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Questa quarta settimana di preparazione all'entrata in vigore della riforma liturgica si affronta il problema del perché il popolo cristiano sia divenuto un popolo di spettatori passivi, di servili osservanti di precetti e leggi, senza dignità e senza voce in capitolo e come la liturgia si fosse ridotta a un complesso di preghiere e di riti incompresi dal popolo e staccati dalla vita.

   
   

 

 

COMUNITA' PARROCCHIALE DELL'ISOLOTTO
 

partecipare attivamente alla liturgia è da bigotti?


ABBATTERE I PREGIUDIZI.


Se si vuole collaborare veramente al rinnovamento della Chiesa, bisogna incominciare ad abbattere alcuni pregiudizi che si trascinano ormai da secoli e che è l'ora di sostituire con idee sane, più corrispondenti alla nuova realtà.
Uno dei più comuni pregiudizi di cui tutti, chi più chi meno, siamo schiavi, è che la religione è "cosa da bigotti".

 


COME SI E' CREATO E RADICATO QUESTO PREGIUDIZIO?
 

All'inizio l'aspetto della Chiesa e della Liturgia era ben diverso da come si presenta oggi.
Nei primi secoli, infatti, i Cristiani formavano una comunità dove nessuno si sentiva estraneo, ma dove tutti, clero e popolo, avevano la loro parte di responsabilità in tutti gli aspetti della vita della Chiesa.
Basta pensare che tutti i Cristiani prendevano parte alla scelta di coloro che dovevano essere consacrati Vescovi.
Il Papa stesso veniva scelto dal popolo Romano.
Questa corresponsabilità di tutto il popolo a tutta quanta la vita della Chiesa, portava di conseguenza la Liturgia a mantenersi aderente alla vita di ogni giorno.
Ne è prova il fatto che la lingua usata nella liturgia dalla prima comunità cristiana di Gerusalemme fu la lingua degli Ebrei.
Ma appena si formarono nuove comunità in mezzo ai pagani, spontaneamente s'incominciò ad usare la lingua comune a tutti, cioè il greco.
Quando poi il greco andò in disuso e comunemente s'incominciò a parlare il latino, questa lingua fu adottata anche per la liturgia.
Questa corresponsabilità di tutti i fedeli e questa aderenza alla vita di tutti i giorni furono dunque la caratteristica della Chiesa dei primi secoli, quando non si pensava affatto che la religione fosse unna "cosa da bigotti".
In seguito però, per varie vicende storiche di cui parlammo la volta scorsa, la responsabilità dei semplici cristiani diminuì, mentre andò crescendo la responsabilità della Gerarchia.
Al tempo stesso la liturgia si sviluppò senza il concorso attivo del popolo e perse così la sua aderenza alla vita quotidiana.
Fu in questo modo che il popolo cristiano divenne u popolo di spettatori passivi, di servili osservanti di precetti e di leggi, senza dignità e senza voce in capitolo.
E fu così che la liturgia si ridusse a un complesso di preghiere e di riti incompresi dal popolo e staccati dalla vita.
E' comprensibile allora coma molte persone coscienti della propria dignità e libertà, e specialmente come molti uomini, si siano trovati a disagio nell'appartenere alla Chiesa e nel partecipare ai suoi riti.
Chi di noi non proverebbe disagio nella propria famiglia, se non conoscesse la lingua dei genitori e dei fratelli, se non capisse i loro atteggiamenti, se si vedesse messo in disparte e non avesse alcuna responsabilità nell'andamento della famiglia?
Così è in gran parte accaduto nella vita della Chiesa.
 


MA OGGI LA REALTA' E' MOLTO CAMBIATA.
 

Infatti il Concilio ha sentito la necessità di ripresentare la Chiesa come POPOLO DI DIO, nel quale ogni membro, anche il più piccolo, ha pari responsabilità, dignità e libertà, pur nella diversità dalle funzioni.

Con ciò è finalmente aperta la porta a un inserimento nuovo di ogni cristiano ne11a Chiesa, in modo che nessuno debba sentirsi meno uomo per il fatto di praticare la Religione.

Anche la RIFORMA LITURGICA è in questa linea.

Prima di tutto essa prevede infatti che non sia più soltanto il prete a compiere e a comprendere i riti sacri, ma è richiesta la partecipazione attiva di tutti i fedeli, con pieno diritto e in modo tale che tutti possano comprendere quello che fanno.
In secondo luogo, attraverso la riforma liturgica viene riaffermato il principio che la LITURGIA e la VITA devono tornare ad essere una coSa sola e non devono mai più separarsi.
Infatti si introduce la lingua viva, si semplificano i riti, vengono diminuiti gli atteggiamenti meno normali come l'inginocchiarsi e l'inchinarsi, si richiede che le chiese vengano sfrondate da tutto ciò le è inutile, si invita a non far distinzione di persone e a togliere ogni aspetto di commercio dai sacri riti.



Naturalmente questo è solo un inizio.
Però si incominciano ad avere alcuni mezzi per combattere quei pregiudizi di cui parlavamo, e in particolare per togliere alla vita cristiana quel carattere "bigotto" che ha fatto allontanare dalla Chiesa tante persone o che ha fatto sentire anche a noi tanto disagio.
DIPENDE ORA DA TUTTI NOI, NESSUNO ESCLUSO, se questo inizio rimarrà una modificazione solo esteriore, o se invece porterà a maturare più chiaramente una vera corresponsabilità dei cristiani in tutta la vita della Chiesa.