delle nonne liturgiche e noi abbiamo usato,
anche con lui, la massima sincerità e chiarezza, aiutati oltretutto al suo
atteggiamento veramente fraterno.
Ci sarebbe gradito che anche l'Eminenza Vostra venisse di persona a
trovarci, a conoscerci e a intensificare a approfondire un dialogo molto
desiderato.
In attesa di una occasione propizia che realizzi questo nostro desiderio,
La ossequiamo devotamente.
Per tutta la Comunità
sac. Enzo Mazzi parroco
| |
|