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Questa stessa veglia fu presentata il mercoledì 5 gennaio 1966, alle ore 21, nella nuova Chiesa Parrocchiale del quartiere Corea di Livorno. I testi delle veglia, insieme a echi della stampa e testimonianze sono stati pubblicati da "Quaderni di Corea , n° 8, Supplemento al n° 8 de "Il Focolare" del 20 febbraio 1966, tipografia Madonnina del Grappa, Firenze. Nell'archivio ne esiste una fotocopia catalogata Emp0649.

   
   

 

 


Testo della veglia sulla pace


LA PACE

Firenze 23 dicembre 1965

(INVITO ALLA VEGLIA)

Per iniziativa del Clan A S C I
Fl 2, un gruppo di giovani dello
Isolotto presenterà

GiOVE DI' 23
DICEMBRE ore 21 15
nella chiesa , parrocchiale una VEGLIA sul tema,
"LA PACE"



______________
La veglia avrà luogo nella chiesa
parrocchiale in piazza dell'lsolotto
(autobus 9)
_________________________________
Attraverso letture di testi, proiezioni . .:..
di immagini, quadri scenici e commento
musicale potremo riflettere insieme su
questo tema, così vivo e attuale.

Gesti e parole di alcuni, saranno
i gesti e le parole di tutti.
Non sarà una rappresentazione,ma
l'espressione di una volontà, che ci
unisca nel contribuire alla costruzione
di una nuova "mentalità di pace",
che nasca dall'intimo di ognuno di
noi.

La sola presenza diventa
partecipazione attiva ed efficace;
per cui sono invitati tutti "gli uomini
di buona volontà".

P R E S E N T A Z I O N E
Questa Veglia, di cui riportiamo il testo, non è una rappresentazione nel senso comune della parola; ma una forma espressiva, per mezzo della quale si annulla la separazione tra attore e spettatore: lo spettatore partecipa attivamente alla realizzazione della Veglia.

In che cosa si esplica questa partecipazione attiva? Fondamentalmente nel rendersi ciascuno responsabile di dover creare in sé una nuova "mentalità di pace". Quasi tutti i testi hanno nella seconda parte una rievocazione della scena o del testo attraverso uno spazio musicale, che è inteso a dare a tutti la possibilità di un ripensamento, germe poi di una maturazione più completa. In questa forma si intesse dentro di noi un dialogo con gli altri, attraverso coloro che realmente rappresentano la scena
Questo impegno, che si assume chi partecipa alla Veglia, si esteriorizza nel finale con la lettura del brano biblico di Isaia: gli spettatori rispondono coralmente al coro-guida, leggendo anch'essi alcuni versetti.

Ciò che è stato detto è molto importante, in quanto la riuscita della Veglia dipende più dalla partecipazione della totalità dei presenti, che dalla veglia in sé.

Una volta chiarito questo resta da vedere quali criteri sono stati seguiti nella realizzazione.

Come primo testo troviamo il brano della Genesi che si riferisce al Patto d'Alleanza fra Dio e l'uomo. È questo il testo chiave. Esso mette in evidenza come gli sforzi che l'uomo fa per essere migliore, per realizzare la pace, sono gli sforzi reali e destinati a aver successo, è la realtà più profonda. Però,per attuarla, egli si trova a lottare contro altre realtà: l'egoismo, la guerra, l'ingiustizia, la fame, la schiavitù; tutte forme di "non pace". Ma il fatto che siano molti coloro che lottano ci dà speranza. Infatti molte mani di uomini hanno lavorato per la pace, e la loro testimonianza è la spinta più forte a divenire noi stessi costruttori di pace.

Per il cristiano la testimonianza più perfetta è Cristo.
Egli è l'arcobaleno che vive in tutti.
Egli è la pace. Ma non la pace che porta all'immobilismo.
Egli è la speranza. Ma non la speranza di chi dispera nell'uomo.
Egli è il seme, che farà germogliare inevitabilmente la pace, ma non senza di noi. E se ciò vogliamo non possiamo che unirci agli altri nella ricerca della strada, perché siamo convinti che in tutti è impresso l'arcobaleno, sete di unione, di speranza, di pace.

Questo dovrebbe essere il senso di tutta la Veglia. Coloro che l'hanno realizzata, però, si rendono conto di essere stati parziali e limitati; del resto è impossibile non esserlo; in quanto sia la nostra limitatezza (a parte la consulenza di persone esperte, il lavoro è stato rea11izzato da giovani al di sotto dei 22 anni) sia la nostra realtà di persone impegnate, ci porta sempre a mettere qualcosa di nostro e a dimenticare cose importanti.


A questo proposito molte altre testimonianze (Albert Schweitzer, J.Luther King...) non hanno trovato spazio nella Veglia; del resto non avremmo mai potuto dire di averne esaurito la lista, anche perché non era nostra intenzione creare un saggio, ma dare uno spunto a una maturazione personale più profonda.
Queste pecche potranno nuocere al dialogo, che questa occasione ci presenta, ma con tutta sincerità possiamo dire di esseri sforzati di creare delle condizioni ideali per un dialogo, il più aperto possibile.

Comunque, pensiamo che, per una prossima occasione, speriamo abbastanza prossima, la veglia possa essere il frutto di una collaborazione ben più vasta e aperta.

_________________

 

TESTI



Iddio allora parlò a Noè e gli disse: "Esci dall'arca tu e la tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figliuoli con te.
Fa' uscire insieme a te tutti gli animali di ogni specie, che sono
presso di te: uccelli, animali domestici e tutti i rettili che strisciano sulla terra, affinché si spandano sulla terra, siano f-econdi e si moltiplichino sulla terra". E Noè uscì con i suoi figlioli, con l al moglie e con le mogli dei suoi figliuoli. Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall'arca. (Gen. 8,15-19 )

Iddio benedì Noè e i suoi figli e disse loro: "Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra e incutete paura e terrore sopra tutti gli animali della terra e tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e con tutti i pesci del mare. Tutto ciò che si muove e che ha vita vi sarà di cibo: Io vi do tutto questo come vi detti l'erba verde; solo non mangiate carne con la vita sua, cioè col suo sangue. Del sangue vostro che è per la vita di ognuno di voi, cer5tamente Io ne domanderò conto ad ogni animale e domanderò conto della vita dell'uomo alla mano dell'uomo alla mano di ogni suo fratello. Chiunque spargerà il sangue dell'uomo avrà il proprio sangue sparso dall'uomo, perché Iddio ha fatto l'uomo a immagine sua.
Voi siate fecondi e moltiplicatevi; brulicate sulla terra e moltiplicatevi in essa".

Poi Iddio parlò a Noè e ai suoi figli dicendo:"Ecco, lo stabilirò il mio patto con voi e la vostra progenie, che verrà dopo di
voi, e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, armenti e tutti gli animali della terra con voi e che sono usciti dall'arca e con ogni specie di animali terrestri. Io stabilirò il mio patto con voi e nessuna carne sarà più sterminata dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio a sconvolgere la terra".

Poi Iddio soggiunse: "Questo sarà il segno del patto che Io fo fra me e voi e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni in perpetuo: Io pongo il mio arco nella nube e servirà di segno de1 patto fra me e la terra. Quando accumulerò delle nubi sopra la terra e si vedrà l'arco delle nubi, allora Io mi ricorderò del patto fra me e voi e tutti gli esseri viventi di ogni specie e le acque non diventeranno più un diluvio per: distruggere ogni carne. L'arco sarà nelle nubi ed Io, guardandolo mi ricorderò del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque specie che è sulla terra".

E Iddio disse a Noè: "Questo è il segno del patto che ho stabilito fra me e ogni carne che è sulla terra." (:Gen. 9, 1-l7 )


(Genesi 9, l-17)
Musica: ALBINONI - "Adagio".
 



Volevo un arcobaleno che fosse patto
un arcibaleno verde,
arancio e indaco
violetto e rosso,
giallo e azzurro insieme e non tutto rosso di sangue.


Volevo una terra ove la terra fosse terra
ove il seme fosse seme
e non una terra ove la legge fosse morte
ove la vita fosse guerra

 


...Tu mi sei testimonio che mi sono rivoltato sempre, perché avevo paura del fronte orientale, della guerra sopratutto. Non sono mai stato un soldato, ho solo sempre portato l'uniforme.
Cosa ne ho ricavato? Cosa ne hanno ricavato gli altri, che non si sono rivoltati, che non avevano paura? Sì, cosa ne abbiamo ricavato? Noi le comparse della stupidità personificata? Cosa ne ricaviamo della morte eroica? Ho impersonato la morte sulla scena una cinquantina di volte, ma era solo teatro, e voi sedevate sulle sedie di velluto, lì davanti, e la mia interpretazione della morte vi sembrava sapiente e fedele. E' impressionante riconoscere come il teatro avesse poco a che fare con la morte.

La morte doveva sempre essere eroica, entusiasmante, trascinatrice, per un fine grande, e convincente. In realtà, qui cos'è? Un crepare, un morire di fame, di gelo, nient'altro che
un fatto biologico come il mangiare e il bere. Cadono come mosche e nessuno pensa a loro, nessuno li seppellisce. Giacciono dappertutto qui attorno senza braccia, senza gambe, senz'occhi, coi vetri squarciati. Si dovrebbe girare un film per rendere impossibile "La più bella morte del mondo". È una morte bestiale che :poi un giorno sarà nobilitata su zoccoli di granito con "guerrieri morenti", con la testa o il braccio fasciati...


Da: "Ultime lettere da Stalingrado" - X -Einaudi
Musica:"La sagra della primavera". -STRAVINSKI

 

 


L'erba appassisce, così pure noi
marciando senza mai sosta
perdiamo il nostro vigore.
Altre marce sempre ci attendono

In primavera
l'erba si fa verde ancora
ma noi, vedovi falsi
fatti soldati, agli uomini
non somigliamo più neppure.

Perché dobbiamo vivere
come bestie selvagge, sui nudi monti
in moto qua e là, giorno e notte,
non uomini ma armi viventi?

Ora abbandoniamo l'alta erba
beate le volpi che la lunga coda
agitano libere nel verde;
noi accanto ai carri
battiamo con rabbia la terra
eternamente lottando


"L'erba. appassisce" - ANONIMO - "Dinastia: Chon (1066 -403 a. C. )
Musica.: "La sagra della primavera" - STRAVINSKI




...Martedì ho fatto fuori con il mio carro due T 34, che la curiosità aveva spinto
oltre le nostre linee. Era un quadro meraviglioso e impressionante. Poi passai
davanti ai rottami fumanti.
Dallo sportello pendeva un corpo, la testa all'ingiù; i suoi piedi erano incastrati,
e bruciavano fino al ginocchio.
Il corpo era vivo, la bocca rantolava. Il dolore dev'essere stato spaventoso.
E non c'era nessuna possibilità di liberarlo.
Anche se fosse stato possibile, sarebbe morto lo stesso dopo poche ore fra dolori
atroci.
Gli ho sparato, mentre le lacrime mi colavano giù dalle guance.
Ora piango già da tre notti per quel carrista russo morto assassinato da me....


"Ultime lettere da Stalingrado" - XXXV - EINAUDI
Muica: "La sagra della primavra" - STRAVINSKI





Crudeli visioni di guerra!



Ma ho imparato
che ci sono guerre
altrettanto crudeli
guerre senza eserciti, guerre di tutti i giorni




UN BIANCO MI HA DETTO....
Tu non sei che un negro!
Un negro!
Uno sporco negro!
Il tuo cuore una spugna che beve
Che beve con frenesia il liquido velenoso del Vizio
E 11 tuo colore imprigiona 11 tuo sangue
Nell'eternità della schiavitù.
Il ferro rosso della giustizia ti ha segnato
Segnato nella tua carne di lussuria.
Il tuo cammino ha i contorni tortuosi dell'umiliazione
E il tuo avvenire, mostro dannato, è il tuo presente di vergogna

Dammi il tuo dorso che gronda
E gronda il sudore fetido delle tue colpe.
Dammi le mani callose e forti
Queste mani di riscatto speranza.
Il lavoro non attende!
E cada senza pietà
Dinanzi all'orrore del tuo spettacolo.


"Un bianco mi ha detto..." - David DIOP
Musica: Allegro barbaro" - BARTOK




So perché l'uccellino ingabbiato canta, ahimè,
Quando l'ala è ferita e il petto dolorante...
Quando picchia le sbarre e vorrebbe essere libero;
Non è una canzone di gioia o d'allegria,
Ma una preghiera che manda dal profondo del cuore,
Una supplica, che lancia verso il cielo...
So perché l'uccellino ingabbiato canta!


"So perché l'uccellino ingabbiato canta..." - Paul Laurence DUNBAR
Musica: "La Patetica" - Adagio - BEHETHOVEN


Anch'io un bel giorno ho sciorinato
i miei vestiti
da pitocco

Anch'io con gli occhi che tendono
la mano
ho sopportato la sconcia miseria

Anch'io
ho avuto fame in questo dannato paese
e credetti di poter
chiedere dieci soldi
per pietà della mia pancia vuota

Anch'io lungo gli interminabili
viali seminati di
gendarmi
quante notti ho dovuto
andarmene anche
con gli occhi vuoti

Anch'io ebbi fame e gli occhi vuoti
e credetti di poter
chiedere dieci soldi
fino al giorno in cui mi stancai
di vederli beffarsi.
dei miei vestiti da pitocco
e di ricrearsi
nel vedere un negro con occhi e pancia vuoti.

"Un pitocco m'ha chiesto dieci soldi" - Leon-G. DAMAS,
Musica:"Quadri di un'esposizione" - Samuel Goldenberg, e Schmuyle MOUSSORGSKY



Volevo una terra ove gli uomini fossero uomini
e non volevo lupi
e non serpenti
e non camaleonti.
Volevo una terra ove la vita fosse vita
e non miseria
e non angoscia.
Volevo una terra ove gli uomini fossero uomini.




E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
tra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo.
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

"Alle fronde dei salici" -Salvatore QUASIMODO
Musica:"Quadri di un'esposizione" - Catacombe - MOUSSORGSKY



....Per un ferito che si trascina lungo le strade,
per un uomo che noi lasciamo lungo la strada,
par un ragazzo che si trascina ai lati delle strade,
quanti dei feriti, dei malati e degli abbandonati;
delle donne afflitte, dei bambini abbandonati;
e dei morti e tanti afflitti che perdono la loro anima.
Coloro che feriscono perdono la loro anima perché feriscono.
E quelli che sono feriti perdono la loro anima perché sono feriti.

Quelli che sono i più forti, quelli che feriscono
perdono la loro anima a causa del male che fanno.
quelli che sono feriti, perdono la loro anima per il torto
che subiscono, perché vedendosi deboli e vedendosi offesi,
sempre gli stessi deboli, sempre gli stessi afflitti,
sempre gli stessi battuti, sempre gli stessi feriti,
allora gli afflitti disperano della loro salvezza
perché disperano dalla bontà di Dio.


Da "Giovanna d'Arco"' - Il mistero della carità - Charles PEGUY
Musica:"Sinfonia del nuovo mondo" - Largo - DVORAK

 


Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra

Gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vendere cara la pelle

E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità.

Ora che è morto la patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria.

Ma lei che lo amava, aspettava il ritorno
d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà

Se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d'una medaglia alla memoria.

"La ballata dell'"eroe" -FABRIZIO
Musica di FABRIZIO
 



....Se, penso a come la gente ama i bambini ,
li abbraccia, li accarezza, li sostiene,
li cura come il dono più prezioo
per paura che muoiano anzi tempo;
a come insieme vivono i fratelli,
uniti quali membra di un sol corpo;
a come un uomo ama la sua sposa
e a come tutti questi uomini sono presi,
fatti soldati, io provo vergogna:
uccidere degli uomini mai visti,
esserne ucciso,
le famiglie pavide nella notte del dubbio
(sono vivi o sono morti?)
con le vaghe notizie che non danno mai conforto,
questa, è la guerra.


Da: "Pensieri sul campo di battaglia" - LI PAI - Dinastia Tang
(618- 907)
Musica: "Una notte sul Montecalvo" - MOUSSORGSKY

 


Generale, il tuo carro armato è una macchina :potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto: può pensare.

 

"Generale, il tuo carro armato è una macchina potente" -
Bertolt BRECHT






Pensa, o uomo;
Non senti che il patto è inciso nel cuore!
Dirada la nebbia, che ti nasconde l'arcobaleno!






Toglietemi dagli occhi
questa nebbia di secoli.
Voglio veder le cose
come un bambino .

È triste svegliarsi
e veder sempre lo stesso.
Questa notte di sangue,
questo fango infinito.

Deve venire un giorno,
diverso.
Deve venir la luce,
credetemi per quello che vi dico.


"Questa notte" - Jesus Lopez PACHECO
Musica: "Sinfonia: n° 7" - Allegretto - BEHETOVEN




"Oh, il giorno in cui la gioia della pace
riempirà nuovamente il mondo purificato!
Allora, in alto
io leverò la mia coppa!
Oh, come desidero che arrivi quell'ora",




"Desiderio di pace" - MUTSUHITO
 


Dalle guerre e dal caos di Chin
chi voleva conservare vita. e purezza
cercava scampo: tutti i grandi saggi
e il popolo con essi andaron via
senza lasciar traccia della fuga.

E giunsero in regioni inesplorate
mai vedute dall'uomo prima d'allora;
ararono la terra giorno per giorno,
e la terra donò gelsi e bambù
per dare ombra; il tempo del miglio
e dei legumi diede i suoi frutti,
la primavera, bozzoli di seta,
e l'autunno alcuna tassa da pagare
a qualche re, perché le nuove strade
non portavano agli uomini del mondo;
e le galline facevano la cova,
i cani abbaiavano di gioia;
i costumi del popolo e i vestiti
erano antichi come l'antica Cina,
i vegliardi andavano felici
di casa in casa in cerca di memorie .

Copioso e bello era ogni raccolto
perché gli uomini avevano la pace;
gli alberi non temevano il vento:
in un mondo così chi si curava
di guardare ogni volta le stagioni
sfogliando fallaci calendari?...

"Il fiore di pesco" - TAO CHIEN - Dinastia Wei e Tsin (220-617d.C) Musica: "Sinfonia n°6" - 1° movimento - BEHETOVEN




Non solo il sogno può costruire la pace
anche le mani lo possono



Le mani possono ascendere al cielo
per una scala lunga di lavoro,
cogliere i frutti degli astri,
arare tutto l'azzurro e seminarlo
di pane e di speranza,
e, mattone su mattone, edificare
un'immensa dimora senza tristezza


"Le mani" - Jesus Lopez PACHECO
Musica : "Toccata, adagio e fuga in Do maggiore" - Adagio - BACH




"La pace (dunque) non è una situazione anormale
ed eccezionale, ma piuttosto l contrario:
dove fossero pienamente rispettate le esigenze
della persona in quanto tale
la pace sarebbe il naturale modo di vivere dell'umanità"



"Pacem in terris" - GIOVANNI XXIII


E' stato insinuato da amici americani che la bomba atomica,
meglio d'ogni altra cosa, porterà l'ahimsa (non-violenza).
La porterà se si intende che il suo potere distruttivo disgusterà il mondo al punto da allontanarlo momentaneamente dalla violenza. E questo è molto simile a un uomo che si rimpinza di leccornie fino ad averne la nausea e s'allontana da esse solo per tornarvi con zelo raddoppiato quando l'effetto della nausea è ben passato. Esattamente nella stessa maniera, il mondo tornerà alla violenza con rinnovato zelo, dopo che l'effetto del disgusto si è esaurito.
Spesso dal male viene il bene. Ma questo è disegno di Dio, non dell'uomo. L'uomo sa che dal male può venire soltanto il male, come il bene dal bene (...). La morale che si deve legittimamente trarre dalla suprema tragedia della bomba atomica è che questa non sarà distrutta da bombe opposte, così come la violenza non può essere distrutta da opposta violenza. L'umanità deve liberarsi dalla violenza solo per mezzo della non-violenza. L'odio può essere vinto solo dall'amore. Opponendo odio a odio, non si fa che aumentare e l'estensione e la profondità.
Sono consapevole di ripetere quello che ho già affermato molte volte in passato e che ho praticato come meglio ho potuto e saputo. Quello che ho affermato per primo non era nulla di nuovo. E' antico come le montagne. Soltanto, non ho recitato una massima scolastica, ma ho annunciato in modo preciso quello in cui credevo con ogni fibra del mio essere. Sessant'anni di pratica in varie circostanze della vita non hanno fatto che arricchire questa fede, che l'esperienza degli amici ha rafforzato. Essa è la verità fondamentale, grazie. alla quale si può resistere da soli senza indietreggiare. Credo in quello che Max Muller disse anni fa, che cioè la verità ha bisogno di essere ripetuta fino a quando ci siano uomini che non vi credono.

Da: "Antiche come le montagne" -Ahimsa, o la via della non-violenza,- Pensiero 78 - M.K. Gandhi
Musica: "Rosamunda" - Secondo pezzo - SCHUBERT




Gli uomini veramente superiori delle generazioni passate hanno riconosciuto l'importanza degli sforzi per assicurare la pace internazionale. Ma ai nostri tempi lo sviluppo della tecnica ha fatto di questo postulato etico una questione di esistenza per l'umanità civilizzata di oggi e la partecipazione attiva alla soluzione del problema della pace è considerata una questione di coscienza che nessun uomo cosc1anzioso può ignorare.


Bisona rendersi conto che i potenti gruppi industriali
interessati alla fabbricazione delle armi sono, in tutti i paesi, contrari al regolamento pacifico delle controversie internazionali e che i governanti non potranno realizzare questo scopo importante senza l'appoggio energico della maggioranza della popolazione. In quest'epoca di regimi democratici, la sorte dei popoli dipende dai popoli stessi; questo fatto deve essere presente allo spirito di ciascuno in ogni momento.



Da: "Come io vedo il mondo" - EINSTEIN
Musica: "Rosamunda" - Secondo pezzo - SCHUBERT




Un condannato a morte della resistenza italiana
scrive ai suoi figli.


.....Amatevi l'un l'altro, miei cari, amate vostra madre
e fate in modo che il vostro amore compensi la mia mancanza.
Amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta. è il miglior ornamento di chi vive. Dell'amore per l'umanità fate una
religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madre-patria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli.

Siate umili e disdegnate l'orgoglio; questa fu la religione che seguii nella vita.

Forse, se tale è il mio destino, potrò sopravvivere a questa prova; ma se cosi non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi.
E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la
morte.


Da:"Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana" - EINAUDI - Pietro Benedetti 11-IV-1944.
Musica:"Edgmond" - BEHETOVEN

 


A che genere di pace mi riferisco? A che genere di pace noi aspiriamo? Non una pax americana imposta al mondo dalle armi di guerra americane. Non la pace della tomba o la sicurezza della schiavitù. Parlo della vera pace, quel genere di pace che rende la vita sulla terra degna di essere vissuta, quel genere di pace che consenta agli uomini e alle nazioni di svilupparsi, di sperare e di costruire una
vita migliore per i propri figli, pace non soltanto per gli americani ma per tutti gli uomini, pace non soltanto nel nostro tempo ma per tutti i tempi.
Parlo della pace a causa del nuovo volto della guerra. Una guerra totale e del tutto insensata in un'epoca in cui le grandi potenze possono mantenere forze nucleari ingenti e relativamente invulnerabili e rifiutarsi di arrendersi senza aver fatto ricorso a queste forze. È insensata in un'epoca in cui una sola arma nucleare racchiude un potenziale esplosivo pari a quasi dieci volte quello utilizzato da tutte le forze aeree alleate della seconda guerra mondiale. È insensata in un'epoca in cui i micidiali veleni prodotti da uno scambio di colpi nucleari, verrebbero trasportati dal vento, dall'acqua e dal suolo e disseminati fin nei più remoti angoli del mondo e fino alle generazioni ancora non nate.

Parlo della pace, quindi, come del necessario fine razionale di uomini razionali. Mi rendo conto che il perseguimento della pace non è altrettanto sensazionale quanto il perseguimento della guerra e spesso le parole di chi persegue questo scopo suonano monotone.
Ma non abbiamo compito più urgente di questo....
Riesaminiamo il nostro atteggiamento verso la pace stessa. Troppi di noi la considerano impossibile. Troppi di noi la considerano irreale.
Ma questa è un'idea pericolosa e disfattista: essa porta a concludere che la guerra è inevitabile, che la sorte dell'umanità è segnata, che noi siamo stretti nella morsa di forze che non possiamo controllare.

Non è assolutamente necessario che noi accettiamo questa opinione. I nostri problemi sono creati dall'uomo: pertanto possono essere dall'uomo risolti. E l'uomo può essere grande purché lo voglia. Nessun problema che investe il destino degli uomini è al di là della portata degli esseri umani. La ragione e lo spirito dell'uomo hanno spesso risolto quanto appariva insolubile e riteniamo che possano farlo ancora:. Non mi riferisco a qual concetto assoluto, infinito di pace universale e di buona volontà vagheggiato tutt'ora da alcune utopie e da alcuni fanatici. Non intendo negare il valore delle speranze e
dei sogni, ma non faremo che incoraggiare lo sconforto e l'incredulità facendo di questo il nostro fine unico e immediato.
Concentriamoci invece su una pace più pratica, più facilmente raggiungibile, basata non su una subitanea rivoluzione della natura umana bensì su una grande evoluzione delle istituzioni umane: su una serie di concrete azioni e di efficaci accordi che rispondano agli interossi di tutti.

Da: "Una strategia per la pace" - discorso dal Presidente
J.F. KENNEDY all'Università di Washington del 10-6-1963
Musica: "Incantesimo del Venerdì Santo" - WAGNER
 

 


Cari figliuoli, sento le vostro voci; la mia è una voce sola,
ma riassumo la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato, si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera; osservatela in alto a guardare questo spettacolo; gli è che noi chiudiamo una grande giornata di pace, di pace. Gloria a Dio e pace agli uomini di buona volontà. Ripetiamo spesso questo augurio e quando possiamo dire che veramente il raggio, la dolcezza della pace del Signore ci unisce e ci prende, noi diciamo: ecco qui un saggio di quello che dovrebbe essere la vita, sempre, di tutti i secoli e della vita che ci attende per l'eternità.
In queste parole c'è la risposta al vostro omaggio. La mia persona conta niente, è il fratello che vi parla, che è divenuto padre per volontà di nostro Signore, ma tutti insieme: paternità e fraternità e grazia di Dio; tutto, tutto.
Continuiamo dunque a volerci bene,a volarci bene, a volerci bene così. Guardandoci così nell'incontro, coglier quello che ci unisce e lasciar da parte quello, se c'è... qualche cosa che ci può tenere in difficoltà: niente. Fratres sumus.
La luce che splende sopra di noi, che è nei nostri cuori,che è nelle nostre coscienze, è la luce di Cristo; il quale veramente vuole dominare con la grazia sua tutto le anime. Fedo, speranza, carità, amore di Dio e amore di fratelli e poi tutti insieme aiutati dalla santa pace dal Signore alle opere del bene.
Tornando a casa troverete i bambini, date una carezza. ai vostri bambini; e dite questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona; il Papa è con noi specialmente nelle ore dalla tristezza o dell'amarezza. E poi tutti insieme ci animiamo, cantando, sospirando, piangendo, ma sempre, sempre pieni di fiducia ne1 Cristo che ci aiuta che ci ascolta, a continuare, a riprendere il nostro cammino.

Discorso del 11-10-1962 di GIOVANNI XXIII in occasione della apertura del Concilio Vaticano II.




Il 4 ottobre Paolo VI va a New York



Noi siamo come il messaggero che, dopo lungo cammino, arriva a recapitare la lettera che gli è stata affidata, così noi avvertiamo la fortuna di questo, sia pur breve, momento, in cui si adempie un voto, che poi portiamo nel cuore da quasi venti secoli. Sì, voi ricordate: è da molto tempo che siano in cammino, e noi portiamo con noi una lunga storia; noi celebriamo qui l'epilogo d'un faticoso pellegrinaggio in cerca d'un colloquio con il mondo intero, da quando ci e stato comandato: "Andate a portare la buona novella a tutto le genti",


Da: Il discorso all'O.N.U. - Papa PAOLO VI




Abbiamo perciò tre cose da dirvi.
Prima di tutto, noi dobbiamo amare la pace. Possiamo qui usare le parole di Cristo: "Beati sono i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio". Se veramente desideriamo essere cristiani, dobbiamo amare la pace, dobbiamo fare nostra la causa della pace, dobbiamo meditare sul significato reale della paco, dobbiamo conformare il nostro intelletto a pensieri di pace. In passato non era sempre così, nell'educazione delle menti e nella preparazione dei cittadini; ma oggi deve essere così, dobbiamo amare la pace, perché il suo fondamento è innanzitutto nel cuore degli uomini e solo successivamente nelle eterne condizioni della società....
Secondo pensiero: dobbiamo servire la causa della pace. Servirla e non già farne strumento per altri fini che non siano fini di pace...."

Terzo pensiero: la pace deve essere fondata sui principi religiosi e morali che possono farla sincera e stabile. La politica non è sufficiente a sostenere una pace durevole. L'assenza dei conflitti non basta a far della pace una sorgente di felicità e di vero progresso dell'uomo. La pace deve avere le sue radici affondate nella saggezza, e questa saggezza dove trarre nutrimento dal vero concetto della vita, vale a dire dalla visione cristiana.

Da: Il discorso allo Yankee Stadium - Papa PAOLO VI
Musica: "Suite n°3 - BACH
 

 



Perciò voi che nel passato eravate Gentili nella
carne, denominati gl'incirconcisi da coloro che
chiamano circoncisione quella che portano nel loro corpo, compiuta da mano d'uomo, ricordatevi che allora voi eravate senza il Cristo, separati dalla comunanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, privi di speranza e senza Dio in questo mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che una volta eravate lontani, siete diventati i congiunti mediante il sangue di Cristo. Egli, infatti, è la nostra pace, colui che ha fatto di due uno solo, colui che ha abbattuto il muro di separazione, l'inimicizia, abolendo per mezzo della propria carne la Legge dei precetti, racchiusa in disposizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, ristabilendo la pace, e per riconciliare ambedue con Dio, in un sol corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l'inimicizia. E con la sua venuta, "annunziò pace a voi, quelli di lontano, e pace a quelli di vicino"; poiché e gli uni e gli altri, per mezzo di Lui, possiamo avere accesso al Padre di un medesimo Spirito.


Dalla: Lettera agli Efesini - 2, 11-18 - S. PAOLO
Musica: "Sinfonia n°9 - Adagio - BEHETOVEN

 


Figliuoli cari di Dio, la mia predica. questa mattina sarà molto breve. Voglio soltanto che consideriate e meditiate il profondo significato e il mistero della nostre Messe del giorno di Natale. Poiché ogni volta che si celebra la Messa noi compiamo di nuovo la Passione e la morte dal Nostro Signore; e in questo giorno di Natale la compiamo nella celebrazione della Sua nascita. Cosicché nel medesimo momento godiamo della sua venuta per la salvezza degli uomini, e rioffriamo a Dio il Suo Corpo e il Suo Sangue in sacrificio, oblazione e soddisfazione per i peccati del mondo intero.
Fu in questa notte, da poco trascorsa, che una moltitudine dell'esercito celeste apparve ai pastori a Betlemme, dicendo "Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà"; in questo medesimo momento, unico in tutto l'anno, noi celebriamo insieme la Nascita di Nostro Signore e la Sua Passione e Morte sulla Croce.
Carissimi, secondo il mondo, questo modo di comportarsi è strano. Poiché chi nel mondo vuol piangere e rallegrarsi nello stesso tempo e per la stessa ragione? Infatti, o la gioia verrà dominata dall'afflizione, o l'afflizione sarà scacciata dalla gioia; ed è perciò soltanto in questi nostri misteri cristiani che noi possiamo gioire e piangere nel medesimo tempo e per la stessa ragione. Ma pensate un po'al significato di questa parola "pace". Non vi sembra, strano che gli angeli abbiamo annunziato la Pace, quando il mondo incessantemente è colpito dalla Guerra. e dal timore della Guerra? Non vi sembra che le voci angeliche si siano sbagliate, e che la promessa fu una delusione e un inganno?
Riflettete ora cono parlò della Pace Nostro Signore stesso. Egli disse ai Suoi discepoli: "Io vi lascio la mia pace, vi do la mia pace". Intendeva Egli dire pace come noi la intendiamo: il regno d'Inghilterra in pace con i suoi vicini, i baroni in pace col Re, il capofamiglia che conta i suoi pacifici guadagni, il focolare ben pulito, il suo miglior vino per l'amico sulla tavola, la sua donna che canta ai suoi bambini? Quegli uomini che erano suoi discepoli non sapevano di queste cose; essi uscirono a fare un lungo viaggio, a soffrire per terra e per mare, a incontrar la tortura, la prigione, la delusione, a soffrir la morte col martirio.Che cosa voleva dunque Egli dire? Se lo volete sapere, ricordatevi che Egli disse anche: "Non come il mondo ve la dà, io ve la do". Dunque, Egli diede la pace ai suoi discepoli, ma non la pace come la dà il mondo.
Considerate anche una cosa alla quale forse voi non avete mai pensato. Noi non solo celebriamo insieme nella festa di Natale la Nascita di Nostro Signore e la sua Morte, ma ne1 giorno seguente celebriamo il martirio del Suo primo martire, il beato Stefano. Credete che sia por caso che il giorno del primo martire segua immediatamente il giorno della nascita di Cristo? Certamente no. Proprio come noi godiamo e soffriamo insieme, alla Nascita, e alla Morte di Nostro Signore; così anche, in proporzione inferiore, godiamo e soffriamo alla morte dei martiri. Soffriamo per i peccati del mondo che li ha martirizzati; godiamo, che un'altra anima è annoverata fra i Santi in Cielo, per la gloria di Dio e per la salvezza degli uomini.
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Carissimi, noi non pensiamo a un martire semplicemente come a un buon cristiano che fu ucciso: ciò sarebbe soltanto piangere. Non pensiamo a lui semplicemente come a un buon cristiano che fu elevato alla schiera dai Santi: poiché questo sarebbe soltanto godere; e né il nostro piangere né il nostro godere sono come quelli dal mondo.
Un martirio cristiano non è un caso. I Santi non sono fatti a caso. Ancor meno è un martirio cristiano l'effetto della volontà di un uomo di diventar santo, come un uomo volendo e tramando può diventare un reggitore d'uomini. L'ambizione fortifica la volontà dell'uomo a diventare un governante sopra altri uomini: essa opera con frode, con lusinga, con violenza, è azione d'impurità sopra impurità. Non così in Cielo. Un martire, un santo, è fatto sempre dal disegno di Dio, per il Suo Amore per gli uomini, per ammonirli e per guidarli, per riportarli sulle Sue vie. Un martirio non è mai un disegno dell'uomo; poiché vero martire è colui cha è divenuto strumento di Dio, che ha perduto la sua volontà nella volontà di Dio, non perduta ma trovata, poiché ha trovata la libertà nella sottomissione a Dio. Il martire non desidera più nulla par se stesso, neppure la gloria del martirio. Così dunque come sulla terra la Chiesa insieme piange e gioisce, in un modo che il mondo non può capire; così in Cielo i Santi sono molto in alto, essendosi molto abbassati, vedendo se stessi non come noi li vediamo, ma nella luce della Divinità, dalla quale traggono il loro essere.
Vi ho parlato oggi, figliuoli cari di Dio, dei martiri del passato, e vi chiedo di ricordare specialmente il vostro martire di Canterburgo, il beato Arcivescovo Elfego; poiché ben s'addice, nel giorno della Nascita di Cristo, ricordare qual'è quella Pace che Egli portò; e perché, figliuoli cari, non credo che vi parlerò ancora; e perché è possibile che fra breve voi abbiate un nuovo martire, il quale, forse, non sarà l'ultimo.
Vorrei che custodiate nel vostro cuore queste parole che dico, e cha abbiate a ricordarle in altro tempo. Nel Nome del Padre e del Figliuolo e dallo Spirito Santo. Amen.


Da: "Assassinio nella Cattedale" - Intomezzo - Prodica di Natale dell'Arcivescovo Tommaso Becket - T.S. ELIOT

Musica: "Toccata a fuga in Fa maggiore" - Toccata. (pezzo introduttivo) BACH;
"Gloria" pezzo finale - VIVALDI


Ma spunterà un ramoscello del ceppo di Jesse e un virgulto
della sua radice fiorirà!

E SI POSERÀ SU DI ESSO LO SPIRITO DEL SIGNORE:
SPIRITO DI SAPIENZA E D'INTELLIGENZA,
SPIRITO DI CONSIGLIO E DI FORTZZZA,
SPIRITO DI CONOSCENZA E DI TIMORE DEL SIGNORE,
(E IL TIMORE DEL SIGNORE LO RIEMPIRÀ).

Non giudicherà secondo quanto vedono i suoi occhi,
né sentenzierà secondo quanto sentono le suo orecchie,
ma giudicherà con giustizia i poveri
ed emetterà sentenze giuste per i miseri del paese;

COLPIRÀ LA TERRA CON LA VERGA DELLA SUA BOCCA
E IL RESPIRO DELLE SUE LABBRA FARÀ MORIRE IL MALVAGIO.

La giustizia sarà la cintura dei suoi fianchi
e la fedeltà la cintura dei suoi lombi.

IL LUPO DIMORERÀ PRESSO L'AGNELLO
E LA TIGRE SI AGCOVACCERÀ ACCANTO AL CAPRETTO;

il vitello e il leone pascoleranno insieme
e un bambino piccolo li condurrà.

LA MUCCA E L L'ORSA STARANNO INSIEME AL PASGOLO
E I LORO PICCOLI SI SDRAIERANNO INSIEME,
E IL LEONE CON IL BUE MANGERÀ LO STRAME.

Un bambino da latte si trastullerà sul covo dell'aspide
e sulla tana della vipera il bambino svezzato tenderà la mano.

SU TUTTO IL MONTE SUO SANTO
NON SI FARÀ DEL MALE I
NÉ SI COMPIRÀ STRAGE,
PERCHÉ LA TERRA È PIENA DELLA CONOSCENZA DEL SIGNORE,
COME IL MARE DELLE ACQUE CHE LO RICOPRONO.

E sarà in quel giorno:
verso la stirpe di David,
che si eleva come vessillo per i popoli,
si volgeranno le genti
e il luogo della sua dimora sarà raggiante di gloria.



(Isaia. 11, 1-10 )




IL SIGNORE GIUDICHERÀ I POPOLI
E FARÀ DA MODERATORE
FRA GENTI NUMEROSE;
FONDERANNO LE SPADE IN VOMERI
LE LANCE IN FALCI;
UN POPOLO NON BRANDIRÀ L SPADA
CONTROUN ALTRO POPOLO
E NON IMPARERANNO PIÙ
L'ARTE DELLA GUERRA



(Isaia, 2,4)