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Sono riportati i due telegrammi dei quali uno a Paolo VI e l'altro al card. Florit Arcivescovo di Firenze insieme al titolo del giornale L'Avvenire d'Italia del 15 aprile 1967 a pag. 7. L'incontro avrebbe dovuto avvenire nella chiesa parrocchiale dell'Isolotto. Fu trasferito in una sala parrocchiale per l'intervento, immediatamente prima dell'incontro, da parte della Curia a nome del vescovo coadiutore. Secondo una postuma spiegazione del cardinale "in chiesa non si potevano leggere le encicliche sociali ma solo quelle dottrinali"(sic!).
 

   
   

Copia del telegramma al papa.


Assemblea parrocchiale dell'Isolotto. radunata nella propria chiesa con altri cittadini di Firenze per attuare l'impegno, già assicurato dal proprio Arcivescovo, di studio dell'Enciclica Populorum Progressio,


-esprime Santità Vostra riconoscenza per aver accolto e fatto proprio il grido di angoscia e l'aspirazione profonda degli uomini e dei popoli "che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie, dell'ignoranza" e per aver ripreso e continuato l'annunzio della Buona novella ai poveri, in modo tanto coraggioso, disinteressato ed efficace;


-auspica che il Vostro messaggio scuota universalmente le coscienze e venga seriamente concretizzato da tutti gli uomini di buona volontà, in particolare dai cristiani, nell' ambito delle competenze temporali di ognuno, in modo che finalmente s'incominci a rendere giustizia ai poveri attraverso urgenti, audaci e profondamente rinnovatrici trasformazioni del convivere sociale;


-manifesta la volontà di impegnarsi, proprio come Chiesa, ad integrare l'alto messaggio profetico della parola, col messaggio altrettanto profetico della indispensabile coerenza delle opere, indirizzando la propria azione, non tanto verso l'intromissione o la supplenza nei compiti specificamente temporali, quanto piuttosto verso la ricerca di partecipazione diretta alla condizione dei più. poveri, impostando sempre più tutte le manifestazioni e le strutture della vita ecclesiale sulla povertà. sulla semplicità. sulla rinunzia al superfluo nelle piccole e nelle grandi cose.


Copia del telegramma al card. Florit.
Assemblea parrocchia1e dell'1solotto, radunata nel1a propria chiesa, con a1tri cittadini di Firenze, per attuare 1'impegno da Lei assicurato al Papa nel telegramma del 29 marzo, Le esprime il vivo desiderio di poter avere con Lei, insieme agli altri cristiani della diocesi, uno o più incontri di studio e di dia1ogo sulla enciclica Populorum Progressio.
Questi incontri ci sembrerebbero i1 modo più efficace e autentico di convertirci insieme alla nuova menta1ità di sviluppo integrale dell'uomo e di sviluppo solidale integra1e della umanità; , per spronarci e sostenerci vicendevolmente nell'impegno che ognuno liberamente e autonomamente dovrà prendere nell'ambito delle proprie scelte e competenze temporali;
per rinnovare e diffondere il messaggio altamente profetico della parola del Papa; per ricercare infine il modo di rispondere, proprio come Chiesa, alle urgenti istanze della Enciclica, attraverso l'indispensabile e significativa coerenza delle opere in tutte le manifestazioni e le
strutture della vita ecclesiale


Titolo e sottotitolo da L'Avvenire d'Italia del 15 aprile 1967, pag.7

UN DISCORSO DEL PROF. LA PIRA

L'Enciclica indica una scelta
tra la distruzione e la speranza


Un incontro sulla "Populorum progressio" in una parrocchia della
periferia di Firenze - Fortissimo interesse popolare per l' "appello
profetico" della Chiesa - Un telegramma di ringraziamento al Papa

 

   
   

   
   

 

E. Mazzi: Anzitutto desidero precisare il significato di questo incontro. Per molti di noi si tratta di un incontro non occasionale, bensì inserito in un preciso e costante ritmo di vita ecclesiale.

Infatti, in questa parrocchia, alla luce dello spirito e degli insegnamenti conciliari, la liturgia della parola non è frutto solo dell'impegno dei sacerdoti, ma scaturisce da una vera comunione fra sacerdoti e laici nell'unico sacerdozio di Cristo, scaturisce dalla tensione verso un'unica responsabilità, un unico impegno, un comune lavoro e amore verso la Parola di Dio, verso la parola della Chiesa e verso gli uomini ai quali la parola è annunziata e testimoniata.

L'assemblea liturgica, che si raduna alla messa domenicale intorno alla parola di Dio, è anticipata da assemblee settimanali, aperte a tutti, le quali si svolgono sotto l'insegna del dialogo, cioè del libero confronto delle idee e delle esperienze, e sotto l'insegna di una effettiva corresponsabilità.


In questo periodo, attraverso tale lavoro comunitario stiamo affrontando il tema della preghiera. A prima vista sembrerebbe che la preghiera su questo tema, che l'enciclica di Paolo VI, tra queste due cose non ci fosse nessun rapporto. Questa invece enciclica ci è stata particolarmente illuminante. Infatti, approfondendo il tema della preghiera, ci siamo resi conto come l' esigenza del Vangelo spinga a superare le divisioni tra preghiera evita e a ricercare una autentica convergenza tra queste due cose.
Uno sguardo sulla morte di Gesù può chiarire tale affermazione.


Chiaramente nella morte di Gesù preghiera evita coincidono in modo perfetto. La morte è insieme il culmine della preghiera e il culmine della vita di Cristo. È il culmine della sua preghiera perché la morte è stata assunta da lui liberamente in modo da offrire se stesso al Padre in un supremo atto di amore filiale; ma la morte è contemporaneamente anche il culmine della sua vita, perché è la conclusione logica, anzi inevitabile, di una serie di scelte vitali, di una serie di chiarissime e impegnatissime prese posizioni che hanno indotto i giudei a toglierlo di mezzo...

(la parte seguente, in corsivo, non è nel documento cartaceo posseduto dall'archivio ma è stata ripresa in un secondo tempo dalla registrazione della bobina registrata nell'occasione (cfr. BA001)

... perché dava loro noia, diciamolo sinceramente. Gesù è morto per un atto di amore che ha due spetti inscindibilmente legati: un aspetto di offerta libera della sua esistenza al Padre, l'altro aspetto è l'impegno nella vita: la scelta dei più poveri, la fiducia nell'uomo, la sfiducia aperta dell'egoismo dei ricchi e dei potenti e della falsità dei farisei, il suo servizio umile e disinteressato verso tutti, il suo atteggiamento di accogli mento e di perdono verso i peccatori.

 

Per queste cose Gesù è morto, va notato bene questo, per queste cose è morto, non meno che per offrire se stesso al Padre. Chi pretendesse di dividere queste due realtà, queste due realtà della morte di Gesù, dividerebbe Gesù stesso e snaturerebbe la sua missione poiché in Gesù preghiera evita coincidono perfettamente. Ora l'enciclica "Populorum progressio" ci sembra scaturire da una profonda esigenza di adeguazione a Gesù, cioè dall'ansia di far coincidere la preghiera con l'impegno vitale, l'amore e il servizio del Padre con l'amore e il servizio verso gli uomini, l'offerta a Dio della propria esistenza con l'offerta agli uomini del proprio impegno, della propria chiara visione della realtà, senza bende e senza mezzi termini, della propria esplicita presa di posizione di fronte agli avvenimenti, alle ingiustizie, alla falsità, la propria fiducia in Dio con la fiducia nell'uomo, specialmente nel più piccolo, nel più povero, nel più indifeso, nel più rifiutato e oppresso. Se in passato le encicliche sociali dei papi potevano sembrare a qualcuno dettate più dal desiderio di difendere la Chiesa, i suoi privilegi, la sua potenza, il suo prestigio piuttosto che dall'amore, dal desiderio di difendere l'uomo, di assumere la parte del povero e dell'oppresso, oggi l'enciclica di Paolo VI scaturisce chiaramente da un desiderio di disinteresse, di servizio reso umilmente alla società.

 

È il frutto chiaro di una costante apertura alla parola di Dio, è indiscutibilmente l'altra faccia della preghiera, è preghiera essa stessa per noi. Per questo, al termine del ciclo di riflessione sul tema della preghiera, si è creduto opportuno dedicarci allo studio dell' enciclica di Paolo VI, nello stesso atteggiamento di preghiera nel quale egli ha scritto la "Populorum progressio". La nostra presenza qui in chiesa, una presenza che può meravigliare qualcuno, sta, credo, chiaramente a testimoniare questo nostro atteggiamento fondamentale, che caratterizza questa assemblea ecclesiale. Enciclica buonissima. La studierete poi e l'attuerete impegnandosi ciascuno nell'ambito proprio delle vostre competenze temporali: nell'ambito politico, nell'ambito sociale, nell'ambito culturale.

 

Noi oggi lo affrontiamo nell'ambito propriamente ecclesiale, cioè in atteggiamento di preghiera. Perché il nostro studio fosse serio e approfondito abbiamo pensato di invitare due persone particolarmente competenti e impegnate: il professor La Pira e il professor Barucci che faranno ciascuno una relazione. Pertanto io do la parola al professor La Pira.