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     Si riproducono, oltre alla testata, le pagine 4 e 5 del documento “Comunità in cammino” del gennaio 1961 perché riporta il percorso che il “Gruppo del Giovedì” ha attuato nel 1960.

   
   

 

 

                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ITINERARIO 1961

 

Spero che nessuno si aspetti un resoconto dei successi del gruppo. E’ ovvio che non esistono frutti evidenti del nostro stare insieme, anzi, la vita del nostro gruppo appare a volte, pericolosamente, impegno di pochi. Eppure è naturale che in una Comunità non vengano unificati gli impegni. Ognuno di noi sa che nella propria vita di tutti i giorni, nel lavoro, nella scuola, c’è materia per un impegno totale; per cui ciascuno portando se stesso nel gruppo, vi inserisce tutto ciò che egli vive ed ama. Così il gruppo si rivela come lo strumento attraverso il quale il mondo (il piccolo mondo di ognuno) viene immerso nella Chiesa e in Dio, e al tempo stesso Dio e la Chiesa vengono inseriti nel mondo.

 

Dunque appena passate le soglie del 1962, volgiamoci un attimo indietro per osservare ciò che è stato fatto (e perché no anche ciò che non e stato fatto), dalla nostra comunità, nello scorso anno.

 

Innanzi a tutto, i due ritiri sono stati il centro di un anno intero di meditazione e di lavoro.

Nel primo ritiro abbiamo insistito molto sull’ “apertura” come completa disponibilità a Dio attraverso la Chiesa. Concetto chiaro per tutti, ma così terribilmente difficile da sperimentare. Si è dato alla parola “apertura” il significato di disponibilità e di comunione intimamente completa coi fratelli, nella comunità che è la Chiesa. E ci sono stati anche dei tentativi di realizzazione.

Abbiamo visto come questo rendersi disponibili non sia che preghiera.

 

Il secondo ritiro, quello di novembre, e stato impostato su tre temi di importanza fondamentale per la nostra comunità: il rapporto fra il gruppo e la Chiesa, fra il gruppo e il mondo e fra noi, nel gruppo. Ancora, consci dell’indispensabilità per noi della più grande chiarezza possibile in relazione a questi tre argomenti, che costituiscono il fondamento del mistero della vita cristiana, continuiamo ad approfondirli nelle nostre riunioni settimanali.

 

Siamo penetrati ancora maggiormente nella Sacra Scrittura, scoprendo via via il disegno di Dio nei libri di Giosuè, dei Giudici, dei Re, dei Profeti. Ci siamo resi conto, in maniera ancora più grande, che non possiamo ormai fare a meno della comunione col Verbo fatto parola umana, parola di vita; come non possiamo privarci della comunione col Verbo fatto carne. Immancabilmente la nostra esistenza dovrà cercare, e troverà, nella Sacra Scrittura, l’atmosfera ideale, mediante la quale potrà tendere a divenire sempre più vita di fede, scindendosi definitivamente dall’atmosfera pagana e materialista verso cui naturalmente si trascinerebbe.

 

E’ perciò motivo di gioia per noi l’aver potuto metterci a disposizione-dei poliomielitici, perché non solo abbiamo dato loro la possibilità di trascorrere una giornata ogni mese in compagnia e in allegria (il che indubbiamente sarebbe troppo poco, perché abbiamo scoperto che ben altre e più grandi sono le loro esigenze: amicizia, amore, giustizia, fiducia ) ma avvicinandoli abbiamo potuto entrare, soprattutto, in rapporti di comunione che ci hanno dato la possibilità di ricevere

la ricchezza della loro esperienza umana nata dal contatto vivo con la sofferenza, e di donare la nostra piccola esperienza di credenti.

 

Altro momento dell’anno passato è stato l’arrivo del quarto bimbo, Antonio, che ha contribuito efficacemente a rafforzare la testimonianza della fede nella Paternità di Dio e nella Maternità della Chiesa, che, attraverso la famiglia, il gruppo ha cercato di portare avanti nel migliore dei modi.

 

C’e stato inoltre l’inserimento nella Comunità di “nuove forze” che, nei limiti delle loro possibilità, hanno cercato di fondersi con chi già ne faceva parte, e ci sono state purtroppo anche delle defezioni. Da qui si torna a considerare l’importanza della fedeltà nel tentativo di adeguare le proprie azioni allo spirito che si dona, al cuore che ama, affinché tutta la nostra persona tenda all’unità: nella preghiera, nella gioia, nella carità.

 

Un altro fatto molto interessante, avvenuto lo scorso anno, è stata la conoscenza (per mezzo di recensioni letterarie o relazioni, operate da elementi stessi del gruppo) di uomini, opere ed esperienze.

 

Continuando ella nostra carrellata, possiamo dire di un’altra esperienza (molto bella, sebbene non del tutto positiva): l’incontro con i giovani dì altre parrocchie, all’inizio di luglio. Dinanzi a problemi dì aspetto fondamentale nella vita del cristiano, i colloqui si sono limitati un po’ all’aspetto esteriore, scheletrico, senza approfondire i concetti essenziali. In ogni caso, questi contatti con altri gruppi esistenti nella città, ci auguriamo che siano continuati ed intensificati nel futuro, in modo da mettere in comune tutto ciò che vi è di buono nelle varie autonomie.

Così e già in corso un avvicinamento al “Cenacolo”, che forse, e lo speriamo tutti, potrà dare, a noi e a coloro che stiamo conoscendo, dei frutti non indifferenti.

Già che siamo in argomento, è opportuno rivedere in questo quasi intatto 1962 i nostri rapporti con il gruppo di S. Antonio al Romito e, caso mai, riprendere con impegno e decisione ciò che si era iniziato a fare nel 1960.

 

Un altro avvenimento importante (che però non può dare, è ovvio, immediatamente i suoi frutti) è stato l’inserimento di un paio di fratelli nell’attività scoutistica, già funzionante all'Isolotto. Si può parlare (appunto con un frasario “scout”) di “trapasso delle nozioni”. L’espressione può forse sembrare un po’ vaga, ma l’importante è che tra il gruppo ed il Riparto Scout si verifichi una specie di reazione... osmotica.

 

E’ bene ricordarci anche di un altro impegno, quello cioè di inquadrare da parte del gruppo la situazione, almeno locale, dell’infanzia abbandonata (orfani, figli illegittimi ecc.) e protetta unicamente dalle attuali e varie Istituzioni o Enti Assistenza; situazione quasi del tutto sconosciuta per la maggior parte di noi. Dopo un primo tentativo di lavoro a questo scopo, limitato alla parte statistico-tecnica, non siamo andati più in là. Teniamoci dunque pronti per questo ‘62 anche se l’impresa non si presenta semplice. Ciò sia semmai di sprone ad impegnarci di più, magari su di un piano più individuale, come qualcuno ha già fatto.

 

L'augurio migliore, per noi tutti, sia che l’anno nuovo possa vederci collettivamente e individualmente impegnati e disponibili (e notate il contrasto fra quei due termini) nella maniera più ampia possibile, affinché tutto ciò che, in grazia della Provvidenza divina riusciremo a fare, sia solo e unicamente a lode di Dio.