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Il mese di febbraio del 1961 è stato dedicato completamente a queste riflessioni su l’unità fra vita cristiana, preghiera, Bibbia e liturgia. Anche alla fine di questo documento, a metà della terza pagina, sono riportate le letture bibliche da farsi personalmente o in comunità dal 10 febbraio all’8 di marzo, letture bibliche che, in questa presentazione del documento abbiamo omesso, perché difficilmente scannerizzabili come testo. |
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VITA CRISTIANA, PREGHIERA E BIBBIA 9 febbraio 1961
l) La preghiera come mistero (presenza di Gesù e del suo Spirito in noi come radice e fonte della nostra preghiera).
La preghiera è acconsentimento alla volontà di Dio. La volontà di Dio è la nostra salvezza (Giov. 6,37-39; Colos. 1,9-4). La salvezza consiste nel dono dello Spirito che ci immedesima a Cristo, quindi alla Chiesa (ai fratelli) e finalmente al Padre. Perciò la Salvezza è personale, ma non privata, perché nel momento stesso in cui mi salvo, cioè nel momento in cui trovo Dio, trovo anche i fratelli perché ho trovato Cristo che è tutto in tutti. (Giov. 14,15-21; Efes. 2,11-22).
Quindi anche la preghiera, per quanto sia un atto personale ed unico, per quanto sia “la realtà più personale ed unica” che si possa pensare, non può mai essere qualcosa di privato: una preghiera veramente privata non esiste: la preghiera non è una attitudine solitaria alla presenza di Dio. Noi non possiamo pregare da soli: non possiamo metterci soli alla presenza di Dio. Non ci siamo soltanto noi due: Dio e noi: tutti i nostri fratelli nella Chiesa pregano in noi, con noi e per noi; e noi preghiamo con loro, in loro e per loro. Questa è la conseguenza della realtà misteriosa della preghiera che non è una qualsiasi relazione con Dio, ma è la relazione unificante realizzata dallo Spirito di Cristo.La preghiera è dunque un mistero intimamente legato a quello della Salvezza e quindi a quello della presenza in noi dello Spirito di Cristo (Rom. 8,9-11; 1°Cor. 6,19; Giov. 14,15-26) che è Spirito di Unità (Efes. 4,1-6; 1° Cor. 12,4-13), il quale opera in noi e parla al Padre (Rom. 8,26-27; Matt. 10,20).
Perciò la preghiera è, nella sua più intima essenza, profondo “SILENZIO”, cioè annientamento delle potenze naturali, distrutte dal peccato e quindi impotenti a raggiungere Dio, sebbene con molte parole ( Matt. 6,1-13), in modo da divenire disponibili all’abitazione in noi dello Spirito, che solo deve parlare, poiché soltanto Lui è la radice e la fonte della nostra relazione di unità col Padre (Giov. 16,4-15; 1° Cor. 2,1-16). Le parole non saranno mai essenziali alla preghiera, ciò nondimeno sono necessarie, perché la nostra realtà interiore ha bisogno di esprimersi all’esterno proprio attraverso gli atteggiamenti e quindi le parole . Anzi, tale espressione è doverosa per il Cristiano e per la Chiesa in conseguenza della missione di testimoniare al mondo la Salvezza (Matt. 5,13-16; Filippesi 2,12-15; 1° Pietro 2,11-12; Atti l, 1-11).
2) La Liturgia come preghiera biblica.
Il mistero della salvezza e della preghiera è riassunto dalla Liturgia e da questa scaturisce
In questa la Comunità cristiana è posta davanti a Dio che opera la Salvezza, in stato di offerta, di accettazione; in questa,ancora, Dio compie il dono del suo Spirito attraverso la Parola (Giov. 17,6-8) e la Carne di Cristo (Giov. 6,48-58); in questa, infine, la Comunità cristiana ringrazia e loda il Padre per lo Spirito che in lei parla (Apocal. 5,9-14; 11,15-19).
Quali sono le parole dello Spirito? Egli parla attraverso la “Parola” cioè attraverso la Bibbia ed è per questo che la preghiera liturgica è essenziallmente preghiera biblica. Nella Liturgia preghiamo attraverso lo Spirito e quindi parliamo con la “Parola che è spirito e verità”. (Gv. 14,26; 16, 13-15; 6,63).
"Cerchiamo d’immaginare che cosa sarebbe la Liturgia senza la Bibbia; o non esisterebbe affatto oppure sarebbe una collezione di pratiche devote: certamente facili, o almeno più facili, ma sentimentali e meno nutrienti per l’anima... E cerchiamo pure di immaginare che cosa sarebbe la Bibbia senza la Liturgia: un libro e nulla più; ma non quel libro di vita, quel cibo sostanziale che la Chiesa ci distribuisce attraverso i santi Misteri.
3) La preghiera personale come lettura biblica.
La vita del cristiano è una continuazione della Liturgia. Infatti ogni attimo della vita cristiana è un “Amen”, cioè: disponibilità, possesso dello Spirito come dono unificante di Dio, e ritorno al Padre, con Cristo e in Cristo, attraverso lo Stesso Spirito. Tutto il discorso dell’ultima cena, riportato da Giovanni, esprime questa immensa realtà: “Se mi amate osservate i miei comandamenti ed io pregherò il Padre mio che vi manderà un altro Consolatore, perché resti con voi per sempre..... in quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio e voi in me ed io in voi... Egli - lo Spirito - mi glorificherà, perché riceverà del mio e ve lo farà conoscere”. Così la vita cristiana è continua preghiera, una preghiera che, in quanto tale, è in sé “silenzio” (è la parte silenziosa di ogni azione), ma che necessita di essere nutrita e testimoniata anche attraverso atti e parole, proprio come nella Liturgia. Così “le preghiere” sono nutrimento e fioritura dello “stato di preghiera”. L’adorazione silenziosa ci fa ritrovare l’essenza della preghiera, ma necessita di essere continuamente nutrita e resa piena attraverso la meditazione della Parola di Dio, cioè attraverso la Bibbia. (Luca 18,1-8; 21,36; Efesini 6,18; Filippesi 4,6; Col. 4,2; Tessalonicesi 5,17-18; Ebrei 13,15; II Timoteo 3,14-17). "Quando abbiamo letto, ascoltato e pronunziato le parole con , le quali Dio ci inserisce nei suoi misteri, la nostra anima può restare in silenzio, in una pura preghiera di consentimento, di adorazione, di rinunzia a noi stessi e alle nostre parole umane, nelle pacata ed unica contemplazione delle parole e delle opere di Dio”.
In breve sintesi abbiamo dunque intravisto il mistero della preghiera cristiana: parole, meditazioni, concetti e azioni, pur riferiti a Dio, in quanto movimenti umani fanno parte della vecchia distrutta creazione, quindi sono privi di valore salvifico (Galati 3, 1-3). Dal momento che l’Amore si è fatto Carne ed ha compiuto, verso ogni uomo, la donazione del suo Spirito, all’uomo non rimane che porre la propria esistenza in stato di accettazione; e lo Spirito porterà l’“opera" a compimento. Il mettersi in stato di accettazione non significa, però, starsene passivi. Poiché il “maligno” ci tiene schiavi, occorre condurre accanitamente contro di lui la lotta della nostra liberazione, spogliandoci, momento per momento, dell’ “uomo vecchio” , rinunziando, attimo per attimo, al mondo e ricominciando, ogni giorno da capo, una lotta destinata in gran parte alla sconfitta esteriore: quindi una lotta stolta agli occhi del mondo, lotta che partecipa alla “stoltezza della croce” di Cristo, ma anche alla gloria della sua Resurrezione e del suo ritorno al Padre.
L’accettazione non sarà mai dunque, uno stato acquisito, (una comoda o scomoda poltrona), ma è soprattutto lotta contro il mondo e orientamento, apertura, disponibilità verso Dio. E il mistero sta qui, che questa lotta stolta,e apparentemente infruttuosa e inefficace, è meritevole del dono dello Spirito di Cristo totalmente vittorioso del “maligno”, cioè del peccato e della morte. E’ Lui che realizza in noi la perfetta preghiera, è Lui che ci suggerisce le parole, è Lui ancora che le pronunzia e le rende efficaci, immedesimandoci a Cristo, ai fratelli e al Padre.
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