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Il documento EmC0001 contiene vari ciclostilati su l'obiezione di coscienza al servizio militare che è stato uno dei problemi degli anni '60 almeno per quanto riguarda i cattolici. Diversi di loro si riunivano in quegli anni nelle stanze della canonica per discutere di come portare avanti la loro rivendicazione. Di Enzo Bellettato, sempre nel fascicolo-documento EmC0001, vi è anche un inserto di dieci paginette nelle quali spiega più approfonditamente i motivi della sua scelta. La lettera di Lorenzo Milani è del 1965. Tutto quello che riguarda il Bellettato non è datato ma certamente è degli anni '60.

   
   

 

PERCHÉ SONO OBIETTORE DI COSCIENZA


Il giorno 12 novembre ho rifiutato di indossare la divisa militare perché il
servizio militare contrasta con la mia coscienza di cattolico. Sono convinto poiche nell'esercito tradirei non solo la mia risposta personale al Cristo e la mia  vocazione nella Chiesa, ma anche il mio impegno di uomo nella Società ed il mio dovere di cittadino di fronte allo Stato.


A non pochi un contrasto così palese in me, tra la fedeltà allo Stato ed una viva presenza nella Chiesa risulterà inconcepibile, anche perché finora il rifiuto di servire la patria in armi è stato prerogativa dei Testimoni di Geova (un centinaio dal. 1946 ad oggi), coi quali mi trovo a condividere la sofferenza, pur non abbracciandone la fede e gli ideali .
D'altra parte la qualifica di obiettore di coscienza è troppo generica per gettare un po' di luce sulla mia posizione, pur essendo chiaro (almeno per me) che l'obiezione di coscienza non si limita al servizio militare: ogni volta che un uomo rifiuta di divenire complice di una situazione ingiusta, di eseguire comandi o compiere azioni contrarie ai suoi principi, si ha obiezione di coscienza.


Vi sono varie forme di coscienza e "molte sono le mansioni nella casa del Padre" , che chiama chi vuole e dove vuole. La mia obiezione di coscienza presuppone tutta una concezione dell'uomo, figlio di Dio e dai rapporti tra gli uomini, tutti fratelli in Cristo, come traspare dalla rivelazione cristiana, di cui vorrei essere umile testimone. Ma presuppone anche una vocazione personalissima maturata in me durante lunghi anni, a vivere il più integralmente possibile quella non violenza evangelica fondata sulla legge nuova cha mi comanda di "amare il prossimo come me stesso" e che si realizza, come stile di azione e di presenza, nella resistenza attiva al malo con la forza dell'amore, nel rifiuto della "violenza connaturale all'uomo", come se la natura non potesse essere redenta dalla Grazia.


La Chiesa mi insegna che il Vangelo non è un sistema di tipo teorico, un codice morale, ma è la Parola rivelata e il Cristo non è un personaggio storico o un grande filosofo, ma la Verità fatta carne. Quindi l'annuncio di "pace agli uomini di buona volontà" che parte dalla capanna di Betlemme e finisce sulla Croce come perdono universale e riconciliazione fra Dio e g1i uomini, non è un insegnamento morale, ma una verità che il cristiano deve "incarnare" nella sua vita come membro di quel Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Di fronte alla pace gaudente dei militaristi di tutte 1e razze, per me cattolico la pace porta il segno dei chiodi ed è il bene per cui devo soffrire di più sulla terra: si tratta per me di amare sempre il prossimo anche quando è il nemico militare o l'avversario politico, anche quando ha la pelle di colore diverso o appartiene ad un'altra classe sociale ecc., perché il resto "lo sanno fare anche i pagani". Di fronte alle scolte temporali, nel gioco dei rapporti di forza quando - come oggi - non è più necessario volere la guerra per farla ed è messo in pericolo il destino stesso dell'uomo, c'è il rischio che la mia "obiezione di coscienza" di fronte al servizio militare risulti anzitutto un sacrificio egoistico, come un "salvarsi la propria anima" ed appaia inoltre agli occhi degli amici (anche i più vicini), come profetismo, pacifismo astratto, aristocratico individualismo o peggio. Invece, quanto a mettere in pace la mia coscienza, devo dire che mai come in questi giorni la mia coscienza. è un vulcano, perché capisco benissimo che rifiutare il male implicito. per me ne1 servizio militare, non è ipso facto fare la pace. L'assenza o la quiete delle armi non è ancora 1a pace che deve essere un impegno di ogni uomo e deve essere costruita insieme giorno per giorno almeno con gli stessi sacrifici di mezzi e di impegno, di sudore o di sangue impiegati per la guerra. Per me il male non è la guerra.

 Se mai è un male presente anche in quello che per eufemismo chiamiamo "tempo di pace", perché mette le sue radici in altri mali: l'ingiustizia, la fame, lo sfruttamento, 1'ignoranza, la malattia ecc.; di fronte ai quali vorrei esercitare molto più positivamente la mia "obiezione di coscienza". Inutile quindi aggiungere che sarei disposto a servire la patria in un servizio civile alternativo che mi offra questa possibilità,
Sembreranno lo mie giustificazioni troppo altisonanti di fronte ad un atto come il rifiuto del servizio militare che, pur essendo così carico di sanzioni giuridiche, tuttavia, così poco incide socialmente sulla realtà dagli uomini. Ma il problema per me, non è quello, banale in fondo, di portare o no la divisa militare, ma quello di agire nel presente hic et nunc per sbarrare il cammino alla violenza istituzionalizzata.


Se fosse sufficiente affermare il "Tu non uccidere", farei il servizio militare, ma non voglio "lasciare uccidere", non voglio che la violenza trionfi nelle varie forme con cui l'uomo, immagine di Dio, è calpestato. Questa decisione non mi isola dall'impegno nella storia degli uomini e dal rischio comune nella realtà di tutti, non è senza incidenza nella vita sociale di fronte alle esigenze del bene comune, perché - mentre mi appello ai valori umani distrutti da ogni struttura militare, chiodo la libertà di realizzarli, di renderli vivi, di attuarli nella mia esistenza concreta, nei rapporti tra gli uomini, nelle istituzioni della vita civile. So bene che nella situazione storica attuale la pace o la guerra non dipendono solo da me e nemmeno dalle singole nazioni, forse neppure dai blocchi militari contrapposti. Ma appunto per questo la pace nella giustizia non la pace armata, la riconciliazione universale degli uomini con Dio e tra di loro deve essere oggi l'impegno di ogni individuo, dei singoli stati, di tutte le alleanze internazionali.


L'assurdo storico-politico cui siamo giunti è che gli stati non possono più farsi la guerra, mal l mondo può essere distrutto da una scelta che sfugge al giudizio ed alla volontà dell'uomo. Per riprendere in mano il proprio destino, per costituire la pace, fino ad oggi, nessuno stato ha mai speso materialmente nulla e nessun individuo (salvo luminose eccezioni) ha mosso sul piatto la propria vita.
A questo punto salta fuori il rospo: "Tu parli bene però vai a sbattere la testa contro l'implacabilità della legge italiana che ti condanna fino a quarantacinque anni e finisci per trovarti in una situazione-limite, in un vicolo chiuso, finisci per non essere utile né a te stesso né agli altri". Ma le leggi sono opera degli uomini e, per cambiarle, basta volerlo in tanti, bisogna porre continuamente sul tappeto il problema del riconoscimento giuridico dall'obiezione di coscienza senza stancarsi e sopratutto inquadrandolo in una vasta rivoluzione della vita civile.


.....Certo noi tutti "obiettori", resistiamo fin quando abbiamo fiato e fin quando ce lo concedono le autorità militari. Ma al di là di questo scottante e terribile
"impasse" (che non è certo risolto per me, perché evidentemente non si decide una volta per tutte), vorrei concludere queste mie parole (che vorrebbero essere sopratutto un segno di amicizia per amici e nemici) con un passo della esortazione di Papa Giovanni XXIII proprio negli ultimi giorni dalla vigilia conciliare:
"Siate uomini pacifici, siate costruttori di pace. Non attardatevi sui fatui fuochi di polemica amara ed ingiusta, di avversioni preconcette e definitive, di rigide catalogazioni di uomini e di avanti. Siate sempre disponibili per i grandi bisogni della Provvidenza. La Chiesa questo e non altro vuole con il suo Concilio.
Con la Chiesa prego ed attendo dal Concilio cha sia anche riaffermato il primato dalla coscienza per tutti gli umilissimi e spesso indegni "costruttori di pace", come me, e difesa la libertà di coscienza come fondamento della stessa fede


Giudiziario Giuseppe Gozzini
Carcere Militare Giudiziario
Firenze, 17/12/62


Comunicato Stampa
DICHIARAZIONE DI OBIEZIONE DI COSCIENZA !

Il giorno 21/3 ho rifiutato di proseguire il servizio militare; che ho iniziato nel giugno dello scorso anno, dopo aver inutilmente cercato.di sostituirlo con un servizio civile in Italia o all'estero.
Mi restava ancora una possibilità di fare la pace invece di prepararmi alla guerra: aspettare che il regolamento della legge Pedini fosse approvato e pubblicato.Ciò è avvenuto alcune settimane fa. Ma il regolamento è talmente restrittivo (possono essere accolte solo 100 domande su 300.000 militari chiamati annualmente alle armi) che per me non c'è alcuna possibilità di essere inviato a lavorare nei paesi sottosviluppati .
Posso così manifestare la mia volontà di pace solo rifiutando il servizio militare e tutta la mentalità che considera giusta e necessaria la violenza della guerra e la violenza di una falsa pace armata.
A tale rifiuto mi spinge l mia coscienza di cattolico che dal Vangelo e dall'insegnamento della Chiesa ha imparato che la vera pace si costruisce sui valori poisitivi della verità, della giustizia, dell'amore e della libertà; che ha imparato che quando le leggi degli uomini sono in contrasto con la volontà di Dio "esse non hanno forza di obbligare la coscienza, ...in tal caso, anzi, l'autorità cessa di essere tale e degenera in sopruso" (Pacem in terris n°30)
Queste cose ho imparate e queste cose voglio insegnare. Ma non posso insegnarle efficacemente se il mio comportamento non è coerente con le mie convinzioni. Anche come maestro, dunque, devo esprimere il mio dissenso alla vita militare, che è violenza legalizzata ed istituzionalizzata, come ho già dissentito e continuerò a dissentire da tutto ciò che di violento c'è anche nella vita civile. E questo non certo per una mania i protesta, ma per la ferma convinzione che, di fronte al male, tacere vuol dire collaborare.

Enzo Bellettato 31 regg. CCR - 28043 Bellinzago NOVARA
Abitante in via Sichirello 11 - 45100 ROVIGO




TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI DON
LORENZO MILANI AI CAPPELLANI MILITARI

Ai Cappellani Militari Toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell'11 febbraio 1965.
Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.
Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto In tempo a organizzare questo Incontro tra voi e la mia scuola .
lo l'avrei voluto privato, ma ora che avete rotto Il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.
Primo perché avete insultato del cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, ch'io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno di pensare che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore.
Secondo perché avete usato, con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi.
Nel rispondermi badate che l'opinione pubblica è oggi più matura che in altri tempi e non si contenterà né di un vostro silenzio, né d'una risposta generica che sfugga alle singole domande. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti. Se avete argomenti sarò ben lieto di darvene atto e di ricredermi se nella fretta di scrivere mi fossero sfuggite cose non giuste.
Non discuterò qui l'idea di Patria in se. Non mi piacciono queste divisioni.
Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dIrò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto d dividere il mondo in diseredati e oppressi da un Iato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dIre che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribIli macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo sono nobili e incruenti: lo sciopero e il voto.
Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se son uomini che per le loro idee pagano di persona.
Certo ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volt . Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere quando occorra, tra la Patria e valori ben più alti di lei.


Non voglio In questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa.
Mi riferirò piuttosto alla Costituzione .
Art. 11: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli...
Art. 52: "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino"
Misuriamo con questo metro le guerre cui è stato chiamato il popolo italiano in un secolo di storie.
Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l'onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto Il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L'obbedienza a ogni costo? E se l'ordine era il bombardamento dei civili, una azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l'esecuzione sommaria dei partigiani, l'uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, la esecuzione di ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l'ordine di un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari ?
Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra . Quando ve ne sono capitate davantI agli occhi o avete mentito o avete taciuto. O volete farci credere che avete volta volta detto la verità in faccia ai vostri "superiori" sfidando la prigione o la morte? se siete ancora vivI e graduati è segno che non avete mai obiettato a nulla. De resto ce ne avete dato la prova mostrando nel vostro comunicato di non avere la più elementare nozione del concetto di obiezione di coscienza .
Non potete non pronunciarvi sulla storia di ieri se volete essere, come dovete essere, le guide morali dei nostri soldati. Oltre a tutto la Patria, cioè noi, vi paghiamo o vi abbiamo pagato anche per questo. E se manteniamo a caro prezzo (1000 miliardi l'anno) l'esercito, è solo perché difenda colla Patria gli alti valori che questo concetto contiene: la sovranità popolare, la libertà, la giustizia. E allora (esperienza della storia alla mano) urgeva più che educaste i nostri soldati all'obiezione che all'obbedienza.
L'obiezione di questi 100 anni di storia I'han conosciuta troppo poco. L'obbedienza, per disgrazia loro e del mondo, I'han conosciuta anche troppo.
Scorriamo insieme la storia. Volta volta ci direte da che parte era la Patria, da che parte bisognava sparare, quando occorreva obbedire e quando occorreva obiettare .
1860. Un esercito di napoletani, imbottiti dell'idea di Patria, tentò di buttare a mare un pugno di briganti che assaliva la sua Patria. Fra quei brIganti c'erano diversi ufficiali napoletani disertori della loro Patria. Per l'appunto furono i briganti a vincere. Ora ognuno di loro ha in qualche pIazza d'Italia un monumento come eroe della Patria .
A 100 anni di distanza la storia si ripete: l'Europa è alle porte.
La Costituzione è pronta a riceverla: "L'Italia consente alle limitazioni di sovranità necessarie...". l nostri figli rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica. I nostri nipoti rideranno dell'Europa. Le divise dei soldati e dei cappellani militari le vedranno solo nei musei.


La guerra seguente 1866 fu un'altra aggressione. Anzi c'era stato un accordo con il popolo più attaccabrighe e guerrafondaio del mondo per aggredire l'Austria insieme.
Furono aggressioni certo le guerre ( 1867-1870) contro i Romani i quali non amavano molto la loro secolare Patria, tant'è vero che non la difesero. Ma non amavano molto neanche la loro nuova Patr-ia che li stava aggredendo, tant'è vero che non insorsero per facilitarne la vittoria. Il Gregorovius spiega nel suo diario: "L'insurrezione annunciata per oggi, è stata rinviata a causa della pioggia".
Nel 1898 il re "Buono" onorò della Gran Croce Militare il generale Bava Beccaris per i suoi meriti in una guerra che è bene ricordare. L'avversario era una folla di mendicanti che aspettavano la minestra davanti a un convento a Milano. Il generale li prese a colpi di cannone e di mortaio solo perché i ricchi (allora come oggi) esigevano il privilegio di non pagare le tasse. Volevano sostituire la tassa sulla polenta con qualcosa di peggio per i poveri e di meglio per loro. Ebbero quel che volevano. I morti furono 80, i feriti innumerevoli. Fra i soldati non ci fu né un ferito né un obiettore. Finito il servizio militare tornarono a casa a mangiar polenta. Poca perché era rincarata.
Eppure gli ufficiali seguitarono a farli gridare "Savoia" anche quando Ii portarono a aggredire due volte (1896 e 1935) un popolo pacifico e lontano che certo non minacciava i confini della nostra Patria. Era l'unico popolo nero che non fosse ancora appestato dalla peste del colonialismo europeo.
Quando si battono bianchi e neri siete coi bianchi? Non vi basta di imporci la Patria Italia? Volete imporci anche la Patria Razza Bianca? Siete di quel preti che leggono la Nazione? Stateci attenti perché quel giornale consIdera la vita di un bianco più che quella di 100 negri. Avete visto come ha messo in risalto l'uccisione di 60 bianchi nel Congo, dimenticando di descrivere la contemporanea immane strage di neri e di cercarne i mandanti qui in Europa.
Idem per la guerra di Libia .
Poi siamo al '14. L'Italia aggredì l'Austria con cui questa volta era alleata .
Battisti era un Patriota o un disertore? È un piccolo particolare che va chiarito se volete parlare di Patria. Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che fu poi ottenuto con 600.000 morti?
Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui ( 450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava non chiamava forse a una "inutile strage"? (l'espressione non è d'un vile obiettore di coscienza ma d'un Papa canonizzato).
Era nel '22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l'esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l'avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l'Obbedienza "cieca, pronta, assoluta" quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50 milioni di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina: riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra "Patria", quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondire il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa).

Nel '36, 50.000 italiani si trovarono imbarcati in una nuova infame aggressione: avevano avuto la cartolina di precetto per andar "volontari" a aggredire l'infelice popolo spagnolo.
Erano corsi in aiuto d'un generale traditore della sua Patria, ribelle al suo legittimo governo e al popolo suo sovrano. Coll'aiuto italiano e al prezzo di un milione e mezzo di morti riuscì a ottenere quello che volevano i ricchi: blocco dei salari e non dei prezzi, abolizione dello sciopero, del sindacato, dei partiti, d'ogni libertà civile e religiosa.
Ancor oggi, in sfida al resto del mondo, quel generale ribelle imprigiona, tortura, uccide (anzi garrota) chiunque sia reo d'aver difeso allora la Patria o di tentare di salvarla oggi. Senza l'obbedienza dei "volontari" Italiani tutto questo non sarebbe successo.
Se In quei tristi giorni non ci fossero stati degli italiani anche dall'altra parte, non potremmo alzar gli occhi davanti a uno spagnolo. Per l'appunto questi ultimi erano italiani ribellI e esuli dallo loro Patria. Gente che aveva obiettato .
Avete detto ai vostri soldatI che cosa devono fare se gli capita un generale tipo Franco? Gli avete detto che agli ufficiali disobbedienti al popolo loro sovrano non si deve obbedire?
Poi dal '39 in là fu una frana: I soldati italiani aggredirono una dopo l'altra altre sei Patrie che non avevano certo attentato alla loro (Albania, Francia. Grecia, Egitto, Jugoslavia, Russia).
Era una guerra che aveva per l'Italia due fronti. L'uno contro il sistema democratico. L'altro contro il sistema socialista. Erano e sono per ora i due sistemi politici più nobili che l'umanità si sia data.
L'uno rappresenta il più alto tentativo dell'umanità di dare, anche su questa terra, libertà e dignità umana ai poveri .
L'altro il più alto tentativo della umanità di dare, anche su questa terra, giustizia e eguaglianza ai poveri.


Non vi affannate a rispondere accusando l'uno o l'altro sistema dei loro vistosi difetti e errori. Sappiamo che son cose umane. Dite piuttosto cosa c'era di qua dal fronte. Senza dubbio Il peggior sistema politico che oppressori senza scrupoli abbiano mai potuto escogitare. Negazione d'ogni valore morale, di ogni libertà se non per i ricchi e per i malvagi. Negazione di ogni giustizia e d'ogni religione. Propaganda dell'odIo e sterminio d'innocenti. Fra gli altri lo sterminio degli ebrei (la Patria del Signore dispersa nel mondo e sofferente).
Che c'entrava la Patria con tutto questo? e che significato possono più avere le Patrie in guerra da che l'ultima guerra è stata un confronto di ideologie e non di Patrie?


Ma in questi cento anni di storia italiana c'e stata anche una guerra "gIusta" (se guerra giusta esiste) .L'unica che non fosse offesa delle altrui Patrie, ma difesa della nostra: la guerra partigiana.
Da un lato c'erano del civili, dall'altra dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall'altro soldati che avevano obiettato.
Quali dei due contendenti erano, secondo voi, "i ribelli", quali i "regolarI"?
È una nozione che urge chiarire quando si parla di Patria. Nel Congo p. es. quali sono i "ribelli"?
Poi per grazia di Dio la nostra Patria perse l'ingiusta guerra che aveva scatenato. Le Patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati.
Certo dobbiamo rispettarli. Erano infelici contadini o operai trasformati in aggressori dall'obbedienza milItare.

 

Quell'obbedienza militare che voi cappellani esaltate senza nemmeno un "distinguo" che vi riallacci alla parola di San Pietro "Si deve obbedire agli uomini o a Dio?". E intanto ingiuriate alcuni pochi coraggiosi che son finiti in carcere per fare come ha fatto San Pietro.
In molti paesi civili (in questo più civili del nostro) la legge li onora permettendo loro di servir la Patria in altra maniera. Chiedono di sacrificarsi per la Patria più degli altri, non meno. Non è colpa loro se in Italia non hanno altra scelta che di servirla oziando in prigione.
Del resto anche in Italia c'è una legge che riconosce un'obiezione dl coscienza. E proprio quel Concordato che voi volevate celebrare. Il suo terzo articolo consacra la fondamentale obiezione di coscienza del Vescovi e dei Preti.
In quanto agli altri obiettori, la Chiesa non si è ancora pronunziata né contro di loro né contro dl voi. La sentenza umana che li ha condannati dice solo che hanno disobbidito alla legge degli uomini, non che son vili. Chi vi autorizza a rincarare la dose? E poi a chiamarli vili non vi viene in mente che non s'è mai sentito dire che la viltà sia patrimonio di pochi, l'eroismo patrimonio dei più?
Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene.
Se ci dite che avete scelto la missione di cappellani per assistere feriti e moribondi, possiamo rispettare la vostra idea. Perfino Gandhi da giovane l'ha fatto. Più maturo condannò duramente questo suo errore giovanile. Avete letto la sua vita?
Ma se ci dite che il rifiuto di difendere se stesso e i suoi secondo l'esempio e il comandamento del Signore è "estraneo al comandamento cristiano dell'amore" allora non sapete di che Spirito siete! che lingua parlate? come potremo intendervi se usate le parole senza pesarle? se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete!
Auspichiamo dunque tutto il contrario di quel che voi auspicate: auspichiamo che abbia termine finalmente ogni discriminazione e ogni divisione di Patria di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si son sacrificati per i sacri ideali di Giustizia, Libertà, VerItà.
Rispettiamo la sofferenza e la morte, ma davanti ai giovani che ci
guardano non facciamo pericolose confusioni fra il bene e il male, fra la verità e l'errore, fra la morte di un aggressore e quella della sua vittima.
Se volete diciamo: preghiamo per quegli infelici che, avvelenati senza loro colpa da una propaganda d'odio, si son sacrifIcati per il solo malinteso ideale di Patria calpestando senza avvedersene ogni altro nobile Ideale umano .


Don Lorenzo Milani .