| |
|
Copia del telegramma al papa.
Assemblea parrocchiale dell'Isolotto. radunata nella propria chiesa con
altri cittadini di Firenze per attuare l'impegno, già assicurato dal
proprio Arcivescovo, di studio dell'Enciclica Populorum Progressio,
-esprime Santità Vostra riconoscenza per aver accolto e fatto proprio il
grido di angoscia e l'aspirazione profonda degli uomini e dei popoli "che
lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie,
dell'ignoranza" e per aver ripreso e continuato l'annunzio della Buona
novella ai poveri, in modo tanto coraggioso, disinteressato ed efficace;
-auspica che il Vostro messaggio scuota universalmente le coscienze e
venga seriamente concretizzato da tutti gli uomini di buona volontà, in
particolare dai cristiani, nell' ambito delle competenze temporali di
ognuno, in modo che finalmente s'incominci a rendere giustizia ai poveri
attraverso urgenti, audaci e profondamente rinnovatrici trasformazioni del
convivere sociale;
-manifesta la volontà di impegnarsi, proprio come Chiesa, ad integrare
l'alto messaggio profetico della parola, col messaggio altrettanto
profetico della indispensabile coerenza delle opere, indirizzando la
propria azione, non tanto verso l'intromissione o la supplenza nei compiti
specificamente temporali, quanto piuttosto verso la ricerca di
partecipazione diretta alla condizione dei più. poveri, impostando sempre
più tutte le manifestazioni e le strutture della vita ecclesiale sulla
povertà. sulla semplicità. sulla rinunzia al superfluo nelle piccole e
nelle grandi cose.
Copia del telegramma al card. Florit.
Assemblea parrocchia1e dell'1solotto, radunata nel1a propria chiesa, con
a1tri cittadini di Firenze, per attuare 1'impegno da Lei assicurato al
Papa nel telegramma del 29 marzo, Le esprime il vivo desiderio di poter
avere con Lei, insieme agli altri cristiani della diocesi, uno o più
incontri di studio e di dia1ogo sulla enciclica Populorum Progressio.
Questi incontri ci sembrerebbero i1 modo più efficace e autentico di
convertirci insieme alla nuova menta1ità di sviluppo integrale dell'uomo e
di sviluppo solidale integra1e della umanità; , per spronarci e sostenerci
vicendevolmente nell'impegno che ognuno liberamente e autonomamente dovrà
prendere nell'ambito delle proprie scelte e competenze temporali;
per rinnovare e diffondere il messaggio altamente profetico della parola
del Papa; per ricercare infine il modo di rispondere, proprio come Chiesa,
alle urgenti istanze della Enciclica, attraverso l'indispensabile e
significativa coerenza delle opere in tutte le manifestazioni e le
strutture della vita ecclesiale
Titolo e sottotitolo da L'Avvenire d'Italia del 15 aprile 1967, pag.7
UN DISCORSO DEL PROF. LA PIRA
L'Enciclica indica una scelta
tra la distruzione e la speranza
Un incontro sulla "Populorum progressio" in una parrocchia della
periferia di Firenze - Fortissimo interesse popolare per l' "appello
profetico" della Chiesa - Un telegramma di ringraziamento al Papa
| |
|
| |
|
E. Mazzi: Anzitutto desidero precisare il significato
di questo incontro. Per molti di noi si tratta di un incontro non
occasionale, bensì inserito in un preciso e costante ritmo di vita
ecclesiale.
Infatti, in questa parrocchia, alla luce dello spirito
e degli insegnamenti conciliari, la liturgia della parola non è frutto
solo dell'impegno dei sacerdoti, ma scaturisce da una vera comunione fra
sacerdoti e laici nell'unico sacerdozio di Cristo, scaturisce dalla
tensione verso un'unica responsabilità, un unico impegno, un comune lavoro
e amore verso la Parola di Dio, verso la parola della Chiesa e verso gli
uomini ai quali la parola è annunziata e testimoniata.
L'assemblea liturgica, che si raduna alla messa domenicale intorno alla
parola di Dio, è anticipata da assemblee settimanali, aperte a tutti, le
quali si svolgono sotto l'insegna del dialogo, cioè del libero confronto
delle idee e delle esperienze, e sotto l'insegna di una effettiva
corresponsabilità.
In questo periodo, attraverso tale lavoro comunitario stiamo affrontando
il tema della preghiera. A prima vista sembrerebbe che la preghiera su
questo tema, che l'enciclica di Paolo VI, tra queste due cose non ci fosse
nessun rapporto. Questa invece enciclica ci è stata particolarmente
illuminante. Infatti, approfondendo il tema della preghiera, ci siamo resi
conto come l' esigenza del Vangelo spinga a superare le divisioni tra
preghiera evita e a ricercare una autentica convergenza tra queste due
cose.
Uno sguardo sulla morte di Gesù può chiarire tale affermazione.
Chiaramente nella morte di Gesù preghiera evita coincidono in modo
perfetto. La morte è insieme il culmine della preghiera e il culmine della
vita di Cristo. È il culmine della sua preghiera perché la morte è stata
assunta da lui liberamente in modo da offrire se stesso al Padre in un
supremo atto di amore filiale; ma la morte è contemporaneamente anche il
culmine della sua vita, perché è la conclusione logica, anzi inevitabile,
di una serie di scelte vitali, di una serie di chiarissime e
impegnatissime prese posizioni che hanno indotto i giudei a toglierlo di
mezzo...
(la parte seguente, in corsivo, non è nel documento cartaceo posseduto
dall'archivio ma è stata ripresa in un secondo tempo dalla registrazione
della bobina registrata nell'occasione (cfr. BA001)
... perché dava loro noia, diciamolo sinceramente. Gesù è morto per un
atto di amore che ha due spetti inscindibilmente legati: un aspetto di
offerta libera della sua esistenza al Padre, l'altro aspetto è l'impegno
nella vita: la scelta dei più poveri, la fiducia nell'uomo, la sfiducia
aperta dell'egoismo dei ricchi e dei potenti e della falsità dei farisei,
il suo servizio umile e disinteressato verso tutti, il suo atteggiamento
di accogli mento e di perdono verso i peccatori.
Per queste cose Gesù è morto, va notato bene questo,
per queste cose è morto, non meno che per offrire se stesso al Padre. Chi
pretendesse di dividere queste due realtà, queste due realtà della morte
di Gesù, dividerebbe Gesù stesso e snaturerebbe la sua missione poiché in
Gesù preghiera evita coincidono perfettamente. Ora l'enciclica "Populorum
progressio" ci sembra scaturire da una profonda esigenza di adeguazione a
Gesù, cioè dall'ansia di far coincidere la preghiera con l'impegno vitale,
l'amore e il servizio del Padre con l'amore e il servizio verso gli
uomini, l'offerta a Dio della propria esistenza con l'offerta agli uomini
del proprio impegno, della propria chiara visione della realtà, senza
bende e senza mezzi termini, della propria esplicita presa di posizione di
fronte agli avvenimenti, alle ingiustizie, alla falsità, la propria
fiducia in Dio con la fiducia nell'uomo, specialmente nel più piccolo, nel
più povero, nel più indifeso, nel più rifiutato e oppresso. Se in passato
le encicliche sociali dei papi potevano sembrare a qualcuno dettate più
dal desiderio di difendere la Chiesa, i suoi privilegi, la sua potenza, il
suo prestigio piuttosto che dall'amore, dal desiderio di difendere l'uomo,
di assumere la parte del povero e dell'oppresso, oggi l'enciclica di Paolo
VI scaturisce chiaramente da un desiderio di disinteresse, di servizio
reso umilmente alla società.
È il frutto chiaro di una costante apertura alla
parola di Dio, è indiscutibilmente l'altra faccia della preghiera, è
preghiera essa stessa per noi. Per questo, al termine del ciclo di
riflessione sul tema della preghiera, si è creduto opportuno dedicarci
allo studio dell' enciclica di Paolo VI, nello stesso atteggiamento di
preghiera nel quale egli ha scritto la "Populorum progressio". La nostra
presenza qui in chiesa, una presenza che può meravigliare qualcuno, sta,
credo, chiaramente a testimoniare questo nostro atteggiamento
fondamentale, che caratterizza questa assemblea ecclesiale. Enciclica
buonissima. La studierete poi e l'attuerete impegnandosi ciascuno
nell'ambito proprio delle vostre competenze temporali: nell'ambito
politico, nell'ambito sociale, nell'ambito culturale.
Noi oggi lo affrontiamo nell'ambito propriamente
ecclesiale, cioè in atteggiamento di preghiera. Perché il nostro studio
fosse serio e approfondito abbiamo pensato di invitare due persone
particolarmente competenti e impegnate: il professor La Pira e il
professor Barucci che faranno ciascuno una relazione. Pertanto io do la
parola al professor La Pira.
| |
|