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Dal mese di settembre il ciclostilato del Gruppo del Giovedì col titolo “Comunione nella parola” si fa più consistente.

    Oltre all’itinerario biblico, alle letture e alle preghiere da fare singolarmente, si fanno delle relazioni su qualche avvenimento che ha interessato o il gruppo intero o qualcuno del gruppo.

      In questo ciclostilato di settembre 1960 si riportano delle impressioni dovute alla letture de gli “Scritti di don Facibeni”, prete fiorentino ideatore e fondatore della Madonnina del Grappa.

     Nella sua parrocchia a Rifredi aveva accolto degli orfani della prima guerra mondiale.

       Vi è contenuta anche una relazione intitolata: “Esperienze di vita comunitaria di alcuni ragazzi del gruppo”. Di questo inserto mettiamo in luce solo le prime due pagine.

   
   

 

 

COMUNIONE NELLA PAROLA                                                                           schema III°

 

L’ ESODO

 

La grande opera della salvezza, già prefigurata e preannunziata nella preistoria (Gen. cap.li l-11) ed iniziata chiaramente con lAlleanza stabilita fra Dio e i Patriarchi (Gen. cap.li 12-50), sembra ormai fallita. - Dio ha dimenticato il popolo delle sue promesse? Quattrocento anni sono passati (Gen. 15,13) e questo popolo giace sotto il giogo egiziano, senza apparente speranza, perché Dio tace. In realtà Dio, pur tacendo, veglia fedelmente, fino a che scocca il momento di mostrare la sua fedeltà, in modo tanto straordinario e imprevisto, da rimanere impresso indelebilmente nella coscienza del popolo ebraico.

L’Esodo è 1’avvenimento che ha dato ad Israele la coscienza di essere popolo, il popolo di Dio; che ha trasformato la Liturgia israelitica in un memoriale; che ha dato ai Profeti lo spunto per protendere il popolo ebraico verso il nuovo e definitivo esodo al cui appuntamento Dio fedelissimo non mancherà.

 

L’Esodo ci racconta l’uscita del popolo ebraico dall’Egitto, verso la terra promessa; la sua permanenza nel deserto; il rinnovamento dell’Alleanza e la promulgazione della legge.

Il racconto della vita nel deserto continua nel libro dei Numeri, come il Deuteronomio e il Levitico riprendono e sviluppano l’insegnamento relativo alla legge.

 

__________

  

1. L’Esodo ci rivela anzitutto la fedeltà di Dio.

 

Dio non cambia; Egli rimane fedele anche nel silenzio (Es. 1,17-21; 2,1-10; 2,23-24). Occorre che il suo popolo ed in particolare Mosè, attendano l’ora di Dio (Es. 2,11-15). Perciò Dio educa il frettoloso Mosè attraverso una prova di quaranta anni nel deserto. Poi finalmente parla a lui (Es. 3,1-10) e per mezzo di lui a tutto il popolo (Es.3,15) rivelando il suo nome: l’Eterno Vivente o l’Eterno Attivo (Es.3,11-14), cioè colui che opera la salvezza degli uomini senza interruzioni, se non apparenti; insomma lo stesso Dio di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe,l’ “eternamente fedele”. Dio rivela pienamente il suo nome solo in Gesù (Giov. 17,26).

 

 

2. L’Esodo ci rivela anche le caratteristiche della fedeltà.di Dio: una fedeltà vittoriosa sulle forze del male, che gli si accaniscono contro, e salvatrice.

Anzitutto l’Esodo ci mette di fronte a una lotta tremenda fra il Dio d’Israele e gli dèi egiziani (rappresentati dai maghi); fra la volontà di salvezza di Jawè e la bramosia di schiavitù delle forze demoniache (impersonificate dal Faraone); fra l’assoluta onnipotenza di Dia vittorioso e il misterioso ma limitato potere del mondo d’imitare le di lui opere, però a sua confusione. (Es. 6,1-3; 15,1-20, 7,8-12...)

Inoltre l'Esodo ci mette di fronte a un Dio che, distruggendo a suo piacimento le forze opposte

 


 

Dalla sua volontà, attua le condizioni inmpensabili per la salvezza del suo popolo attraverso una triplice liberazione: lo libera dalla distruzione, “passando oltre” la notte dello sterminio dei primogeniti, grazie al sangue dell’agnello pasquale Es.12,1-13; 12,36); lo libera dalle mani del Faraone attraverso il “battesimo nel mare” (I Cor. 10,3; Es. 14); lo libera dalla schiavitù intima, annidata nella mente e nel cuore degli ebrei, attraverso la purificazione del deserto (Num. 14,26-35;Deuteronomio 8,2).

La fedeltà di Dio si rivela dunque anzitutto attraverso un atto di liberazione e l’Esodo ci dice non solo da che cosa Dio ha liberato il popolo, ma anche per quale scopo,cioè per rinnovare con lui la Alleanza, per rivelargli la sua volontà in modo che attuandola abbia  la vita e infine per introdurlo nella terra promessa.

Dio non libera che per condurre a sé, non svuota che per riempire di sé, non toglie che per donare se stesso.

 

 

3. L’Esodo per l’ebraismo posteriore, ma soprattutto per noi cristiani,

è divenuto un atto di Dio permanente, destinato a trovare in Cristo sua piena attuazione.

 

Tanto la lotta di Dio sulle potenze del male, quanto la vittoria, la liberazione e la salvezza operate in favore d’Israele nell’Esodo, sono il  tipo (segno, preparazione ed inizio) della lotta, vittoria, liberazione e salvezza operate perfettamente da Cristo nella propria persona, nella chiesa, in ogni cristiano e nel mondo.

Cristo è il vero mediatore fra Dio e l’uomo,di cu iMosè non fu che imperfettissimo tipo (Ebrei 3,1-6; 9,19-24); Cristo è il vero agnello pasquale che col suo sangue ha placato l’ira di Dio (Giov. 1,29; I Cor. 5,7; I Pietro 1, 17-21); Egli è la roccia che disseta con acqua zampillante nella vita eterna (I Cor. 10,1-4); Egli è il pane disceso dal cielo (Giov. 6,26-35 ); inoltre, allo stesso modo che Israele, scelto da Jawè come figlio (Es.4,22-23) fu guidato nel deserto dallo Spirito di Dio per esservi tentato (Es. 13,21-22; Isaia 63,11-14), così Gesù, Figlio prediletto del Padre (Mt. 3,16-17) è guidato nel deserto dallo Spirito, per esservi tentato(Mt. 4,1-12). E la prova di Gesù è la stessa del popolo ebraico, però definitivamente fedele su ogni infedeltà (Mt. 4,3-11; Deut. 8,3). Gesù è insomma il vero Israele, che compie perfettamente l’itinerario spirituale dalla schiavitù del peccato, sul quale trionfa, alla libertà dell’amore di Dio, attraverso il deserto della sua vita, della sua passione, della morte in croce e della sua sepoltura. Per Gesù, con Lui e in Lui, la Chiesa continua tale itinerario nei secoli. La Chiesa, e in essa ogni cristiano, è dunque la personificazione del popolo fedele che compie di generazione in generazione il proprio esodo, nelle stesse condizioni di agonia, di passione, di crocifissione e di rinunzia (sepoltura) nelle quali l’ha vissuto Gesù; ma anche on la medesima certezza di vittoria.

Ecco perché gli eletti, nell’eternità, nella fusione delle loro voci e dei loro esseri, il cantico di Mosè e il cantico dell’Agnello (Apocalisse 15, 2-4).