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A DISPOSIZIONE DELL'ASSEMBLEA DEL GIOVEDI' SERA
come richiesto nell'ultima riunione.


Dobbiamo far presente che alcune persone che si incontrano il giovedì hanno sentito l'esigenza di ritrovarsi amichevolmente per rivedere insieme l'impostazione delle nostre riunioni alla luce della esperienza già fatta. Scriviamo le considerazioni che sono scaturite da quello scambio di idee e che abbiamo creduto di somma importanza per tutti. Tali considerazioni sono già state rese note nell'ultima assemblea del giovedì 24/6 e le persone presenti hanno deciso di esporle per iscritto al fine di potervi meglio riflettere sopra.

Abbiamo cominciato le nostre assemblee del giovedì sera sentendone tutti l'esigenza, ma senza avere le idee molto chiare sulla forma da darvi. Iniziammo tutti d'accordo sulla necessità di penetrare maggiormente la Parola di Dio e concordammo che ciò avvenisse attraverso una iniziale presentazione biblica fatta dal sacerdote e poi seguita dalle nostre eventuali considerazioni. Questo non voleva essere definitivo, anzi, dicemmo che il nostro doveva essere un cammino in comune, quindi, suscettibile di mutamenti se lo avessimo ritenuto opportuno.

A questo riguardo nell'ultima riunione non si è fatta la parte di lettura biblica con commento del sacerdote, perché il giovedì precedente si decise di continuare a parlare insieme sulla preghiera.
Ci e sembrato che questo giovi molto allo scopo delle nostre riunioni.
Infatti se consideriamo che noi cominciamo le riunioni alle 21,30 circa e in genere fino alle 22,30/un quarto alle 23 parla il sacerdote che presenta la Parola di Dio, ne viene che rimane a disposizione dell'assemblea poco più di mezz'ora. Di questa mezz' ora una parte viene spesa per concentrare le idee, un'altra per prendere il coraggio di rompere il ghiaccio e poi, a ghiaccio rotto, subentra la fila. di interventi che a stento si riesce a collegare. Alla fine, quando sembra prendere consistenza un certo problema, bisogna andar via.

Perciò, a questo punto, ci è parso utile ricordare i motivi principali che hanno indotto noi laici e i sacerdoti a riunirci anche fuori della Messa.

Abbiamo cominciato queste riunioni perché sentivamo l'insufficienza dell'esposizione della Parola di Dio fatta la domenica durante la Messa. Detta insufficienza, si disse, era determinata da due principali inconvenienti:

1) Il poco tempo a disposizione dei preti per parlare. .
2) La partecipazione del tutto passiva dei laici ridotti a semplici uditori.

Quindi, lo scopo primo delle nostre assemblee era quello di far fronte a questi due inconvenienti.

Purtroppo, invece, vediamo che anche in sede di assemblea del giovedì la partecipazione dei laici rimane per la maggior parte relegata al ruolo di semplici uditori, sia perché per alcuni non c'è ancora sufficiente prontezza o maturità per esprimere le proprie idee, e sia perché il tempo a noi riservato è poco, mentre son tanti i laici che avrebbero da dire la loro.

Ora noi ci siamo domandati:
-La Parola di Dio annunziata dal sacerdote durante la predicazione domenicale èdavvero insufficiente per la mancanza di tempo o non lo è invece, principalmente, per la mancanza di partecipazione da parte dei laici?
Ora, se noi riduciamo-questa partecipazione al minimo, direi quasi al nulla, anche durante le assemblee del giovedì sera, non credete che non si risolverà mai il problema della predicazione domenicale e la stessa Parola di Dio presentata dal sacerdote il giovedì sera rischia di diventare più una seconda predica che una vera e propria penetrazione della Parola fatta in comune?
Proprio per risolvere il problema della predicazione domenicale, la quale non difetta forse tanto di tempo quanto di partecipazione da parte dei laici, a noi sembrerebbe più opportuno aumentare l'attenzione di tutti i laici alla predicazione della domenica, riportando ad una certa unità con essa la stessa parte biblica che si fa il giovedì, in modo da approfondire meglio la Parola annunziata durante la Messa, ma rimanga in sede di riunione maggior tempo a disposizione per vivificarla con una partecipazione più attiva e responsabile di noi laici.

Questo potrebbe essere l'inizio del nostro vero impegno di riscoperta della Parola di Dio nella Messa, riscoperta non solo per chi la domenica ascolta, come noi laici, ma anche per chi parla, come i sacerdoti.
Da questo impegno di riscoperta è legato l'altro impegno, proprio dei laici, di rendere viva, cioè concretizzare questa Parola di Dio nella vita di ogni giorno, nelle realtà quotidiane della nostra esistenza così difficile e spesso anche così vuota interiormente.
Il giovedì sera ciascuno di noi dovrebbe portare in sé e con sé una Parola di Dio incarnata e vivificata dallo Spirito. Questo facevano le prime comunità cristiane quando si ritrovavano insieme e questo, invece, non facciamo più noi cristiani del XX secolo, così che anche la Parola annunziata dal sacerdote durante la Messa, non ha più senso e penetra difficilmente nei cuori.
Infatti, dice S. Paolo, nella chiesa ogni uomo ha un particolare compito e ministero per la edificazione del Corpo di Cristo, e così scrive in una sua lettera diretta ai cristiani di Efeso:
"Ed Egli (Dio) dette ad alcuni di essere apostoli, ad altri profeti, ad altri evangelisti, ad altri pastori e docenti, per il perfezionamento dei santi nell'opera del ministero, per la edificazione del Corpo di Cristo, finché tutti giungiamo all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio.... e professando la verità, nella carità, procuriamo di aumentare il tutto in lui che è il capo, Cristo, da cui tutto il corpo collegato e connesso in ogni congiuntura di sostentamento, in proporzione all'attività propria di ciascuno dei suoi organi, produce l'aumento del Corpo per la costruzione di se stesso, mediante la carità." (Efesini 4,11-16)

Quindi anche il ministero dei preti ha funzione di membro e come tale dovremmo vederlo e considerarlo anche nelle nostre assemblee. Anch'essi, dunque, nella comunità cristiana, devono sentirsi liberi di dire il proprio parere di uomini che servono e cercano Dio come lo cerchiamo noi, senza più correre il rischio di affidarci al parere personale del prete invece che alla Grazia di Dio.
 
Riassumendo noi avremmo da proporre queste cose:

1) Rivalutare la predicazione della Parola di Dio fatta durante la Messa e renderla viva attraverso una più larga nostra partecipazione durante le assemblee del giovedì sera.

2) Iniziare ogni riunione con la .lettura biblica, ma valutare di volta in volta la necessità di approfondire la Parola stessa o un argomento scaturito da essa.

3) Vedere se non è il caso (terminati gli Atti degli Apostoli) incentrare la spiegazione della Parola di Dio fatta dal sacerdote sul Vecchio Testamento, che tutti quanti conosciamo così poco o niente (infatti la predicazione durante la Messa si incentra per lo più sul Nuovo Testamento, il Vangelo insomma, e noi cristiani cattolici, a differenza dei protestanti, oggi risentiamo enormemente dell'ignoranza biblica riguardo l'Antico Testamento senza il quale non si capisce nemmeno il Nuovo, cioè la figura del Cristo).

4) Dovremmo cominciare ogni riunione con un tema ben preciso da sviluppare; pertanto anche gli interventi dovrebbero essere fatti con un certo filo logico, evitando di abbandonare il tema se questo non è stato sufficientemente penetrato.

5) Una persona dovrebbe essere a disposizione dell'assemblea per ordinare gli interventi, all'occorrenza riportare la discussione sul tema se si dovesse andare al di fuori, evitare interventi troppo personali, polemiche e gli stessi particolarismi, perché tutti possano parlare liberamente e con eguale diritto.
Questo compito finora e stato svolto da don Mazzi, ma siccome il sacerdote ha un compito ben preciso nell'assemblea cristiana, cioè quello di annunziare la Parola di Dio, questa incombenza toccherebbe più ai laici come loro specifica responsabilità.

6) Tuttavia a don Mazzi può esser chiesto, alla fine dei vari interventi, di mettere in risalto le cose più essenziali maturate durante la discussione, ma senza voler con questo trarre delle conclusioni che solo Dio, con la sua Grazia, può trarre.

Crediamo sia bene ripensare a lungo su queste cose. Perciò non crediamo opportuno prendere subito delle decisioni, col solito parlamentino che fa decidere, certo, ma fa decidere così male, perché impegna troppo poco a pensare in profondità le cose.

D'altronde abbiamo iniziato gli Atti degli Apostoli ed e bene che li terminiamo. Nel frattempo possiamo riparlare e ripensare a quanto è stato proposto. Questo ripensamento può esser fatto individualmente o fra più persone, in famiglia o fra amici che si ritrovano il giovedì sera. Ciò potrebbe servire a vitalizzare questo nostro laicato cristiano e le stesse nostre riunioni, per ora troppo legate alla figura del prete.

La lettera è a disposizione di tutti fin da ora, sia perché alcuni di noi partono per le vacanze (beati loro!) ed approfitteranno del riposo estivo per meditarci sopra, e sia perché giovedì prossimo mo parleremo insieme esprimendo la nostra opinione non solo in relazione a quanto viene detto con questa lettera, ma anche in vista di un cammino in comune sempre più fecondo di Grazia, di comprensione e fiducia fra noi e tutti gli uomini.

"Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto di amore, qualche comunione di spirito, se del tenero affetto e misericordia, rendete piena la mia gioia, avendo un medesimo sentimento, la stessa carità; siate un'anima sola, di un solo pensiero, non facendo niente per spirito di parte o per vana gloria, ma ognuno con umiltà, stimando gli altri superiori a se stesso, non guardando ciascuno ai propri interessi, ma anche a quelli degli altri. Abbiate in voi quel medesimo sentimento che fu in Cristo Gesù."
(dalla lettera. di S. Paolo ai Filippesi 2,1-5)