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RELAZIONE A UN CONVEGNO PROVINCIALE

DEI CAPI DELL’ASCI. 1963

 

RAPPORTO TRA PARROCCHIA E ASSOCIAZIONE SCOUTISTICA

 

 

Dovendo parlare del rapporto tra Parrocchia e Scoutismo il discorso si fa molto più profondo e molto più serio di quello che si possa pensare. Infatti non possiamo considerare la parrocchia nei limiti nei quali comunemente ci appare: cioè solo da un punto di vista istituzionale.

Tale visione sarebbe se non falsa, certo parziale. Per cui considerando solo questo lato e ponendo di conseguenza l’accento su questo si avrebbe una visione falsa della parrocchia. Per capire cosa è la Parrocchia essa va considerata nel suo essere Chiesa.

E Quindi non si può fare un discorso sulla Chiesa, perché la Parrocchia è parte della Chiesa. Questo potrebbe sembrare uno spostare il problema. Ma non è spostare il problema, anzi è vederlo nella sua completezza.

Oggi la Chiesa sta vivendo un periodo di ripensamento di tutti i valori che Cristo ha depositato in Lei. Tale ripensamento ha seguito le varie tappe, ormai conosciute del rinnovamento liturgico, biblico, pastorale e del nuovo dialogo con gli acattolici e col mondo; ha ricevuto, come si sa, una enorme spinta sotto il pontificato di Giovanni XXIII ed è stato ormai consacrato dal Concilio.

Questo ripensamento, certamente causato da una tensione missionaria prodotta da Dio, è stato occasionato dal fenomeno cosiddetto della scristianizzazione. E per scristianizzazione non s’intende solo l’abbandono della pratica religiosa, della diserzione dalla Chiesa e quindi dell’allontanamento da Dio da parte dei Cristiani, ma anche della nuova scoperta del mondo, nel quale la Chiesa prende coscienza di trovarsi in esigua minoranza.

Questo fenomeno di scristianizzazione è un fatto importante, poiché servendosi di questo Dio ha posto la Chiesa di fronte alla sua missione e l’ha spinta a ritrovare il suo permanente significato nel mondo.

Questo nuovo spirito di apertura si è fatto sentire così forte nella Chiesa (e il Concilio con i temi sull'Episcopato, sulla Coscienza, ecc...) che ha indotto gli impreparati a pensare a un rinnegamento del passato. No, la Chiesa non rinnega la sua esperienza passata ma, mossa dallo Spirito, continua il suo cammino perché essa è Cristo per gli uomini di oggi e l’ha spinta a convertire un atteggiamento di difesa  in un atteggiamento di missione aperta.

 

Il Cristianesimo si trova allora di fronte a due pericoli da evitare. Ambedue i pericoli derivano dal non tener conto che tale spinta missionaria è dono dello Spirito e ambedue mettono in evidenza una mancanza di fiducia. 

Infatti, mancando di fiducia, ci si preoccupa troppo dei risultati immediati ed evidenti, cosicché si finisce per attuare una missione a carattere attivistico o a carattere distruttivo e quindi si perde il senso divino della storia nella quale Dio è presente e agisce continuando il Mistero Pasquale,proprio attraverso la Chiesa. Il genuino senso missionario sembra essere quello definito da Giovanni XXIII ed ereditato da Paolo VI, che invitava e invita la Chiesa, consapevole di essere la Sposa di Cristo, a rinnovare il suo volto. Ciò significa rinnovare la propria fede, cioè la propria fiducia e la propria fedeltà: allo Sposo, in modo da essere, come Lui, segno efficace di speranza e di amore per l’umanità.

Ci sono infatti intere masse di uomini poveri, diseredati, oppressi; ci sono interi popoli affamati, sottosviluppati che stranamente, in questi ultimi tempi, hanno mostrato di non comprendere la significazione dell’Amore di Dio fatta dalla Chiesa. Eppure il messaggio evangelico sembra Essere indirizzato particolarmente a loro e l'Amore di Dio sembra ravvolgerli di un8 predilezione speciale.

Questo scandalo della incomprensione e dell’abbandono della Chiesa da parte dei poveri può trovare molte opportune giustificazioni alle quali sarebbe falso e ingiusto fermarsi.

La Chiesa, Sposa del Cristo, non può non soffrire,insieme allo Sposo di questa dolorosa incomprensione dei suoi figli più cari. Essa non può non impegnarsi totalmente in un rinnovamento del suo volto, in modo che questo sia una più pura e più chiara significazione dell’Amore di Dio e in modo che il mondo sia di nuovo invitato a riconoscere tale amore.

 

Quindi tutto il processo di rinnovamento della Chiesa è un processo che deve condurre alla genuinità della Missione, anzi coronarsi e riassumersi in essa.

L’atteggiamento più genuinamente missionario si differenzia da quello che può essere un atteggiamento di conservazione e di difesa, in quanto pone l’accento sugli aspetti più specificamente missionari, quali:

1)La coscienza particolarmente viva da parte della Chiesa di essere non solo la ripetitrice dell’opera di Cristo, ma la sua vera continuazione, quindi una coscienza di essere insieme a Cristo la mediatrice della salvezza;

2)una accentuazione dell’aspetto comunitario in tutti i momenti della vita ecclesiale;

3)una immersione della Chiesa nella realtà umana, in modo da poter offrire il "Messaggio della Salvezza" nel modo più pieno di amore e quindi più comprensibile per l’uomo da evangelizzare;

4)Una scelta di fronte ai mezzi nello spirito della Rivelazione.

La rivelazione ha sempre offerto la potenza salvatrice dello Spirito attraverso la scelta positiva di ciò che è debole, l’efficacia risolutiva dello Spirito attraverso ciò che è umanamente infecondo, la forza vivificatrice dello Spirito attraverso la scelta positiva della morte.

5)Una scelta dei metodi più rispettosi dell’uomo,della sua personalità, della sua ricerca, affinché di fronte alla Salvezza di Dio,proposta dalli Chiesa, l’uomo sia reso capace di scegliere il più liberamente possibile.

Tutto quanto si è detto sopra della Chiesa può e deve esser detto della Parrocchia. Per cui la Parrocchia,come comunità di credenti, deve tendere a di venire una comunità missionaria.

 

Deriva da questo il fatto che la parrocchia non può essere considerata Ente promotore alla stregua di altri enti, poiché l’aspetto istituzionale deve cedere il passo, nella importanza primaria, all’aspetto spirituale, profetico, escatologico; per cui il rapporto tra i membri dell’Asci e in particolare tra i capi e la parrocchia dovrebbe trasferirsi dal livello istituzionale a un livello diverso che è difficile precisare e definire, ma che dovrà invece essere il frutto di una maturazione dovuta alla esperienza pratica.

Sebbene questo rapporto sia, come si è detto, difficile definire al momento attuale, però se ne possono dare alcune indicazioni che ci sono suggerite dalla esperienza che già abbiamo fatto nella nostra parrocchia:

1)se è vero che la parrocchia deve tendere a formare nei suoi membri una coscienza particolarmente viva della immedesimazione a Cristo e quindi della missione di mediazione, allora sembra che il compito primo del movimento scoutistico, in relazione alla parrocchia, sia quello di favorire nei suoi membri la maturazione di questa coscienza, specialmente attraverso la partecipazione alla liturgia e la meditazione della scrittura.

2)se è vero che la parrocchia deve tendere a divenire una comunità di credenti, legati dalla coscienza di essere l’unico Corpo vivo di Cristo, anche lo scoutismo, in relazione alla parrocchia,deve prospettarsi, come finalità prima, la tensione verso la realizzazione pratica di questa vita comunitaria. Ciò porterà delle difficoltà dovute specialmente alla tentazione di rinchiudersi e di separasi. Donde la necessità di integrare gli aspetti su accennati con altri che ne derivano immancabilmente.

3)La parrocchia infatti deve tendere a divenire non solo una comunità, ma una comunità inserita nella realtà umana, poiché senza questo inserimento non si può realizzare la mediazione progettata da DIO per la salvezza.

 

L’Incarnazione di Cristo è esemplare perfetto della mediazione della Chiesa, oltre che esserne il fondamento. In questo caso lo Scoutismo potrebbe offrirsi proprio come spazio umano, aperto a tutti, praticanti e non praticanti, direi addirittura credenti e non credenti, nel quale spazio i membri di questa comunità di credenti che è la Parrocchia, vivano la propria missione di annunzio e di testimonianza, con piena responsabilità e autonomia di laici adulti.

Sembrerebbe quindi estremamente opportuno che l’associazione scoutistica non si limitasse ad accogliere nelle sue file solo i praticanti o addirittura i credenti, ma tutti "gli uomini di buona volontà".

Ciò pone dei problemi di carattere statutario, perché lo scoutismo in Italia, è una associazione cattolica. Le dif-ficoltà che si intravedono, anche se oggi impongono dei limiti, non devono considerarsi definitivamente insormontabili, poiché i regolamenti sono per gli uomini e non gli uomini per i regolamenti e inoltre perché, solo tenendo lo sguardo rivolto verso prospettive sempre più ideali, si può realizzare una vera prontezza agli appelli che Dio ci rivolge attraverso le modificazioni imposte dagli avvenimenti e dalla storia.

4) Inoltre un quarto aspetto della relazione tra scoutismo e parrocchia, vista sempre in questa prospettiva missionaria, può trovare una positiva realizzazione pratica e attuale, tenendo conto specialmente della spiritualità del cammino che è come l’apice formativo di tutto il movimento scout e al tempo stesso è anche uno dei fondamenti della spiritualità missionaria della comunità parrocchiale. L’attività della Parrocchia, se vuole orientarsi verso quelle prospettive missionarie di cui si parlava all’inizio, occorre si distacchi da un imborghesimento di metodi, di iniziative e di mezzi, che ha preso tanto campo in tempi non molto remoti. Lo scoutismo può aiutarla molto in questo.

5) Anche un quinto aspetto della relazione tra parrocchia e Scoutismo può essere trovato in una comune volontà di scelta dei metodi più rispettosi dell’uomo, della sua personalità e della sua ricerca della verità.

La Chiesa infatti non è più ormai sulle note posizioni di intransigenza che tanto hanno fatto soffrire gli uomini nei tempi passati, ma attraverso il Concilio sta aprendosi a una nuova considerazione e a un nuovo rispetto della coscienza soggettiva dell’uomo. È di questi giorni la discussione del paragrafo sulla libertà religiosa, che fa parte dello schema "De Ecclesia". Occorre che il movimento scout ritrovi nel suo intimo e nelle sue costituzioni questo valore di libertà e di democraticità per spingere e stimolare l’ambiente cristiano e portarlo sul piano indicato dal Concilio.