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Dal gennaio 1961 il ciclostilato del gruppo diventa un piccolo notiziario che riporta la “Comunione nella Parola”, le “Esperienze del gruppo”, la “Comunione nella preghiera” Il titolo generale è “In Cammino”.

    Riproduciamo sia la seconda di copertina che parla delle cose avvenute nell’anno che si è concluso e le pagine 1 e 2 che presentano la “Comunione nella parola” con lo schema V dell’itinerario biblico.

     Non vengono riprodotte le pagine 3, 4, 5 che riportano gli incontri avuti con la Madonnina del Grappa e le letture bibliche con la  preghiera per il mese di gennaio

   
   

 

(II pagina di copertina)

In cammino

1961 - Gennaio

 

Il nostro foglietto vede il suo secondo anno di esistenza. Esso non è che una piccolissima eco della vita della nostra comunità, che ha trascorso nel 1960 l’anno certamente più intenso. Quante cose sono accadute! Quante decisioni si sono maturate nella vita comune e nell’intimo di ognuno, dal ritiro del 1959!

 

Vogliamo riepilogare insieme, se e per quanto è possibile?

 

Prima di tutto l’inizio dell’esperienza di vita comune,in seno al gruppo e quindi alla parrocchia, di due sorelle che si sono in pratica consacrate totalmente all’Amore, attraverso la rinunzia evangelica più integrale ed effettiva. Esperienza durissima ma anche tanto feconda! E' una fiaccola sempre accesa, che testimonia la necessità e la possibilità di dare alla vita cristiana il valore d’immolazione e di donazione, nella Fede e nella Carità, rimanendo profondamente inseriti nel mondo di oggi, qualunque sia la strada che s’intenda percorrere.

 

Poi l’arrivo di Elisabetta, di Giorgio e Luigi, nei quali il Gruppo ha cercato di esprimere e testimoniare la fede nella Paternità di Dio e nella Maternità della Chiesa: quanta ricchezza di fede e di amore si è sprigionata dalla loro presenza in mezzo a noi, che è la presenza stessa di Gesù, testimone per eccellenza della Paternità di Dio e fonte prima della Maternità della Chiesa!

 

Poi ancora la “scoperta” della Bibbia. Essa ha incominciato finalmente ad essere per noi quello che era sempre stata nella Comunità cristiana e cioè nutrimento insostituibile della esperienza religiosa. Ormai non potremo più fare a meno della comunione col Verbo fatto parola umana, parola di vita, come non possiamo fare a meno della comunione col Verbo fatto carne. Tutta la nostra vita troverà nella Bibbia l’atmosfera sacra per la quale potrà tendere a divenire sempre più vita di fede, sradicandosi dall’atmosfera pagana e materialista in cui il maligno la vuoI trascinare.

 

Occorre ancora dire delle vive esperienze di cristianesimo vissuto integralmente, che Dio ci ha dato di avvicinare e cioè la figura e 1’opera di don Facibeni e Nomadelfia. E' stato questo un dono veramente grande perché, specialmente in don Facibeni, abbiamo trovato tanta affinità di ideali, di esigenze e, fatte le giuste proporzioni, di cammino, che ci siamo sentiti fortemente spinti sulla strada indicataci da Dio. E’ sorta qui l’esigenza di continuare, anzi di approfondire i rapporti con l’Opera della Madonnina del Grappa e la conoscenza del Padre.

 

Infine il dono di nuovi membri che si sono così prontamente e generosamente inseriti nel gruppo e che gli hanno dato nuova vitalità, quasi a compensare la partenza di Paola, per quanto si tratti di una partenza che non l’ha distaccata da noi, perché il gruppo si sente totalmente coinvolto nella sua missione.

 

Davvero la mano di Dio ci ha condotto amorevolmente in quest’anno, come bimbi impotenti e spesso recalcitranti; ma se cerchiamo dei frutti evidenti, cerchiamo invano perché Dio si è servito di noi per compiere la sua seminagione. Evidente risulta solo la nostra enorme responsabilità.

Che l’anno nuovo ci trovi tutti più impegnati e più disponibili interiormente


 

 

 

COMUNIONE NELLA PAROLA

Schema V

(Giosuè - Giudici)

 

I - Tutta la vita e la missione di Giosuè è contenuta in germe nella sua chiamata (Deut. 31, 1-8 e Gio. l, 1-9).

Giosuè succede a Mosè in un senso totale; egli ricalcherà la con dotta del suo predecessore e maestro, ma sopratutto ne continuerà la figura profetica: l’esaltazione di Giosuè (Gio. 3,7), l’erezione delle dodici pietre (Gio. 4,20-24; Es. 24,4), la celebrazione della Pasqua (Gio. 5, 9-12), la rivelazione di Dio a Giosuè (Gio. 5,13-15), la reazione di Giosuè di fronte alla infedeltà del popolo, la sua intercessione presso Dio e la spietatezza dei suoi castighi (Gio.6;26- 27; tutto il 7) ci ricordano così da vicino la storia di Mosè! Ma più ancora ci ripropongono la figura di Mosè “tipo” del Salvatore.

 

Quanto si è detto di Giosuè vale del resto per tutto il popolo, che entra nella Terra Promessa, rispetto ai suoi antenati che erano usciti dall'Egitto e rispetto alla Chiesa: la conquista della Palestina con i prodigi che l’accompagnano, con gli interventi di Dio, le facili promesse di fedeltà da parte del popolo, la distruzione totale dei colpevoli di infedeltà e dei nemici, ci ripete a sazietà i

temi dell'Esodo

“Il Signore è Iddio d'Israele, è Iddio che marcia davanti a lui come un fuoco divoratore” (Deut. 9,3); “Israele non entra in possesso della terra promessa per la propria giustizia, né per la rettitudine del proprio cuore, ma per la fedeltà del Signore Iddio suo che mantiene la parola giurata ai padri suoi Abramo, Isacco e Giacobbe” (Deut. 9, 5-6); la lotta d'Israele è la lotta stessa di Dio, la quale non si rivolge a taluni popoli nemici. ma verso il “nemico”: é per questo che fra Israele e i popoli conquistati non vi può essere alcun compromesso, alcuna assimilazione, alcuna alleanza, poiché qualsiasi alleanza coi popoli è fatta in realtà col nemico, di cui i vari popoli idolatri sono la personificazione, e quindi è violazione dell’unica alleanza possibile per Israele, cioè l’alleanza con Dio (Gio. 7; Deut. 20, 15-18); la tentazione d’Israele non sta f'uori di lui, non è riposta nella forza numerica o nella prestanza fisica dei suoi nemici, ma sta nel suo intimo (Deut. cap.li 11 e 13); come la tentazione, così la lotta d’Israele si svolge in realtà nel suo cuore, tanto che cessa di essere invincibile in battaglia solo quando si macchia di infedeltà (Gio. 7, 10-12; 23); ecco perché il principale pericolo è il compromesso che insinua insensibilmente nel cuore il germe dell’idolatria, cioè lo spirito del mondo.

 

La posizione d’Israele di fronte ai Cananei, che è avido di sterminare, ma dalla cui mentalità pagana è continuamente tentato di lasciarsi assorbire lentamente, è la posizione della Chiesa di fronte al mondo (Matt. 10, 5-39; Efes. 6, 10-18; I Pietro 5, 8-11; II Pietro 2, 12-22 e 3, 1-10; lettera di S.Giuda).

 

 

 

II - Giosuè prima di morire ha rinnovato l’Alleanza fra Dio e il popolo; ma come egli aveva previsto (Gio. 24,19), Israele non riuscirà a mantenersi fedele. Alla generazione che era entrata nella terra promessa succede un’altra generazione che dimentica l’Alleanza (Giu. 2,10).

La fede viva non può essere frutto di eredità o di tradizione: ogni generazione si trova di fronte ad una decisione tutta personale fra il servizio di Dio o degli idoli e immancabilmente segue, in pratica, questi ultimi (Giu. 2, 11-20).

Ma il disegno di Dio non conosce inciampi o incertezze, anzi si edifica proprio sugli inciampi e sulle incertezze degli strumenti umani. La fedeltà di Dio si erge luminosa sulle rovine della ripetuta infedeltà del suo popolo, diventando sempre più “mistero di Pazienza”; infatti con monotonia avvilente i figli di Israele passano dalla promessa di fedeltà - e quindi dalla prosperità – all’abbandono del loro Dio (Giu. 10,6-16), di conseguenza al castigo (Giu. 2, 11-15) e infine al pianto; ed ogni volta Dio si trova a dover ricostruire tutto da capo ed allo scopo suscita i Giudici (Giu. 2, 16-19; 13, 1-5)

Sono essi i testimoni del Dio vivente, che si ergono al di sopra dei figli d'Israele, non per una dignità regale, né per scelta del popolo, né per purezza di costumi, ma principalmente per la loro fede e la loro ubbidienza a Dio (Giu. 7, 1-7). Appena abbandonano Dio e appena la di Lui potenza si ritira da loro, essi non sono più nulla (Giu. 13, 1-5; 6, 18-21)

Come il libro di Giosuè, così anche quello dei Giudici è quasi la continuazione del Pentateuco. L’Antica Alleanza mostra sempre meglio l’Amore fedelissimo donde è sgorgata, le sue esigenze nei confronti dell’uomo, i suoi limiti per una radicale incapacità dell’uomo stesso, il suo termine infallibile a cioè il Regno Messianico fondato sulla fedeltà  e retto, non da “un” giudice, ma dal “Giudice”. (Matt. 24, 29-31; 25, 31; 28, 18; Apocalisse, cap. 5)

 

 

“La rivelazione divina non è una pura manifestazione di un ordine immutabile, eterno, ma è l’atto onde si compie un divino mistero: l’atto onde Dio si comunica all’uomo.

Dio si rivela in quanto si dona e l’uomo lo conosce in quanto ne entra in qualche modo in possesso.

Così la Rivelazione dell’Amore di Dio non è una dottrina, insegnamento di una verità immutabile e intatta che non ha rapporto con l’uomo: è una storia sacra, la storia di Dio che entra nel mondo e si comunica all’uomo, la storia dell’uomo che s’incontra con Dio e lo conosce”.

 (Divo Barsotti: “La rivelazione dell’Amore)