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IL REGNO

 

Il libro dei Giudici termina con una frase che nella sua semplicità ci offre una chiara presentazione dell’unità di tutto l’A.T. :

“In quel tempo non vi era un re in Israele”.

 

l. Il popolo ebraico sente l’esigenza di possedere gli strumenti adatti per essere popolo perfetto: Dio in realtà è l’unico sostegno del popolo ebraico (è Padre, Pastore, Re ecc.), ma Dio è irraggiungibile, invisibile; un baratro separa l’uomo da Dio che rimane il trascendente; i disegni di Dio sono imperscrutabili, mentre l’uomo è impaziente di vedere realizzati i disegni e le promesse di Dio secondo la propria misura umana.

Il p.e. é stato liberato dalla schiavitù che gli avrebbe impedito di divenir mai un vero popolo, ma la liberazione operata da Dio non lo soddisfa, egli vorrebbe dare una propria misura alla liberazione. (Es.16 1,3)

Ha avuto la legge, ma è sovrumana e non riesce ad esservi fedele, vorrebbe ancora una propria misura della legge e della fedeltà. (Es.20,1-21; Deut.5,23-31; Num. 15,40-45).

Ha avuto la terra, ma non ne e soddisfatto. (Num.13,tutto e 14,1-39). Ha avuto dei capi, Mosè, i Giudici ed ora Samuele, che lo hanno guidato in nome di Dio, anzi da Dio stesso direttamente suscitati e mossi.

Ma al solito l’autorità di tali capi è troppo misteriosa e la loro successione troppo incerta. Cioè il popolo ebraico ha l’impressione che essi siano più preoccupati della loro fedeltà e della loro fiducia in Dio che delle sue attese, delle sue mire e del suo benessere: (vogliono un re che si batta per le loro battaglie..... l Sam.8,20) e inoltre lo preoccupa la incertezza tutta umana della successione: Samuele è stato una buona guida, ma egli e vecchio, e dopo di lui? (l Sam.8,1-5).

 

Si tratta dunque di mancanza di fiducia in Dio, una mancanza così inspiegabile specialmente per noi che guardiamo dal di fuori agli avvenimenti biblici e che possiamo sommare con un solo sguardo tutti gli interventi di Dio in favore del suo popolo; ma una mancanza anche così umana e così ricorrente nella storia del popolo ebraico e in quella della Chiesa! (l Sam. 8,8).

  

2. La risposta di Dio alla richiesta del suo popolo è veramente grande e misteriosa, come ogni risposta precedente; c'è dentro tutto il Suo Mistero di AMORE ACCONDISCENDENTE verso la Mseria dell’uomo e SALVATORE; mistero che, al solito, si rivelerà pienamente in Gesù:

 

-“Ascolta pure la voce del popolo in tutto ciò che ti diranno, perché non hanno disprezzato te, ma hanno disprezzato me, affinché non regni più su di loro" (I Sam. 8,7).

-1 Sam. 12,14

-l Sam. 12,19-20

 

Di fatto la risposta-di Dio alla sfiducia del suo popolo è LA SUA INCARNAZIONE che lo costituisce “Re della stirpe di David” (Lc .1,30-33 ).

MA IL TRONO DI QUESTO RE E’ LA CROCE cioè la morte di ogni panorama umano-demoniaco della regalità, che anziché condurre alla liberazione tende all’aggravamento dell’oppressione

 

3. La storia del regno ebraico è la prefigurazione della regalità “crocifissa” di Gesù.

Ecco infatti che Saul, il primo re, il re umanamente perfetto (1° Sam.10,23-24) viene rigettato per essersi fatto arbitro della salvezza del popolo (13,8-15; 15,22-23) e viene soppiantato da un giovane pastore apparentemente inadatto ad essere re (I Sam.16,7-12; 17,33; 17,42).

 

La grandezza di David sta tutta nella coscienza dei suoi limiti e quindi della sua assoluta dipendenza da Dio nella sua funzione regale: (2 Sam. 7,18-29). Egli è peccatore, ma non perde la fiducia nel suo Dio ed il suo cuore gli rimane profondamente fedele anche nel peccato (1 Re 15,3).

Tutti gli avvenimenti della sua vita testimoniano ciò; come per es.:

-Il ritorno dell’Arca, segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, danzando di fronte alla quale il Re non teme di scapitarci in dignità (2 Sam. 6,2; 6,12-23).

-Il desiderio di costruire a Dio una dimora stabile a cui Dio risponde con un discorso eminentemente profetico: non David ma il suo “seme” renderà stabile la dimora di Dio nel mondo perché per primo Dio lo avrà reso stabile nel Suo nome (2 Sam. 7.1-16)

-L’umiltà nel riconoscimento del suo peccato, che non potrà impedire la morte del figlio adulterino ed altri castighi, ma che gli otterrà il perdono e il dono, per Betsabea stessa, di un secondo figlio che, come segno della misericordia divina, sarà l’erede del regno (2 Sam. 12,1-25).

Una testimonianza tutta particolare e contenuta nel Salterio la cui poesia, attribuita in gran parte a David, scaturisce evidentemente da uno spirito ripieno di Dio. Ma la lettura dei Salmi e dei libri dei Re non ci fa intravedere la misura divina di un uomo limitatamente alla sua persona in sé o come incarnazione vivente del popolo di Dio, ma sopratutto come strumento profetico, cioè come tappa importantissima del cammino dell’umanità e di ogni singolo uomo verso Gesù. (Atti 2,22-36; Lc.24,44)

A David succede Salomone, a cui è dato di costruire il Tempio di Gerusalemme, che insieme alla città diviene il Segno della presenza di Dio vivente, e il simbolo e il centro dell’unità religiosa d’Israele. (Il tempio è tipo del tempio vivente che sarà Gesù e in Lui LA CHIESA).

Gv. 2, 3-25; 4,20-24; Matt. 26,61; 1 Pietro 2,4-6; 2,9-10; Salmo 87,1-3; Apocalisse 21,tutto.

 

Ma con Salomone inizia anche il decadimento della fede per infiltrazioni pagane; il regno, alla sua morte, si divide a causa di uno scisma prima politico, poi anche religioso e la successione dei re in ambedue i regni mostra sempre più evidentemente i limiti dell’uomo (1 Re 15,3-4) destinati a produrre sempre divisione e rovina, ma sui quali si erge la infallibilità della Parola che edifica sulla distruzione. (Geremia 1,4-40)