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Si mettono in luce queste due pagine del fascicolo ciclostilato del maggio-giugno 1960.

    La seconda pagina perché presenta il II schema dell’itinerario biblico; la quarta pagina perché fa cenno all’arrivo nella casa famiglia, istituita nella canonica, di altri due fanciulli.

   La casa famiglia è nata nel marzo di quest’anno con l’accoglimento di una bimba di quattro anni.

    I sacerdoti sono scesi al pian terreno e al seminterrato lasciando a questa casa famiglia le stanze al primo piano della canonica.

   
   

 

 

COMUNIONE NELLA PAROLA                                                                           II°schema

 

L’INIZIO DELLA STORIA DELLA SALVEZZA

(Genesi dal C. 12 al C. 50)

 

La storia della salvezza, dall’inizio al compimento, ci presenta:

 

     1° un Dio che compromette se stesso,in modo concreto, con la vita dell’uomo:

   a) Dio si presenta ai patriarchi come il Dio vivente, “Dio di Abramo, d’1sacco e di Giacobbe”, non dei sapienti e dei filosofi. Cioè il Dio personale, che entra nella vita dell’uomo; non un Dio astratto, che salva dall’alto in modo anonimo.

 

      b) Il Dio di Gesù Cristo non è altri che questo Dio, personale e vivente, anzi da amico divenuto Padre, Sposo (Gen. 15,7 e 32,10; Esodo 3,6 e 15; 1° Re 18,36; Atti 3,13)

 

 

       2° un Dio che s’inserisce nella vita dell’uomo con un comando ed una promessa. Un comando la cui attuazione richiede distacco da tutto ciò che non è Dio e cieca fiducia in Lui; una promessa che capovolge la situazione dell’uomo: da maledizione in benedizione, da schiavitù in libertà.....è la promessa di portare a compimento una seconda “chiamata” dell'uomo, cioè una seconda creazione nella salvezza:

      a) Dio vuole che Abramo, per diventare lo strumento di salvezza dei popoli, lasci la sua famiglia, la sua patria, i suoi dèi e viva della sola fede alle promesse che a lui sono fatte. (Gen. 12,1-3; Ebrei 11,8-16).

      b) Lo stesso avverrà lungo i secoli per il popolo ebraico...e infine per Cristo (Gesù+i cristiani). (Mc. 8,34-35).

  

        3° un Dio che si mantiene costantemente fedele alle sue promesse, dimostrando un’assoluta volontà di salvezza, la quale si realizza gradualmente, ma infallibilmente.

La vita di Abramo e degli altri Patriarchi è tutto un susseguirsi di avvenimenti che testimoniano tale infallibile volontà; profetizzandone il perfetto compimento in Cristo:

            a)      la benedizione di Melchisedec (Gen. 14,17-20; Ebrei 7,1-10)

             b)      il patto degli animali divisi e bruciati (Gen. 15,8-21)

             c)       il patto della circoncisione (Gen. 17,9-14)

d)   il dono del figlio, ripreso e ridonato (Gen. 21,1-6)

sono tutti avvenimenti che iniziano la salvezza e ne prefigurano il compimento nel patto della “nuova alleanza”.

 

 

          4° degli uomini, i Patriarchi, meschini e peccatori come gli altri, ma sedotti da Dio, cioè radicati nella fiducia nelle di Lui promesse e per questo suoi amici, testimoni del suo amore che si esprime come volontà di salvezza.

Il loro incontro col Dio vivente è una lotta, dalla quale escono esausti, ma vincitori.

La vera posterità di Abramo non è quella che deriva da lui per via della generazione della carne, ma per via della fede e che si realizza perfettamente attraverso Cristo. (Rom.9,6-13  e 4,18-22 e 4, 23-25; Mt. 3, 7-l0; Mc. 16, 16; Lc. 14, 15-24)

 

 

............

 

“Tutti senza testa”: questo forse è il giudizio che qualcuno spaventato dal crescente numero degli orfani e trasecolato per certe rinunzie, ha dato di noi: vorremmo che il giudizio rispondesse davvero alla realta!

 

“Io qui li voglio tutti senza testa”, mi diceva con lieve sorriso il fondatore della casa dei fanciulli (don Giovanni Calabria) e vedendo la mia meraviglia: “Sicuro, perche così i Signore mette lui la testa e ci fa agire come Egli vuole"”.

 

Riposare nelle braccia materne della Provvidenza, senza mai il minimo dubbio ed il minimo turbamento, nonostante la contrarietà degli uomini e degli eventi, sarebbe davvero una vita di Paradiso!

Infatti: donde le diffidenze, gli scoramenti, le agitazioni, se non dalla pretesa, dettata dall’orgoglio, che il Signore nell’opera sua abbia bisogno di noi?

Certe difficoltà, certi ostacoli, non sono forse suscitati dal nostro “io” meschinissimo che non sa attendere, non sa sacrificarsi, non sa scorgere attraverso gli avvenimenti l’azione di Dio?

FEDE, fede! Se sapessimo gettarci come cadaveri nelle braccia di Gesù!

 

(da “DonGiulio Facibeni – scritti”) o o o