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Noi Cattolici della città di Firenze, constatando la perdurante situazione
di guerra nel mondo: situazione che, nonostante i continui appelli di Papa
Paolo VI e di altri uomini di buona volontà, non presenta attualmente
concrete possibilità di schiarita, sentiamo la necessità, anche in
relazione alle gravi affermazioni attribuite al Cardinale Spellman, di
richiamare alla meditazione nostra e di tutti i nostri fratelli di
qualsiasi idea politica e religiosa, la seguente dichiarazione Conciliare:
"Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di
intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio
e contro la stessa Umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere
condannato" (Gaudium et Spes, n°80)
Essa dimostra come il magistero ecclesiastico esprima, al suo punto più
alto, la coscienza, ormai raggiunta da tutti i popoli civili,
dell'inutilità ed assurdità del ricorso alle armi come mezzo per risolvere
gli inevitabili problemi della convivenza tra i popoli.
Segno chiarissimo di ciò sono anche le dichiarazioni del nostro Cardinale
Arcivescovo Florit:
"La preghiera intensa e costante, lo sforzo ininterrotto di ciascuno sono
le armi spirituali indispensabili perché il mondo sia più cristiano e
rifiuti l'ipotesi della guerra come mezzo risolutivo dei contrasti
internazionali" (Intervista all'Osservatore Toscano del giorno 8 gennaio
1967).
Ci sembra importante anche richiamare alla coscienza di tutti le
dichiarazioni di Paolo VI alle Nazioni Unite:
"Voi segnate una tappa nello sviluppo della umanità, dalla quale non si
dovrà più retrocedere, ma avanzare. Al pluralismo degli stati, che non
possono più ignorarsi, voi offrite una formula di convivenza estremamente
semplice e feconda.
Ecco: voi dapprima vi riconoscete distinguete gli uni
dagli altri. Voi sancite il grande principio che i rapporti fra i popoli
devono essere regolati dalla ragione,dalla giustizia, dal diritto, dalla
trattativa, non dalla forza, non dalla violenza, non dalla guerra e
nemmeno dalla paura né dall'inganno. Procurate di richiamare tra voi chi
da voi si fosse staccato, e studiate il modo per chiamare, con onore e con
lealtà, al vostro patto di fratellanza chi ancora non lo condivide.
Fate che chi ancora è rimasto fuori desideri e
meri ti la comune fiducia; e poi siate generosi nell'accordarla".
In queste dichiarazioni notiamo come la società attuale stia trovando il
giusto modo di risolvere le controversie fra gli uomini, nel
riconoscimento effettivo della pluralità delle civiltà. Pluralità che
rappresenta, non solo l'unica condizione all'arricchimento spirituale e
materiale del patrimonio Umano, ma anche il presupposto necessario per la
sopravvivenza autentica di ogni civiltà.
E' questa una convinzione che trova ampio e profondo riscontro anche nelle
opinioni espresse dal settore più responsabile dell'opinione pubblica
mondiale.
L appello dell'Epifania 67 di Papa Paolo VI dimostra inoltre come accanto
alla rivendicazione della libertà religiosa, si debba porre la
rivendicazione integrale dei diritti dell'uomo.
Tali diritti possono trovare la loro esplicazione e fruizione solo con
l'esercizio di quel diritto che è la condizione fondamentale di ogni
libertà umana: il diritto all'autodeterminazione, che fermamente
:rivendichiamo per il popolo del Vietnamita e per tutti i popoli del
mondo.
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