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Firenze 19 marzo 1967
Al nostro Vescovo
Card. Ermenegildo Florit
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Inviamo a Lei queste lettere perché voglia trasmetterle al Papa.
Come Le sarà facile capire, si tratta di una iniziativa che si inserisce
nel quadro della Liturgia. Infatti il nostro documento non è che un grido
di angoscia, un modo di "vivere" la Liturgia, una vera e propria
preghiera, un dialogo col Padre comune e quindi con Dio.
Noi, unitamente al nostro popolo, consideriamo questo gesto come un
doveroso atto di sincerità e di apertura verso i nostri Pastori,
confortati in ciò dalle indicazioni conciliari: "(ai sacri Pastori, i
laici, come tutti i fedeli) manifestino le loro necessità e i loro
desideri, con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai
fratelli in Cristo.
Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui
godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere di far conoscere il
loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre si faccia
questo attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chies, e
sempre con verità, fermezza e prudenza, con reverenza e carità verso
coloro che, per ragione del loro ufficio, rappresentano Cristo" (Lumen
Gentium, 37
Siamo certi che Ella ci comprende e abbiamo fiducia che si farà nostro
autentico portavoce verso il Papa.
Devotamente
i suoi sacerdoti
FABIO MASI par. S. Luc al Vingone
ENZO MAZZI par. dell'Isolotto
PAOLO CACIOLLI par. del1 Isolotto
SERGIO GOMITI par. della Casella
I Domenica di Passione 1967
A SUA SANTITÀ PAOLO VI
Questa Comunità parrocchiale, radunata per celebrare la Liturgia pasquale,
fedele agli insegnamenti del Concilio, "mossa dalla Fede per cui crede
essere condotta dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di
discernere negli avvenimenti, nelle .richieste e nelle aspirazioni, cui
prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i
veri segni dalla presenza e del disegno di Dio".
Fra gli avvenimenti attuali, che si offrono alla nostra partecipazione e
ricerca, uno in particolare tanto ci sconvolge e ci preoccupa da indurci a
manifestare questi sentimenti a Lei, Pastore di tutta la ChIesa: si tratta
della sofferenza del popolo vietnamita che si avvia ad essere quasi
completamente distrutto.
In questa vicenda, ciò che più ci rende perplessi e ci sconvolge è che 1a
massima parte delle distruzioni e delle vittime civili, di cui metà sono
bambini e giovani, è causata da azioni belliche assolutamente
sproporzionate alle dimensioni della contesa, cioè da1 sempre più massicci
bombardamenti aerei, effettuati da un popolo composto nella quasi totalità
di cristiani e in buona parte di cattolici.
Poiché noi cristiani siamo il Corpo di Cristo, non possiamo non sentirci
corresponsabili di questo vero e proprio genocidio compiuto da membra
dello stesso Corpo cui noi apparteniamo, membra non morte o staccate, ma
vive e dichiaratamente comunicanti.
Ora molti di noi conoscono per esperienza diretta la immane potenza
demolitrice dei bombardamenti aerei, che furono certamente meno
insistenti, massicci e perfezionati di quelli scatenati sul Viet-Nam.
Inoltre abbiamo ben presenti le parole così chiare del Concilio:
"Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di
intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio
e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere
condannato" .
Infine risuonano ancora in noi le parole da Lei rivolte ai Padri
Conciliari il 5 ottobre 1965 di ritorno dall 'ONU: "ringrazio il Signore
di aver avuto la fortuna di annunciare, in un certo senso a tutto il
mondo, il messaggio della pace. Ora Noi ci accorgiamo di una conseguenza
soggettiva che tale ufficio comporta... Voi sapete che l'annuncio di una
parola impegna a gravi doveri chi la proferisce: dovere di coerenza,
dovere di solidarietà, dovere di esempio"; parole queste che ci richiamano
quelle del Profeta: "quando stendete le mani io ritraggo il mio sguardo da
voi: io non ascolto; anche se moltiplicate le vostre preghiere, le vostre
mani sono piene di sangue!"
Tutto questo genera in noi un comprensibile smarrimento perché è proprio
con le mani piene di sangue che abbiamo portato oggi i rami di olivo
affermando di accogliere il Re della pace, mentre ci prepariamo ad
annunciare al mondo "l'efficacia santificante della notte pasquale che
caccia l'odio, genera la concordia e piega i dominatori superbi".
Mentre La ringraziamo di quanto ha già detto e fatto per la pace, ci
auguriamo che la Sua parola possa essere ulteriormente chiarificatrice a
questo riguardo in modo che la nostra soggettiva partecipazione alla sacra
Liturgia Pasquale risulti meno insincera e quindi più autenticamente
efficace.
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