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ITINERARIO 1961
Spero che nessuno si aspetti un resoconto dei successi del gruppo. E’
ovvio che non esistono frutti evidenti del nostro stare insieme, anzi,
la vita del nostro gruppo appare a volte, pericolosamente, impegno di
pochi. Eppure è naturale che in una Comunità non vengano unificati gli
impegni. Ognuno di noi sa che nella propria vita di tutti i giorni,
nel lavoro, nella scuola, c’è materia per un impegno totale; per cui
ciascuno portando se stesso nel gruppo, vi inserisce tutto ciò che
egli vive ed ama. Così il gruppo si rivela come lo strumento
attraverso il quale il mondo (il piccolo mondo di ognuno) viene
immerso nella Chiesa e in Dio, e al tempo stesso Dio e la Chiesa
vengono inseriti nel mondo.
Dunque appena passate le soglie del 1962, volgiamoci un attimo
indietro per osservare ciò che è stato fatto (e perché no anche ciò
che non e stato fatto), dalla nostra comunità, nello scorso anno.
Innanzi a tutto, i due ritiri sono stati il centro di un anno intero
di meditazione e di lavoro.
Nel primo ritiro abbiamo insistito molto sull’ “apertura” come
completa disponibilità a Dio attraverso la Chiesa. Concetto chiaro per
tutti, ma così terribilmente difficile da sperimentare. Si è dato alla
parola “apertura” il significato di disponibilità e di comunione
intimamente completa coi fratelli, nella comunità che è la Chiesa. E
ci sono stati anche dei tentativi di realizzazione.
Abbiamo visto come questo rendersi disponibili non sia che preghiera.
Il secondo ritiro, quello di novembre, e stato impostato su tre temi
di importanza fondamentale per la nostra comunità: il rapporto fra il
gruppo e la Chiesa, fra il gruppo e il mondo e fra noi, nel gruppo.
Ancora, consci dell’indispensabilità per noi della più grande
chiarezza possibile in relazione a questi tre argomenti, che
costituiscono il fondamento del mistero della vita cristiana,
continuiamo ad approfondirli nelle nostre riunioni settimanali.
Siamo penetrati ancora maggiormente nella Sacra Scrittura, scoprendo
via via il disegno di Dio nei libri di Giosuè, dei Giudici, dei Re,
dei Profeti. Ci siamo resi conto, in maniera ancora più grande, che
non possiamo ormai fare a meno della comunione col Verbo fatto parola
umana, parola di vita; come non possiamo privarci della comunione col
Verbo fatto carne. Immancabilmente la nostra esistenza dovrà cercare,
e troverà, nella Sacra Scrittura, l’atmosfera ideale, mediante la
quale potrà tendere a divenire sempre più vita di fede, scindendosi
definitivamente dall’atmosfera pagana e materialista verso cui
naturalmente si trascinerebbe.
E’ perciò motivo di gioia per noi l’aver potuto metterci a
disposizione-dei poliomielitici, perché non solo abbiamo dato loro la
possibilità di trascorrere una giornata ogni mese in compagnia e in
allegria (il che indubbiamente sarebbe troppo poco, perché abbiamo
scoperto che ben altre e più grandi sono le loro esigenze: amicizia,
amore, giustizia, fiducia ) ma avvicinandoli abbiamo potuto entrare,
soprattutto, in rapporti di comunione che ci hanno dato la possibilità
di ricevere
la ricchezza della loro esperienza umana nata dal contatto vivo con la
sofferenza, e di donare la nostra piccola esperienza di credenti.
Altro momento dell’anno passato è stato l’arrivo del quarto bimbo,
Antonio, che ha contribuito efficacemente a rafforzare la testimonianza
della fede nella Paternità di Dio e nella Maternità della Chiesa, che,
attraverso la famiglia, il gruppo ha cercato di portare avanti nel
migliore dei modi.
C’e stato inoltre l’inserimento nella Comunità di “nuove forze” che, nei
limiti delle loro possibilità, hanno cercato di fondersi con chi già ne
faceva parte, e ci sono state purtroppo anche delle defezioni. Da qui si
torna a considerare l’importanza della fedeltà nel tentativo di adeguare
le proprie azioni allo spirito che si dona, al cuore che ama, affinché
tutta la nostra persona tenda all’unità: nella preghiera, nella gioia,
nella carità.
Un altro fatto molto interessante, avvenuto lo scorso anno, è stata la
conoscenza (per mezzo di recensioni letterarie o relazioni, operate da
elementi stessi del gruppo) di uomini, opere ed esperienze.
Continuando ella nostra carrellata, possiamo dire di un’altra esperienza
(molto bella, sebbene non del tutto positiva): l’incontro con i giovani
dì altre parrocchie, all’inizio di luglio. Dinanzi a problemi dì aspetto
fondamentale nella vita del cristiano, i colloqui si sono limitati un
po’ all’aspetto esteriore, scheletrico, senza approfondire i concetti
essenziali. In ogni caso, questi contatti con altri gruppi esistenti
nella città, ci auguriamo che siano continuati ed intensificati nel
futuro, in modo da mettere in comune tutto ciò che vi è di buono nelle
varie autonomie.
Così e già in corso un avvicinamento al “Cenacolo”, che forse, e lo
speriamo tutti, potrà dare, a noi e a coloro che stiamo conoscendo, dei
frutti non indifferenti.
Già che siamo in argomento, è opportuno rivedere in questo quasi intatto
1962 i nostri rapporti con il gruppo di S. Antonio al Romito e, caso
mai, riprendere con impegno e decisione ciò che si era iniziato a fare
nel 1960.
Un
altro avvenimento importante (che però non può dare, è ovvio,
immediatamente i suoi frutti) è stato l’inserimento di un paio di
fratelli nell’attività scoutistica, già funzionante all'Isolotto. Si può
parlare (appunto con un frasario “scout”) di “trapasso delle nozioni”.
L’espressione può forse sembrare un po’ vaga, ma l’importante è che tra
il gruppo ed il Riparto Scout si verifichi una specie di reazione...
osmotica.
E’ bene ricordarci anche di un altro impegno, quello cioè di inquadrare
da parte del gruppo la situazione, almeno locale, dell’infanzia
abbandonata (orfani, figli illegittimi ecc.) e protetta unicamente dalle
attuali e varie Istituzioni o Enti Assistenza; situazione quasi del
tutto sconosciuta per la maggior parte di noi. Dopo un primo tentativo
di lavoro a questo scopo, limitato alla parte statistico-tecnica, non
siamo andati più in là. Teniamoci dunque pronti per questo ‘62 anche se
l’impresa non si presenta semplice. Ciò sia semmai di sprone ad
impegnarci di più, magari su di un piano più individuale, come qualcuno
ha già fatto.
L'augurio migliore, per noi tutti, sia che l’anno nuovo possa vederci
collettivamente e individualmente impegnati e disponibili (e notate il
contrasto fra quei due termini) nella maniera più ampia possibile,
affinché tutto ciò che, in grazia della Provvidenza divina riusciremo a
fare, sia solo e unicamente a lode di Dio.
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