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gennaio 1965 - N° 28
COMUNITA' PARROCCHIALE DELL' ISOLOTTO - Firenze


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Il presente foglietto è interamente dedicato al problema della liturgia di fronte alla riforma che inizierà il 7 marzo p.v.
La "Regola di Taizé" che doveva seguire su questo numero, sarà riportata nel prossimo sommario
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IN CAMMINO....... La Nostra comunità di fronte alla Costituzione conciliare sulla liturgia.
-La nostra comunità di fronte alla riforma della liturgia.

DOCUMENTI..........Fondamenti teologici della costituzione sulla liturgia - da una conferenza tenuta da padre Vagaggini a Firenze il 4.1.1965
(Appunti)

COMUNIONE NELLA PAROLA Meditazioni sugli Atti degli Apostoli
IV parte: Il discorso di Pietro nella Pentecoste.
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LA NOSTRA COMUNITA' DI FRONTE ALLA COSTITUZIONE CONCILIARE SULLA LITURGIA.


"Con la Costituzione Conciliare sulla Sacra Liturgia, un' opera grandiosa che nessuno fino a pochi anni or sono avrebbe sognato, è giunta felicemente a compimento.
Una primavera, sbocciata sulla terra un mezzo secolo fa e fiorita ovunque con grande rigoglio, ha trovato il suo coronamento in una ricca messe. Un grande dono di Dio è stato posto nelle nostre mani, un dono di Dio, ma, nello stesso tempo, un'opera alla cui nascita e a11a cui formazione ha contribuito anche la mano dell'uomo; un'opera uscita dalle mani dell'uomo e tuttavia animata da quelle forze vitali che Dio ha donato alla sua chiesa". (dall'articolo di J.A.Jungmann del 1.2.1964."Un grande dono di Dio alla Chiesa" in una rivista liturgica pubblicata in Austria).

Questa esultanza di uno dei più grandi. animatori del movimnto liturgico, corrisponde perfettamente ai nostri sentimenti, perché l'orientamento missionario-liturgico che anche noi abbiamo portato avanti non senza sofferenza) in questi dieci anni di vita della nostra parrocchia), e di cui questi foglietti sono una eco, trova nella Costituzione liturgica un felice coronamento,un efficace completamento e una nuova spinta.
Infatti i principi ispiratori dell'orientamento pastorale cui aderivamo sono divenuti i principi ispiratori del Concilio e in particolare della Costituzione liturgica. E precisamente la visione della Chiesa come Sacramento, la visione della essenza della missione della Chiesa come efficace annunzio ed efficace ripresentazione ed attuazione dalla Storia dalla Salvezza, incontrata nel mistero dalla Morte e della Resurrezione di Cristo, e, infine, la visione della liturgia come "culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua efficacia".

Per quali tappe si e giunti a questa felice fruttificazione?

La storia del movimento liturgico sarà prossimamente oggetto di una nostra attenzione particolare. Qui ci basta inquadrare la Costituzione liturgica nello spirito essenziale del cammino sul quale Dio ha guidato la sua Chiesa.

In primo luogo va detto che a fondamento di tutta la storia della Chiesa degli ultimi tempi c'è una forte spinta missionaria, da cui anche noi ci siamo sentiti profondamente investiti e che va riconosciuta come puro dono dello Spirito.
La spinta missionaria ha condotto la Chiesa a riscoprire e ripresentare al mondo una immagine di sé più autenticamente configurata a quella di Cristo; una immagine che, come quella di Gesù, scaturisce direttamente e primariamente dalla pienezza dello Spirito che è in Lei, essendo essa la Sposa di Cristo; una immagine finalmente liberata da un certo offuscamento dovuto al non autentico prevalere di aspetti validissimi ed indispensabili ma subordinati.

La visione missionaria della Chiesa, pur senza rifiutare nessuna verità cattolica acquisita, è centrata sull'aspetto dinamico e sacramentale.della Chiesa, cioè sulla missione di rendere efficace testimonianza allo Spirito.
"Dal costato di Cristo morente sulla croce e scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa" - art.5 della Costituzione liturgica.
Le conseguenze che ha portato questa centralità dell'aspetto sacramentale della Chiesa sono incalcolabili.

Se la missione essenziale della Chiesa è quella di essere testimone, cioè strumento evidente, chiaro ed efficace dello Spirito, allora l'esistenza e l'attività della Chiesa devono essere ordinate in modo tale che non si possano facilmente né misurare né giustificare attraverso il metro naturale che si fonda su elementi quali la saldezza giuridica, la ricchezza, la potenza istituzionale, l'organizzazione, la diplomazia, ecc.
Come potrebbero, infatti, gli uomini essere invitati a vedere nella Chiesa l'azione dello Spirito, se di fronte ad essa le cose prime o più evidenti che li colpissero fossero questi elementi naturali di misura?
Allora se l'aspetto istituzionale, giuridico, organizzativo dalla Chiesa prendesse troppo campo o addirittura prendesse il sopravvento (anche solo apparentemente) dovrà essere ansia dei cristiani
quella di ricercarne una purificazione intima ed esteriore che restituisca alla Chiesa il suo vero volto.
Questo è ciò che è avvenuto e sta avvenendo sotto l'azione della spinta missionaria.

La visione missionaria della Chiesa tende, infatti, a sanare una specie di frattura fra l'aspetto giuridico ed istituzionale, sul quale era finora posto l'accento, e l'aspetto sacramentale che di conseguenza rimaneva in penombra.
In tal modo si avviano al risanamento le altre fratture storiche, fra Vescovi e Papa, fra clero e laici, fra fede e sacramenti, fra Bibbia-Liturgia e vita, fra Chiesa cattolica e altre Chiese, fra Chiesa e mondo. In particolare si sana le fratture fra clero e laici, fra fede e vita, fra Chiesa e mondo.
Dal momento infatti che la missione della Chiesa è posta principalmente nel rendere efficace testimonianza al "vivente", ecco il bisogno di rendere al massimo evidente (nel senso che è possibile a un "mistero"), luminosa e pura, la relazione vitale di comunione amorosa, di reciproca donazione, di vicendevole fiducia e accoglimento che c'è fra Cristo e la Chiesa. La Chiesa insomma appare meglio a se stessa e al mondo come la Sposa che partecipa nella realtà visibile, alla Incarnazione, alla Passione e alla Morte del suo "Sposo di sangue" e che attende fiduciosa il verificarsi in Lei della Resurrezione e della glorificazione di Lui.

Ma questa essenza e questa esigenza più grande di partecipazione "nuziale" alla vita e alla missione dello Sposo, proprio perché deve essere al massimo manifesta, implica, per tutta la Chiesa, senza esclusione di alcun membro, una comunione significativa con Lui presente nei sacri segni della Sua parola e dei Suoi sacramenti, cioè nei Sacri Segni della Liturgia.
E' così che tutti i membri della chiesa sono chiamati a questa comunione significativa o, in altri termini, a questa partecipazione attiva alla liturgia.
La partecipazione attiva di tutta la Chiesa alla liturgia, e il frutto più limpido di una rinnovata coscienza della comunione nuziale, quindi totale e attuale, fisica e spirituale, con Cristo uomo-Dio.
La partecipazione attiva, a sua volta, proprio perché non è un fatto meccanico, ma è comunione vitale con Cristo presente nei Sacri Segni della Liturgia (parola e sacramenti), partendo da questa penetra in tutti gli aspetti della vita. La partecipazione attiva alla Liturgia genera, illumina, vivifica, sospinge e attrae a sé ogni comunione con i fratelli nella fede, con tutti gli uomini, col cosmo intero, poiché tutto è ormai racchiuso nell'amplesso dell'uomo-Dio, cioè dello Sposo innalzato da terra.

Ecco dunque in sintesi lo tappe dell' ammirevole cammino sul quale Dio ha condotto la Chiesa negli ultimi tempi:

-Spinta missionaria; - riscoperta (nel senso .di ripresa) del primato assoluto ed essenziale dell'aspetto sacramentale della Chiesa.
-Comprensione della liturgia, come significativa ed efficace comunione e partecipazione nuziale di tutta la Chiesa alla vita e alla missione di Cristo.

-Ricollocamento della liturgia al centro della vita della Chiesa, coma culmine e coma fonte da cui nascono e a cui sono ordinati sia tutti gli altri aspetti della Chiesa (compreso l'ordinamento gerarchico, l'ordinamento giuridico, la distinzione di compi ti e di funzioni), che tutte le altre attività (compresa quella di insegnamento e di governo).

-Risanamento delle fratture avvenute sia all'interno della Chiesa sia fra la Chiesa e il mondo, e in particolar modo sanamento della terribile frattura fra fede, liturgia e vita.

Possiamo dire lealmente che queste sono anche le tappe del cammino sul quale Dio ha condotto la nostra comunità, nonostante la nostra inerzia, ritrosia e infedeltà ricorrenti.

La nostra comunità, si.può dire che è nata ed ha vissuto unicamente come frutto e coma esigenza di partecipazione attiva alla Liturgia (intesa nel senso che abbiamo già detto).
La progressiva valorizzazione della liturgia ha in pratica coinciso per noi con un progressivo spogliamento di finalità, mezzi, interessi, presunzioni, schemi e attivismi clericali.
Potremo esser giudicati come disobbedienti, radicali e presuntuosi; nulla di ciò ci stupisce, perché lo siamo veramente e ringraziamo tutti coloro che ce lo ricordano. Ma, convinti del primato della liturgia, come accettare forme associative, tessere, ordinamenti e finalità che suppliscono e offuscano la comunione ecclesiale-liturgica, l'ordinamento ecclesiale-liturgico, la consacrazione personale-liturgica e la finalità liturgica?

Abbiamo dunque cercato di evitare ogni caratterizzazione della nostra comunità che offuscasse il primato di questa derivazione liturgica ed ogni finalizzazione di valori che anche minimamente ostacolasse la primaria finalità liturgica. Siamo stati rialzati continuamente dalla nostra profonda insincerità che c'induceva a interpretare la fede coma baluardo difensivo atto a proteggerci dalla realtà deludente e dolorosa della vita; di interpretare la carità come onesta misura di una generosità atta ad appagare la coscienza; di interpretare la speranza come nobile, in verità comoda, fuga da un mondo irrimediabilmente nemico; quindi di interpretare la liturgia come una evasione dalla realtà, cioè coma meccanica risoluzione dei problemi e delle inimicizie che angustiano l'uomo o delle impossibilità- che lo deprimono.
Siamo stati condotti a fare della Parola. di Dio come il nostro pane quotidiano e il motivo primo dei nostri incontri. Siamo stati condotti a racchiudere unicamente e radicalmente nella unione liturgica con Cristo la realtà concreta della nostra vita e della nostra unione fra noi e con gli altri.
Infine, per esprimere e maturare la nostra fede nella efficacia della comunione nuziale col Risorto da morte e la nostra speranza nel suo ritorno glorioso, siamo stati condotti ad accettare di morire lealmente e continuamente, insieme a tutti gli uomini, s}; specialmente insieme ai più abbandonati e ai più diseredati che Dio ha messo sul nostro cammino, nelle vicende di ogni giorno, nel rischio e nella incertezza di ogni tentativo, nella sofferenza e nel martirio del parto di ogni realtà e di ogni progresso, nella difficile constatazione dalla inutilità di ogni adagiamento e di ogni sosta.

Ora la Chiesa ci invita, attraverso il Concilio, a dilatare in profondità ed estensione questa aria primaverile che Dio ci ha dato di respirare. E noi accogliamo con entusiasmo, anche se con trepidazione, questo invito.
La Costituzione liturgica, insieme alle altre costituzioni, sarà oggetto della nostra meditazione e del nostro approfondimento.

La riforma liturgica o il movimento di opinione pubblica che la accompagnerà, sarà lo strumento e l'occasione provvidenziale per estendere, più vastamente possibile, nella parrocchia lo spirito missionario e liturgico e per svegliare noi e gli altri dalla indifferenza.
 



LA NOSTRA COMUNITA' DI FRONTE ALLA RIFORMA DELLA LITURGIA. ===============================================


L'impegno comune

A seguito della decisione presa nella riunione plenaria dei gruppi della parrocchia, l'approfondimento del tema liturgico sarà realizzato in relazione diretta alla catechesi liturgica, cioè come preparazione comunitaria della catechesi da farsi sia durante la Messa, sia durante le riunioni di catechismo per i fanciulli, sia nei contatti personali.

La catechesi liturgica avrà due fasi: la prima sarà diretta a spiegare la riforma liturgica e a preparare le modificazioni che andranno in vigore i1 7 di marzo; la seconda fase, di durata imprevedibile, sarà diretta sia a maturare e diffondere lo spirito liturgico, sia a trarre tutte quelle conseguenze pratiche che tale spirito richiederà.

Per decisione comune, ogni giovedì continueremo le riunioni plenarie durante le quali si cercherà di stabilire e approfondire le linea essenziali della catechesi liturgica, secondo il programma, già fatto per la prima fase e da stabilirsi per la seconda.

Ciò avverrà col contributo di tutti e in particolare di alcuni di noi che volta per volta si prepareranno in modo speciale.

Si è deciso anche di stampare ogni settimana un foglietto da distribuire a tutto il popolo, contenente i momenti più significativi della catcchesi. Il primo di tali foglietti, che è stasto distribuito domenica scorsa, è qui unito.


Il programma

1) Una liturgia rinnovata per un nuovo popolo di Dio.

2) Il popolo cristiano non è più un popolo di "spettatori", ma di persone che si sentono "responsabili" della vita e .della missione della Chiesa.
(Principi della partecipazione attiva: unità fondamentale del popolo di Dio, sacerdozio comune di tutti i fedcli, corresponsabilità in tutta la vita e la missione della Chiesa, partecipazione attiva alla liturgia).

3) Perché finora i preti si consideravano quasi gli unici responsabili della vita della Chiesa e invece i laici erano come ospiti, spettatori o, peggio, clienti?
(La situazione attuale di fronte all'ideale presentato al punto 2.
Nella mentalità comune "la Chiesa" sono i sacerdoti, i Vescovi, il Papa:
a - Nel governo della Chiesa;
b - Nella predicazione del Vangelo, cioè nell'insegnamento della verità;
c - Nel culto di Dio e nella santificazione dagli uomini;
Come si è giunti a questa mentalità comune)

4) Partecipare attivamente alla liturgia è da bigotti?
(In che modo il popolo cristiano è chiamato a partecipare alla liturgia).

5) La liturgia è una cosa viva perché è l'incontro del "Dio vivo" con il suo popolo fatto di "persone vive".
(Principi dall'adattamento della liturgia, alla cultura, alla lingua, alla esigenze, alle tradizioni, ai gusti dei vari popoli e delle varie epoche).

6) Una liturgia viva esiga una lingua viva.
(Applicazione delle cose dette al punto 5 in particolare al problema della introduzione della lingua volgare).



La bibliografia

LA SACRA LITURGIA RINNOVATA DAL CONCILIO, ElLe dici, Aut ori vari
in particolare:
-Articolo genErale di Jungmann pag. 15-21
-Articolo sulla partccipazione attiva (Barauna) pag. 135-197
-Articolo sul sacerdozio dei fedeli come
fondamento teologico dalla partecipazione
attiva (Da Castro) pag. 201-227
-Articolo di Vagaggini pag. 88-96
Indice analitico "Partecipazione attiva" pag. 687

IL SENSO TEOLOGICO DELLA LITURGIA, Paoline, Vagaggini
(scritto nel 1957)

in particolare:
- La partecipazione attiva méta della pastorale liturgica, 648- 659
-La liturgia come incontro col Dio vivo pag. 17 -29 17-29
-"Partecipazione attiva" nell1indice analitico" 756
-La questione della lingua liturgica" 713-719

TESTO DELLA COSTITUZIONE CONCILIARE LITURGICA:


TESTO DELL'ISTRUZIONE PER L'ESATTA APPLICAZIONE DELLLA COSTITUZIONE  E CONFERENZA DEL PADRE VAGAGGINI RIPORTATA SU QUESTO FOGLIETTO