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Questa presa di posizione di alcuni gruppi di cattolici fiorentini su la guerra in Vietnam porterà a breve (nella prima domenica di Passione) ad una lettera aperta a Paolo VI da parte della parrocchia Beata Maria Vergine Madre delle Grazie all'Isolotto contro i bombardamenti in quella regione. Questa lettera è conservata oltre che in questo fondo (Emp0554) anche in Em documenti significativi (Em ds032).

 

   
   


Noi Cattolici della città di Firenze, constatando la perdurante situazione di guerra nel mondo: situazione che, nonostante i continui appelli di Papa Paolo VI e di altri uomini di buona volontà, non presenta attualmente concrete possibilità di schiarita, sentiamo la necessità, anche in relazione alle gravi affermazioni attribuite al Cardinale Spellman, di richiamare alla meditazione nostra e di tutti i nostri fratelli di qualsiasi idea politica e religiosa, la seguente dichiarazione Conciliare:


"Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa Umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato" (Gaudium et Spes, n°80)


Essa dimostra come il magistero ecclesiastico esprima, al suo punto più alto, la coscienza, ormai raggiunta da tutti i popoli civili, dell'inutilità ed assurdità del ricorso alle armi come mezzo per risolvere gli inevitabili problemi della convivenza tra i popoli.


Segno chiarissimo di ciò sono anche le dichiarazioni del nostro Cardinale Arcivescovo Florit:


"La preghiera intensa e costante, lo sforzo ininterrotto di ciascuno sono le armi spirituali indispensabili perché il mondo sia più cristiano e rifiuti l'ipotesi della guerra come mezzo risolutivo dei contrasti internazionali" (Intervista all'Osservatore Toscano del giorno 8 gennaio 1967).


Ci sembra importante anche richiamare alla coscienza di tutti le dichiarazioni di Paolo VI alle Nazioni Unite:


"Voi segnate una tappa nello sviluppo della umanità, dalla quale non si dovrà più retrocedere, ma avanzare. Al pluralismo degli stati, che non possono più ignorarsi, voi offrite una formula di convivenza estremamente semplice e feconda.

Ecco: voi dapprima vi riconoscete distinguete gli uni dagli altri. Voi sancite il grande principio che i rapporti fra i popoli devono essere regolati dalla ragione,dalla giustizia, dal diritto, dalla trattativa, non dalla forza, non dalla violenza, non dalla guerra e nemmeno dalla paura né dall'inganno. Procurate di richiamare tra voi chi da voi si fosse staccato, e studiate il modo per chiamare, con onore e con lealtà, al vostro patto di fratellanza chi ancora non lo condivide.

 Fate che chi ancora è rimasto fuori desideri e meri ti la comune fiducia; e poi siate generosi nell'accordarla".


In queste dichiarazioni notiamo come la società attuale stia trovando il giusto modo di risolvere le controversie fra gli uomini, nel riconoscimento effettivo della pluralità delle civiltà. Pluralità che rappresenta, non solo l'unica condizione all'arricchimento spirituale e materiale del patrimonio Umano, ma anche il presupposto necessario per la sopravvivenza autentica di ogni civiltà.


E' questa una convinzione che trova ampio e profondo riscontro anche nelle opinioni espresse dal settore più responsabile dell'opinione pubblica mondiale.

L appello dell'Epifania 67 di Papa Paolo VI dimostra inoltre come accanto alla rivendicazione della libertà religiosa, si debba porre la rivendicazione integrale dei diritti dell'uomo.


Tali diritti possono trovare la loro esplicazione e fruizione solo con l'esercizio di quel diritto che è la condizione fondamentale di ogni libertà umana: il diritto all'autodeterminazione, che fermamente :rivendichiamo per il popolo del Vietnamita e per tutti i popoli del mondo.