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Firenze, 12 Gennaio 1963

 

AGLI OPERAI DELLA F.I.V.R.E.

 

 

La grave ingiustizia che voi avete subito pone alla nostra coscienza di sacerdoti problemi di ordine morale e spirituale, per cui crediamo che sia nostro dovere intervenire ed essere con Voi nella Vostra giusta lotta .

 

Se ai bassi salari, al lavoro notturno mal pagato alle cattive condizioni igieniche, aggiungiamo quest’ultimo fatto: il licenziamento di 150 di Voi, si ha la prova inconfutabile della "condizione operaia": quella condizione, cioè, che fa della classe operaia la classe oppressa e diseredata.

 

Noi sacerdoti, in cura d’anime, valutiamo tutta l’ingiustizia e la violenza disumanizzante di questi provvedimenti, che si tenta di ridurre ad un “episodio normale di fisiologia economica” (comunicato della Confindustria - LA NAZIoNE 6/1/1963).

 

La nostra coscienza di pastori non ci permette di accettare una tale terminologia, che in questo caso vorrebbe giustificare la grave decisione, dettata da una concezione materialistica della economia e del rapporto di lavoro.

 

È lo stesso che affermare che le leggi economiche sono sacre e intoccabili e il profitto è l’unico o il principale scopo dell’attività economica.

 

Perciò la Vostra lotta e prima di tutto una affermazione di valori morali e cristiani.

Voi state anticipando, come gli operai che prima di Voi hanno condotto queste lotte, la civiltà di domani.

Voi rifiutate giustamente il benestare ad un mondo che è così bene stabilito nel disordine da sembrare un mondo normale.

 

Noi sacerdoti siamo con Voi nel porre le inderogabili esigenze di una civiltà del lavoro. In una tale civiltà l’uomo è il pilota e il fine della proprietà, del lavoro e della produzione.

 

Queste sono le leggi fondamentali della natura e dello spirito, non la legge del profitto.

Quando in una impresa il capitale ha impegnato pochi milioni e dopo 10 anni “l’affare ha un valore di miliardi e questi miliardi appartengono completamente ed esclusivamente al pitale in quanto tale, si ha la prova non tanto dell’avarizia delle persone, quanto piuttosto della perversione delle istituzioni.

 

Lo avete dimostrato con la conferenza di produzione del 4/1/1963 in Palazzo Vecchio.

Mentre attualmente il vostro stipendio medio non supera, anche con il lavoro notturno, le 60.000 lire, da questa conferenza risulta che la Società FIVRE costituita il 30/3/1932 con capitale di lire 10.000, lo ha portato a due miliardi, alla data del 30/4/1959. Che il valore degli impianti è aumentato dai 249.904.000 del 1952 ai 2.720.352.000 del 1960. Che i dividendi

distribuiti dal 1952 al 1960 sono lire 737.350.000 e che il fatturato degli ultimi anni è lire 3.081.300.001 del 1959 e lire 4.503.400.000 del 1960 e quindi in completa espansione. Mentre invece, ripetiamo, il Vostro stipendio rimane fisso alle 50/60.000 lire al mese.

 

Questa fecondità del danaro per cui il capitale genera il profitto e il profitto moltiplica il capitale, mentre rimane immutabile la condizione del proletario, non è altro che “l’usura” dei tempi moderni, la quale attira su di sé la condanna della Chiesa come “l’usura” dei tempi passati.

 

Con la Vostra lotta Voi obbligate la Società a prendere coscienza di questi due valori fondamentali: il primo che al centro dell’economia c’e l’uomo e che il fine del lavoro è prima di tutto di affermare la regalità dell’uomo e dello spirito; il secondo che l’Impresa non è una società come tutte le altre ma è la Società incarnata in un’Associazione umana, al punto che può perdere i suoi diritti se questa associazione si divide.

 

D’altra parte porre la rivendicazione di una economia umana è porre necessariamente la rivendicazione di una Società senza classi. Una società cioè in cui ci sia un pluralismo di funzioni e di servizi e non la diversità e la permanenza delle classi.

 

Noi non vi parliamo nella veste di economisti ma nella veste di sacerdoti e di pastori di anime traendo ispirazione e insegnamento dei documenti (che anche a Voi inviamo) della Gerarchia e cioè dei Papi e dei nostri Vescovi. D’altra parte, siccome il capitalismo, il salariato, il profitto sono dei sistemi tecnici di produzione, di remunerazione e di proprietà, solo cambiando le strutture si può porre le basi per costruire una Società più giusta.

 

È quindi con la Vostra lotta che si può raggiungere questo scopo.

Noi Vi offriamo la forza religiosa di un cristianesimo che abbiamo appreso e amato nella preghiera e a contatto con i poveri e gli uomini sofferenti.

 

Altri considerano la Vostra lotta un attentato all’ordine costituito e le nostre parole progetti di sognatori. E invece questo nostro incontro è il segno della verità perché è la prova della presenza di Cristo.

 

 

Firmato:

Sac. Borghi Bruno

Sac. Gomiti Sergio

Sac. Innocenti Renzo

Sac. Mazzi Enzo

Sac. Rossi Renzo