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Viene riprodotto integralmente il fascicolo del mese di ottobre 1961 che prende sempre più l’aspetto di una specie di “Notiziario mensile” nel quale oltre al percorso Biblico e alle letture da farsi singolarmente o comunitariamente si aggiungono riflessioni sull’impegno della vita cristiana, incontri con altre realtà, ecc.

   
   

 

 

21 ottobre 1961

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COMUNITA’ IN CAMMINO ............................................................ “La sferza di Dio”

INCONTRI .......................................................................................... “Ho saltato il muro”

COMUNIONE NELLA PAROLA ...................................................... “Il Profetismo” I parte

COMUNITA’ ORANTE ...................................................................... “Letture dai Profeti”

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C O M U N I T A'      I N       C A M M I N O

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Il carmnino della nostra comunità parrocchiale, ed in essa del nostro gruppo, si è orientato fino da principio verso la riscoperta cosciente e vitale dei valori essenziali della Chiesa, cioè verso una attenzione nuova e piena di amore impegnato, per la immensa ricchezza contenuta nelle radici più profonde di questo “segno” dell’amore di Cristo.

Dobbiamo essere sempre più grati a Dio, per la Grazia molteplice (fatta di ispirazioni intime, di circostanze favorevoli, di incontri e concordanze utilissimi) con la quale ci ha condotti verso la indescrivibile luce promanante dal Mistero, verso il fuoco dell’amore universale, verso regioni dove i nostri polmoni atrofizzati hanno di nuovo incominciato a respirare l’aria purissima della fiducia e della gioia profonda. Ma più di tutto dobbiamo essergli grati per aver utilizzato, con pazienza di vero padre, l’unica cosa con cui noi potevamo collaborare, cioè la nostra miseria.

Figli di un secolo di disperazione e di sfiducia, virgulti nati fra le rovine di un mondo in disfacimento, Dio ci ha chiuso ogni strada, ci ha tolto ogni sostegno umano, perché non ci rimanesse che seguire il suo cammino; ci ha dato quasi una ripugnanza fisica per ogni conformismo, in modo che ci fosse impossibile adagiarci nell’abitudine o in ogni altro surrogato di fede. Ci siamo come trovati di fronte al fatto compiuto, affinché non potessimo vantare nessun merito, perché questo sarebbe stata la nostra vera rovina.

E’ ammirevole e costante pedagogia di Dio che, come fa l’agricoltore, sospinge il virgulto verso l’alto, verso la luce, potando tutto ciò che ne intralcia la crescita:

“Io sono la vite e il padre mio l’agricoltore;

ogni tralcio che in me non porta frutto lo recide

e quello che porta frutto lo pota, perché frutti di più”

Giov. 15, 1- 2

 

“Ecco io chiudo la sua via con una siepe di spine

la fiancheggerò con un muro

e non troverà più i suoi sentieri

andrà in Cerca dei suoi amici

ma non li potrà più raggiungere, li cercherà

ma non li potrà più trovare; e dovrà dire:

ritornerò al mio primo amore

perché allora oro più felice di oggi”.               Osea 2, 8-9

 

In tal modo siamo andati aventi, quasi correndo. sotto la sferza della nostra miseria; sferza però vibrata da Dio.

E' così che hanno sempre ragione tutti quelli che ci criticano per le nostre imperfezioni, che dicono: “sono presuntuosi, superbi, eccentrici, instabili, imprudenti, eccessivi, insoddisfatti, complicati ecc.”.

Dobbiamo essere grati a tutti coloro che ci dicono, specialmente se in faccia, queste cose. Qual modo migliore per noi, di tenerci pronti alla potatura di Dio? Perché il problema sta tutto qui : essere pronti (“tenete i fianchi cinti e le lucerne accese nelle vostre mani.....”).

Ma e anche vero che essi sbagliano inesorabilmente quando pretendono di misurare, col metro della nostra miseria, il nostro cammino in Gesù e ancor più quando usano quelle critiche per difendere se stessi dalla sferza di Dio. Ragionano quasi come se non credessero in Dio “Salvatore”, in Gesù Cristo morto sulla croce, nella Chiesa “segno visibile(quindi in parte miserabile)” della salvezza.

Ecco quanto dice un grande teologo tedesco vivente, a proposito della imperfezione storica della Chiesa :

“Chissà che la miseria implicita nell’elemento umano (della Chiesa), non divenga, per l’amore di Dio, l’occasione di operare l’impensabile, nel quale ogni difetto sarà sommerso? L’amore ha già potuto far sì che a noi fosse dato di chiamare “felice” il peccato di Adamo... Questo, naturalmente, presuppone che si abbia il coraggio di sopportare uno stato di continua insoddisfazione... Cristo continua a vivere nel la Chiesa; ma in quanto crocifisso. Si potrebbe quasi proporre il paragone: le manchevolezze della Chiesa sono la Croce di Cristo. Tutto l’essere del Cristo Mistico: la sua verità, la sua santità o la sua grazia, la sua personalità vi è sospesa, come una volta il suo corpo, alle travi della Croce.

E chi vuole Cristo deve prendere anche la sua Croce: non possiamo distaccarvelo”.

(Romano Gardini: Il senso della Chiesa)

 

 

 

INCONTRI

 

 Domenica 16 Luglio Don Sirio Politi ha saltato il muro di una fabbrica per celebrare la messa

in mezzo agli operai che l’avevano occupata.

 Anche questa volta non sono mancate, come per la Galileo le solite accuse di certi ambienti clericali, sempre pronti fariseicamente a definire i cattolici, che superano le resistenze e i pregiudizi di una morale comune, tanti “comunistelli di sagrestia”. Essi, nelle trincee delle ambiguità e dell’equivoco brandiscono, come una spada di Damocle sulla nostra testa, il ricatto del pericolo comunista. Così, con la pelle dell’agnello indosso, essi ci vietano ogni tentativo di estirpare il loglio capitalista che ancora vegeta nei campi della democrazia, additandoci ancora una volta le porte aperte ai rossi e il minor male dell’ “amicizia capitalistica”. Eppure se leggessero nella chiarezza dell’ultima enciclica di Giovanni XXIII, senza correre dietro un’illogica astrattezza formale, essi vedrebbero allo specchio della dottrina della Chiesa la loro condotta. Dice: “Dove manca o fa difetto la doverosa opera dello Stato vi è un disordine insanabile, sfruttamento dei deboli da parte dei forti, meno scrupolosi che attecchiscono in ogni terra e in ogni tempo, come il loglio fra il grano”.

    Così, se è giusto essere contro coloro che perseguitano la Chiesa, è però doveroso essere contro coloro che i principi della chiesa difendono per poter meglio dominare gli altri e tenerli in condizioni subumane. Se invece noi fossimo sinceri cristiani dovremmo tentare di inserirci in questo impegno personale e collettivo. Essere dalla parte dei poveri  Totalmente.

 E dobbiamo noi per primi mettere in atto questa verità, perché tutti plaudono la,verità, ma spesso ne temono l’applicazione. Cristo ha scelto quest'ultima strada: morte di croce. E anche noi per essere coerenti dobbiamo batterci su questa strada.

(Alberto)

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“Gli operai dell’azienda hanno occupato lo stabilimento.

Dopo tre mesi di agitazione per ottenere un aumento di paga di poco più di cento lire, la tensione è arrivata al punto che la Direzione ha minacciato al mattino seguente di lasciare chiusi i cancelli. E gli operai non sono usciti quella sera.

Attraverso il muro di cinta hanno loro portato, le mogli e gli amici, coperte e paglia ed è cominciato questo strano,volontario campo di concentramento.

Li ho trovati seduti, lassù in alto, sul muro. E sotto, i picchetti di polizia e i carabinieri.

Ho chiesto alla Direzione di poter entrare tra loro. Niente. Ho detto che il sacerdote è concesso anche ai carcerati e ai condannati a morte. Ma nulla da fare. Mi sono appellato alla terribile responsabilità davanti a Dio. Ma anche Dio conta poco quando si tratta di interessi.

Sono passati molti giorni. Ho continuato ad andare lungo il muro a soffrire una sofferenza di poveri uomini per avere la possibilità di soffrire in un lavoro duro, pesante e incapace di dare da mangiare e una casa decente e una scuola ai propri figli.

E’ venuta la domenica. Ho chiesto di andare a celebrare la messa. Ma ancora un rifiuto. Allora ho messo gli arredi sacri in una valigia. Sono tornato sotto il muro con una scala. Sono salito e gli operai mi hanno aiutato a scendere di là.

Avevo scavalcato una legge terribile, quella che separa così spaventosamente gli uomini. Legge di ordine naturale, ma che è così tanto osservata dagli uomini fino alla ferocia, alla crudeltà, all’odio più spaventoso. Perché il diritto di proprietà è ancora rimasto allo stato di istinto e non accetta mitigazioni razionali, sistemazioni umane e tanto meno sopporta che se ne occupi il cuore.

Nemmeno Dio sembra che ci possa far nulla e il cristianesimo lo esaspera soltanto, quando non riesce a superarlo con la forza dell’Amore e della Povertà.

Ho scavalcato questo abisso di divisione e mi sono sentito come in terra libera, tra uomini liberi.

Camminavo qua e là guidato dagli operai a vedere la loro precaria e tanto penosa sistemazione di occupanti. E mi hanno fatto vedere l’azienda: un’attrezzatura semplicemente primitiva, un macchinario antiquato di quarant’anni fa, un’organizzazione di lavoro assurda e un disordine inconcepibile. Mi dava l’impressione di una forzatura artefatta per intristire e rendere esasperata la fatica quotidiana di quei poveri operai.

Hanno preparato l’altare con attrezzi di lavoro e lamiere. E tutti poi d’intorno all’altare come intorno ad una tavola di famiglia. ,

Un silenzio enorme.

Può darsi che molti non siano credenti. Forse alcuni hanno voluto questa Messa per interesse di pubblicità: ma a me non importava nulla dei motivi e delle intenzioni - e nel caso ero felice che almeno quella Messa “servisse” a dei poveri, a degli operai: troppe volte ho tanto sofferto nel dover fare Messe e funzioni sacre che servivano soltanto ai ricchi – l’importante era che Dio fosse lì fra i poveri, che Gesù Cristo consumasse lì, fra gli operai, il Suo Sacrificio di Redenzione, che fosse presente - vivo e vero - a dare senso, significato, valore infinito ed eterno a questa povera vicenda umana, a queste situazioni d’ingiustizia, a questa sofferenza per i diritti fondamentali della vita. Il figlio di Dio coinvolto in questa tragedia umana.Il suo Amore in questa nostra spaventosa miseria di comprensione fraterna.

Ho detto queste cose con le lacrime agli occhi e con l'anima tesa e aperta ad una comunicazione di tutta la Verità.

Qualcosa vi era. di limpida purezza e di verginale sincerità in quei pochi minuti: il Mistero di Gesù presente in tutta la Sua realtà, umana e divina e la mia Fede intera e totale e la loro sofferenza: vi era abbastanza perché nascesse sotto il baraccone, fra quei r carri merci ferroviari in riparazione, fra quei poveri uomini carichi di sofferenza e d’incertezza e un povero prete in condizioni di illegalità a celebrare la S. Messa, nascesse e fruttificasse la speranza di un Amore e la realtà di una Salvezza, la fiducia in una Giustizia che non fallisce perché c’è Dio. E la pena di uomini, la angoscia di una lotta, la tragedia di tanta esistenza saliva a Dio in cerca di Amore e di Redenzione affidandosi al Mistero di Gesù Cristo, Figlio di Dio e fratello nostro, fatto noi tutti fino alla morte .

Dopo la Messa mi è sembrato cosa puerile e ridicola quella dichiarazione che mi e stata letta da un inviato della Direzione nella quale mi si diceva che, a seguito della mia violazione di domicilio, la Direzione si riservava di prendere tutti i provvedimenti che riteneva più opportuni. D’accordo; che la legge facesse pure il suo corso, ma nel cuore adoravo la libertà dei Figli di Dio, vasta e aperta e inincatenabile “come il vento che spira dove vuole e ne senti la voce, ma non sai donde venga né dove vada: perché così e di ognuno che e nato dallo Spirito” .(Giov. 3, 8)

Enormi strette di mano mi accompagnarono al muro della legge: ora dovevo scavalcarlo per ritornare nella legalità degli uomini onesti, galantuomini, saggi e prudenti (cioè quelli che stanno bene, hanno il conto in banca, un impiego sicuro, appoggi potenti, posizioni di privilegio).

Stavo pensando se Dio era più di là o di qua del muro. E mi ricordavo di Gesù e della Sua storia di Figlio di Dio fatto Uomo e mi colmava il cuore di gioia pensare che Lui aveva scelto di vivere la Sua vita terrena ed umana al di qua del muro, dove sono chiusi come in campo di concentramento i poveri, i deboli, chi è nulla e zero nella vita. E per questo l’avevano condannato, come un malfattore e un sovvertitore dell’ordine pubblico, alla morte di Croce e ve lo avevano inchiodato fra due ladri, lasciandovelo morire dissanguato.

Ma aveva perdonato perché nessuno rimanesse fuori dal Suo Amore e quindi con Amore ho risalito il muro della legge e sono tornato fra gli “altri”: mi aspettavano nella mia piccole Chiesa perché io celebrassi la Messa per loro e per tutti, perché almeno in Dio, per la adorabile presenza di Gesù, vincolo di Amore, possiamo essere tutti fratelli.

Da “L’amico dei poveri” di Don Sirio Politi.

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Il Salterio è una tappa fondamentale                            Salmi                           Dai Vangeli

del cammino dell’umanità verso il Cri-                       2,7                              Mt.3,17

sto. Così dice Pietro nel suo primo                              8,3                              Mt.21,16

discorso ai Giudei: “David dice di                                22,2                            Mc.15,34

Gesù: vedevo continuamente il Signore                        22,9                            It.27,43

davanti a me, perché egli è alla mia                              22,19   \                    Mt.27;34

destra; per questo si rallegrò il mio                               31,6                            LC.23,46

cuore ed esultò la mia lingua”. (Atti)                             35,19                          Gv.15,25

Ecco un piccolo prospetto che dimo-                          41,10                          Gv.13,18

stra il valore profetico-messianico                                78,2                            Mt.13,35

dei salmi.                                                                    78,24-25                     Gv.6,31

Il brano evangelico che si trova a                                 91,11-12                     Mt. 4,6

fianco di ogni salmo, ne rispecchia                               110,1                          Mt.22,44

esplicitamente l’attuazione di Gesù.                              118,22-23                   Mt.21,9

                                   x x x                                        118,25-26                   Mt.21,9


 

-IL PROFETISMO

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Introduzione

“Quando tu avrai mangiato e ti sarai saziato, quando ti sarai costruito belle case e le avrai abitate... avrai ammassato argento e oro, abbonderai di ogni bene, che il tuo cuore non diventi orgoglioso! Non dimenticarti allora dE Signore Dio tuo! (deut.8,12-14)”

 

“Se invece ti dimenticassi del Signore Dio tuo, e andassi dietro ad altri dei per servirli e prostrarti davanti a loro... sarete distrutti come le nazioni che il Signore fece sparire davanti

voi. (deut.8,19-20)"

 

Israele si è installato nella terra promessa, ha consolidato quanto possiede, si è attaccato alle sue vittorie, alle sue istituzioni, alla monarchia che appare come il culmine di tutto ciò; è sicuro della sua fede: ha un volto diverso da quello voluto da Dio che ha fatto di Abramo il “viandante” e del suo popolo “il pellegrino” nel deserto.

Con David e sopratutto con Salomone si raggiunge una potenza mai avuta che si impone al rispetto e all’attenzione dei popoli vicini (I Re 10; I Re 3,1).

Quelle che una volta furono tribù di semi-nomadi adesso costituiscono un regno in cui si costruiscono palazzi e città, si stipulano trattati, si armano flotte navali (I Re 9,26-28), si allestiscono eserciti (I Re 10,26).

Israele ha veramente mangiato a sazietà (Deut. 32,13-14; I Re 10,14-21) e adesso ripone la sua fiducia e la sua sicurezza nel numero dei suoi carri e dei cavalli, nel numero dei guerrieri, nelle alleanze straniere e si sente sicuro per i sacrifici offerti a Dio, sicuri ormai di Dio perché hanno a lui costruito una magnifica casa: il tempio (Ger.7,4-10)

 

 

La persona del profeta

 

In questo quadro così apparentemente sicuro, ma internamente minato, così esteriormente sano, ma interiormente cadente, si inserisce la persona del Profeta, che col suo messaggio toglie il velo luccicante e scopre tutto l’obbrobrio e la vergogna di quanto esso ricopre: il grande peccato di Israele.

(Is.1,12-17; Ger.5,1-2; Ger11,15; Ger.13,23-27; Ezech.8; Os.4,1-2; Amos 3,9-11; Amos 9,1-6; Malach.l,6-9; Malach.2,10-17).

Il Profeta è la “bocca” di Dio, a lui è affidata la Sua parola. Dio stesso lo chiama a tale missione (Is.6,1-l0; Ger. 1,4-10; Ezech.2,1-10 e 3,1-4; Os.I,2; Amos 7,10-15) che deve compiere e dalla quale non può sottrarsi {Giona 1,1-14; Ger.l5,10-18).

Egli non fugge la società della quale fa par-te, ma vi e inserito in modo vivo, ed in mezzo ad essa vive reso spesso da Dio “simbolo”, “segno” di quanto viene annunziato per mezzo suo.

(Ger.15,10-18; Ger.16,1-9; Ger.20,1-2; Ger.26,I-15; Ger.38,1-6; Ezech.12,1-20; Ezech.24,15-17; Ezech.4; Os.1 e 3; Amos 7,10-13).

Il profeta gode dell’amicizia di Dio, poiché Dio gli si rivela, lo fa custode della sua parola, ma è una amicizia e una rivelazione che lo mette in contrasto con la società degli uomini (Ger.20,7-10), i quali esigono da lui approvazione e non condanna, chiedono una parola fatta su misura che approvi o almeno scusi la loro malvagità, un.parola che segua l’andazzo delle cose e non i disegni di Dio. (Is.30,10-11).

 


COMUNITA’ ORANTE

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giorno                          recitazione                                           lettura

20 ottobre                   Salmo 38,1- 8                                     II Cronache     10,1-19

21                                           38,9-23                                   II Cronache     11,15-17; 12,1

22                                           44, tutto                                  Is.                    3,1-4; 3,12-14

23                                           80,1- 8                                    Ger.                 13,12-19

24                                           80,9-20                                   Ger.                 15,1-4

25                                           89,1-15                                   Ger.                 21,1-7

26                                           89,16-38                                 Ger.                 21,11-14

27                                           89,39-46                                 Ger.                 22,1-9

28                                           89,47-53                                 Ger.                 22,10-19

29                                           106, 1-5                                  Ger.                 22,20-30

30                                           106,6-20                                 Ger.                 36,11-32

31                                           106,21-38                               Ger.                 52,8-11

1 novembre                             106,39-47                               Ezech.              19,1-13

2                                             123, tutto                                                        Osea 5,1-12

3                                             142, tutto                                Michea            3,9-12

4                                 Is.        38,9-10                                   I Re                 9,16-28

5                                 Ger.     10,23-25                                 I Re                 10, tutto

6                                 Ger.     14,7-9                                     II Cronache     7, tutto

7                                 Ger.     15,15-18                                 Ger.                 7,4-10

8                                 Lament.1,1-11                                    Ger.                 5, 1-2; 11,15

9                                 Lament.1,12-16                                  Ger.                 13,23-27

10                               Lament.1,17-22                                  Ezech.              8, tutto

11                               Lament.2,18-22                                  Amos               6,1-6

12                               Lament.3,1-18                                    Malach.           1,6-9

13                               Lament.5,1-18                                    Is.                    6,1-10

14                               Lament.5,19-22                                  Ger.                 1,4-10

15                               Baruc   2,11-15                                   Amos               7,10-15

16                               Baruc   2,16-18                                   Giona               1,1-14

17                               Baruc   2,19-28                                   Ger.                 16, 1-9; Ezech. 4

18                               Baruc   3,1-5                                       Ger.                 20,7-10; 30,10-11

 

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PREGHIERA

==========             Ti chiediamo perdono, Signore, d’aver posto noi

tanta fiducia nelle nostre possibilità umane e di

esserci in esse adagiati dimenticando Te.

Ti ringraziamo perché con la Tua parola hai scosso il

nostro sonnecchiare e scoperto il. nostro peccato.

Presentiamo a Te la nostra colpa: non castigarci come

meritiamo, perché saremmo annientati. Domandiamo

a Te la forza di saper accettare, come purificazione del

nostro peccato, la sofferenza che ci deriva dalla nostra

colpevolezza .

AMEN